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PINOCCHIO NEL PAESE DEI DIRITTI

Jessica Lattanzio

Created on December 20, 2025

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GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA20 NOVEMBRE 2025

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PINOCCHIO NEL PAESE DEI DIRITTI

4A e 4B scuola primaria di Ururi

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LUNGO QUESTO NASO NON CRESCONO BUGIE MA CONSAPEVOLEZZA

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ABBIAMO PERCORSO INSIEME UN LUNGO NASO...PIENO DI VERITà

Cavalli a dondolo, giostre e fracasso, questo è il paese del vero spasso. Si passan le ore e i giorni a cantare, a correre, ridere, insomma a giocare. Il naso cresce, le orecchie s’allungano, la pelle prude per i peli che pungonò, perché lì, in paese c’è un morbo raro: è il male tipico di chi diventa somaro.

S’avvia Pinocchio alla nuova impresa, ma dietro l’angolo una grande sorpresa: c’è il mondo fantastico di un burattino che sta dietro il sipario d’ogni teatrino. E non importa s’è costato una giacca, tra un sillabario e una bella baracca Pinocchio sorride e dubbi non mette scegliendo il teatro delle marionette.

Pagato un buon conto, finita la cena, cambiati i modi, cambiata la scena, il gatto e la volpe da dotti e sapienti si trasformarono in due delinquenti. Volevano avere dal buon burattino i cinque soldini chiamati zecchino. Pinocchio impaurito urlando, scappò, non molto lontano purtroppo arrivò.

Ma il burattino, assai lesto, scappò. Poi un tuffo in mare e lontano nuotò. Finché un pescatore, verde di rabbia, non lo pescò tra le alghe e la sabbia. Pulito a dovere e scottato in padella, farina sul corpo e passato in pastella, Pinocchio non fugge alla disavventura d’esser scambiato per pesce in frittura.

Nella bella città di giochi e balocchi si vedono, ormai, pochi marmocchi. Niente più urli di bambine e bambini si sente soltanto ragliare i ciuchini. Bambini-somaro venduti al padrone di un grosso circo, di un baraccone, che a ogni spettacolo da direttore, annuncia il numero del domatore.

Salvato d’un soffio da esser mangiato dal cane Alidoro suo amico fidato, promette alla fata, il buon Burattino, d’esser più buono, più bravo e carino. Per quella promessa è festa grande con tanti suoi amici e tante vivande: pasticci fantastici, pizzette e panini, crostate di frutta, caffè e cappuccini.

E nel mezzo dell’isola, o meraviglia, incontra la fata o chi le assomiglia, che dopo averlo strigliato a dovere dice: “Tu devi imparare un mestiere.” Il burattino che ormai questa storia l’aveva tutta imparata a memoria rispose: “Fatina, ti giuro, son pronto a leggere, scrivere e a fare di conto.”

Ma per fortuna che un collo legnoso resiste perfino ad un cappio furioso. Così ci fu il tempo e pur l’occasione di salvar Pinocchio dall’impiccagione. La bella bambina dai capelli turchini preparò il letto, le coperte e i cuscini, perché il burattino dalla grande paura ha preso un febbrone fuor di misura.

Appena libero dallo strano verdetto, Pinocchio ritorna a cercare Geppetto, trova per strada un mostro strisciante, un grosso serpente a coda sbuffante. Lui casca nel fango e ride il serpente: nulla ha mai visto di così divertente. Si gonfia e si sgonfia fino a scoppiare cosicché, il burattino, riesce a scappare.

Quella testa di legno fu così derubato, andò per giustizia dal signore giurato: “Io ci ho creduto che le mie monetine diventassero un giorno tante piantine.” Ma il signore giurato, poco sapiente, rinchiuse in cella il bimbo innocente. E del suo racconto che cosa rimane? Un pezzo di tempo, di acqua e di pane.

Quel burattino, gran testa di legno, per quanto fosse piena di ingegno, senza una casa e senza un papà e senza una mamma non ce la fa. Cerca di sopra e poi cerca di sotto poi all’improvviso, di colpo di botto, arriva un piccione che aperte le ali se lo porta sull’isola dei tanti alveari.

