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IL PERIODO NOTTURNO

Eleonora Lutzu

Created on October 28, 2025

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Transcript

IL PERIODO NOTTURNO

presentazione di Lutzu Eleonora

INDICE

ANALOGIE CON IL FUTURISMO

GABRIELE D'ANNUNZIO

FINE

IL PERIODO "NOTTURNO"

GABRIELE D'ANNUNZIO
IL PERIODO "NOTTURNO"
  • assoluta immobilità e trauma agli occhi;
  • esplorazione della propria interiorità;
  • taglio autobiografico, memoriale;
  • ricordi, sensazioni, confessioni..
  • inquietudini e perplessità ;
LA PROSA "NOTTURNA"
  • primo passo -->serie di impressioni frammentarie,slegate, senza logica. Proposizioni brevi;
  • secondo passo-->immagini surreali, allucinate. "Flusso di coscienza";
ANALOGIE E DIFFERENZE CON IL FUTURISMO

DIFFERENZE

ANALOGIE

  • entrambi i movimenti si discostano dalla sintassi tradizionale;
  • il futurismo esalta il movimento e il dinamismo, la prosa notturna può catturare una forma di movimento interiore;
  • il futurismo inventa generi come il "romanzo sintetico" che punta alla massima concisione;
  • temi trattati;
  • obiettivo: il Futurismo esalta la modernità mentre D'Annunzio esalta la focalizzazione sull'inconscio e l'esperienza individuale;

GRAZIE MILLE PER LA VOSTRA ATTENZIONE!

  • nasce a Pescara nel 1863;
  • poeta, scrittore, militare, politico e giornalista italiano;
  • principale esponente dell'Estetismo;
  • opere più importanti: Il Piacere, Poema paradisiaco, l'Innocente..
  • muore a Gardone nel 1938;

Sento il sole dietro le imposte. Sento che c'è un'afa di marzo chiara e languida sul canale: Sento che è bassa marea. La primavera entra in me come un nuovo tossico. Ho le reni dolenti, in una sonnolenza rotta di sussulti e di tremori. Ascolto. Lo sciaquio alla riva lasciato dal battello che passa. I colpi sordi dell'onda contro la pietra grommosa. Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti, le loro pause galleggianti. Il battito di un motore marino. Il chioccolìo sciocco del merlo. Il ronzìo lùgubre d'una mosca che si leva e si posa. Il ticchettio del pendolo che lega tutti gli intervalli. La gocciola che cade nella vasca del bagno. Il gemito del remo nello scalmo. Le voci umane nel traghetto. Il rastrello su la ghiaia del giardino. Il pianto d'un bimbo non racconsolato. Una voce di donna che parla e non s'intende. Un'altra voce di donna che dice: «A che ora? a che ora?» Dal bulbo dell'occhio, con una fitta improvvisa, rompe il giacinto violetto. Serro i denti. Sento le barbe" aggrovigliate nel cervello. Sento distinte le membrane e le squame carnose.Il gambo s'allunga. Il fiore si compisce, s'infoltisce, s'appesantisce. E' cupo, è quasi nero. Lo vedo. Chi me l'ha scerpato? Ho paura del mio grido folle. L'umore vischioso impiastra la compressa, mi cola giù per la gota. Il nero rispunta, con una fitta più acuta. Rinasce e si stronca e m'invesca". E io grido. Rigitta ancóra, si spezza ancóra. Oggi non ho più nell'occhio il giacinto cupo. Oggi ho nell'occhio non so che fiore villoso, tra rossigno e gialligno, simile all'orecchio di un cuccioletto.