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LINGUA LATINA:

Gea

Created on February 6, 2026

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LINGUA LATINA:

i primi documenti

Dipalma, Santeramo, Gilfone

intro

le forme preletterarie orali

Le forme preletterarie sono le prime manifestazioni espressive della cultura romana prima della nascita della letteratura vera e propria (cioè prima di Livio Andronico, III sec. a.C.). Erano orali, legate alla vita religiosa, civile e popolare, e spesso accompagnate da musica o rituali.

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1. TESTI RELIGIOSI

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1.CARMEN SALIARE

2.CARMEN ARVALE

Annales maximi

registrazioni annuali dei fatti più rilevanti di Roma, redatte dal Pontefice Massimo e pubblicate su una tabula dealbata. Contenevano nomi dei consoli, vicende politiche e militari, con uno stile cronachistico e senza intenti letterari. Intorno al 123 a.C., P. Mucio Scevola le trascrisse su supporto più durevole, segnando il declino della tabula. Pur giunti quasi del tutto perduti, influenzarono annalisti e storici successivi e restano fondamentali per comprendere la storia romana arcaica e lo sviluppo della tradizione storiografica

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2. TESTI FUNERARI

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LAUDATIONES FUNEBRES

Generalmente considerate come il primo esempio di oratoria latina, le laudationes funebres, tra i primi tentativi di creazione di un archivio storico, erano espressione della cultura gentilizia: le gentes glorificavano, attraverso le orazioni funebri, i propri parenti defunti, esaltando le loro gloriose azioni e permettendo così che se ne perpetuasse la memoria. Con l'intento di glorificare la propria stirpe, inoltre, si tendeva spesso ad inserire all'interno della laudatio notizie inventate, come ascendenze e genealogie leggendarie, o ad alterare i dati storici tramite l'inserimento di magistrature che il defunto non aveva esercitato.

ELOGIA SCIPIONUM

Gli Scipionum elogia sono due iscrizioni funebri metriche (elogia), rinvenute l'una nel 1614 e l'altra fra il 1780 e il 1783 nel sepolcro degli Scipioni sulla via Appia. Gli elogia, del tutto simili a una laudatio funebris ma più brevi, contenevano brevi informazioni sulla carriera politica e sulle origini familiari del defunto.

3. TESTI CELEBRATIVI E PRIVATI

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1. CARMINA TRIUMPHALIA

Durante la cerimonia del trionfo un corteo formato dalle massime autorità romane, dal generale vittorioso e dai suoi soldati sfilava dalla Porta Triumphalis al Campidoglio. In questa occasione, i legionari romani improvvisavano tali carmina.

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1. CARMINA CONIVALIA

I carmina convivalia venivano recitati o cantati con l'accompagnamento di flauti (tibiae) durante i banchetti presso le case delle più importanti gentes romane. È da essi che trassero origine i racconti epici e le leggende della romanità: i carmina, infatti, espressione di un'arcaica cultura gentilizia, avevano come fine la glorificazione delle gesta degli antenati illustri della famiglia e raccontavano quindi miti sulla fondazione di Roma o su importanti episodi bellici.

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4. FORME PRELETTERARIE TEATRALI

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Le forme preletterarie teatrali sono manifestazioni orali, popolari e rituali, anteriori al teatro letterario di Livio Andronico (240 a.C.). Sono caratterizzate da improvvisazione, comicità e uso di un linguaggio semplice e spesso volgare.

  • Fescennini Brevi componimenti in versi, di carattere satirico e licenzioso, scambiati durante feste agricole o matrimoni. Basati sull’improvvisazione e sull’invettiva personale, avevano anche una funzione apotropaica.
  • Saturae arcaiche Spettacoli misti (canto, danza, musica), senza una vera trama, di tono comico e popolare. Rappresentano una fase primitiva della satura latina.
  • Atellana Farsa popolare di origine osca, con personaggi fissi (come Maccus e Pappus), linguaggio realistico e comico. In origine improvvisata, sarà poi rielaborata in forma letteraria.
  • Mimo Rappresentazione teatrale di ambientazione quotidiana, con linguaggio semplice e talvolta osceno. Non prevedeva l’uso di maschere ed era basato su situazioni di vita comune.

Ludi scaenici

I ludi erano giochi pubblici dell’antica Roma, organizzati come forma di intrattenimento ma soprattutto legati a feste religiose e, in età imperiale, al culto imperiale. In origine avevano valore di offerte votive agli dèi (ludi votivi).

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  • Ludi Novendiali, giochi funerari della durata di nove giorni in onore del defuntoLudi OnorariLudi di Onore e Virtù, il 29, 30 e 31 maggioLudi Palatini, dal 17 al 22 gennaio. In epoca moderna Giacomo Boni ne propose il ripristino nel primo anniversario della Marcia su Roma, con corse, gare ginniche e rappresentazioni di commedie di Plauto e Terenzio
  • Ludi Parthici
  • Ludi Persici, istituiti da Massimiano; dal 13 al 17 maggio
  • Ludi Piscatori
  • Ludi Plebeii, in onore della pacificazione tra patrizi e plebei; dal 4 al 17 novembre (ultimi tre giorni al Circo Flaminio), istituiti intorno al 220 a.C.
  • Ludi Pontificali
  • Ludi Questori
  • Ludi Romani (o Magni), dedicati a Giove; dal 4 al 19 settembre (dal 15 al circo). Secondo la tradizione istituiti da Tarquinio Prisco
  • Ludi Sarmatici, in onore delle vittorie di Costantino I o Costanzo II sui Sarmati; dal 25 novembre al 1º dicembre. Attestati ancora nel 354 d.C. (Cronografo del 354)
  • Ludi Saturnali, dal 17 al 23 dicembre
  • Ludi Scenici
  • Ludi Secolari, dedicati ad Apollo e Diana
  • Ludi del Sole, dal 19 al 22 dicembre
  • Ludi Taurii, in onore delle divinità infere; introdotti, secondo Servio (Commento all’Eneide, II, 140), da Tarquinio il Superbo. Consistevano in corse di cavalli nel Circo Flaminio
  • Ludi Trionfali, dal 18 al 22 settembre, in onore della vittoria di Costantino su Licinio
  • Ludi Adiabenici
  • Ludi Alamannici, dal 5 all’11 ottobre
  • Ludi Apollinari, dedicati ad Apollo; dal 5 al 13 luglio (ultimo giorno al circo)
  • Ludi Augustali, istituiti da Tiberio in onore di Augusto
  • Ludi Capitolini, celebrati alle Idi di ottobre, comprendenti lotte, corse e spettacoli comici; secondo la tradizione istituiti da Romolo. Tito Livio (V, 50,4; 52,11) li collega alla resistenza romana contro l’invasione gallica del 390 a.C.
  • Ludi Cerealici (Cerealia), dedicati alla dea Cerere; dall’11 al 19 aprile
  • Ludi Compitali, dal 3 al 5 gennaio
  • Ludi Decennali
  • Ludi Divi Augusti et Fortunae Reducis, dal 3 al 12 ottobre
  • Ludi Fatali, il 29 e 30 settembre
  • Ludi Floreali (Floralia), dedicati alla dea Flora; dal 28 aprile al 3 maggio
  • Ludi Francici, dal 15 al 20 luglio
  • Ludi Funebri
  • Ludi Genialici, l’11 e 12 febbraio
  • Ludi Gotthici, dal 4 al 9 febbraio
  • Ludi Iuvenali
  • Ludi Lancionici, dal 12 al 18 dicembre
  • Ludi Liberali
  • Ludi Marziali
  • Ludi Maximati, dal 4 al 9 maggio
  • Ludi Megalesi (o Megalesiaci / Megalensi), dedicati alla Magna Mater; dal 4 al 10 aprile (ultimo giorno al circo)
  • Ludi in Minicia, il 4 giugno
  • Ludi Natalizi

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5. LE PIU' ANTICHE ISCRIZIONI

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1. fibula praenestina

La fibula prenestina è una spilla in oro della metà del VII secolo a.C., ritrovata a Palestrina (l'antica Praeneste, ossia Preneste), che riporta un'iscrizione in latino arcaico considerata il più antico documento scritto in lingua latina.

2.lapis niger

Il Lapis Niger corrisponde ad un’area quadrata in marmo nero che una transenna di lastre di marmo bianco separava dal resto della pavimentazione augustea in travertino. La scoperta, avvenuta alla fine dell’Ottocento, venne subito associata con un passo dello scrittore Festo, nel quale si accennava ad una “pietra nera nel Comizio” (lapis niger in Comitio) indicante un luogo funesto, nel quale si doveva riconoscere la Tomba di Romolo o quantomeno il luogo dove il primo re venne ucciso.

Lo scavo al di sotto del pavimento in marmo nero portò successivamente alla scoperta di un complesso monumentale arcaico costituito da una piattaforma sulla quale sorge un altare mancante della parte superiore, accanto al quale vi è un tronco di colonna (o piuttosto una base di statua) e un cippo iscritto, anche esso mancante nella parte superiore

Nel mondo latino arcaico era diffusa l’usanza di incidere sugli oggetti artigianali una frase in prima persona, attraverso la quale l’oggetto stesso sembrava enunciare le proprie caratteristiche, oppure il nome del committente, dell’artigiano che lo aveva realizzato o della persona cui era destinato come dono.

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Il vaso di Duenos

  • la lettera M è incisa con l’aggiunta di un quinto tratto finale;
  • la F presenta un terzo tratto orizzontale;
  • il tratto dritto della Q è verticale e non diagonale;
  • la P e la R risultano quasi identiche: l’unica differenza consiste nel fatto che il tr
  • atto ricurvo della P non si congiunge in basso con l’asta verticale

Oggetto di numerose interpretazioni:

  1. "IOVESAT DEIVOS QOIMED MITAT NEI TED ENDO COSMIS VIRCO SIED"
  2. "ASTED NOISI OPETOITESIAI PACARI VOIS"
  3. "DVENOS MED FECED EN MANOMEINOM DVENOINEMED MALO STATOD"

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Le leggi delle XII tavole (duodecim tabulae; duodecim tabularum leges) sono un corpo di leggi compilato nel 451-450 a.C. dai decemviri legibus scribundis, contenenti regole di diritto privato, di diritto pubblico e di diritto sacro. Rappresentano una tra le prime codificazioni scritte del diritto romano, se si considerano le più antiche mores e lex regia. Il testo ci è giunto incompleto.

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Estratti delle XII tavole

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Gea Dipalma Sara Santeramo

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I tavola

«Si in ius vocat, ito. Ni it, antestamino: igitur quem capito.»

III tavola

«Tertiis nundinis corpus rei in partes secanto; si plus minusve secuerint, sine fraude esto.»

IV tavola

«Si pater filium ter venum duit, filius a patre liber esto.»

VI tavola

«Cum nexum faciet mancipiumque, uti lingua nuncupassit, ita ius esto.»

IX tavola

«Privilegia ne irroganto.»

IXI tavola

«Conubia plebi cum patribus sanxerunt.»

Il Carmen Saliare è un frammento di poesia latina arcaica, associato ai rituali praticati dai Salii, un collegio di sacerdoti che si occupavano di cerimonie religiose. Questi riti si svolgevano principalmente nei mesi di marzo e ottobre e coinvolgevano processioni in cui i sacerdoti, vestiti con armature e armi antiche, danzavano e cantavano il Carmen Saliare per invocare la protezione degli dei.

Le iscrizioni funerarie nascono con funzione celebrativa e commemorativa: servono a conservare la memoria del defunto, soprattutto all’interno delle grandi famiglie aristocratiche. A differenza dei testi religiosi, non sono legate al rito sacro, ma alla memoria storica e civile. Le più antiche sono scritte in latino arcaico, con grafie e forme linguistiche diverse dal latino classico, e spesso in verso saturnio, il metro tipico della poesia arcaica. Il contenuto è vicino alla laudatio funebris: vengono ricordate le origini familiari, le cariche politiche, le imprese militari e le virtù morali del defunto. L’esempio più celebre è quello degli Elogia Scipionum, che rappresentano una testimonianza fondamentale della fase preletteraria e mostrano anche i primi segni di ellenizzazione, con l’affiancarsi ai valori tradizionali romani di elementi culturali greci.

Le iscrizioni funerarie nascono con funzione celebrativa e commemorativa: servono a conservare la memoria del defunto, soprattutto all’interno delle grandi famiglie aristocratiche. A differenza dei testi religiosi, non sono legate al rito sacro, ma alla memoria storica e civile. Le più antiche sono scritte in latino arcaico, con grafie e forme linguistiche diverse dal latino classico, e spesso in verso saturnio, il metro tipico della poesia arcaica. Il contenuto è vicino alla laudatio funebris: vengono ricordate le origini familiari, le cariche politiche, le imprese militari e le virtù morali del defunto. L’esempio più celebre è quello degli Elogia Scipionum, che rappresentano una testimonianza fondamentale della fase preletteraria e mostrano anche i primi segni di ellenizzazione, con l’affiancarsi ai valori tradizionali romani di elementi culturali greci.

I Ludi Troiani

«Sed et Troiae lusum edidit frequentissime maiorum minorumque puerorum, prisci decorique moris existimans clarae stirpis indolem sic notescere. In hoc ludicro Nonium Asprenatem lapsu debilitatum aureo torque donavit passusque est ipsum posterosque Torquati ferre cognomen. Mox finem fecit talia edendi Asinio Pollione oratore graviter invidioseque in curia questo Aesernini nepotis sui casum, qui et ipse crus fregerat.»