E in tutti i paesi del nostro mondo, per quanto grande, per quanto tondo: ad ogni bambino che nasce, si sa, va dato un nome da mamma e papà. Un nome intero, un nome grande, un nome vero, un nome importante. E fu così che a questo marmocchio fu dato il nome d’un pino: Pinocchio.

Va verso casa contando i suoi soldi, ma presto incontra due manigoldi: un gatto cieco e una volpe azzoppata che in fatto di soldi è molto informata. Dice la volpe: “Ho un segreto grosso, si va all’osteria del gambero rosso, mentre si prende un po’ da mangiare si discute dei soldi, per farli fruttare.”

“Il somaro Pinocchio s’è fatto zoppo! -Urla il padrone- Ma questo è troppo! Lavora svogliato, senza un impegno, lo butto in mare quel pezzo di legno.” Ma appena in mare son finite le grane, c’è babbo Geppetto in un pescecane, dice: “Prego venite! Qui a casa mia, si entra soltanto se si ha fantasia...”.

Sul palcoscenico, contenti e felici, Pinocchio ritrova un sacco d’amici, sorpresi: Arlecchino con Pantalone. contenti: Brighella con Balanzone. E a tenere dall’alto i fili del giuoco c’è un burattinaio, tal Mangiafuoco che, incoraggiato dai suoi burattini, regala a Pinocchio cinque zecchini.

Nei tanti pezzetti del nostro mondo, nasce un bambino per ogni secondo. E come in un seme appena piantato inizia una storia, un racconto incantato. C’era una volta, l’ho scoperto per caso, un burattino che aveva un gran naso. Scolpito nel tronco e questo era segno che aveva un corpo, ma un corpo di legno.

La paura è passata! Ed è vuota la pancia nella vigna c’è l’uva, la ruba e la mangia. È colto sul fatto dal signore del campo che strilla feroce: “Mannaggia a Melampo! Melampo è il mio cane che non c’è più e di guardia alla casa, ora ci sarai tu!” “Insomma, ditemi: ma un giorno accadrà che incontro per strada la tranquillità?”

Arrivò un corvo che parlava di fretta insieme ad un grillo e ad una civetta: tre egregi dottori in burattino-alchimia che facendo un consulto sulla malattia a Pinocchio dissero: “Dovrai ingoiare tre medicine ma di quelle più amare. Qualche capriccio, uno zuccherino così guarirai, mio buon burattino.”

Pinocchio arrabbiato, Pinocchio affamato, Pinocchio assetato, Pinocchio scappato, Pinocchio che schiaccia il grillo parlante, Pinocchio che dorme, Pinocchio sognante. Stropiccia le mani e comincia a tremare, sognando di un freddo, un gelo polare ai suoi piedi di legno, che presto accostò alla fiamma del fuoco, che così li bruciò.

Ma invece che a scuola decide d’andare con i suoi amici in spiaggia a giocare. C’è chi tira di schiaffi e chi grida aiuto: c’è un bimbo che cade a terra svenuto. Tutti scappano per il grande spavento Pinocchio lì fermo! Ma in quel momento ecco i Gendarmi, cosicché il poverino viene scambiato per un vero assassino.

Tornato il babbo con pialla e con lima, fa i piedi a Pinocchio più belli di prima. Si mette a pensare e decide che è ora per il burattino di andarsene a scuola. Venduta la giacca per pochi quattrini Geppetto compra quaderni e pennini. L’abbecedario, il vestito e il cappello, e via dal maestro, pronto all’appello.

Ma lì alla festa, a mangiar pasticcini, non sono venuti tutti quanti i bambini. Manca Lucignolo perché in partenza verso un paese da strafantascienza. “Stappate l’orecchie, aprite gli occhi si va in un paese pien di balocchi”. Ed anche Pinocchio, perdendo la testa, grida: “Vengo con voi, così si fa festa”.

Guarito del tutto dalla sua malattia il nostro Pinocchio si rimette per via, ma al solito angolo, è roba da matto, incontra, ancora, la volpe ed il gatto: “Questo è il paese di Acchiappacitrulli dove a decidere son sempre i più grulli. E se in questo campo verrà seminato, vedrai a primavera sarai ricco sfondato”.