Cultura e conflitto: la Palestina tra storia, arte e sopravvivenza
A.S. 2025/2026 educazione civica, disegno e storia dell'arte gruppo di lavoro: giulia tornambè, adriano amato, gabriele di vita, riccardo parlapiano, daniele cannova, nicolò botta
indice
- Situazione geostorica della Palestina (1917–oggi) - Patrimonio culturale palestinese distrutto (beni mobili, immobili, paesaggistici e immateriali) - Guerra religiosa o politica? - opinioni e testimonianze- Come si può risolvere il conflitto israele- palestinese - Solidarietà: “Siamo tutti Gaza”
situazione geostorica
1964 Nascita dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
1948–1949 Nascita di Israele e Prima guerra arabo-israeliana
1917 Dichiarazione Balfour
1936–1939 Rivolta araba in Palestina
1973 Guerra dello Yom Kippur
1920–1923 Mandato britannico sulla Palestina
1979 Accordi di Camp David
1947 Piano di Partizione dell’ONU (Risoluzione 181)
1967 Guerra dei Sei Giorni
1956 Crisi di Suez
situazione geostorica
2012 La Palestina ottiene lo status di “Stato osservatore” ONU
2023 Attacco di Hamas e nuova guerra a Gaza
2007 Divisione politica
1987–1993 Prima Intifada
2000–2005 Seconda Intifada
1993–1995 Accordi di Oslo
2024–2025 Situazione attuale
2005 Ritiro unilaterale da Gaza
2008–2020 Conflitti ricorrenti e espansione degli insediamenti
2020 Accordi di Abramo
distruzione del patrimonio culturale palestinese
Il patrimonio culturale di un popolo comprende diversi tipi di beni:
Beni paesaggistici:
Beni mobili:
oggetti che si possono spostare, come opere d’arte, libri, reperti archeologici, archivi e collezioni museali.
ambienti naturali o urbani di valore storico e culturale, come città antiche, quartieri storici e aree naturali protette.
Beni immateriali:
tradizioni, musica, lingua, religione, memoria collettiva e tutte le espressioni culturali che non si possono toccare ma identificano un popolo.
Beni immobili:
edifici e luoghi stabili, come musei, moschee, chiese, siti archeologici e monumenti storici.
A Gaza non si sta distruggendo solo la vita umana, ma anche l’identità culturale di un popolo. La guerra ha devastato gran parte del patrimonio artistico e storico della regione. Un rapporto di PEN America, intitolato “All That Is Lost”, documenta i danni gravissimi subiti dai beni culturali e denuncia la minaccia alla sopravvivenza della cultura palestinese
Da un monitoraggio a disposizione dell'UNESCO, a maggio 2025, viene fuori un quadro desolante
della distruzione che ha colpito almeno 110 siti culturali palestinesi a partire dall’attentato di
Hamas del 7 ottobre 2023: - 13 siti religiosi, - 77 edifici di interesse storico e/o artistico, - 3 depositi di
beni culturali mobili, - 9 monumenti, - 3 musei, - 7 siti archeologici.
Mappa di alcuni tra i più importanti siti colpiti dai bombardamenti israeliani
Beni mobili distrutti
Reperti archeologici, statue, ceramiche, monete e mosaici provenienti da musei e siti come: - Rafah - Al-Qarara - Qasr al-Basha Questi oggetti rappresentavano la memoria materiale della cultura palestinese e sono andati perduti o dispersi durante i bombardamenti.
Rafah
Qasr al-Basha
Al-Qarara
Beni immobili distrutti
Tra le istituzioni colpite, si annoverano la quasi totale devastazione dell’Università Islamica di Gaza, che da sola ospitava una biblioteca con 130.000 volumi. - L’Università Al-Azhar è stata gravemente colpita da bombardamenti e demolizioni.Testimonianze riferiscono che anche la moschea situata nel campus è stata distrutta.
Beni immobili distrutti
- L’Università Al-Israa è stata demolita nel gennaio 2024 dopo un’occupazione di 70 giorni da parte delle forze israeliane. Con essa è andato distrutto anche il museo nazionale che custodiva oltre 3.000 preziosi reperti archeologici.
Beni immobili distrutti
- L’Hammam al-Sammara, un secolare bagno turco, situato nel centro di Gaza, è statodistrutto l’8 dicembre 2023. Provvisto di: grandi aule voltate decorate da mosaici marmoreie aperte su una grande corte interna, sale di riposo, la fontana per l’acqua fredda,un calidarium e un tepidarium riscaldati ancora in maniera tradizionale per mezzo di forni alegna e acquedotti. Rappresentava un luogo di grande valenza curativa e sociale per gliabitanti di Gaza. Le foto, prima e dopo i bombardamenti:
Beni immobili distrutti
- La Grande Moschea Omari, il più antico e importante luogo di culto di Gaza, è stata quasi completamente distrutta nel dicembre 2023.Oltre al minareto danneggiato, è andata perduta anche la sua storica biblioteca con preziosi libri e manoscritti.
Beni immobili distrutti
- La Chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, la più antica chiesa attiva di Gaza risalente al XII secolo, è stata colpita il 19 ottobre 2023. L’attacco ha ucciso almeno 18 persone che vi avevano cercato rifugio. Gli attacchi alla chiesa e alle sue istituzioni sono stati condannati dal Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme come un crimine di guerra. Anche il complesso della chiesa cattolica della Sacra Famiglia è stato colpito più volte.
Beni immobili distrutti
- La Moschea Sayyed Hashim nella Citta Vecchia di Gaza che, secondo la tradizione, ospita la tomba del nonno del profeta Maometto. Nelle foto seguenti, il prima e il dopo l’attacco israeliano:
Beni immobili distrutti
- Il Rashad El Shawa Cultural Center, luogo che ha vistonascere negli anni Novanta i primi colloqui di pace tra il leader dell’Organizzazione perla Liberazione della Palestina (OLP) Yasser Arafat e il presidente americano Bill Clinton;
Beni paesaggistici distrutti
- Il Wadi Gaza: - È un ecosistema di zona umida costiera nella Striscia di Gaza: corso d’acqua (wadi) che si estende per circa 9 km all’interno della Striscia, e che sfocia nel Mar Mediterraneo. - È stato dichiarato riserva naturale (by the Palestinian Authority nel 2000) proprio per la sua importanza ambientale e paesaggistica - Altamente rilevante per la biodiversità: corridoio di migrazione per uccelli, flora e fauna caratteristiche. - è stato gravemente degradato: scarico di acque reflue, rifiuti solidi, detriti; simbolo della perdita paesaggistica, della distruzione del legame tra popolo e territorio.
Beni immateriali compromessi
- Lingua e dialetti: l’arabo palestinese con espressioni e proverbi locali, elementi chiave della comunicazione e della cultura orale.- Tradizioni e celebrazioni: Dabke: danza folcloristica di gruppo eseguita durante matrimoni e feste. Festività religiose e comunitarie come Eid e Ramadan, con rituali tipici locali.
- Cucina tradizionale: piatti tipici come maqluba, musakhan, knafeh, hummus e falafel.
- Musica e poesia: canzoni tradizionali (zajal), musica popolare e strumenti tipici come il oud.
- Artigianato e tessuti: ricami tradizionali (tatreez) sulle tuniche e sugli abiti femminili, ceramiche, lavori in legno e in rame tipici delle botteghe locali, produzione di candele, lampade e oggetti decorativi artigianali.
- Pratiche agricole tradizionali: come la coltivazione di ulivi e la raccolta manuale delle olive.
Guerra religiosa o politica?
Alla domanda “Guerra religiosa o no?”, la risposta più equilibrata è: non esclusivamente, ma con una dimensione religiosa significativa. Il conflitto è fondamentalmente un conflitto nazionale/territoriale — due popoli che rivendicano lo stesso territorio, con diritti, nazionalismi, rifugiati, colonizzazione, occupazione.
Allo stesso tempo, la religione amplifica, simbolizza e complica il conflitto — conferisce significato identitario, sacro, legittimante a certe posizioni, e contribuisce alla mobilitazione. Quando la politica si inceppa, la dimensione religiosa tende a diventare più prominente. Dire che è “solo una guerra religiosa” sarebbe fuorviante, perché oscurerebbe le cause politiche, storiche, territoriali.
opinioni e testimonianze
Lee Mordechai Storico e cittadino israeliano, ha raccolto nel 2024 un dossier intitolato “Bearing Witness to the Israel–Gaza War”, contenente testimonianze, fotografie, dati ufficiali e articoli sulla guerra nella Striscia di Gaza. Il suo obiettivo è creare un archivio storico per documentare ciò che è accaduto e impedire future negazioni.Secondo Mordechai, la distruzione inflitta alla popolazione palestinese va ben oltre la legittima autodifesa: ospedali, scuole, campi profughi e infrastrutture civili sono stati colpiti sistematicamente, milioni di civili sfollati e privati di cibo e acqua. Per lui, questi eventi non si limitano a una guerra contro Hamas, ma mostrano elementi che potrebbero configurare una pulizia etnica o addirittura un genocidioTuttavia, la sua lettura ha suscitato controversie: alcuni analisti contestano la definizione di “genocidio”, sottolineando che molte testimonianze sono difficili da verificare.
opinioni e testimonianze
Marco Travaglio Giornalista e saggista italiano, ha pubblicato nel 2023 "il libro Israele e i palestinesi in poche parole", con l’obiettivo di offrire una lettura divulgativa e priva di tifoserie del conflitto. Nel libro ripercorre le radici storiche del conflitto, dalla diaspora ebraica alla nascita dello Stato di Israele, passando per il sionismo, la Shoah e la Nakba palestinese. Sottolinea che la pace è ostacolata da estremismi, rancore accumulato, responsabilità delle classi dirigenti e condizioni internazionali sfavorevoli, e invita a conoscere eventi, guerre e accordi falliti per evitare semplificazioni. Respinge però definizioni “forti” come quella di “pulizia etnica” e alcune critiche lo accusano di avere una visione meno radicale verso Israele rispetto ad altri autori.
opinioni e testimonianze
Nour Swerki Giornalista palestinese, racconta in prima persona l’esperienza di lavorare nella Striscia di Gaza durante il conflitto. La guerra le ha stravolto la vita: ha perso la casa e la città, i figli sono stati mandati in Egitto per sicurezza e lei e il marito sono rimasti per continuare il lavoro giornalistico. Swerki sottolinea come i giornalisti siano bersagliati e vulnerabili, e descrive il costo personale dello sfollamento ripetuto, che comporta la perdita del proprio contesto familiare e abitativo. Il suo desiderio principale è la fine della guerra e la possibilità di ricongiungersi con la famiglia e ricostruire la propria casa.
Come si può risolvere il conflitto israelo-palestinese
Ecco perché per ora non si è arrivati a una pace duratura:1. Insediamenti: espansione israeliana limita Stato palestinese.2. Sicurezza: sfiducia reciproca e mancanza di garanzie.3. Divisione palestinese: spaccatura tra Hamas e Autorità Palestinese.4. Gerusalemme e rifugiati: nodi emotivi e legali irrisolti.5. Influenze esterne: interessi globali divergenti ostacolano la pace.Piano di soluzione: propone cessate il fuoco, negoziati con mandato chiaro, una soluzione territoriale basata sui confini del 1967, garanzie di sicurezza internazionali, accordi su Gerusalemme e rifugiati, e la costruzione di uno Stato palestinese sostenibile, sostenuto da aiuti e incentivi regionali. La comunità internazionale deve offrire garanzie politiche, finanziarie e monitoraggio imparziale.
Solidarietà: “Siamo tutti Gaza”
Di fronte alla devastazione della Striscia di Gaza, con decine di migliaia di vittime tra cui oltre 20.000 bambini, crescono le richieste di un intervento immediato. Due documenti recenti propongono azioni concrete: uno rivolto alle istituzioni italiane, l’altro ai cittadini. La Fondazione PerugiAssisi e il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova chiedono al governo italiano di passare all’azione contro quella che definiscono una situazione simile a un genocidio: invio di aiuti umanitari, sanzioni contro Israele, revoca di accordi militari, concessione di visti umanitari ai palestinesi in fuga e ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, tra le altre misure. L’obiettivo è trasformare l’indifferenza in intervento per riaffermare uguaglianza, giustizia e dignità.Il vademecum de L’Indipendente indica invece sette azioni concrete per i cittadini: boicottaggio di aziende legate all’occupazione, scelta di banche etiche, diffusione di informazioni e campagne di pressione, attivismo locale, partecipazione a manifestazioni e donazioni a organizzazioni umanitarie affidabili.Entrambi i documenti condividono un messaggio chiaro: l’inerzia equivale a complicità, e la solidarietà — politica, economica, culturale o personale — è fondamentale per difendere i diritti umani e la dignità del popolo palestinese.
Riferimenti bibliografici:
- Finestre sull’arte - www.dailymail.co.uk, Heritage for Peace - https://share.google/xa6kSjfK69kIw1TOQ - https://share.google/azQd6qQkkBFhx5TfQ - font.Wikipedia.it-Wikipedia.com-Wikipedia.en-crisisgroup.org-Nazioni Unite-Encyclopedia Brittanica - Al Jazeera / Middle East Eye - WAFA News Agency / The Art Newspaper - Gaza Archaeological Museum Archive - Wikimedia Commons / Palestine Exploration Fund - UNESCO / Palestinian Ministry of Tourism and Antiquities
1920–1923 — Mandato britannico sulla Palestina
Evento politico: dopo la Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni assegna alla Gran Bretagna il “Mandato sulla Palestina”. Cambiamenti geografici: - La Palestina mandataria viene definita come territorio sotto amministrazione britannica, comprendente l’area tra il Mediterraneo e il fiume Giordano.- Nel 1922 la Transgiordania (oggi Giordania) viene separata amministrativamente dalla Palestina.- Inizia la crescita delle migrazioni ebraiche e la creazione di nuove colonie agricole e città.
1917 — Dichiarazione Balfour
Evento politico: il governo britannico dichiara il proprio sostegno alla creazione di una “casa nazionale ebraica” in Palestina. Contesto geografico: la Palestina è ancora parte dell’Impero Ottomano; nessuno Stato di Israele esiste. La regione è abitata in larga maggioranza da popolazione araba (musulmana e cristiana) e in minoranza ebraica, concentrata soprattutto a Gerusalemme e dintorni.
1947 — Piano di Partizione dell’ONU (Risoluzione 181)
Evento politico: l’ONU propone la divisione della Palestina in due stati: uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. Geografia: - Lo Stato ebraico avrebbe il 55% del territorio, comprendendo le zone costiere, la Galilea e parte del Negev.- Lo Stato arabo avrebbe il 45%, comprendendo la Cisgiordania, Gaza e la maggior parte delle aree centrali e meridionali.- Gerusalemme e Betlemme sarebbero “corpus separatum” internazionale.- Il piano non viene applicato: gli arabi lo rifiutano e inizia la guerra.
1956 — Crisi di Suez
Evento politico: Israele, Francia e Regno Unito attaccano l’Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez. Geografia: Israele occupa temporaneamente il Sinai e Gaza, ma li restituisce in pochi mesi. I confini restano quelli del 1949. .
1967 — Guerra dei Sei Giorni
Evento politico: Israele combatte contro Egitto, Siria e Giordania. Cambiamenti geografici enormi: - Israele conquista Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est), Striscia di Gaza, Sinai e Alture del Golan.- Da allora, la Cisgiordania e Gaza sono considerate territori occupati.- Gerusalemme viene annessa e dichiarata “capitale indivisa” da Israele (decisione non riconosciuta dall’ONU).- Si avvia l’espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati, modificando la geografia e la demografia.
1936–1939 — Rivolta araba in Palestina
Evento politico: proteste e scontri contro l’immigrazione ebraica e la presenza britannica. Geografia: i britannici rispondono con misure di sicurezza e infrastrutture (strade militari, divisioni territoriali). La geografia del potere si frammenta: alcune aree rurali passano temporaneamente sotto controllo ribelle.
1964 — Nascita dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
Evento politico: creazione dell’OLP per rappresentare il popolo palestinese e la lotta per la liberazione. Geografia: nessun cambiamento territoriale diretto, ma l’OLP inizia a operare dai paesi confinanti (Giordania, poi Libano).