I valori di virtus (valore militare, coraggio) e forza fisica con cui è descritto Scipione Barbato si accompagnano ai valori, tipici dell'etica aristocratica greca e fino a quel tempo completamente estranei alla tradizione romana, di saggio (sapiens) e bello. Il latino delle due iscrizioni è arcaico (soprattutto nell'elogio del figlio, benché sia più recente) e si discosta in molti punti dal latino letterario classico. Anche il verso in cui sono scritte, il saturnio, è tipico della produzione poetica arcaica ed è il metro più usato nelle forme preletterarie. Il suo uso decadrà in seguito all'introduzione di metri greci, fino alla sua sparizione a cavallo tra III e II sec. a.C.

«[...] bibliothecas me hercule omnium philosophorum unus mihi videtur XII tabularum libellus [...] et auctoritatis pondere et utilitatis ubertate superare.»

(Marco Tullio Cicerone, De Oratore, I - 44, 195.

«[...] mi pare che il solo libro delle XII tavole superi per autorità e utilità le biblioteche di tutti i filosofi.»

Le iscrizioni funerarie nascono con funzione celebrativa e commemorativa: servono a conservare la memoria del defunto, soprattutto all’interno delle grandi famiglie aristocratiche. A differenza dei testi religiosi, non sono legate al rito sacro, ma alla memoria storica e civile. Le più antiche sono scritte in latino arcaico, con grafie e forme linguistiche diverse dal latino classico, e spesso in verso saturnio, il metro tipico della poesia arcaica. Il contenuto è vicino alla laudatio funebris: vengono ricordate le origini familiari, le cariche politiche, le imprese militari e le virtù morali del defunto. L’esempio più celebre è quello degli Elogia Scipionum, che rappresentano una testimonianza fondamentale della fase preletteraria e mostrano anche i primi segni di ellenizzazione, con l’affiancarsi ai valori tradizionali romani di elementi culturali greci.

Il Carmen Arvale è un antico canto sacro latino, recitato dai sacerdoti Arvali per propiziare la fertilità dei campi e proteggere la terra da pestilenze e rovine, con parole ritenute dotate di potere magico indipendentemente dal loro significato letterale.

Le iscrizioni funerarie nascono con funzione celebrativa e commemorativa: servono a conservare la memoria del defunto, soprattutto all’interno delle grandi famiglie aristocratiche. A differenza dei testi religiosi, non sono legate al rito sacro, ma alla memoria storica e civile. Le più antiche sono scritte in latino arcaico, con grafie e forme linguistiche diverse dal latino classico, e spesso in verso saturnio, il metro tipico della poesia arcaica. Il contenuto è vicino alla laudatio funebris: vengono ricordate le origini familiari, le cariche politiche, le imprese militari e le virtù morali del defunto. L’esempio più celebre è quello degli Elogia Scipionum, che rappresentano una testimonianza fondamentale della fase preletteraria e mostrano anche i primi segni di ellenizzazione, con l’affiancarsi ai valori tradizionali romani di elementi culturali greci.

V tavola

«Si intestato moritur, cui suus heres nec escit, adgnatus proximus familiam habeto.» «Si adgnatus nec escit, gentiles familiam habento.» «Si furiosus escit, adgnatum gentiliumque in eo pecuniaque eius potestas esto.»

VII tavola

«Si furiosus escit, adgnatum gentiliumque in eo pecuniaque eius potestas esto.» «Si aqua pluvia nocet [...] iubetur ex arbitrio coerceri.»

VII tavola

«Qui malum carmen incantassit [...]» «Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto.» «Manu fustive si os fregit libero, CCC, si servo, CL poenam subit sestertiorum; si iniuriam [alteri] faxsit, viginti quinque poenae sunto.» «Qui fruges excantassit [...] neve alienam segetem pellexeris.» «Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto.» «Luci [...] si se telo defendit [...] endoque plorato.» «Patronus si clienti fraudem fecerit, sacer esto.» «Qui se sierit testarier libripensve fuerit, ni testimonium fatiatur, inprobus intestabilisque esto.» «Si telum manu fugit magis quam iecit, arietem subicito.»

X tavola

«Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito.»«Qui coronam parit ipse pecuniave eius honoris virtutisve ergo arduitur ei.» «Neve aurum addito. at cui auro dentes iuncti escunt. Ast in cum illo sepeliet uretve, se fraude esto.»