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LA SERA DEL DI' DI FESTA

Benedetta Biscosi

Created on October 31, 2025

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Transcript

LA SERA DEL DI' DI FESTA

analisi del testo
Benedetta Biscosi

immagine

polisindeto

Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivelaSerena ogni montagna.

parole

anastrofe

INTRODUZIONE

  • composto 1820 (probabilmente attrono 15 giugno)
  • “Nuovo Ricoglitore” (1825) "La sera del giorno festivo”
  • fa parte degli Idilli :
  1. punto di vista lirico-soggettivo
  2. linguaggio più comune e piano
  3. stile colloqui intimo
  4. endecasillabo sciolto
  • diviso in quattro parti:
  1. paesaggio lunare
  2. il sofferto amore non ricambiato
  3. riflessione da artigiano a grandi antichi
  4. ricordo d'infanzia

Serena ogni montagna. O donna mia, Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa: Tu dormi, che t’accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m’affaccio, E l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno. A te la speme Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

vv.5-6

vv. 17-20

vv.7-10

Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggoQuanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate!

10

20

v.21

vv. 11-14

vv.22-24

15

vv. 14-16

In così verde etate! Ahi, per la viaOdo non lunge il solitario canto Dell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov’è il suono Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.

25

vv. 24-26

v. 28

30

v. 29-30

35

Nella mia prima età, quando s’aspettaBramosamente il dì festivo, or poscia Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s’udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.

40

vv.40-45

45

Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate!

  • Polisindeto: evidenzia la disperazione
  • Per lui giovinezza orrenda

Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.

POLISINDETO
  • ritmo rallentato
  • atmosfera lirica
  • indeterminatezza

In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;

  • stimolo sonoro porta a spostare la riflessione: teoria suono
  • la parte più vera della vita è SOLI

Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.

Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.

UTILIZZO PAROLE
  • Indeterminatezza
  • calma

Tu dormi, che t’accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.

  • è incurante del dolore inflitto al poeta e mentre lei dorme tranquilla, lui sveglio ripensa alla propria condizione
  • omaggio a stilnovismo
PAESAGGIO LUNARE

immagine quiete Recanati illuminata dalla luna

  • tranquillità sera vs animo disperato del poeta

INDIFFERENZA della natura

richiamo a:

  1. paesaggi "parlanti" di Petrarca
  2. modello passo Illiade
“Sì come quando graziosi in cielo / rifulgon gli astri intorno della lune,/ e l’aere è senza vento, e si discopre / ogni cima de’ monti ed ogni selva / ed ogni torre…” 3. Notturno di Alcmane

Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna.

Or dov’è il suonoDi que’ popoli antichi? or dov’è il grido De’ nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio Che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona.

  • riflessione sulla caducità della vita:
- tòpos biblico ubi sunt - tempo cancella ogni gloria umana
  • polisindeto e ripetizione

In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario cantoDell’artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;

  • stimolo sonoro porta a spostare la riflessione: teoria suono
  • la parte più vera della vita è SOLI

Nella mia prima età, quando s’aspetta Bramosamente il dì festivo, or poscia Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s’udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.

  • come per l'infinito un dato della realtà (elemento uditivo) consente immaginazione
  • quando aspettavo festa e poi finiva, stavo male
  • ultimo verso ripreso da v.28
  • ANAFORA (Tu dormi)
  • Tòpos donna indifferente, analogia indifferenza donna vs indifferenza natura
  • contrapposizione tu\io
  • salutar m'affaccio si riferisce:
- CIEL sembra benigno - ANTICA NATURA ONNIPOTENTE che lo ha creato per soffrire (condizione universale)

Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m’affaccio, E l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno.

  • la natura mi porta a perdere speranza: intorno tutto è sofferenza: enfatizzato da ENJAMBLEMANT e RIPETIZIONE (speme e negazionie)
  • abbraccia consapevolezze tristezza

Che mi fece all’affanno. A te la spemeNego, mi disse, anche la speme; e d’altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

Questo dì fu solenne: or da’ trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri

  • giornata di festa: positiva per la donna e negativa per Leopardi

contrapposizione

pensare del poeta

sonno lei

Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo