IL PERIODO NOTTURNO
presentazione di Lutzu Eleonora
INDICE
ANALOGIE CON IL FUTURISMO
GABRIELE D'ANNUNZIO
FINE
IL PERIODO "NOTTURNO"
GABRIELE D'ANNUNZIO
IL PERIODO "NOTTURNO"
- assoluta immobilità e trauma agli occhi;
- esplorazione della propria interiorità;
- taglio autobiografico, memoriale;
- ricordi, sensazioni, confessioni..
- inquietudini e perplessità ;
LA PROSA "NOTTURNA"
- primo passo -->serie di impressioni frammentarie,slegate, senza logica. Proposizioni brevi;
- secondo passo-->immagini surreali, allucinate. "Flusso di coscienza";
ANALOGIE E DIFFERENZE CON IL FUTURISMO
DIFFERENZE
ANALOGIE
- entrambi i movimenti si discostano dalla sintassi tradizionale;
- il futurismo esalta il movimento e il dinamismo, la prosa notturna può catturare una forma di movimento interiore;
- il futurismo inventa generi come il "romanzo sintetico" che punta alla massima concisione;
- obiettivo: il Futurismo esalta la modernità mentre D'Annunzio esalta la focalizzazione sull'inconscio e l'esperienza individuale;
GRAZIE MILLE PER LA VOSTRA ATTENZIONE!
- nasce a Pescara nel 1863;
- poeta, scrittore, militare, politico e giornalista italiano;
- principale esponente dell'Estetismo;
- opere più importanti: Il Piacere, Poema paradisiaco, l'Innocente..
- muore a Gardone nel 1938;
Sento il sole dietro le imposte. Sento che c'è un'afa di marzo chiara e languida sul canale: Sento che è bassa marea. La primavera entra in me come un nuovo tossico. Ho le reni dolenti, in una sonnolenza rotta di sussulti e di tremori. Ascolto. Lo sciaquio alla riva lasciato dal battello che passa. I colpi sordi dell'onda contro la pietra grommosa. Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti, le loro pause galleggianti. Il battito di un motore marino. Il chioccolìo sciocco del merlo. Il ronzìo lùgubre d'una mosca che si leva e si posa. Il ticchettio del pendolo che lega tutti gli intervalli. La gocciola che cade nella vasca del bagno. Il gemito del remo nello scalmo. Le voci umane nel traghetto. Il rastrello su la ghiaia del giardino. Il pianto d'un bimbo non racconsolato. Una voce di donna che parla e non s'intende. Un'altra voce di donna che dice: «A che ora? a che ora?» Dal bulbo dell'occhio, con una fitta improvvisa, rompe il giacinto violetto. Serro i denti. Sento le barbe" aggrovigliate nel cervello. Sento distinte le membrane e le squame carnose.Il gambo s'allunga. Il fiore si compisce, s'infoltisce, s'appesantisce. E' cupo, è quasi nero. Lo vedo. Chi me l'ha scerpato?
Ho paura del mio grido folle. L'umore vischioso impiastra la compressa, mi cola giù per la gota.
Il nero rispunta, con una fitta più acuta. Rinasce e si stronca e m'invesca". E io grido.
Rigitta ancóra, si spezza ancóra.
Oggi non ho più nell'occhio il giacinto cupo. Oggi ho nell'occhio non so che fiore villoso, tra rossigno e gialligno, simile all'orecchio di un cuccioletto.
IL PERIODO NOTTURNO
Eleonora Lutzu
Created on October 28, 2025
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GABRIELE D'ANNUNZIO
FINE
IL PERIODO "NOTTURNO"
GABRIELE D'ANNUNZIO
IL PERIODO "NOTTURNO"
LA PROSA "NOTTURNA"
ANALOGIE E DIFFERENZE CON IL FUTURISMO
DIFFERENZE
ANALOGIE
GRAZIE MILLE PER LA VOSTRA ATTENZIONE!
Sento il sole dietro le imposte. Sento che c'è un'afa di marzo chiara e languida sul canale: Sento che è bassa marea. La primavera entra in me come un nuovo tossico. Ho le reni dolenti, in una sonnolenza rotta di sussulti e di tremori. Ascolto. Lo sciaquio alla riva lasciato dal battello che passa. I colpi sordi dell'onda contro la pietra grommosa. Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti, le loro pause galleggianti. Il battito di un motore marino. Il chioccolìo sciocco del merlo. Il ronzìo lùgubre d'una mosca che si leva e si posa. Il ticchettio del pendolo che lega tutti gli intervalli. La gocciola che cade nella vasca del bagno. Il gemito del remo nello scalmo. Le voci umane nel traghetto. Il rastrello su la ghiaia del giardino. Il pianto d'un bimbo non racconsolato. Una voce di donna che parla e non s'intende. Un'altra voce di donna che dice: «A che ora? a che ora?» Dal bulbo dell'occhio, con una fitta improvvisa, rompe il giacinto violetto. Serro i denti. Sento le barbe" aggrovigliate nel cervello. Sento distinte le membrane e le squame carnose.Il gambo s'allunga. Il fiore si compisce, s'infoltisce, s'appesantisce. E' cupo, è quasi nero. Lo vedo. Chi me l'ha scerpato? Ho paura del mio grido folle. L'umore vischioso impiastra la compressa, mi cola giù per la gota. Il nero rispunta, con una fitta più acuta. Rinasce e si stronca e m'invesca". E io grido. Rigitta ancóra, si spezza ancóra. Oggi non ho più nell'occhio il giacinto cupo. Oggi ho nell'occhio non so che fiore villoso, tra rossigno e gialligno, simile all'orecchio di un cuccioletto.