LA SERA DEL DI' DI FESTA
analisi del testo
Benedetta Biscosi
immagine
polisindeto
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivelaSerena ogni montagna.
parole
anastrofe
INTRODUZIONE
- composto 1820 (probabilmente attrono 15 giugno)
- “Nuovo Ricoglitore” (1825) "La sera del giorno festivo”
- fa parte degli Idilli :
- punto di vista lirico-soggettivo
- linguaggio più comune e piano
- stile colloqui intimo
- endecasillabo sciolto
- paesaggio lunare
- il sofferto amore non ricambiato
- riflessione da artigiano a grandi antichi
- ricordo d'infanzia
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
vv.5-6
vv. 17-20
vv.7-10
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggoQuanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate!
10
20
v.21
vv. 11-14
vv.22-24
15
vv. 14-16
In così verde etate! Ahi, per la viaOdo non lunge il solitario canto Dell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov’è il suono Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.
25
vv. 24-26
v. 28
30
v. 29-30
35
Nella mia prima età, quando s’aspettaBramosamente il dì festivo, or poscia Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s’udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
40
vv.40-45
45
Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate!
- Polisindeto: evidenzia la disperazione
- Per lui giovinezza orrenda
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
POLISINDETO
- ritmo rallentato
- atmosfera lirica
- indeterminatezza
In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
- stimolo sonoro porta a spostare la riflessione: teoria suono
- la parte più vera della vita è SOLI
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
UTILIZZO PAROLE
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
- è incurante del dolore inflitto al poeta e mentre lei dorme tranquilla, lui sveglio ripensa alla propria condizione
- omaggio a stilnovismo
PAESAGGIO LUNARE
immagine quiete Recanati illuminata dalla luna
- tranquillità sera vs animo disperato del poeta
INDIFFERENZA della natura
richiamo a:
- paesaggi "parlanti" di Petrarca
- modello passo Illiade
“Sì come quando graziosi in cielo / rifulgon gli astri intorno della lune,/ e l’aere è senza vento, e si discopre / ogni cima de’ monti ed ogni selva / ed ogni torre…” 3. Notturno di Alcmane
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
Or dov’è il suonoDi que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.
- riflessione sulla caducità della vita:
- tòpos biblico ubi sunt - tempo cancella ogni gloria umana
- polisindeto e ripetizione
In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
- stimolo sonoro porta a spostare la riflessione: teoria suono
- la parte più vera della vita è SOLI
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
- come per l'infinito un dato della realtà (elemento uditivo) consente immaginazione
- quando aspettavo festa e poi finiva, stavo male
- ultimo verso ripreso da v.28
- ANAFORA (Tu dormi)
- Tòpos donna indifferente, analogia indifferenza donna vs indifferenza natura
- contrapposizione tu\io
- salutar m'affaccio si riferisce:
- CIEL sembra benigno - ANTICA NATURA ONNIPOTENTE che lo ha creato per soffrire (condizione universale)
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio, E l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno.
- la natura mi porta a perdere speranza: intorno tutto è sofferenza: enfatizzato da ENJAMBLEMANT e RIPETIZIONE (speme e negazionie)
- abbraccia consapevolezze tristezza
Che mi fece all’affanno. A te la spemeNego, mi disse, anche la speme; e d’altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri
- giornata di festa: positiva per la donna e negativa per Leopardi
contrapposizione
pensare del poeta
sonno lei
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
LA SERA DEL DI' DI FESTA
Benedetta Biscosi
Created on October 31, 2025
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LA SERA DEL DI' DI FESTA
analisi del testo
Benedetta Biscosi
immagine
polisindeto
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivelaSerena ogni montagna.
parole
anastrofe
INTRODUZIONE
Serena ogni montagna. O donna mia, Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa: Tu dormi, che t’accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m’affaccio, E l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno. A te la speme Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
vv.5-6
vv. 17-20
vv.7-10
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggoQuanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate!
10
20
v.21
vv. 11-14
vv.22-24
15
vv. 14-16
In così verde etate! Ahi, per la viaOdo non lunge il solitario canto Dell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov’è il suono Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.
25
vv. 24-26
v. 28
30
v. 29-30
35
Nella mia prima età, quando s’aspettaBramosamente il dì festivo, or poscia Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s’udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
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vv.40-45
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Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate!
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
POLISINDETO
In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
UTILIZZO PAROLE
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
PAESAGGIO LUNARE
immagine quiete Recanati illuminata dalla luna
INDIFFERENZA della natura
richiamo a:
- paesaggi "parlanti" di Petrarca
- modello passo Illiade
“Sì come quando graziosi in cielo / rifulgon gli astri intorno della lune,/ e l’aere è senza vento, e si discopre / ogni cima de’ monti ed ogni selva / ed ogni torre…” 3. Notturno di AlcmaneDolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.
Or dov’è il suonoDi que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.
- riflessione sulla caducità della vita:
- tòpos biblico ubi sunt - tempo cancella ogni gloria umanaIn così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
Nella mia prima età, quando s’aspetta Bramosamente il dì festivo, or poscia Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s’udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
- ANAFORA (Tu dormi)
- Tòpos donna indifferente, analogia indifferenza donna vs indifferenza natura
- contrapposizione tu\io
- salutar m'affaccio si riferisce:
- CIEL sembra benigno - ANTICA NATURA ONNIPOTENTE che lo ha creato per soffrire (condizione universale)Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m’affaccio, E l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno.
Che mi fece all’affanno. A te la spemeNego, mi disse, anche la speme; e d’altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri
contrapposizione
pensare del poeta
sonno lei
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo