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EVOLUZIONE DEL POEMA EPICO

Ilenia Carenza

Created on February 10, 2026

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EVOLUZIONE DEL POEMA EPICO

mondo greco e mondo romano

inizia

POEMA EPICO: DEFINIZIONE

Il termine epica deriva dal greco ἕπος che vuol dire "parola", gli antichi greci definirono con questo termine le narrazioni cantate da un poeta con l'accompagnamento di uno strumento musicale a corde: la cetra. Un poema epico è dunque un testo narrative di ampie dimensioni scritto in versi e in uno stile alto e solenne, che racconta vicende antiche, legate al passato lontano di un popolo, di cui sono protagonisti dei ed eroi, ovvero personaggi eccezionali per forza e coreggio. Essi rappresentano i valori di un'intera comunità e operano all'interno di un mondo che viene raffigurato in tutti i suoi aspetti, le sue consuetudini, le leggi non scritte che lo regolano e in tutti i suoi riti pubblici e privati.

Nella tradizione greca, l’epica trova la sua massima espressione nei poemi di Omero, l’Iliade e l’Odissea, in cui vengono raccontate le gesta di eroi come Achille e Ulisse, guidati dall’onore, dalla gloria personale e dal desiderio di affermare la propria identità. L’eroe greco è spesso in conflitto con il destino e con gli dèi, ma agisce spinto da passioni e sentimenti profondamente umani.Il poema epico romano, invece, si sviluppa in un contesto storico e culturale diverso e ha una funzione più esplicitamente politica e morale. L’opera simbolo è l’Eneide di Virgilio, che racconta il viaggio di Enea come fondatore mitico di Roma.

MONDO GRECO

MONDO ROMANO

L’epica latina costituisce uno specchio privilegiato attraverso cui osservare l’evoluzione della mentalità romana, poiché accompagna e interpreta i profondi cambiamenti politici, storici e ideologici che segnano il passaggio dalla Repubblica al Principato e poi all’Impero. A differenza dell’epica greca, centrata prevalentemente sulla celebrazione dell’eroe e delle sue imprese individuali, l’epica romana assume fin dall’inizio una funzione fortemente storica, morale e politica, diventando uno strumento di riflessione sull’identità di Roma e sul rapporto tra individuo e Stato. Nel corso del I secolo a.C. e del I secolo d.C., tuttavia, questo genere subisce una trasformazione radicale: da mezzo di legittimazione del potere e di celebrazione dell’ordine si evolve in forma di critica, disillusione e crisi.

VIRGILIO

SENECA

LUCANO

eneide

spirandosi ai modelli omerici dell’Iliade e dell’Odissea, Virgilio costruisce un poema che unisce tradizione greca e valori romani. L’Eneide ha una forte funzione politica e ideologica, poiché celebra la missione storica di Roma e il nuovo ordine augusteo. Il protagonista incarna la pietas, ovvero il senso del dovere verso gli dèi, la famiglia e lo Stato, anche a costo di sacrificare i propri sentimenti personali.L’Eneide è il poema epico di Virgilio, composto tra il 29 e il 19 a.C.

Trama
Eroe

PHARSALIA

L'opera narra le fasi cruciali della guerra civile che oppose Cesare e Pompeo. Le vicende narrate vanno dall'inizio del 49 a.C. alla fine del 48 a.C. e ruotano attoglio all'episodio cenytrale che è quello della battaglia di Farsalo.

Trama
Eroi

TRAGEDIE DI SENECA

Sotto il nome di Seneca ci sono giunte 9 coturnate e una pretesta, di quest'ultima è incerta l'autenticità

Esempi

callimaco: l'ecale

È un epillio in cui viene narrato l’incontro di Teseo con la vecchia Ecale, che offre ospitalità all’eroe durante la sua caccia al toro di Maratona. Il poemetto si chiude con un aition, l’istituzione del toponimo Ecale (demo attico) e delle feste in onore di Zeus Ecalio, mediante le quali Teseo vuole perpetuare il ricordo della generosità di Ecale, che trova morta quando fa il suo ritorno dopo l’impresa vittoriosa.

L’epillio è un poemetto epico di breve estensione, sviluppatosi soprattutto in età ellenistica e poi ripreso dalla letteratura latina. A differenza dell’epica tradizionale, non racconta imprese eroiche di ampio respiro, ma si concentra su episodi mitologici circoscritti, spesso marginali rispetto ai grandi cicli epici. Questo genere privilegia l’approfondimento psicologico dei personaggi e la dimensione emotiva del racconto, più che l’esaltazione dell’eroismo. Dal punto di vista stilistico, l’epillio si caratterizza per un linguaggio raffinato e ricercato, ricco di descrizioni minuziose, digressioni ed elementi eruditi.

APOLLONIO RODIO

Il mito degli Argonauti racconta la spedizione guidata da Giasone alla conquista del *Vello d’oro, simbolo di potere e legittimità regale. Giasone, erede al trono di Iolco, riceve dallo zio usurpatore Pelìa l’ordine di recuperare il Vello custodito in Colchide, impresa apparentemente impossibile.Per affrontarla, Giasone raduna un gruppo di eroi scelti, detti Argonauti dal nome della nave *Argo, costruita da Argo con l’aiuto di Atena. Tra loro figurano Eracle, Orfeo, Castore e Polluce, Peleo, Atalanta e molti altri. Durante il viaggio affrontano numerose prove: liberano Fineo dalle Arpie, superano le Simplegadi (le rocce mobili), e giungono infine in Colchide. Qui Giasone deve superare durissime prove imposte dal re Eeta. Fondamentale è l’aiuto di Medea, figlia del re e maga, che si innamora di Giasone e lo aiuta con i suoi incantesimi a domare i tori dalle narici di fuoco, seminare i denti del drago e addormentare il mostro che custodisce il Vello. Ottenuto il Vello d’oro, Giasone e Medea fuggono insieme agli Argonauti. Il viaggio di ritorno è lungo e pieno di pericoli. Medea uccide il fratello Absirto per rallentare l’inseguimento del padre. Dopo molte peregrinazioni, gli Argonauti riescono a tornare in Grecia. Il mito si conclude con il ritorno di Giasone a Iolco, ma la sua vicenda non ha un esito pienamente felice: Pelia verrà ucciso con l’inganno da Medea, e il destino finale di Giasone sarà segnato dalla perdita del favore divino e dalla rovina personale.

FIGURA DI GIASONE

Giasone, protagonista del mito degli Argonauti, può essere considerato un antieroe, poiché si discosta profondamente dal modello tradizionale dell’eroe epico. A differenza di figure come Eracle o Achille, non eccelle per forza fisica o coraggio straordinario, ma ottiene i suoi successi soprattutto grazie all’ingegno, alla diplomazia e all’aiuto di alleati, in particolare di Medea. La sua eroicità, quindi, è relativa e dipendente da circostanze esterne: senza Medea e senza gli Argonauti, Giasone non sarebbe in grado di affrontare le prove della Colchide o di conquistare il Vello d’oro. Le sue azioni spesso violano principi etici: induce Pelìa alla morte attraverso l’inganno, sfrutta l’amore e i poteri di Medea per i propri scopi e, nei racconti più tardivi, arriva ad abbandonare Medea per sposare un’altra donna. Questi comportamenti lo allontanano dall’eroe tradizionale, che agisce secondo virtù, onore e rispetto per gli dei. Giasone non è un eroe autosufficiente: la sua leadership si basa su capacità di persuasione, strategia e coordinamento del gruppo, piuttosto che sulla forza o sul coraggio personale. Il suo eroismo è legato alle circostanze e agli aiuti esterni, più che a qualità intrinseche. Infine, Giasone possiede anche tratti di eroe tragico: le sue scelte, guidate da ambizione e calcolo, provocano sofferenza negli altri, soprattutto in Medea, e prefigurano un destino infelice o la rovina personale. La sua figura mostra come l’eroismo possa essere complesso e imperfetto, più psicologico e umano che eroico nel senso classico. In sintesi, Giasone rappresenta un antieroe perché la sua grandezza è relativa, le sue virtù limitate e le sue azioni moralmente ambigue, offrendo un modello di eroismo moderno e psicologicamente realistico.

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Il testo riassume la **Pharsalia** di Lucano, poema sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo e sulla fine della Repubblica romana. Dopo l’elogio iniziale di Nerone, vengono presentate le cause del conflitto e il passaggio del Rubicone da parte di Cesare, accompagnato da presagi funesti. A Roma regnano paura e profezie di future sciagure. Bruto e Catone discutono se restare neutrali o schierarsi con Pompeo per limitare il rischio di una dittatura; Catone sceglie Pompeo, che però fugge dall’Italia. Pompeo è segnato da presagi di sconfitta, come il sogno della moglie Giulia. Intanto Cesare ottiene numerose vittorie (Marsiglia, Spagna), mentre fallisce la spedizione africana di Curione. Dopo vari spostamenti e scontri (Durazzo e Tessaglia), la guerra culmina a **Farsalo**, dove Pompeo, spinto dai suoi sostenitori, affronta Cesare e viene duramente sconfitto. Lucano lamenta la morte delle libertà repubblicane. Pompeo fugge in Egitto, dove viene ucciso per ordine di Tolomeo. Catone guida i superstiti pompeiani attraverso il deserto libico. Cesare giunge in Egitto, finge sdegno per la morte del rivale, visita la tomba di Alessandro Magno e partecipa ai fasti della corte di Cleopatra. Il poema si interrompe all’inizio della rivolta di Alessandria.

