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Saronno - Giovanni Battista Grassi
Centenario Liceo
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Transcript
Giovanni Battista Grassi
UNA VITA PER LA SCIENZA
Da una semplice zanZZZZara a una grande rivoluZZZZione
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Liceo Scientifico GB Grassi, Saronno (VA)
LA CAMPAGNA ANTIMALARICA
UNA VITA PER LA SCIENZA
INDICE
LA MALARIA
GLI STUDI SULLA MALARIA
SINTOMI E TRASMISSIONE
OGGI
LA MALARIA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
LE CURE PER LA MALARIA
- i farmaci
- i vaccini
- difendersi dalle zanzare
- le biotecnologie
1854. Le radici di un destino
Sono nato a Rovellasca in provincia di Como nell’ormai lontano 27 Marzo 1854. Mio padre Luigi apparteneva a una nota famiglia milanese e si stabilì qui come esattore dell’erario dopo aver acquistato diversi terreni. Mia madre, Costanza Mazzucchelli, era originaria di Como e grazie alla sua istruzione riuscì a influenzare positivamente me, i miei fratelli e mia sorella. Sono il secondo di quattro figli: Giulio è un ingegnere mentre Giuseppe e Isabella sono insegnanti. Nel cimitero di Rovellasca si trova ancora la tomba di famiglia.
L’infanzia con la lente. Come nasce un esploratore della natura…
Ho frequentato i primi tre anni della scuola elementare a Rovellasca e i seguenti due da interno al Collegio convitto maschile di Piazza San Francesco a Saronno, rientrando in famiglia solo la domenica. Sin da piccolo mi sono lasciato incuriosire dai più segreti processi della natura e, aiutato da un gruppo di coetanei, ero in costante ricerca di materiale per i miei studi. Passavo infinite ore nel giardino di casa ad esaminare larve e lombrichi con un temperino e una lente. Figli di contadini e di artigiani delle vicinanze mi hanno seguito incuriositi dalle mie avventure nell'esplorazione delle rogge che circondano il paese. Ho così proseguito il mio percorso da studente presso il Regio Ginnasio - Liceo Alessandro Volta di Como: sono riuscito ad acquisire la licenza classica in modo eccellente, sfoggiando 9 e 10 in tutte le materie, eccezion fatta per un 6 nello scritto di lingua italiana e un 8 in quello di matematica.
... ribelle e curioso
FOCUS – Chi fu Maria Koenen Grassi?
Il mio anno a Heidelberg: dalla ricerca all’amore
Mi sono iscritto nell'ottobre del 1872 alla facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Pavia, frequentando il celebre collegio Ghislieri grazie ad una borsa di studio vinta e mantenuta per l'intero corso di studi (anche se, alla fine del quarto anno, sono stato espulso per “atti di indisciplina”, dovuti alla mia insofferenza nei confronti delle forme di autorità). Ho frequentato regolarmente la Biblioteca comunale di Como ed il laboratorio universitario; nel 1876 sono riuscito ad isolare le uova dell'anchilostoma, un verme parassita dell'uomo, responsabile di gravi anemie, indicando inoltre il modo di prevenirne e scongiurarne la diffusione. Interessato alla microscopia e alla parassitologia, mi sono cimentato in studi sulle tenie (Cestoda), sui trematodi (Trematoda) e ho anche testato su me stesso l'efficacia di preparati antielmintici. A scopo di ricostruirne il ciclo vitale ho immesso delle anguille nella pozza di Santa Marta a Rovellasca.
In seguito, accompagnato da un amico, Pietro Grocco, mi sono recato in Germania, attratto non solo dalla fama di parecchi scienziati, ma soprattutto dalla ricchezza dei mezzi di cui erano dotate le Università tedesche. La Germania è stata una svolta per me: ho sperimentato tecniche all'avanguardia, ho avuto a mia disposizione una letteratura medica ampia e densa di documenti, sono stato a contatto con ambienti culturali brillanti, nei quali la ricerca scientifica era argomento di colloquio quotidiano e mi ha aiutato ad affinare la mia conoscenza della lingua tedesca. Ad Heidelberg, nel 1879, in linea con il pensiero evoluzionista, ho studiato lo sviluppo della corda dorsale nelle varie classi di vertebrati, cercando di portare prove di affinità e parentela tra specie, sulla base di omologie e analogie. Durante un’attività di laboratorio ho conosciuto la ricercatrice, poco più che ventenne, Marie Koenen, con la quale mi sono sposato appena prima del ritorno in Italia.
Mi sono laureato in Medicina nel 1878 e poco dopo mi sono trasferito a Messina per seguire le ricerche del professor Nikolaus Kleinenberg, zoologo ed eccellente ricercatore, sull'embriologia degli invertebrati. Durante il soggiorno a Messina, ho studiato i Chetognati, un gruppo di animali marini, individuando 14 nuove specie e concludendo che rappresentano un phylum autonomo non assimilabile ad altri gruppi zoologici noti.
Un’Italia divisa… dalle zanzare
Nel Nord, le risaie; nel Sud, i latifondi: due mondi agricoli diversi, emblemi – entrambi – del dramma della malaria. Ogni estate, il numero dei contagi aumentava con l’intensificarsi del lavoro nei campi. Dopo l’unificazione, il Parlamento — su impulso delle rilevazioni di Torelli e della commissione d’inchiesta Jacini — riconobbe la gravità del problema e promosse interventi di bonifica, culminati nel risanamento del delta del Tevere nel 1889. Ma la febbre, ostinata, non cedeva. Per secoli, si era ritenuto che la malaria fosse causata dai “miasmi” delle paludi e dai cattivi odori che infestavano le aree stagnanti. Eppure, somministrando acqua paludosa a gruppi di volontari, essa non produceva in loro alcun sintomo. Qualcosa, evidentemente, sfuggiva.
Nel 1878, in Algeria, il medico francese Alphonse Laveran scoprì nei globuli rossi dei malati strani corpi pigmentati, che rivelò essere parassiti. A Roma, Celli e Marchiafava confermarono l’osservazione, battezzandoli “plasmodi”. Fu Camillo Golgi, con le sue acute osservazioni, a distinguere le specie patogene: Plasmodium vivax, Plasmodium falciparum, Plasmodium malariae. Dimostrò che questi parassiti causano la febbre intermittente, moltiplicandosi nei globuli rossi fino a romperli.
FOCUS un dipinto Mal’aria di Ernest Hébert
FOCUS lettura ad alta voce Cristo si è fermato a Eboli
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GLI STUDI SULLA MALARIA
Il professore che sconfisse la malaria
All'età di ventinove anni, nel 1883, vengo nominato professore di zoologia, di anatomia e di fisiologia comparata all'Università di Catania; solo due anni più tardi, nel 1885, ho ottenuto il trasferimento a Roma, dove sono rimasto fino al termine della mia carriera. Dal 1903 ho insegnato anche entomologia agraria, per la prima volta presente nell'università romana. La capitale ha costituito la tappa decisiva nella scelta di dedicarmi all'insegnamento; tuttavia non ho abbandonato la ricerca: infatti ho deciso di intraprendere studi sui parassiti intestinali dell'uomo (sono riuscito ad associare l’anemia o la clorosi egiziana all’Anchylostoma!), le api e le mosche, l'origine dei miriapodi e degli insetti, la costituzione e lo sviluppo della società delle termiti.
Ho anche ricostruito il ciclo vitale delle anguille e scoperto un nuovo tipo di aracnide, che ho battezzato Koenenia mirabilis, in onore di mia moglie, nel pieno rispetto delle regole di nomenclatura di Linneo. L'ordine fu poi definito dei Palpigradi da T.T. Thorell, che descrisse la scoperta come d'alto interesse per l'aracnidologia. A mio parere il ricercatore deve essere «animato da due idee fondamentali: la prima è che la ricerca scientifica, per quanto poco redditizia, è più importante di ogni altra carriera; la seconda è che la scienza non può essere uno svago per curiosi, ma deve occuparsi dei problemi di base – economici e sanitari – della gente comune, specialmente di quella più disagiata e sofferente».
Il flagello della malaria
Testo del paragrafo
Testo del paragrafo
Ricordo ancora le mie passeggiate nella campagna romana, a osservare i lavoratori agricoli nei mesi estivi. In quel paesaggio assolato vedevo giovani uomini abbattuti come querce colpite dal fulmine, distesi al suolo, tremanti per la febbre, preda di convulsioni, avvolti in coperte da cavallo. La malaria, flagello delle pianure italiane, colpiva senza pietà, soprattutto durante i mesi più caldi. La malattia non risparmiava nessuno. Erano vulnerabili soprattutto le donne in gravidanza: aborti spontanei, parti prematuri, emorragie gravi... Alla fine dell’Ottocento, la malaria non era solo un problema sanitario: era indice di sottosviluppo sociale ed economico. Fiaccava i corpi, abbassava la resistenza al lavoro, ostacolava l’istruzione e lo sviluppo culturale.
FOCUS – Mal’Aria
La miniserie televisiva in due puntate Mal’aria, è andata in onda nel 2009 su Rai 1. Nel cuore malsano delle paludi ravennati, un giovane medico torna alle proprie origini per indagare un’epidemia di malaria e scopre un intreccio di superstizioni, omicidi rituali e potere fascista.
VIDEO: Sintomi della malaria
Un riconoscimento tardivo
Alla ricerca del vettore
Col tempo, fortunatamente, qualche soddisfazione arrivò: fui nominato senatore del Regno d’Italia nel 1908, divenni membro della Società Italiana delle Scienze e di varie istituzioni scientifiche. Il rettore dell’Università di Lipsia mi conferì una laurea honoris causa per i miei studi sul paludismo.
Il decennio del 1880 fu cruciale: affiancato da menti brillanti come Bignami, Bastianelli, Golgi e Marchiafava, unii le mie conoscenze zoologiche a quelle mediche, convinto che un agente animale fosse responsabile della trasmissione del parassita. Prendeva forma l’idea che una zanzara potesse essere il tramite tra l’uomo e la malaria. Analizzando diversi tipi di zanzara, restrinsi la lista dei sospetti. Non erano tutte colpevoli. Il 13 agosto 1898 annunciai al mondo di aver scoperto che solo l’Anopheles, e non le comuni zanzare Culex, poteva trasmettere la malaria.
Il ciclo si chiude
Tra il 1899 e il 1901, io e i miei colleghi concludemmo che il ciclo del plasmodio si chiudeva interamente nel corpo della zanzara, considerata ospite intermedio, mentre l’uomo era l’ospite finale. Le larve del parassita si sviluppano solo in alcune specie di anofele, spiegando perché in certe zone l’anofelismo senza malaria fosse possibile: la zanzara c’era, ma mancava il contagio. Ancora oggi, questo principio guida le campagne di controllo della malaria nei tropici: non ogni anofele è portatrice, ma senza di essa la trasmissione non è possibile.
Era necessario dimostrare l’ipotesi con esperimenti controllati. Nell’ospedale Santo Spirito di Roma liberammo zanzare infette in una stanza chiusa, dove si trovava un volontario sano. Dopo qualche giorno, sviluppò la classica febbre malarica. La scienza aveva parlato. Il 28 settembre 1898, presentai la mia scoperta all’Accademia dei Lincei, ma, ahimè, la gloria non mi arrise subito: nel 1902, il premio Nobel per la medicina fu assegnato a Ronald Ross per i suoi studi sulla malaria degli uccelli. Sebbene brillante, Ross rivendicò per sé anche i miei meriti: ne nacque una campagna denigratoria nei miei confronti.
VIDEO: Le conoscenze prima di G.B. Grassi
VIDEO: Scoperta del processo di trasmissione della malaria
Disegni originali di G.B. Grassi dal libro “Studi di uno zoologo sulla malaria” - 1901
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LA CAMPAGNA ANTIMALARICA ALL’ALBA DEL NOVECENTO
La protezione chimica
Le campagne antimalariche
Mi annoverarono fra i luminari della medicina italiana dell’epoca ed ebbi l’incarico di commissario. Si costruirono sanatori antimalarici in località montane e marittime e si approvarono leggi speciali per garantire sostegno alle regioni più arretrate del sud Italia. Nell’Agro Romano fu prezioso l’ausilio della Croce Rossa. Dal 1900 al 1914 i governi Giolitti e Sonnino, con l’appoggio locale dei prefetti, organizzarono campagne di informazione nelle zone rurali, nelle scuole e nei ricoveri, affidate a studenti e medici universitari che somministravano anche il chinino. Grazie a queste iniziative, già nel 1914 le morti per malaria erano scese a un ottavo rispetto al 1900. Per me questi risultati compensavano una vita di impegno, confermando che la malaria poteva essere finalmente sconfitta.
Si diede avvio a quella che chiamavo profilassi meccanica: abitazioni solide, protette dalle zanzare con reticelle alle porte e finestre, e la raccomandazione di restare al chiuso dopo il tramonto e prima dell’alba. Studiando la malattia, giunsi alla conclusione che ogni stagione malarica nasceva dal sangue dei recidivi che avevano contratto il morbo l’anno precedente. Nel 1901 ottenni dal Parlamento l’introduzione della protezione chimica, che consisteva nella somministrazione preventiva di chinino, un rimedio antimalarico già noto in Europa sin dal Seicento grazie alla corteccia dell’albero di china.
Gruppi di bambini affetti da malaria usciti dal sanatorio antimalarico di Grottaferrata (Roma).1925
FOCUS - Il chinino
La fiducia nei medici
I comuni ebbero l’obbligo di gestire la somministrazione del chinino. Osservai che i pazienti non si fidavano dei medici che si limitavano a somministrare il chinino o che li indirizzavano verso altri medici. Bisognava costruire un rapporto di fiducia. Un ruolo importante ebbe il servizio ostetrico: seguendo le gravidanze, i medici potevano prelevare campioni di sangue, ricercare il parassita e organizzare visite di controllo. In questa campagna, i medici furono definiti «apostoli di salute e igiene».
Diagramma riguardante la mortalità per malaria dall'anno 1888 all'anno 1908 Fonte: Archivio multimediale ISS
Ambulatorio antimalarico in località Acciarella (Nettuno)
Diagramma riguardante la mortalità per malaria dall'anno 1888 all'anno 1908 Fonte: Archivio multimediale ISS
Nuove impennate di malaria
FOCUS – La battaglia contro la malaria
Nonostante i progressi, eventi naturali come acquazzoni, alluvioni e ondate di calore provocarono improvvise impennate di malaria, creando un ambiente favorevole alla moltiplicazione delle zanzare. Grandi catastrofi come i terremoti del 1905 e 1908, l’epidemia di colera del bienno 1910-1911 e l’infezione di peronospora nei vigneti di Puglia costrinsero i viticoltori a spostarsi nelle pianure costiere vicino alle paludi, con l’effetto di indebolire l’offensiva al morbo per mezzo del chinino. La Grande Guerra determinò un’ulteriore impennata dei contagi. Zone fortemente paludose e malariche, come quella tra l’Isonzo e il Piave, ospitavano grandi addensamenti di uomini, e le trincee erano l’antitesi della profilassi meccanica. Alcuni soldati rinunciavano al chinino nella speranza di ammalarsi e ottenere una licenza.
Llink esterno
Per effettuare una stima accurata dei decessi dovuti alla malaria, è suggerito di moltiplicare le cifre ufficiali per cinque. Nel 1918 il morbo dovette uccidere quasi 60.000 italiani. Io mi ero ritirato a vita privata, ma tornai a combattere la malaria mosso da un forte sentimento patriottico e dalla compassione per le sofferenze patite dagli abitanti dell’Agro Romano. «Poiché mi mancavano le forze per i lavori che si richiedevano al fronte, mi proposi di giovare alla povera gente di campagna lottando contro la malaria, che sarà sempre un flagello per il nostro paese il quale non potrà mai dirsi redento finché la malaria non sarà tolta di mezzo».
Distribuzione del chinino ai bambini di una scuola rurale - Ciampino (Roma), 1925
La mia ultima lezione universitaria
Alla mia ultima lezione universitaria, a Roma, mi presentai in aula ormai conscio di essere giunto al capolinea. Ma ero ancora vigile. In punto di morte, mandai mia figlia Isabella in tipografia a recuperare le bozze di un mio studio, in cui ricordavo di aver lasciato un errore. Prima di morire, il 4 maggio 1925, lasciando incompiuto il mio ultimo lavoro sul gozzismo, chiesi di essere sepolto lì, nell’Agro Romano, dove tutto era iniziato e dove tutto, forse, era prossimo a cambiare. Avevo dedicato la mia esistenza allo studio della malaria, che da troppo tempo affliggeva l’Agro Romano. Eppure nel 1925, mentre i fascisti concepivano i loro piani di bonifica, preannunciai nel mio ultimo lavoro che il sacrificio dei lavoratori sarebbe stato troppo grande, tanto più che essi erano ignari del valore della propria salute: ciò non era degno di una nazione che si vantava di essere fra le prime ad aver imboccato la via del progresso.
G.B. Grassi nel 1925
Casa e ufficio di G.B. Grassi di Fiumicino
“Se muoio a Roma, desidero essere sepolto modestamente nel piccolo cimitero di Fiumicino, dove almeno le mie ossa assisteranno alla redenzione dalla malaria di quella piccola borgata, per la quale ho tanto lavorato”.
Giovan Battista Grassi con dei bambini a Fiumicino
La tomba di Giovan Battista Grassi al cimitero monumentale di Fiumicino.
La bonifica di Littoria
La bonifica del territorio non era solo un’opera idraulica e agraria. Bisognava pensare alla bonifica igienica, alla protezione delle persone e alla lotta contro la malaria, che serpeggiava ancora nei nuovi insediamenti. Negli anni Trenta, su iniziativa del regime, coloni veneti cominciarono a confluire nella provincia di Littoria. Il regime fascista li chiamava a popolare le nuove terre, assegnando loro case coloniche: famiglie che sfidavano un ambiente insidioso, armate di intonaco, reti e chinino, pronte a combattere contro il flagello invisibile che io studiavo da tutta la vita. Molti contadini conoscevano la malaria e avevano già elaborato strategie di protezione.
FOCUS – Mussolini inugura opere di bonifica
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LA MALARIA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
La malaria come arma: il piano fallito dei tedeschi
Nell’autunno del 1943 i tedeschi concepirono un piano che alcuni storici hanno definito come «guerra biologica»: allagare l’Agro Pontino per far prosperare le zanzare Anopheles labranchiae e favorire la diffusione della malaria. I civili furono costretti a scappare, perché non vi fossero testimoni. Invertendo il sistema delle pompe idrovore, i tedeschi fecero entrare acqua salata nei campi. Si formò un vasto acquitrino, che distrusse le coltivazioni e uccise gli animali. Ma il piano tedesco era destinato al fallimento. Il 4 giugno 1944 gli Alleati giunsero da Cassino e Anzio e riuscirono a prendere Roma senza grandi difficoltà. Avevano con sé medicine come l’atebrina, repellenti, zanzariere e tende protette e si mossero velocemente prima che la stagione della malaria iniziasse davvero.
Verso la fine del 1944 arrivò il DDT, un insetticida per zanzare e larve. Esso ebbe un ruolo importante nel risanamento, ma non agì da solo. La fine della guerra comportò un miglioramento generale delle condizioni di vita nelle campagne: ebbe fine il latifondismo, furono introdotte colture intensive, vennero costruite case più sicure e l’alimentazione migliorò grazie agli aiuti del Piano Marshall. Medici, scuole e strutture sanitarie agevolarono la ripartenza.
Lancio di D.D.T. dall'aeroplano su acquitrini nelle paludi pontine, durante la guerra
LA MALARIA: SINTOMI E TRASMISSIONE
Febbre, brividi e silenzio
Uno degli aspetti più subdoli della malaria è che non tutti gli infetti si ammalano. Alcuni diventano portatori sani, e proprio da loro le zanzare possono raccogliere il parassita e trasmetterlo a persone più vulnerabili. Ho imparato che nella malaria non tutto si mostra subito. Specie come il Plasmodium vivax o l’ovale possono nascondersi nel fegato per mesi o anni, per poi risvegliarsi e provocare ricadute. Chi ha sofferto di malaria difficilmente la dimentica. Gli attacchi iniziano con brividi violenti, seguiti da un picco febbrile che può superare i 40°C e infine da sudorazione profusa. Questo ciclo si ripete ogni due o tre giorni, a seconda della specie infettante. Il corpo si indebolisce, la mente si annebbia, la vita si consuma a ogni nuovo attacco.
La crisi malarica presenta degli aspetti tipici: comincia con una sensazione di freddo intenso che progredisce rapidamente fino a comparsa di forti brividi. Dopo circa un'ora, la temperatura corporea comincia a salire fino a raggiungere 39-41°C. La febbre è associata a forte mal di testa, nausea, vomito e spesso convulsioni. Poi, nel sudore, la temperatura comincia a scendere. Dopo poche ore il paziente si sente esausto ma i sintomi descritti spariscono e la situazione torna apparentemente normale, per ricominciare tutto daccapo quando giunge la crisi successiva. La febbre è causata dalla rottura sincrona dei globuli rossi infettati dai parassiti, che mettono in circolo grandi quantità di molecole che hanno un effetto tossico. In assenza di cure una persona forte e ben nutrita guarisce spontaneamente. Ma nel caso di malaria causata da Plasmodium falciparum la situazione può diventare sempre più grave fino a portare alla morte il malato.
Tipico andamento dello stato febbrile, nei diversi tipi di malaria.
VIDEO: IL CICLO DEL PLASMODIO
COMPLICANZE DELLA MALARIA
NON SOLO MALARIA link esterno
I plasmodi malarici sono dei Protozoi e hanno un ciclo vitale molto complesso, che si svolge in due ospiti: uomo e zanzara. L’infezione è trasmessa all’uomo solo dalla femmina della zanzara Anopheles. Per poter sviluppare le uova le zanzare devono nutrirsi di sangue ed è in occasione di questi “pasti” che la zanzara inocula i parassiti contenuti nelle ghiandole salivari. Esistono circa 430 specie di Anopheles, ma soltanto 30-50 sono in grado di fungere da vettori della malattia. Contrariamente all’uomo, la zanzara non subisce danni dalla presenza del parassita.
I quattro volti del Plasmodium
Sono state identificate diverse specie di Plasmodium, ciascuna con il suo volto.
- Il Plasmodium falciparum è il più letale, e può causare malaria cerebrale, una forma gravissima che ostruisce i capillari del cervello e porta al coma e spesso alla morte, anche in poche ore. Gli accessi febbrili si presentano ogni 48 ore (terzana maligna).
- Il Plasmodium vivax è meno violento ma molto tenace. Tende a dare ricadute, anche dopo mesi, perché resta quiescente nel fegato.
- Il Plasmodium malariae si distingue per un ciclo più lento, con febbre ogni 72 ore (quartana). Può persistere nell’organismo per anni, causando ricadute tardive.
- Il Plasmodium ovale, meno diffuso, si comporta in modo simile al vivax e può anch’esso restare inattivo nel fegato per lunghi periodi, presenta accessi febbrili ogni 48 ore (terzana benigna).
Tra tutte le forme, la malaria cerebrale è la più devastante. Causata esclusivamente dal Plasmodium falciparum, può uccidere in meno di 24 ore dall’inizio dei sintomi. I globuli rossi infetti diventano adesivi, si accumulano nei capillari del cervello e ne bloccano la circolazione. In caso di sopravvivenza, il paziente può riportare danni neurologici permanenti. Purtroppo, nei villaggi più isolati raggiungere una clinica in tempo è spesso impossibile. E anche quando si riesce a farlo, può mancare l’essenziale: un microscopio, farmaci efficaci, attrezzature sterili per le infusioni.
LA MALARIA OGGI
La battaglia contro la malaria non è finita
Ho dedicato buona parte della mia vita alla ricerca sulla malaria. Ancora oggi, a distanza di oltre un secolo dai miei primi studi, questo parassita continua a seminare dolore e morte. Ogni anno circa 600.000 persone perdono la vita a causa della malaria, e le vittime più frequenti sono i bambini sotto i cinque anni e le donne incinte . La mia generazione l’ha osservata da vicino; la vostra può finalmente sconfiggerla, ma solo se ne comprende le dinamiche e la portata.
Nel mondo
L’edizione 2024 del World Malaria Report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riporta i dati relativi alla malaria nel mondo nel 2023
In sintesi
- 263 milioni: numero di casi stimati globalmente in 83 Paesi endemici per malaria
- 597.000: numero stimato di decessi
- i bambini di età inferiore a 5 anni hanno rappresentato il 73,7% di tutti i decessi per malaria nel mondo
- il 94% dei casi (246 milioni) e il 95% (569 milioni) dei decessi si è verificato nella Regione africana dell'OMS.
World malaria report 2024
La regione africana continua a sopportare il peso maggiore della malattia con circa il 94% dei casi. In particolare, Nigeria (25,9%), Repubblica Democratica del Congo (12,6%), Uganda (4,8%), Etiopia (3,6%) e Mozambico (3,5%) presentano più della metà di tutti i casi mondiali. A livello globale, l'incidenza dei casi di malaria (cioè, numero di casi per 1000 abitanti in aree a rischio) dal 2000 al 2015 si è ridotta, passando da 79 nel 2000 a 58 nel 2015, mentre tra il 2015 e il 2022 è rimasta stabile. Nel 2023, invece, l’incidenza dei casi di malaria è leggermente aumentata rispetto al 2022, passando da 58,6 a 60,4. Dei 263 milioni di casi riportati nel 2023 la maggior parte è causata da Plasmodium falciparum.
Testo del paragrafo
Paesi e territori con casi autoctoni nel 2000 e loro situazione aggiornata al 2023 . Fonte: OMS, World Malaria Report 2024
Obiettivi e strategie
A livello globale, i decessi per malaria si sono costantemente ridotti nel periodo 2000-2023. Inoltre, nel mondo, il tasso di mortalità per malaria (cioè, il numero di decessi per 100 mila abitanti in aree a rischio) si è ridotto da circa 28,5 nel 2000, a 13,7 nel 2023, con un aumento nel 2020 di 55 mila decessi, raggiungendo 622 mila casi a seguito delle aumentate difficoltà sanitarie dovute alla pandemia di COVID-19.
Nonostante i risultati positivi, la malaria rimane ancora un grave problema sanitario:
- troppe persone non ricevono ancora un’assistenza di qualità negli interventi necessari per prevenire, individuare e curare la malattia;
- le emergenze umanitarie, come conflitti, violenza e disastri naturali, presenti nelle regioni endemiche, creano condizioni che possono aumentare il rischio di trasmissione;
- i fattori ambientali e climatici giocano un ruolo significativo nell'ostacolare i progressi verso un mondo libero dalla malaria;
- negli ultimi anni i progressi si sono fortemente rallentati anche a causa di risorse finanziarie insufficienti.
- adottare strategie di controllo capaci di mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici;
- promuovere un approccio centrato anche sulla parità di genere, sui diritti umani e sull'equità sanitaria;
- incrementare le risorse finanziare globali per la lotta alla malaria fino ai livelli necessari per il raggiungimento degli obiettivi.
Questi obiettivi sono parte della Strategia tecnica globale contro la malaria 2016-2030 che è stata adottata dall'Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2015 e aggiornata nel 2021. Fornisce un quadro completo per guidare i paesi nei loro sforzi per accelerare i progressi verso l'eliminazione della malaria. La strategia si pone l'obiettivo di ridurre l'incidenza e i tassi di mortalità per malaria a livello globale di almeno il 90% entro il 2030. Fonte OMS
LE CURE PER LA MALARIA
I principi attivi per combattere il morbo
CHININO
Sostanza già in uso nel 1600 ricavata dalla corteccia della pianta della china che Linneo battezzò Chincona officinalis, dal nome della moglie del viceré del Perù Anna de Osorio del Chincon, guarita da un indio dopo che si era ammalata di malaria appena giunta a Lima. Tecnicamente il chinino non cura la malaria, tuttavia può determinare la morte di un numero notevole di parassiti, può controllare la febbre malarica ed attenuare la sintomatologia soggettiva. La corteccia di China contiene una ventina di alcaloidi, tra i quali la chinidina e la chinina. La chinina ed i principi attivi chimicamente simili agiscono concentrandosi nei vacuoli del parassita (fase eritrocitaria). Normalmente il plasmodio digerisce l’emoglobina e converte i cataboliti in emozoina cristallizzata meno tossica. La chinina blocca questa conversione e l’emoglobina non cristallizzata provoca la morte del plasmodio per la formazione di radicali liberi e altri composti citotossici.
Nel 1900 fu istituito il chinino di Stato per la profilassi antimalarica: distribuito gratuitamente o a prezzo simbolico nelle zone interessate dal morbo
LA STORIA DEL CHININO
Corteccia di China -disegno di J. Bertuch del 1798
Pianta della china (Chincona officinalis) da cui è estratto il chinino
LE CURE PER LA MALARIA
I principi attivi per combattere il morbo
CLOROCHINA
MEFLOCHINA
La clorochina, strutturalmente correlata alla chinina, è un farmaco antimalarico sintetizzato nei laboratori a partire dagli anni ’40 del Novecento. Il suo meccanismo d’azione è simile a quello della chinina. Per decenni la clorochina ha rappresentato la prima linea nella profilassi e nel trattamento della malaria, soprattutto per il Plasmodium falciparum. È entrata in uso dal 1940 ed è raccomandata anche per le aree dove Plasmodium vivax è la specie predominante (Algeria, Marocco, Iraq, Siria, Turchia, Azerbaijan, Nord-Iran e Cina, eccetto la Cina del Sud). Tuttavia, la comparsa di ceppi resistenti in Asia, America Latina e Africa ha drasticamente ridotto la sua efficacia in molte aree endemiche. Gli effetti collaterali sono in parte sovrapponibili a quelli del chinino e includono: vomito e cefalea
La meflochina è un principio attivo specifico utilizzato per trattare infezioni da Plasmodium falciparum resistente alla clorochina. È impiegata anche nella profilassi e nel trattamento di infezioni da Plasmodium vivax, Plasmodium ovale e, più raramente, da Plasmodium malariae. Presenta però numerose controindicazioni (disturbi digestivi, disturbi a carico del sistema nervoso centrale), è sconsigliato durante la gravidanza e non deve essere assunto per periodi superiori a tre mesi, tutto ciò limita il suo utilizzo per uso profilattico.
ALTRI FARMACI
LE CURE PER LA MALARIA
I principi attivi per combattere il morbo
ARTEMISININA E SUOI DERIVATI
ATOVAQUONE E PROGUANIL
Riscoperta in tempi recenti, l’artemisinina si estrae dall’Artemisia annua, pianta medicinale adoperata in Cina da oltre 2000 anni. Tradizionalmente le parti aeree dell’Artemisia annua venivano preparate in infuso, ma questo processo può ridurre la quantità del principio attivo, rendendolo meno efficace. A isolare per la prima volta l’artemisinina, nel 1972, fu la scienziata cinese Tu Youyou. La sua corretta estrazione rappresentò una rivoluzione nella storia della lotta alla malaria. E’ un farmaco ad azione rapida e molto potente, la cui struttura chimica è diversa da quella di ogni altro farmaco antimalarico. Il principale problema dell’artemisinina e dei suoi derivati è che, da sola, spesso non elimina completamente l’infezione: è quindi necessario un trattamento combinato con altri farmaci antimalarici
Atovaquone-proguanil è l’ultimo farmaco antimalarico ad essere stato sviluppato, è ben tollerato e presenta una buona efficacia anche sui ceppi di P. falciparum resistenti. Un ulteriore vantaggio dell’associazione è l’azione sul parassita malarico anche nel suo stadio epatocitario, riducendo in tal modo considerevolmente il periodo di profilassi necessaria post-esposizione. Le due molecole, atovaquone e proguanil, interferiscono con due diverse vie coinvolte nella biosintesi delle pirimidine, necessarie per la replicazione degli acidi nucleici. Il meccanismo dazione dell’Atovaquone si esplica attraverso l’inibizione del trasporto degli elettroni mitocondriali. I più comuni effetti collaterali sono legati a disturbi gastrointestinali: dolori addominali, nausea e/o vomito, per cui è consigliata l’assunzione del farmaco con un pasto. Problemi dermatologici quali rash e prurito possono insorgere, legati probabilmente alla componente proguanil. Il farmaco deve essere assunto quotidianamente, iniziando un giorno prima dell’ingresso nell’area endemica, per tutto il periodo di permanenza, e per sette giorni dopo il rientro.
Pianta della china (Chincona officinalis) da cui è estratto il chinino
Colpire le zanzare per fermare la malattia
Esistono strategie di prevenzione efficaci e relativamente economiche che possono ridurre significativamente l’incidenza della malaria. Le misure preventive possono essere adottate da singoli e comunità. L’organizzazione e la collaborazione comunitaria sono essenziali per creare un ambiente più sicuro e ridurre il rischio di malaria. Eccone alcune: Impedire alle zanzare di pungere la gente:
- dormire sotto zanzariere
- installare zanzariere su porte e finestre
- applicare repellenti sulla pelle
- usare zampironi
- eliminare o coprire i posti dove le zanzare possono deporre le uova
- asciugare zone acquitrinose con bonifiche e drenaggi;
- introdurre nelle vasche e negli stagni pesci che mangiano le larve di zanzare
- spargere nelle zone di scolo e ristagno insetticidi speciali che uccidono le larve di zanzare.
