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La signorina Felicita

Antonella Grieco

Created on February 12, 2026

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Transcript

La signorina Felicita

ovvero la felicità

Dalla raccolta poetica"I colloqui" di Guido Gozzano (1911).

L'autore

Guido Gozzano

Torino,1883-1916 (muore giovane, di tubercolosi).

Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, passando però poi a quella di Lettere.

Torino è una città moderna, cuore dello sviluppo industriale italiano e della fiducia nel progresso (positivismo), ma quella di Gozzano è una poesia della crisi...

La tendenza letteraria

Il Crepuscolarismo

Nel 1910, un giornalista critica la nuova tendenza poetica e la definisce "voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia [quella della tradizione italiana, fino a Pascoli e D'Annunzio] che si spegne."

I crepuscolari fanno poesia sulle "buone cose di pessimo gusto". Non hanno le pretese di Pascoli (simbolismo che scava nell'irrazionale e nel regno dei morti) o di D'Annunzio (la vita come opera d'arte, l'arte come bellezza).Guardano alle piccole cose del quotidiano, usano parole semplici, cantano la crisi senza grandiosità, ma con modesta ironia, intima nostalgia, lucida modernità.

[...]

Vita

Signorina Felicita
Signorina Felicita, a quest'ora scende la sera nel giardino antico della tua casa. Nel mio cuore amico scende il ricordo. E ti rivedo ancora e Ivrea rivedo e la cerulea Dora e quel dolce paese che non dico.
tua casa
la cerulea Dora
Ivrea
Signorina Felicita, è il tuo giorno! A quest'ora che fai? Tosti il caffè: e il buon aroma si diffonde intorno? O cuci i lini e canti e pensi a me, all'avvocato che non fa ritorno? E l'avvocato è qui: che pensa a te.

Allontanamento dalla vita

Tosti il caffè
cuci i lini e canti
che non fa ritorno

Vita

[...] Sei quasi brutta, priva di lusinga nelle tue vesti quasi campagnole ma la tua faccia buona e casalinga, ma i bei capelli di color di sole, attorti in minutissime trecciuole, ti fanno un tipo di beltà fiamminga...
vesti quasi campagnole
faccia buona e casalinga
bei capelli di color di sole
minutissime trecciuole
E rivedo la tua bocca vermiglia così larga nel ridere e nel bere e il volto quadro, senza sopracciglia, tutto sparso d'efelidi leggiere e gli occhi fermi, l'iridi sincere azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Allontanamento dalla vita

nel ridere e nel bere
di stoviglia

Vita

begli occhi fermi
Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi rideva una blandizie femminina. Tu civettavi con sottili schermi, tu volevi piacermi, Signorina: e più d'ogni conquista cittadina mi lusingò quel tuo voler piacermi!
civettavi
[...] Unire la mia sorte alla tua sorte per sempre, nella casa centenaria! Ah! Con te, forse, piccola consorte vivace, trasparente come l'aria, rinnegherei la fede letteraria che fa la vita simile alla morte...

Allontanamento dalla vita

nella casa centenaria
piccola consorte
vivace
fede letteraria
vita simile alla morte

Vita

vita sterile, di sogno
Oh! Questa vita sterile, di sogno! Meglio la vita ruvida concreta del buon mercante inteso alla moneta, meglio andare sferzati dal bisogno, ma vivere di vita! Io mi vergogno, sì, mi vergogno d'essere un poeta!
vita ruvida concreta
moneta
mercante
bisogno
vivere di vita
poeta
Tu non fai versi. Tagli le camicie per tuo padre. Hai fatto la seconda classe, t'han detto che la terra è tonda, ma non ci credi... E non mediti Nietzsche... mi piaci. Mi faresti più felice d'un'intellettuale gemebonda...
fai versi
Tagli le camicie

Allontanamento dalla vita

Nietzsche
intellettuale gemebonda

Vita

questo male
Tu ignori questo male che s'apprende in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti, tutta beata nelle tue faccende. Mi piaci. Penso che leggendo questi miei versi tuoi, non mi comprenderesti, ed a me piace chi non mi comprende.
giorni modesti
faccende
Ed io non voglio più essere io! Non più l'esteta gelido, il sofista, ma vivere nel tuo borgo natio ma vivere alla piccola conquista mercanteggiando placido, in oblio come tuo padre, come il farmacista... Ed io non voglio più essere io!
essere io

Allontanamento dalla vita

l'esteta gelido, il sofista
vivere
borgo natio
piccola conquista
mercanteggiando
farmacista
[...] Giunse il distacco, amaro senza fine, e fu il distacco d'altri tempi, quando le amate in bande lisce e in crinoline protese da un giardino venerando, singhiozzavano forte, salutando diligenze che andavano al confine... M'apparisti così come in un cantico del Prati, lacrimante l'abbandono per l'isole perdute nell'Atlantico; ed io fui l'uomo d'altri tempi, un buono sentimentale giovine romantico... Quello che fingo d'essere e non sono!