1948–1949 — Nascita di Israele e Prima guerra arabo-israeliana
Evento politico: Israele dichiara l’indipendenza il 14 maggio 1948; scoppia la guerra con i paesi arabi vicini. Geografia: - Israele occupa più territorio di quanto previsto dal piano ONU (circa il 78% della Palestina mandataria).- La Cisgiordania viene annessa dalla Giordania.- La Striscia di Gaza passa sotto amministrazione egiziana.- Circa 750.000 palestinesi fuggono o vengono espulsi (Nakba), modificando la demografia della regione.- Le “linee verdi” del 1949 definiscono i confini de facto (non riconosciuti ufficialmente) tra Israele e i territori arabi.
1973 — Guerra dello Yom Kippur
Evento politico: Egitto e Siria tentano di riconquistare i territori persi nel 1967. Geografia: nessuna variazione duratura, ma dopo la guerra iniziano trattative di pace che porteranno a Camp David.
1979 — Accordi di Camp David
Evento politico: trattato di pace tra Israele ed Egitto. Geografia: Israele restituisce il Sinai all’Egitto, ma mantiene l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania.
2008–2020 — Conflitti ricorrenti e espansione degli insediamenti
Evento politico: guerre tra Israele e Hamas (2008–09, 2012, 2014) e continua espansione israeliana in Cisgiordania. Geografia: - Gaza è isolata da un blocco terrestre e marittimo.- Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania aumentano, riducendo la continuità territoriale palestinese. .
2000–2005 — Seconda Intifada
Evento politico: nuova ondata di violenza e repressione. Geografia: Israele costruisce la barriera di separazione in Cisgiordania, creando confini di fatto diversi da quelli del 1967 e frammentando ulteriormente i territori palestinesi.
1987–1993 — Prima Intifada
Evento politico: rivolta palestinese nei territori occupati. Contesto geografico: Israele risponde con maggiore militarizzazione e nuove divisioni territoriali in Cisgiordania e Gaza; i confini interni tra insediamenti israeliani e villaggi palestinesi diventano sempre più complessi.
2023 — Attacco di Hamas e nuova guerra a Gaza
Evento politico: Hamas attacca Israele il 7 ottobre; Israele risponde con una guerra su larga scala nella Striscia di Gaza. Geografia: - Gaza subisce distruzioni massicce e nuovi spostamenti di popolazione.- Israele riprende controllo militare diretto su varie aree della Striscia.- Si parla di una possibile nuova ridisegnazione geografica del territorio post-bellico, ancora incerta nel 2025.
2005 — Ritiro unilaterale da Gaza
Evento politico: Israele ritira le proprie truppe e coloni dalla Striscia di Gaza. Geografia: Gaza diventa formalmente sotto controllo dell’Autorità Palestinese, ma Israele mantiene il controllo delle frontiere, del mare e dello spazio aereo — un’autonomia limitata.
1993–1995 — Accordi di Oslo
Evento politico: primo grande accordo tra Israele e OLP; riconoscimento reciproco e nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Cambiamenti geografici: -La Cisgiordania viene suddivisa in Aree A, B e C:A: controllo civile e di sicurezza palestinese.B: controllo civile palestinese ma sicurezza israeliana.C: pieno controllo israeliano (colonie e aree militari).- Gaza resta formalmente palestinese, ma con controllo israeliano delle frontiere e dello spazio aereo.
2007 — Divisione politica
Evento politico: Hamas prende il controllo di Gaza; la Cisgiordania resta sotto l’Autorità Palestinese. Geografia: si crea una divisione territoriale e amministrativa netta tra Gaza e Cisgiordania.
2012 — La Palestina ottiene lo status di “Stato osservatore” ONU
Evento politico: riconoscimento simbolico da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Geografia: nessun cambiamento effettivo sul terreno, ma rafforza le rivendicazioni palestinesi sui confini del 1967 (Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est).
2020 — Accordi di Abramo
Evento politico: Israele normalizza i rapporti con Emirati Arabi, Bahrein e altri paesi arabi. Cambiamenti geografici: nessun cambiamento diretto, ma la questione palestinese perde centralità nei negoziati regionali.