Colpire le zanzare per fermare la malattia
Vita da zanzara Le zanzare si sviluppano da uova deposte sulla superficie o sul bordo di raccolte di acqua stagnante. Una volta schiuse liberano piccole larve (<1 mm) capaci di nuotare e di nutrirsi nell’acqua. Queste larve si accrescono attraverso 4 mute larvali. Nell’ultima muta si trasformano in pupe, lo stadio di transizione tra le larve acquatiche e le zanzare adulte. A temperature elevate come quelle tropicali o dei mesi estivi più caldi l’intero ciclo può svolgersi in meno di una settimana. Gli adulti della zanzara anofele vivono in genere fino a tre settimane. Le zanzare maschio e le zanzare femmina hanno abitudini alimentari differenti: i maschi succhiano il nettare dei fiori, La femmina invece, dopo l’accoppiamento, è ematofaga, ovvero va in cerca del pasto di sangue con cui ricavare le proteine utili allo sviluppo delle uova.
FOCUS Zanzara anofele: per saperne di più
VIDEO: Differenze tra zanzara femmina e maschio
VIDEO: Ciclo vitale della zanzara
Prevenirla è possibile
VACCINO CONTRO LA MALARIA
Una diagnosi precoce può salvare una vita. L’esame dello striscio di sangue è ancora oggi il metodo più affidabile per identificare la malaria, ma richiede un personale medico formato ad hoc e una strumentazione non sempre disponibile. I test rapidi, benché meno precisi, sono utili dove mancano le risorse. La prevenzione resta comunque fondamentale. Oltre alle zanzariere trattate, ai repellenti e alla profilassi in viaggio, oggi abbiamo anche un’arma nuova: il vaccino antimalarico.
Dopo decenni di ricerca, sono stati sviluppati vaccini efficaci e attualmente sono due i vaccini in uso contro la malaria provocata dal Plasmodium falciparum. Il primo vaccino è RTS,S/AS01, il nome commerciale è Mosquirix, studiato in collaborazione con l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline. Nell'ottobre 2021 è stato raccomandato dall'OMS per prevenire la malaria nei bambini.
LA DIAGNOSI
Il vaccino ha raggiunto oltre 2 milioni di bambini in Ghana, Kenya e Malawi attraverso un programma di distribuzione dal 2019 al 2023. Valutazioni in questi 3 paesi hanno dimostrato un calo del 13% della mortalità tra i bambini. Il programma pilota è stato completato alla fine del 2023 e tutti i paesi stanno proseguendo i loro programmi di vaccinazione contro la malaria. Il vaccino può essere somministrato a partire dai 5 mesi di età. Le dosi da somministrare sono quattro.
Si tratta di un vaccino a subunità, cioè piccole parti innocue del patogeno, costituito da un antigene che si trova sulla superficie del Plasmodium falciparum, a cui è stato aggiunto un adiuvante, una sostanza inerte che aiuta il sistema immunitario a reagire alla presenza dell’antigene. Una volta somministrato il vaccino, il sistema immunitario riconosce come estranee le proteine presenti e dà il via alla produzione di anticorpi contro di esse. Nel caso il parassita della malaria entri poi nel flusso sanguigno, in seguito alla puntura di una zanzara infetta, il sistema immunitario è quindi preparato e in grado di produrre anticorpi più rapidamente contro il microrganismo stesso, impedendogli di raggiungere il fegato, maturare e moltiplicarsi.
I risultati del primo vaccino contro la malaria
Nell’ottobre 2023 l’OMS ha raccomandato un secondo vaccino, R21/Matrix-M sviluppato dall’Università di Oxford, una versione aggiornata del primo vaccino, che ha le stesse modalità di somministrazione Entrambi i vaccini sono sicuri ed efficaci e hanno ridotto i casi di malaria di oltre la metà durante il primo anno dopo la vaccinazione, il periodo in cui i bambini sono ad alto rischio di malattia e morte. Una quarta dose di vaccino somministrata nel secondo anno di vita ha prolungato la protezione. Entrambi i vaccini riducono i casi di malaria del 75% se somministrati stagionalmente in aree ad alta trasmissione stagionale. L'impatto massimo si ottiene quando si utilizza una combinazione di strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche raccomandate dall'OMS. Decine di migliaia di giovani vite potrebbero essere salvate ogni anno con l'estensione su larga scala di questi vaccini. fonte: OMS
Jules Omes, nove mesi, riceve la sua prima dose di vaccino antimalarico. Fonte Unicef
Biotecnologie: quando la natura non basta
Oggi ci vengono in aiuto anche le biotecnologie Il medico Andrea Crisanti, insieme al suo team dell’Imperial College di Londra, ha sviluppato una tecnologia innovativa chiamata "gene drive" (in italiano può essere tradotto con “forzatura genetica”) per combattere la malaria. La tecnica consiste nel modificare geneticamente le zanzare Anopheles gambiae, responsabili della trasmissione del plasmodio: se le femmine non fossero fertili, oppure se nascessero solo maschi, poco alla volta la popolazione di zanzare sarebbe ridotta, fino ad estinguersi.
Per riuscirci è necessario intervenire sui meccanismi molecolari chiave per la riproduzione di queste zanzare. Poiché modificare geneticamente ogni zanzara singolarmente è impossibile, si utilizza il gene drive, un meccanismo basato sulla tecnologia CRISPR che consente a determinati geni di auto-propagarsi rapidamente nella popolazione: ad ogni generazione le zanzare geneticamente modificate, accoppiandosi con le zanzare naturali, sono in grado di trasmettere il carattere a tutta la progenie. In condizioni normali, un gene ha il 50% di possibilità di essere trasmesso di genitore in figlio, come previsto dalle leggi di Mendel. Se viene guidato con il gene drive, però, le sue probabilità di trasmissione arrivano a sfiorare il 100%. In questo modo, la modificazione genetica si diffonde in poche generazioni, portando potenzialmente all’estinzione della specie vettore della malaria. Questa tecnologia è ancora in fase di sperimentazione ma Crisanti afferma che siamo quasi pronti al rilascio delle zanzare modificate nell’ambiente. Rimangono da valutare problemi etici e di impatto sugli ecosistemi.
intervista al prof. Crisanti
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un servizio di Superquark
per saperne di più
Jules Omes, nove mesi, riceve la sua prima dose di vaccino antimalarico. Fonte Unicef
NOI E LA MALARIA: CHI DECIDE?
“La malaria è una malattia antica, ma non invincibile. Investire nella ricerca, nella distribuzione di farmaci sicuri, nel rafforzamento dei sistemi sanitari locali, può cambiare il destino di milioni di persone. Io, che l’ho osservata nascere nel sangue al microscopio, so che per sconfiggerla occorre prima riconoscerla e comprenderla. Solo così possiamo toglierle il potere di decidere chi vive e chi muore.” a noi direbbe Giovan Battista Grassi oggi
Progetto realizzato dagli studenti e dai docenti del Liceo Scientifico G.B. Grassi di Saronno in occasione del centenario della morte (1925-2025).
Si ringraziano per l'appassionata collaborazione:
- gli studenti del gruppo di lavoro per la mostra multimediale: Bergagnini Giulio, Ceriani Martina, Corti Lucrezia, Fortunato Niccolò, Giove Luigi, Greco Sara, Lazzara Simona, Marzorati Bianca, Musa Noemi, Paro Andrea Jordan, Pirotta Marta, Schiavo Campo Edoardo che hanno preparato video, animazioni, giochi, immagini, e anche prestato la loro voce per la lettura dei testi, guidati dai docenti Anna Banfi, Daniele Cannistrà e Gloria Pintus
- gli studenti della classe 4AS che con la guida del loro docente Gianluca Furnari hanno rivisto e rimodernato i testi e cercato collegamenti e approfondimenti nuovi
- gli studenti: Menniti Chiara, Lazzara Simona, Owen Bygate, Mardea Ngantcha, Sofia Miccoli, Thomas Braghin, Ianniello Alice, Balestrini Chiara e La Cava Claudia per le letture in inglese, guidati dalle loro docenti Paola Pietrasanta, Cristina Prada e Silvia Zingaro
- la trama e l'impaginazione della mostra, la revisione dei contenuti e alcune ricerche sono frutto del lavoro delle docenti Anna Banfi e Annalisa Bianchi, la docente Agata La Magna ha curato l'aggiornamento dei contenuti scientifici
- infine ringraziamo le ex docenti Franca Pagani e Anna Farina che per prime hanno lavorato per divulgare la conoscenza di G.B. Grassi tra i nostri studenti, e il cui lavoro passato è stato punto di partenza per quello attuale
Nel Nord, le risaie; nel Sud, i latifondi: due mondi agricoli diversi, emblemi – entrambi – del dramma della malaria. Ogni estate, il numero dei contagi aumentava con l’intensificarsi del lavoro nei campi. Dopo l’unificazione, il Parlamento — su impulso delle rilevazioni di Torelli e della commissione d’inchiesta Jacini — riconobbe la gravità del problema e promosse interventi di bonifica, culminati nel risanamento del delta del Tevere nel 1889. Ma la febbre, ostinata, non cedeva. Per secoli, si era ritenuto che la malaria fosse causata dai “miasmi” delle paludi e dai cattivi odori che infestavano le aree stagnanti. Eppure, somministrando acqua paludosa a gruppi di volontari, essa non produceva in loro alcun sintomo. Qualcosa, evidentemente, sfuggiva.
Nonostante i progressi, eventi naturali come acquazzoni, alluvioni e ondate di calore provocarono improvvise impennate di malaria, creando un ambiente favorevole alla moltiplicazione delle zanzare. Grandi catastrofi come i terremoti del 1905 e 1908, l’epidemia di colera del bienno 1910-1911 e l’infezione di peronospora nei vigneti di Puglia costrinsero i viticoltori a spostarsi nelle pianure costiere vicino alle paludi, con l’effetto di indebolire l’offensiva al morbo per mezzo del chinino.La Grande Guerra determinò un’ulteriore impennata dei contagi. Zone fortemente paludose e malariche, come quella tra l’Isonzo e il Piave, ospitavano grandi addensamenti di uomini, e le trincee erano l’antitesi della profilassi meccanica. Alcuni soldati rinunciavano al chinino nella speranza di ammalarsi e ottenere una licenza.
Late‑19th‑century in Italy One of Giovanni Battista Grassi’s most significant accomplishments was his contribution to the battle against malaria, a disease that had long been a devastating burden, particularly in Italy. In late‑19th‑century Italy, malaria was a leading cause of illness and poverty in rural districts. In the countryside around Rome, cases surged during the agricultural season; women in pregnancy and young labourers were especially vulnerable. By the late 19th century, malaria in Italy had become not just a health catastrophe, but also a symbol of poverty and underdevelopment. The disease weakened workers, led to physical deterioration, made many unfit for military service, and reduced the overall quality of life. It also limited access to education and therefore deepened ignorance. The situation was most extreme in two agricultural regions: the rice fields of the north and the large southern estates. Both suffered severely in summer, when farm labour intensified and malaria cases surged
In seguito, accompagnato da un amico, Pietro Grocco, mi sono recato in Germania, attratto non solo dalla fama di parecchi scienziati, ma soprattutto dalla ricchezza dei mezzi di cui erano dotate le Università tedesche. La Germania è stata una svolta per me: ho sperimentato tecniche all'avanguardia, ho avuto a mia disposizione una letteratura medica ampia e densa di documenti, sono stato a contatto con ambienti culturali brillanti, nei quali la ricerca scientifica era argomento di colloquio quotidiano e mi ha aiutato ad affinare la mia conoscenza della lingua tedesca. Ad Heidelberg, nel 1879, in linea con il pensiero evoluzionista, ho studiato lo sviluppo della corda dorsale nelle varie classi di vertebrati, cercando di portare prove di affinità e parentela tra specie, sulla base di omologie e analogie. Durante un’attività di laboratorio ho conosciuto la ricercatrice, poco più che ventenne, Marie Koenen, con la quale mi sono sposato appena prima del ritorno in Italia.
Per effettuare una stima accurata dei decessi dovuti alla malaria, è suggerito di moltiplicare le cifre ufficiali per cinque.Nel 1918 il morbo dovette uccidere quasi 60.000 italiani. Io mi ero ritirato a vita privata, ma tornai a combattere la malaria mosso da un forte sentimento patriottico e dalla compassione per le sofferenze patite dagli abitanti dell’Agro Romano. «Poiché mi mancavano le forze per i lavori che si richiedevano al fronte, mi proposi di giovare alla povera gente di campagna lottando contro la malaria, che sarà sempre un flagello per il nostro paese il quale non potrà mai dirsi redento finché la malaria non sarà tolta di mezzo».
Ricordo ancora le mie passeggiate nella campagna romana, a osservare i lavoratori agricoli nei mesi estivi. In quel paesaggio assolato vedevo giovani uomini abbattuti come querce colpite dal fulmine, distesi al suolo, tremanti per la febbre, preda di convulsioni, avvolti in coperte da cavallo. La malaria, flagello delle pianure italiane, colpiva senza pietà, soprattutto durante i mesi più caldi. La malattia non risparmiava nessuno. Erano vulnerabili soprattutto le donne in gravidanza: aborti spontanei, parti prematuri, emorragie gravi... Alla fine dell’Ottocento, la malaria non era solo un problema sanitario: era indice di sottosviluppo sociale ed economico. Fiaccava i corpi, abbassava la resistenza al lavoro, ostacolava l’istruzione e lo sviluppo culturale.
Colpire le zanzare per fermare la malattia
Esistono strategie di prevenzione efficaci e relativamente economiche che possono ridurre significativamente l’incidenza della malaria. Le misure preventive possono essere adottate da singoli e comunità. L’organizzazione e la collaborazione comunitaria sono essenziali per creare un ambiente più sicuro e ridurre il rischio di malaria. Impedire alle zanzare di pungere la gente Controllare la proliferazione delle zanzare Uccidere le zanzare adulte
Impedire alle zanzare di pungere la gente:
applicare repellenti sulla pelle: DEET (dietiltoluamide) o Icaridina (picaridina) tengono lontane le zanzare per 4-8 ore, a seconda di concentrazione e formulazione. Occorre seguire le istruzioni e riapplicare quando necessario, soprattutto la sera o senza altre protezioni;
Mi sono iscritto nell'ottobre del 1872 alla facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Pavia, frequentando il celebre collegio Ghislieri grazie ad una borsa di studio vinta e mantenuta per l'intero corso di studi (anche se, alla fine del quarto anno, sono stato espulso per “atti di indisciplina”, dovuti alla mia insofferenza nei confronti delle forme di autorità). Ho frequentato regolarmente la Biblioteca comunale di Como ed il laboratorio universitario; nel 1876 sono riuscito ad isolare le uova dell'anchilostoma, un verme parassita dell'uomo, responsabile di gravi anemie, indicando inoltre il modo di prevenirne e scongiurarne la diffusione. Interessato alla microscopia e alla parassitologia, mi sono cimentato in studi sulle tenie (Cestoda), sui trematodi (Trematoda) e ho anche testato su me stesso l'efficacia di preparati antielmintici. A scopo di ricostruirne il ciclo vitale ho immesso delle anguille nella pozza di Santa Marta a Rovellasca.
The anti‑malaria campaign and land reclamation (Agro Pontino) The Pontine Marshes (Agro Pontino) are a coastal plain southeast of Rome. For centuries the area was a malarial wetland; in the 1930s it was drained and reorganized for agriculture by the Opera Nazionale Combattenti (ONC). A national framework for ‘bonifica integrale’ (integral reclamation) was set in 1928. After having cleared and reclaimed the area with water pumps, the Opera Nazionale Fascista subdivided the former marshes into several lots, inaugurating the phase of agrarian reclamation. In 1931, the regime created the commissioner for migration and internal colonization, who had the task of recruiting families of peasants in good health from Veneto to assign them the colonial houses built in the province of Littoria. From 1932 to 1939, new towns (Littoria/Latina, Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia) were founded and tens of thousands of settler families—many from Veneto and the Northeast—were settled on farmsteads under sharecropping or tenancy contracts. Settler farms typically included a two‑storey brick house, stable and barn; windows and vents were screened, interiors whitewashed, and electric light used and equipped with electric light so that every mosquito could be killed. These are practical measures against mosquitoes complementing drainage, larval control and access to antimalarial medicines, such as quinine/atabrine via rural health stations.
All'età di ventinove anni, nel 1883, vengo nominato professore di zoologia, di anatomia e di fisiologia comparata all'Università di Catania; solo due anni più tardi, nel 1885, ho ottenuto il trasferimento a Roma, dove sono rimasto fino al termine della mia carriera. Dal 1903 ho insegnato anche entomologia agraria, per la prima volta presente nell'università romana. La capitale ha costituito la tappa decisiva nella scelta di dedicarmi all'insegnamento; tuttavia non ho abbandonato la ricerca: infatti ho deciso di intraprendere studi sui parassiti intestinali dell'uomo (sono riuscito ad associare l’anemia o la clorosi egiziana all’Anchylostoma!), le api e le mosche, l'origine dei miriapodi e degli insetti, la costituzione e lo sviluppo della società delle termiti.
Fighting malaria: prevention and treatment Malaria can be prevented and treated in several ways. The most effective methods focus on protecting people from mosquito bites, reducing mosquito numbers, and treating infections quickly. One of the best protections is to sleep under long-lasting insecticide-treated bed nets, which stop mosquitoes from biting at night. Spraying the inside walls of houses with insecticide is another useful tool. In some places, communities also work to reduce mosquito breeding by draining standing water or covering water containers. Medicines can help prevent malaria too. Pregnant women are often given preventive treatment with sulfadoxine–pyrimethamine (IPTp-SP) to protect both mother and baby. In areas where malaria is especially common during certain seasons, children can be protected through seasonal malaria chemoprevention (SMC), and some countries have also adopted intermittent preventive treatment in infants (IPTi-SP).
Giornale Luce B1088 del 05/05/1937 Descrizione sequenze: Mussolini arriva sul luogo salutato da autorità fasciste e esamina la mappa del complesso ; una donna consegna al duce un mazzo di fiori ; Mussolini seguito da Starace e altre autorità visita alcuni edifici del complesso agricolo ; compare sul muro di un edifico il motto :l'aratro traccia il solco ma è la spada che lo difende ; Mussolini apre il rubinetto del fontanile del complesso ; famiglie con mamme e bambini in braccio intorno a Mussolini ; balilla consegnano un omaggio a mussolini ; Mussolini tra la folla che applaude ;
Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare e del Laboratorio di Virologia e Microbiologia dell’Azienda Ospedale-Università Padova, è anche professore di Parassitologia molecolare all’Imperial College di Londra e professore per chiara fama di Microbiologia all’Università di Padova. Dal 2011 dirige la rivista scientifica «Pathogens and Global Health». È oggi senatore della Repubblica italiana.
Ho frequentato i primi tre anni della scuola elementare a Rovellasca e i seguenti due da interno al Collegio convitto maschile di Piazza San Francesco a Saronno, rientrando in famiglia solo la domenica. Sin da piccolo mi sono lasciato incuriosire dai più segreti processi della natura e, aiutato da un gruppo di coetanei, ero in costante ricerca di materiale per i miei studi. Passavo infinite ore nel giardino di casa ad esaminare larve e lombrichi con un temperino e una lente. Figli di contadini e di artigiani delle vicinanze mi hanno seguito incuriositi dalle mie avventure nell'esplorazione delle rogge che circondano il paese. Ho così proseguito il mio percorso da studente presso il Regio Ginnasio - Liceo Alessandro Volta di Como: sono riuscito ad acquisire la licenza classica in modo eccellente, sfoggiando 9 e 10 in tutte le materie, eccezion fatta per un 6 nello scritto di lingua italiana e un 8 in quello di matematica.
Sono state identificate diverse specie di Plasmodium, ciascuna con il suo volto.
- Il Plasmodium falciparum è il più letale, e può causare malaria cerebrale, una forma gravissima che ostruisce i capillari del cervello e porta al coma e spesso alla morte, anche in poche ore. Gli accessi febbrili si presentano ogni 48 ore (terzana maligna).
- Il Plasmodium vivax è meno violento ma molto tenace. Tende a dare ricadute, anche dopo mesi, perché resta quiescente nel fegato.
- Il Plasmodium malariae si distingue per un ciclo più lento, con febbre ogni 72 ore (quartana). Può persistere nell’organismo per anni, causando ricadute tardive.
- Il Plasmodium ovale, meno diffuso, si comporta in modo simile al vivax e può anch’esso restare inattivo nel fegato per lunghi periodi, presenta accessi febbrili ogni 48 ore (terzana benigna).
Impedire alle zanzare di pungere la gente:
usare zampironi: Il fumo, spesso a base di piretroidi o oli come la citronella, crea una zona protetta all’aperto nelle ore serali.
Ho dedicato buona parte della mia vita alla ricerca sulla malaria. Ancora oggi, a distanza di oltre un secolo dai miei primi studi, questo parassita continua a seminare dolore e morte. Ogni anno circa 600.000 persone perdono la vita a causa della malaria, e le vittime più frequenti sono i bambini sotto i cinque anni e le donne incinte . La mia generazione l’ha osservata da vicino; la vostra può finalmente sconfiggerla, ma solo se ne comprende le dinamiche e la portata.
Le zanzare si sviluppano da uova deposte sulla superficie o sul bordo di raccolte di acqua stagnante.Una volta schiuse liberano piccole larve (<1 mm) capaci di nuotare e di nutrirsi nell’acqua. Queste larve si accrescono attraverso 4 mute larvali. Nell’ultima muta si trasformano in pupe, lo stadio di transizione tra le larve acquatiche e le zanzare adulte. A temperature elevate come quelle tropicali o dei mesi estivi più caldi l’intero ciclo può svolgersi in meno di una settimana. Gli adulti della zanzara anofele vivono in genere fino a tre settimane. Le zanzare maschio e le zanzare femmina hanno abitudini alimentari differenti: i maschi succhiano il nettare dei fiori, La femmina invece, dopo l’accoppiamento, è ematofaga, ovvero va in cerca del pasto di sangue con cui ricavare le proteine utili allo sviluppo delle uova.
Impedire alle zanzare di pungere la gente:
installare zanzariere su porte e finestre, o usare tende simili eventualmente trattate, offre protezione aggiuntiva all’intera famiglia;
Atovaquone-proguanil è l’ultimo farmaco antimalarico ad essere stato sviluppato, è ben tollerato e presenta una buona efficacia anche sui ceppi di P. falciparum resistenti.Un ulteriore vantaggio dell’associazione è l’azione sul parassita malarico anche nel suo stadio epatocitario. Le due molecole, atovaquone e proguanil, interferiscono con due diverse vie coinvolte nella biosintesi delle pirimidine, necessarie per la replicazione degli acidi nucleici. Il meccanismo d'azione dell’Atovaquone si esplica attraverso l’inibizione del trasporto degli elettroni mitocondriali. I più comuni effetti collaterali sono legati a disturbi gastrointestinali. Il farmaco deve essere assunto quotidianamente, iniziando un giorno prima dell’ingresso nell’area endemica, per tutto il periodo di permanenza, e per sette giorni dopo il rientro.
La regione africana continua a sopportare il peso maggiore della malattia con circa il 94% dei casi. In particolare, Nigeria (25,9%), Repubblica Democratica del Congo (12,6%), Uganda (4,8%), Etiopia (3,6%) e Mozambico (3,5%) presentano più della metà di tutti i casi mondiali. A livello globale, l'incidenza dei casi di malaria (cioè, numero di casi per 1000 abitanti in aree a rischio) dal 2000 al 2015 si è ridotta, passando da 79 nel 2000 a 58 nel 2015, mentre tra il 2015 e il 2022 è rimasta stabile. Nel 2023, invece, l’incidenza dei casi di malaria è leggermente aumentata rispetto al 2022, passando da 58,6 a 60,4. Dei 263 milioni di casi riportati nel 2023 la maggior parte è causata da Plasmodium falciparum.
Verso la fine del 1944 arrivò il DDT, un insetticida per zanzare e larve. Esso ebbe un ruolo importante nel risanamento, ma non agì da solo. La fine della guerra comportò un miglioramento generale delle condizioni di vita nelle campagne: ebbe fine il latifondismo, furono introdotte colture intensive, vennero costruite case più sicure e l’alimentazione migliorò grazie agli aiuti del Piano Marshall. Medici, scuole e strutture sanitarie agevolarono la ripartenza.
Era necessario dimostrare l’ipotesi con esperimenti controllati. Nell’ospedale Santo Spirito di Roma liberammo zanzare infette in una stanza chiusa, dove si trovava un volontario sano. Dopo qualche giorno, sviluppò la classica febbre malarica. La scienza aveva parlato. Il 28 settembre 1898, presentai la mia scoperta all’Accademia dei Lincei, ma, ahimè, la gloria non mi arrise subito: nel 1902, il premio Nobel per la medicina fu assegnato a Ronald Ross per i suoi studi sulla malaria degli uccelli. Sebbene brillante, Ross rivendicò per sé anche i miei meriti: ne nacque una campagna denigratoria nei miei confronti.
Nell’autunno del 1943 i tedeschi concepirono un piano che alcuni storici hanno definito come «guerra biologica»: allagare l’Agro Pontino per far prosperare le zanzare Anopheles labranchiae e favorire la diffusione della malaria. I civili furono costretti a scappare, perché non vi fossero testimoni. Invertendo il sistema delle pompe idrovore, i tedeschi fecero entrare acqua salata nei campi. Si formò un vasto acquitrino, che distrusse le coltivazioni e uccise gli animali. Ma il piano tedesco era destinato al fallimento. Il 4 giugno 1944 gli Alleati giunsero da Cassino e Anzio e riuscirono a prendere Roma senza grandi difficoltà. Avevano con sé medicine come l’atebrina, repellenti, zanzariere e tende protette e si mossero velocemente prima che la stagione della malaria iniziasse davvero
Si tratta di un vaccino a subunità, cioè piccole parti innocue del patogeno, costituito da un antigene che si trova sulla superficie del Plasmodium falciparum, a cui è stato aggiunto un adiuvante, una sostanza inerte che aiuta il sistema immunitario a reagire alla presenza dell’antigene. Una volta somministrato il vaccino, il sistema immunitario riconosce come estranee le proteine presenti e dà il via alla produzione di anticorpi contro di esse. Nel caso il parassita della malaria entri poi nel flusso sanguigno, in seguito alla puntura di una zanzara infetta, il sistema immunitario è quindi preparato e in grado di produrre anticorpi più rapidamente contro il microrganismo stesso, impedendogli di raggiungere il fegato, maturare e moltiplicarsi.
Si diede avvio a quella che chiamavo profilassi meccanica: abitazioni solide, protette dalle zanzare con reticelle alle porte e finestre, e la raccomandazione di restare al chiuso dopo il tramonto e prima dell’alba. Studiando la malattia, giunsi alla conclusione che ogni stagione malarica nasceva dal sangue dei recidivi che avevano contratto il morbo l’anno precedente. Nel 1901 ottenni dal Parlamento l’introduzione della protezione chimica, che consisteva nella somministrazione preventiva di chinino, un rimedio antimalarico già noto in Europa sin dal Seicento grazie alla corteccia dell’albero di china.
Sostanza già in uso nel 1600 ricavata dalla corteccia della pianta della china che Linneo battezzò Chincona officinalis, dal nome della moglie del viceré del Perù Anna de Osorio del Chincon, guarita da un indio dopo che si era ammalata di malaria appena giunta a Lima. Tecnicamente il chinino non cura la malaria, tuttavia può determinare la morte di un numero notevole di parassiti, può controllare la febbre malarica ed attenuare la sintomatologia soggettiva. La corteccia di China contiene una ventina di alcaloidi, tra i quali la chinidina e la chinina. La chinina ed i principi attivi chimicamente simili agiscono concentrandosi nei vacuoli del parassita (fase eritrocitaria). Normalmente il plasmodio digerisce l’emoglobina e converte i cataboliti in emozoina cristallizzata meno tossica. La chinina blocca questa conversione e l’emoglobina non cristallizzata provoca la morte del plasmodio per la formazione di radicali liberi e altri composti citotossici.
La crisi malarica presenta degli aspetti tipici: comincia con una sensazione di freddo intenso che progredisce rapidamente fino a comparsa di forti brividi. Dopo circa un'ora, la temperatura corporea comincia a salire fino a raggiungere 39-41°C. La febbre è associata a forte mal di testa, nausea, vomito e spesso convulsioni. Poi, nel sudore, la temperatura comincia a scendere. Dopo poche ore il paziente si sente esausto ma i sintomi descritti spariscono e la situazione torna apparentemente normale, per ricominciare tutto daccapo quando giunge la crisi successiva. La febbre è causata dalla rottura sincrona dei globuli rossi infettati dai parassiti, che mettono in circolo grandi quantità di molecole che hanno un effetto tossico. In assenza di cure una persona forte e ben nutrita guarisce spontaneamente. Ma nel caso di malaria causata da Plasmodium falciparum la situazione può diventare sempre più grave fino a portare alla morte il malato.
Biography and studies of Grassi A Modern Mind Ahead of His Time This exhibition is dedicated to Giovanni Battista Grassi, a distinguished Italian scientist and a central figure of the Italian ‘school of malariology’, whose brilliant mind and insatiable curiosity led to pivotal discoveries in various scientific fields, such as zoology, parasitology, entomology. We invite you to explore his life, his research, and his legacy — not only as a scholar, but also as a committed educator. Born in Rovellasca in the province of Como on March 27, 1854, Grassi grew up in a time of rapid scientific change. He studied at the University of Pavia, where he graduated in both Medicine and Natural Sciences, and further enriched his education in Germany, working alongside some of the greatest scientists of his time. His professional path led him to teach in several prestigious Italian universities — Messina, Catania, and finally Rome, where he left a permanent mark on generations of students. In 1898, together with Amico Bignami and Giuseppe Bastianelli (and within a wider Roman group including Celli, Golgi and Marchiafava), Grassi conclusively showed that malaria in humans is transmitted by mosquitoes of the genus Anopheles. By exposing a healthy volunteer to bites of laboratory‑reared anophelines previously fed on malaria patients, the team induced a malaria attack and thus demonstrated vector transmission. Grassi and colleagues presented their results to the Accademia dei Lincei in late 1898. In his final months, aware that he was near the end of his life, Grassi continued to teach and to revise his manuscripts. An oft‑recounted anecdote tells that, noticing an error in a draft, he asked his daughter Isabella to retrieve the pages so he could correct them. His last study (on goitre) remained unfinished. Grassi died on 4 May 1925 and was buried in Fiumicino.
La meflochina è un principio attivo specifico utilizzato per trattare infezioni da Plasmodium falciparum resistente alla clorochina. È impiegata anche nella profilassi e nel trattamento di infezioni da Plasmodium vivax, Plasmodium ovale e, più raramente, da Plasmodium malariae. Presenta però numerose controindicazioni (disturbi digestivi, disturbi a carico del sistema nervoso centrale), è sconsigliato durante la gravidanza e non deve essere assunto per periodi superiori a tre mesi, tutto ciò limita il suo utilizzo per uso profilattico.
Dopo decenni di ricerca, sono stati sviluppati vaccini efficaci e attualmente sono due i vaccini in uso contro la malaria provocata dal Plasmodium falciparum.Il primo vaccino è RTS,S/AS01, il nome commerciale è Mosquirix, studiato in collaborazione con l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline. Nell'ottobre 2021 è stato raccomandato dall'OMS per prevenire la malaria nei bambini.
Oggi ci vengono in aiuto anche le biotecnologie. Il medico Andrea Crisanti, insieme al suo team dell’Imperial College di Londra, ha sviluppato una tecnologia innovativa chiamata "gene drive" (in italiano può essere tradotto con “forzatura genetica”) per combattere la malaria. La tecnica consiste nel modificare geneticamente le zanzare Anopheles gambiae, responsabili della trasmissione del plasmodio: se le femmine non fossero fertili, oppure se nascessero solo maschi, poco alla volta la popolazione di zanzare sarebbe ridotta, fino ad estinguersi.
When it comes to symptoms, malaria typically begins with fever, chills, sweats, headaches, and muscle aches. Anaemia and an enlarged spleen may appear as the disease progresses. Fever often follows recognizable patterns, though not always. With P. vivax and P. ovale, the fevers tend to occur every 48 hours (a “benign tertian” pattern). P. falciparum often produces a more irregular 48-hour cycle and can be much more severe. P. malariae is linked with 72-hour “quartan” fevers, and P. knowlesi has been associated with a daily, or “quotidian,” fever. Severe malaria, most often caused by P. falciparum, is life-threatening. It can lead to cerebral malaria (with confusion or coma), severe anaemia, metabolic acidosis, respiratory distress, dangerously low blood sugar, kidney failure, or shock. In these cases, rapid treatment can make the difference between life and death.