L’Eneide di Virgilio racconta le avventure di Enea, eroe troiano destinato dal fatum a fondare la stirpe che darà origine a Roma. Dopo la caduta di Troia, Enea fugge insieme al padre Anchise, al figlio Ascanio e a un gruppo di profughi troiani, portando con sé il ricordo della città distrutta. Durante il viaggio affronta tempeste e ostacoli, molti causati dall’odio di Giunone, che teme il futuro potere di Roma.Enea arriva a Cartagine, dove incontra la regina Didone e nasce un forte amore tra loro. Tuttavia, il destino chiama Enea a continuare il viaggio verso l’Italia. Nonostante i suoi sentimenti, parte, e Didone si suicida, maledicendo Enea e il popolo che nascerà da lui. Successivamente Enea approda in Sicilia, dove celebra i giochi funebri in memoria del padre Anchise, morto durante il viaggio. Poi giunge a Cuma, dove la Sibilla lo guida negli Inferi: qui incontra l’anima del padre, che gli mostra il futuro glorioso di Roma e rafforza la sua determinazione a compiere la missione. Arrivato nel Lazio, Enea viene accolto dal re Latino, che gli offre in sposa la figlia Lavinia. Questo scatena però la guerra con Turno, promesso sposo di Lavinia. Seguono numerose battaglie in cui muoiono valorosi guerrieri, come Pallante e Camilla. Enea riceve armi divine da Vulcano e guida i Troiani alla vittoria. Il poema si conclude con il duello finale tra Enea e Turno: Enea vince e uccide Turno, assicurando l’inizio del futuro dominio romano. L’Eneide mostra così come la nascita di Roma derivi da sacrifici, dolore e lotte, ma anche dall’obbedienza al destino e dal senso del dovere dell’eroe.

EVOLUZIONE DALL'EROE OMERICO ALL'EROE VIRGILIANO

  • CESARE è dipinto con una personalità forte pronta a liberarsi senza scrupoli di ogni ostacolo che impedisca o ritardi la sua corsa verso il potere assoluto. Lucano lo rappresenta come incarazione della furia distruttrice della guerra civile, Cesare è infatti agitato da passioni vicine al mondo animale o a quello della follia, e da istinti senza misura: in preda di ira, furor e rabies. Non è un erore positvo: è un personaggio anti-epico, privo di pietas.
  • POMPEO è presentato come un personaggio tragico e decadente, rappresenta la republica morente. Pompeo partecipa al confrlitto soprattuto per porvi fine, ripristinando l'universo di valori messi in pericolo dall'aggressione di Cesare
  • CATONE è il vero eroe morale del poema, non combatte per un solo principio: La libertas. in lui Lucano celebra l'idea che la vera libertà non dipenda dal successo politico ma dalla coerenza morale
Seneca ha approfondito nelle sue tragedie, con rigore quasi scientifico e con forza mimetica e capacità d'immedesimazione veramente sorprendenti, tutto quello che la sua opera filosofica condannava. Il saggio stoico doveva educarsi quotidianamente al controllo delle passioni, al distacco dai beni terreni e dalle lusinghe del potere, alla ricerca del giusto e del bene. Lo strumento di questa ricerca della virtù era, come abbiamo visto, la ratio ben applicata. Nelle tragedie di Seneca la virtù, il bene, la giustizia vengono irrisi e calpestati, ogni forma di ragione smarrita, ogni legge umana e divina infranta. Per il saggio stoico lo studio della natura era uno strumento per elevarsi alla conoscenza del divino. Nelle tragedie di Seneca l'unica scienza che sembra praticata è la magia nera, il dominio delle forze della natura a scopo malefico. Il Seneca maestro di moralità provava orrore per il sangue, condannava i giochi gladiatori e qualsiasi forma di spettacolo cruento. Nelle sue tragedie non c'è orrore o crimine di sangue che non venga illustrato con agghiacciante compiacimento.
Nei Dialoghi e nelle Lettere a Lucilio è preoccupazione costante di Seneca mostrare come l'anima che assecondi la propria natura non possa che guardare in alto, verso la luce, verso quelle altezze spirituali da cui viene e a cui è destinata a tornare dopo la morte. I personaggi delle tragedie di Seneca rifuggono dalla vista della luce, lanciandosi con voluttà, a capofitto, dentro le buie voragini aperte nella loro anima da ogni sorta di passione o ambizione. Sembra quasi che Seneca abbia voluto mostrare, a se stesso ancor prima che ad altri, quanto in basso potesse arrivare un'anima malata - un'anima che ha perso la ragione - se lasciata in completa balia di se stessa. La tragedia di Seneca è esperienza totale del male.

ESEMPI