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Antologia_Tolkien_Beren_Lùthien

Luciano Pace

Created on January 3, 2026

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Transcript

Una storia d'amore

fantastica

J.R.R. Tolkien, Silmarillion, cap. XIX

«Si narra, nel Lai di Leithian, che Beren entrò in Doriath incespicando, reso grigio e curvo come da molti anni di dolore, tali e tanti erano stati i tormenti della via. Ma aggirandosi d’estate tra i boschi di Neldoreth, si imbattè in Lùthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva nel cielo, e Luthien danzava sull’erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell’Esgalduin.

Ed ecco il ricordo di tutte le sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde preda a un incantesimo, poiché Luthien era la più bella di tutti i figli di Ilùvatar.

Azzurro era il suo abito come il cielo senza nubi, ma grigi i suoi occhi come la sera stellata; il suo mantello era contesto di fiori dorati, ma i capelli erano scuri come le ombre del crepuscolo. Simili alla luce che resta sulle foglie degli alberi, alla voce di acque chiare, alle stelle che stanno sopra le brume del mondo, tali erano il suo splendore e la sua grazia; e il suo volto era luminoso.

Ma Luthien scomparve alla vista di Beren, il quale divenne sordo come chi sia preda d’incantesimo, e a lungo s’aggirò per i boschi, selvaggio e vigile come una belva, cercandola. In cuor suo la chiamava Tinùviel, che significa Usignolo, come viene chiamata nella lingua degli Elfi Grigi questa figlia del crepuscolo, perché non sapeva quale altro nome darle.

E la scorgeva lontana come foglia ai venti d’autunno e, d’inverno, una stella sopra il colle, ma una catena gli gravava le membra.

Vi fu un momento, poco prima dell’alba, la vigilia di primavera, che Lùthien danzava sopra un verde colle; e d’un tratto prese a cantare. Acuto tanto da trapassare il cuore era il suo canto, simile a quello dell’allodola che si leva dalle porte della notte, e riversa la propria voce tra le stelle morenti, lei che scorge il sole dietro le mura del mondo; e il canto di Lùthien sciolse i vincoli dell’inverno, e le acque gelate parlarono e i fiori balzarono su dalla fredda terra là dove si erano posati i suoi piedi.

Allora Beren fu liberato dall’incantesimo del silenzio, ed egli la chiamò, invocando Tinùviel; e i boschi echeggiarono del nome. Lùthien si arrestò meravigliata e più non fuggì, e Beren venne a lei. Ma, non appena gli posò gli occhi addosso, cadde preda della sorte e si innamorò di lui; tuttavia gli sgusciò di tra le braccia e svanì alla sua vista mentre il giorno spuntava.

Allora Beren giacque a terra in delirio, come uno che d’un tratto sia ucciso da felicità e dolore; e sprofondò in un sonno quale un abisso d’ombra, e al risveglio era freddo come pietra, e il suo cuore vuoto e deserto. E vagando con la mente, brancolava come chi sia colpito da improvvisa cecità e con le mani cerchi di afferrare la luce fuggitiva. Così egli cominciò a pagare col dolore il destino toccatogli in sorte;

e dal suo fato Lùthien fu catturata, e da immortale che era ne condivise la mortalità e, da libera, si caricò della sua catena; e la sua pena fu maggiore di ogni altra che un Eldalie avesse conosciuto.

In seguito, sovente venne a lui, ed essi vagabondavano insieme in segreto per i boschi dalla primavera all’estate; e nessun’altro dei figli di Ilùvatar aveva conosciuto gioia così grande, benché ratto scorresse il tempo [...]

Al di là di ogni speranza di Beren, tornò a lui mentre egli sedeva nel buio, e molto tempo fa, nel Regno Nascosto, pose la sua mano fra le sue.

Fu questa la sorte che Luthien scelse, voltando le spalle al Reame Beato e rinunciando a tutte le pretese di parentela con coloro che vi dimoravano; perché in tal modo, quale che fosse il dolore che potesse attenderli, i destini di Beren e di Lùthien sarebbero stati uniti e i loro sentieri li avrebbero condotti assieme

di là dai confini del mondo».