Sono nato a Rovellasca in provincia di Como nell’ormai lontano 27 Marzo 1854. Mio padre Luigi apparteneva a una nota famiglia milanese e si stabilì qui come esattore dell’erario dopo aver acquistato diversi terreni. Mia madre, Costanza Mazzucchelli, era originaria di Como e grazie alla sua istruzione riuscì a influenzare positivamente me, i miei fratelli e mia sorella. Sono il secondo di quattro figli: Giulio è un ingegnere mentre Giuseppe e Isabella sono insegnanti. Nel cimitero di Rovellasca si trova ancora la tomba di famiglia.
Understanding malaria Until the middle of the 1800s, doctors didn’t really know what caused malaria. In 1849, in Algeria, scientists saw small black dots (called malarial pigment) in the blood of people who had died from malaria, using a microscope. But it wasn’t until 1880 that a French doctor named Laveran found something more: during a fever, he saw small moving organisms in the blood. These tiny organisms could live and grow inside human red blood cells. This was the moment when scientists finally identified the parasite that causes malaria. Still, for more than 10 years, many scientists didn’t believe this discovery. They were not sure if the parasite was really the cause of the disease. The 1880s were an important time for understanding how malaria works. A group of scientists from Rome, known as the "Roman school," played a big role in this. Some of the most important people were Celli, Golgi, Marchiafava, Bignami, Bastianelli, and of course, Giovanni Battista Grassi. Grassi especially helped thanks to his deep knowledge of animals, while the others added medical and hygiene expertise. People had already guessed that mosquitoes might spread malaria. A scientist named Ronald Ross, who was working in India, studied mosquitoes a lot and found out they could spread malaria in birds. But scientists still had a big question: Is the mosquito the only way to get malaria? Or could people also get sick by drinking dirty water or breathing infected air? Grassi worked independently, studying mosquitoes very carefully. He paid attention to the details and used a microscope to check his findings. After many tests, he discovered that not all mosquitoes spread malaria. Only a special kind, called Anopheles mosquitoes, can carry the disease. In 1898, he announced that these mosquitoes are the ones responsible, because they let the malaria parasite grow inside them. The most important thing was that Grassi and other scientists proved one key fact: the malaria parasite can’t live outside the human body. So, if mosquitoes don’t bite people, they can’t spread the disease. This meant that stopping mosquitoes was the best way to stop malaria. Luckily, the health authorities in Rome took action right away. They started campaigns to fight malaria by using mosquito nets, cleaning up swamps, cutting down plants where mosquitoes lived, and using insecticides. Large‑scale land‑reclamation and hygiene campaigns did not immediately eradicate malaria, but they laid groundwork for later successes
Il vaccino ha raggiunto oltre 2 milioni di bambini in Ghana, Kenya e Malawi attraverso un programma di distribuzione dal 2019 al 2023. Valutazioni in questi 3 paesi hanno dimostrato un calo del 13% della mortalità tra i bambini. Il programma pilota è stato completato alla fine del 2023 e tutti i paesi stanno proseguendo i loro programmi di vaccinazione contro la malaria. Il vaccino può essere somministrato a partire dai 5 mesi di età. Le dosi da somministrare sono quattro.
Mi annoverarono fra i luminari della medicina italiana dell’epoca ed ebbi l’incarico di commissario. Si costruirono sanatori antimalarici in località montane e marittime e si approvarono leggi speciali per garantire sostegno alle regioni più arretrate del sud Italia. Nell’Agro Romano fu prezioso l’ausilio della Croce Rossa. Dal 1900 al 1914 i governi Giolitti e Sonnino, con l’appoggio locale dei prefetti, organizzarono campagne di informazione nelle zone rurali, nelle scuole e nei ricoveri, affidate a studenti e medici universitari che somministravano anche il chinino. Grazie a queste iniziative, già nel 1914 le morti per malaria erano scese a un ottavo rispetto al 1900. Per me questi risultati compensavano una vita di impegno, confermando che la malaria poteva essere finalmente sconfitta.
La clorochina, strutturalmente correlata alla chinina, è un farmaco antimalarico sintetizzato nei laboratori a partire dagli anni ’40 del Novecento. Il suo meccanismo d’azione è simile a quello dell’alcaloide chinina.Per decenni la clorochina ha rappresentato la prima linea nella profilassi e nel trattamento della malaria, soprattutto per il Plasmodium falciparum. È entrata in uso dal 1940 ed è raccomandata anche per le aree dove Plasmodium vivax è la specie predominante. Tuttavia, la comparsa di ceppi resistenti in Asia, America Latina e Africa ha drasticamente ridotto la sua efficacia in molte aree endemiche. Gli effetti collaterali sono in parte sovrapponibili a quelli del chinino e includono: vomito, cefalea, rush cutaneo, e transitori disturbi della messa a fuoco.
Una diagnosi precoce può salvare una vita. L’esame dello striscio di sangue è ancora oggi il metodo più affidabile per identificare la malaria, ma richiede un personale medico formato ad hoc e una strumentazione non sempre disponibile. I test rapidi, benché meno precisi, sono utili dove mancano le risorse.La prevenzione resta comunque fondamentale. Oltre alle zanzariere trattate, ai repellenti e alla profilassi in viaggio, oggi abbiamo anche un’arma nuova: il vaccino antimalarico.
Malaria during World War II The reclamation of the Pontine Marshes served as a prototype for a series of similar projects to be implemented in Puglia and in the lower Volturno valley in Campania, but these were interrupted by the Second World War and never completed. During World War II (1943–44), retreating German forces planned to hinder the advance of the Allies by flooding the Pontine Marshes. The reportedly reversed pumps and opened river‑mouth sluices to reflood parts of the plain with brackish water, favouring Anopheles labranchiae. While this did not stop the Allied advance, who successfully reached and liberated Rome on June 4, 1944, the flood had catastrophic effects on civilians—with agricultural devastation, housing collapse and a surge in malaria amid scarcity of medicines. Luckily, by late 1944–45 DDT, a human-made persistent insecticide, was successfully introduced to the anti-malaria campaign to eliminate the vector insects and their larvae, aiming to break the transmission cycle. However, it is unreasonable to attribute the ultimate success against malaria solely to DDT. The Italians also benefited from improved environmental conditions, sturdier housing, agrarian change and improved nutrition and health services.
Ho anche ricostruito il ciclo vitale delle anguille e scoperto un nuovo tipo di aracnide, che ho battezzato Koenenia mirabilis, in onore di mia moglie, nel pieno rispetto delle regole di nomenclatura di Linneo. L'ordine fu poi definito dei Palpigradi da T.T. Thorell, che descrisse la scoperta come d'alto interesse per l'aracnidologia. A mio parere il ricercatore deve essere «animato da due idee fondamentali: la prima è che la ricerca scientifica, per quanto poco redditizia, è più importante di ogni altra carriera; la seconda è che la scienza non può essere uno svago per curiosi, ma deve occuparsi dei problemi di base – economici e sanitari – della gente comune, specialmente di quella più disagiata e sofferente».
Mi sono laureato in Medicina nel 1878 e poco dopo mi sono trasferito a Messina per seguire le ricerche del professor Nikolaus Kleinenberg, zoologo ed eccellente ricercatore, sull'embriologia degli invertebrati. Durante il soggiorno a Messina, ho studiato i Chetognati, un gruppo di animali marini, individuando 14 nuove specie e concludendo che rappresentano un phylum autonomo non assimilabile ad altri gruppi zoologici noti.
La bonifica del territorio non era solo un’opera idraulica e agraria. Bisognava pensare alla bonifica igienica, alla protezione delle persone e alla lotta contro la malaria, che serpeggiava ancora nei nuovi insediamenti. Negli anni Trenta, su iniziativa del regime, coloni veneti cominciarono a confluire nella provincia di Littoria. Il regime fascista li chiamava a popolare le nuove terre, assegnando loro case coloniche: famiglie che sfidavano un ambiente insidioso, armate di intonaco, reti e chinino, pronte a combattere contro il flagello invisibile che io studiavo da tutta la vita. Molti contadini conoscevano la malaria e avevano già elaborato strategie di protezione.
Per riuscirci è necessario intervenire sui meccanismi molecolari chiave per la riproduzione di queste zanzare. Poiché modificare geneticamente ogni zanzara singolarmente è impossibile, si utilizza il gene drive, un meccanismo basato sulla tecnologia CRISPR che consente a determinati geni di auto-propagarsi rapidamente nella popolazione: ad ogni generazione le zanzare geneticamente modificate, accoppiandosi con le zanzare naturali, sono in grado di trasmettere il carattere a tutta la progenie. In condizioni normali, un gene ha il 50% di possibilità di essere trasmesso di genitore in figlio, come previsto dalle leggi di Mendel. Se viene guidato con il gene drive, però, le sue probabilità di trasmissione arrivano a sfiorare il 100%. In questo modo, la modificazione genetica si diffonde in poche generazioni, portando potenzialmente all’estinzione della specie vettore della malaria. Questa tecnologia è ancora in fase di sperimentazione ma Crisanti afferma che siamo quasi pronti al rilascio delle zanzare modificate nell’ambiente. Rimangono da valutare problemi etici e di impatto sugli ecosistemi.
More than four years since being launched, the first malaria vaccine has reached over 2 million children in three African countries through the Malaria Vaccine Implementation Programme. Results show high impact in Ghana, Kenya and Malawi: 13% drop in deaths in young children; access to malaria prevention measure is up to 94%.
Alla mia ultima lezione universitaria, a Roma, mi presentai in aula ormai conscio di essere giunto al capolinea. Ma ero ancora vigile. In punto di morte, mandai mia figlia Isabella in tipografia a recuperare le bozze di un mio studio, in cui ricordavo di aver lasciato un errore. Prima di morire, il 4 maggio 1925, chiesi di essere sepolto lì, nell’Agro Romano, dove tutto era iniziato e dove tutto, forse, era prossimo a cambiare. Avevo dedicato la mia esistenza allo studio della malaria, che da troppo tempo affliggeva l’Agro Romano. Eppure nel 1925, mentre i fascisti concepivano i loro piani di bonifica, preannunciai nel mio ultimo lavoro che il sacrificio dei lavoratori sarebbe stato troppo grande, tanto più che essi erano ignari del valore della propria salute: ciò non era degno di una nazione che si vantava di essere fra le prime ad aver imboccato la via del progresso.
Malaria’s impact worldwide Malaria remains a major global health issue, primarily affecting tropical and subtropical regions. Despite significant progress in prevention, diagnosis, and treatment, malaria continues to cause millions of infections and hundreds of thousands of deaths each year, especially in sub-Saharan Africa. Malaria remains a major global health challenge. In 2023 the World Health Organization estimated about 263 million cases and 597,000 deaths worldwide, with the WHO African Region accounting for the vast majority of the burden. Children under five bear a disproportionate share of mortality. Sadly, progress is still slowed by challenges like health service disruptions, resistance to drugs and insecticides, and poor access to prevention and treatment.
I plasmodi malarici sono dei Protozoi e hanno un ciclo vitale molto complesso, che si svolge in due ospiti: uomo e zanzara. L’infezione è trasmessa all’uomo solo dalla femmina della zanzara Anopheles. Per poter sviluppare le uova le zanzare devono nutrirsi di sangue ed è in occasione di questi “pasti” che la zanzara inocula i parassiti contenuti nelle ghiandole salivari. Esistono circa 430 specie di Anopheles, ma soltanto 30-50 sono in grado di fungere da vettori della malattia. Contrariamente all’uomo, la zanzara non subisce danni dalla presenza del parassita.
Uno degli aspetti più subdoli della malaria è che non tutti gli infetti si ammalano. Alcuni diventano portatori sani, e proprio da loro le zanzare possono raccogliere il parassita e trasmetterlo a persone più vulnerabili. Ho imparato che nella malaria non tutto si mostra subito. Specie come il Plasmodium vivax o l’ovale possono nascondersi nel fegato per mesi o anni, per poi risvegliarsi e provocare ricadute. Chi ha sofferto di malaria difficilmente la dimentica. Gli attacchi iniziano con brividi violenti, seguiti da un picco febbrile che può superare i 40°C e infine da sudorazione profusa. Questo ciclo si ripete ogni due o tre giorni, a seconda della specie infettante. Il corpo si indebolisce, la mente si annebbia, la vita si consuma a ogni nuovo attacco.
Nell’ottobre 2023 l’OMS ha raccomandato un secondo vaccino, R21/Matrix-M sviluppato dall’Università di Oxford, una versione aggiornata del primo vaccino, che ha le stesse modalità di somministrazione.Entrambi i vaccini sono sicuri ed efficaci e hanno ridotto i casi di malaria di oltre la metà durante il primo anno dopo la vaccinazione, il periodo in cui i bambini sono ad alto rischio di malattia e morte. Una quarta dose di vaccino somministrata nel secondo anno di vita ha prolungato la protezione. Entrambi i vaccini riducono i casi di malaria del 75% se somministrati stagionalmente in aree ad alta trasmissione stagionale. L'impatto massimo si ottiene quando si utilizza una combinazione di strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche raccomandate dall'OMS. Decine di migliaia di giovani vite potrebbero essere salvate ogni anno con l'estensione su larga scala di questi vaccini. Dati tratti dalla pagina informativa dell’OMS
Vaccines are now available as well. The World Health Organization recommends two malaria vaccines—RTS,S/AS01 and R21/Matrix-M—for children living in areas where malaria is common. These vaccines are given in four doses and can greatly reduce the risk of serious illness
Il noto programma di divulgazione scientifica è entrato nei laboratori di Terni, sede delle ricerche in Ecologia e Genetica del Polo GGB, per conoscere gli ultimi sviluppi tecnologici in tema di GENE DRIVE e capire la tecnologia per la lotta contro la malaria. Il servizio, andato in onda il 14 agosto 2019, entra nel merito della tecnologia in modo chiaro consentendo una efficace divulgazione delle ricerche condotte presso il Polo GGB e ponendo l’accento su un problema sanitario che ancora oggi causa il decesso di milioni di persone al mondo, di cui il 70% sono bambini di età inferiore ai 5 anni.
Il decennio del 1880 fu cruciale: affiancato da menti brillanti come Bignami, Bastianelli, Golgi e Marchiafava, unii le mie conoscenze zoologiche a quelle mediche, convinto che un agente animale fosse responsabile della trasmissione del parassita. Prendeva forma l’idea che una zanzara potesse essere il tramite tra l’uomo e la malaria. Analizzando diversi tipi di zanzara, restrinsi la lista dei sospetti. Non erano tutte colpevoli. Il 13 agosto 1898 annunciai al mondo di aver scoperto che solo l’Anopheles, e non le comuni zanzare Culex, poteva trasmettere la malaria.
Col tempo, fortunatamente, qualche soddisfazione arrivò: fui nominato senatore del Regno d’Italia nel 1908, divenni membro della Società Italiana delle Scienze e di varie istituzioni scientifiche. Il rettore dell’Università di Lipsia mi conferì una laurea honoris causa per i miei studi sul paludismo.
If someone does get malaria, treatment depends on the type and severity. For the most dangerous kind (Plasmodium falciparum), the standard treatment is a combination of medicines that include artemisinin, a very effective drug derived from a plant. In severe cases, artesunate is given by injection before switching to oral medicines. For other types, like P. vivax and P. ovale, extra medicine is needed to kill hidden forms of the parasite in the liver that can cause relapses. A few older medicines are still used in some places, such as quinine and chloroquine, but they’re not always effective because the parasite has developed resistance in many areas. Artemisinin and its related medicines are now the backbone of malaria treatment worldwide, though doctors are keeping a close eye on signs of resistance in some regions.
Il noto programma di divulgazione scientifica è entrato nei laboratori di Terni, sede delle ricerche in Ecologia e Genetica del Polo GGB, per conoscere gli ultimi sviluppi tecnologici in tema di GENE DRIVE e capire la tecnologia per la lotta contro la malaria. Il servizio, andato in onda il 14 agosto 2019, entra nel merito della tecnologia in modo chiaro consentendo una efficace divulgazione delle ricerche condotte presso il Polo GGB e ponendo l’accento su un problema sanitario che ancora oggi causa il decesso di milioni di persone al mondo, di cui il 70% sono bambini di età inferiore ai 5 anni.
Nel 1878, in Algeria, il medico francese Alphonse Laveran scoprì nei globuli rossi dei malati strani corpi pigmentati, che rivelò essere parassiti. A Roma, Celli e Marchiafava confermarono l’osservazione, battezzandoli “plasmodi”. Fu Camillo Golgi, con le sue acute osservazioni, a distinguere le specie patogene: Plasmodium vivax, Plasmodium falciparum, Plasmodium malariae. Dimostrò che questi parassiti causano la febbre intermittente, moltiplicandosi nei globuli rossi fino a romperli.
Riscoperta in tempi recenti, l’artemisinina si estrae dall’Artemisia annua, pianta medicinale adoperata in Cina da oltre 2000 anni. Tradizionalmente le parti aeree dell’Artemisia annua venivano preparate in infuso, ma questo processo può ridurre la quantità del principio attivo, rendendolo meno efficace. A isolare per la prima volta l’artemisinina, nel 1972, fu la scienziata cinese Tu Youyou. La sua corretta estrazione rappresentò una rivoluzione nella storia della lotta alla malaria. E’ un farmaco ad azione rapida e molto potente, la cui struttura chimica è diversa da quella di ogni altro farmaco antimalarico. Il principale problema dell’artemisinina e dei suoi derivati è che, da sola, spesso non elimina completamente l’infezione: è quindi necessario un trattamento combinato con altri farmaci antimalarici
In sintesi263 milioni: numero di casi stimati globalmente in 83 Paesi endemici per malaria 597.000: numero stimato di decessi i bambini di età inferiore a 5 anni hanno rappresentato il 73,7% di tutti i decessi per malaria nel mondo il 94% dei casi (246 milioni) e il 95% (569 milioni) dei decessi si è verificato nella Regione africana dell'OMS.
Gambusia affinis
Carassius auratus - pesce rosso
Originario della Cina meridionale, il pesce rosso in natura vive in fiumi, laghi e specchi d'acqua. Vengono immessi in acque stagnanti per ridurre la popolazione di zanzare, ma la loro introduzione può avere conseguenze negative sull'ecosistema
Introdotta in Italia nel 1927 come specie predatrice di larve acquatiche, oggi il suo rilascio in natura è proibito e sanzionato, per i danni che può portare agli ecosistemi come specie aliena invasiva
I comuni ebbero l’obbligo di gestire la somministrazione del chinino. Osservai che i pazienti non si fidavano dei medici che si limitavano a somministrare il chinino o che li indirizzavano verso altri medici. Bisognava costruire un rapporto di fiducia. Un ruolo importante ebbe il servizio ostetrico: seguendo le gravidanze, i medici potevano prelevare campioni di sangue, ricercare il parassita e organizzare visite di controllo. In questa campagna, i medici furono definiti «apostoli di salute e igiene».
Tra tutte le forme, la malaria cerebrale è la più devastante. Causata esclusivamente dal Plasmodium falciparum, può uccidere in meno di 24 ore dall’inizio dei sintomi. I globuli rossi infetti diventano adesivi, si accumulano nei capillari del cervello e ne bloccano la circolazione. In caso di sopravvivenza, il paziente può riportare danni neurologici permanenti. Purtroppo, nei villaggi più isolati raggiungere una clinica in tempo è spesso impossibile. E anche quando si riesce a farlo, può mancare l’essenziale: un microscopio, farmaci efficaci, attrezzature sterili per le infusioni.
Nonostante i risultati positivi, la malaria rimane ancora un grave problema sanitario:
- troppe persone non ricevono ancora un’assistenza di qualità negli interventi necessari per prevenire, individuare e curare la malattia
- le emergenze umanitarie, come conflitti, violenza e disastri naturali, presenti nelle regioni endemiche, creano condizioni che possono aumentare il rischio di trasmissione
- i fattori ambientali e climatici giocano un ruolo significativo nell'ostacolare i progressi verso un mondo libero dalla malaria
- negli ultimi anni i progressi si sono fortemente rallentati anche a causa di risorse finanziarie insufficienti.
- adottare strategie di controllo capaci di mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici
- promuovere un approccio centrato anche sulla parità di genere, sui diritti umani e sull'equità sanitaria
- incrementare le risorse finanziare globali per la lotta alla malaria fino ai livelli necessari per il raggiungimento degli obiettivi.
Malaria is usually passed on through the bite of an infected female Anopheles mosquito, which injects Plasmodium sporozoites into the bloodstream. While this is by far the main way the infection spreads, there are a few other, less common routes. A mother can pass it to her baby during pregnancy or delivery, and it can also be transmitted through blood transfusions, organ transplants, or accidental needlestick injuries. Some people carry the parasite without showing symptoms, which helps sustain transmission. In addition, P. vivax and P. ovale can form dormant liver stages called hypnozoites that may reactivate months or even years later, leading to relapses.
Impedire alle zanzare di pungere la gente:
dormire sotto zanzariere (trattate o non trattate con insetticida) e schermare porte e finestre: le zanzariere creano una barriera fisica; l’efficacia aumenta se le si tratta con piretroidi (deltametrina, permetrina) che uccidono o respingono le zanzare. Le LLIN (Long-Lasting Insecticidal Nets) rilasciano gradualmente l’insetticida, restando efficaci per anni senza ritrattamenti;
Tra il 1899 e il 1901, io e i miei colleghi concludemmo che il ciclo del plasmodio si chiudeva interamente nel corpo della zanzara, considerata ospite intermedio, mentre l’uomo era l’ospite finale. Le larve del parassita si sviluppano solo in alcune specie di anofele, spiegando perché in certe zone l’anofelismo senza malaria fosse possibile: la zanzara c’era, ma mancava il contagio. Ancora oggi, questo principio guida le campagne di controllo della malaria nei tropici: non ogni anofele è portatrice, ma senza di essa la trasmissione non è possibile.