2024–2025 — Situazione attuale
Evento politico: continuità del conflitto e crisi umanitaria. Geografia: - Israele controlla circa l’80% della Palestina storica.- La Cisgiordania è frammentata da insediamenti e zone militari.- Gaza è devastata e sotto assedio.- Non esistono ancora confini definitivi per un futuro Stato palestinese.
Rafah Museum:
- principale museo per la cultura palestinese contenente manufatti dall’età del Tardo Bronzo all’epoca romana e bizantina - è stato raso al suolo per primo, distrutto in un attacco aereo l’11 ottobre 2023 - l’allestimento del museo di Rafah era costato 30 anni di lavoro scientifico - custodiva tra l’altro una collezione di monete antiche, piatti di rame e gioielli.
abiti ricamati tradizionali palestinesi
resti del museo
arte contemporanea palestinese
Al Qarara Cultural Museum:
- aperto dal 2016 - conteneva circa 3.500 oggetti archeologici e storici: ceramiche dell’età del Bronzo, mosaici bizantini, spade del periodo crociato, gioielli indossati da donne prima della Nakba - È stato distrutto da bombardamenti israeliani nell’ottobre 2023
Ceramiche antiche danneggiate dai bombardamenti
Una scultura della dea cananea Anat
Qasr al-Basha (Palazzo del Pascià):
- XIII secolo, un tempo noto per la sua eccezionale conservazione, di cui rimangono solo i resti - conteneva reperti che coprivano molte epoche: neolitico, egizio, fenicio, persiano, ellenistico, romano, bizantino e islamico - nel corso dei secoli è stato sede di potere, scuola, stazione di polizia e infine museo archeologico
interno di una sala del museo prima della distruzione
facciata del museo: prima e dopo i bombardamenti
Cultura e conflitto: la Palestina tra storia, arte e sopravvivenza
Giulia Tornambe
Created on October 26, 2025
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Education Timeline
View
Images Timeline Mobile
View
Sport Vibrant Timeline
View
Decades Infographic
View
Comparative Timeline
View
Square Timeline Diagram
View
Timeline Diagram
Explore all templates
Transcript
Cultura e conflitto: la Palestina tra storia, arte e sopravvivenza
A.S. 2025/2026 educazione civica, disegno e storia dell'arte gruppo di lavoro: giulia tornambè, adriano amato, gabriele di vita, riccardo parlapiano, daniele cannova, nicolò botta
indice
- Situazione geostorica della Palestina (1917–oggi) - Patrimonio culturale palestinese distrutto (beni mobili, immobili, paesaggistici e immateriali) - Guerra religiosa o politica? - opinioni e testimonianze- Come si può risolvere il conflitto israele- palestinese - Solidarietà: “Siamo tutti Gaza”
situazione geostorica
1964 Nascita dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
1948–1949 Nascita di Israele e Prima guerra arabo-israeliana
1917 Dichiarazione Balfour
1936–1939 Rivolta araba in Palestina
1973 Guerra dello Yom Kippur
1920–1923 Mandato britannico sulla Palestina
1979 Accordi di Camp David
1947 Piano di Partizione dell’ONU (Risoluzione 181)
1967 Guerra dei Sei Giorni
1956 Crisi di Suez
situazione geostorica
2012 La Palestina ottiene lo status di “Stato osservatore” ONU
2023 Attacco di Hamas e nuova guerra a Gaza
2007 Divisione politica
1987–1993 Prima Intifada
2000–2005 Seconda Intifada
1993–1995 Accordi di Oslo
2024–2025 Situazione attuale
2005 Ritiro unilaterale da Gaza
2008–2020 Conflitti ricorrenti e espansione degli insediamenti
2020 Accordi di Abramo
distruzione del patrimonio culturale palestinese
Il patrimonio culturale di un popolo comprende diversi tipi di beni:
Beni paesaggistici:
Beni mobili:
oggetti che si possono spostare, come opere d’arte, libri, reperti archeologici, archivi e collezioni museali.
ambienti naturali o urbani di valore storico e culturale, come città antiche, quartieri storici e aree naturali protette.
Beni immateriali:
tradizioni, musica, lingua, religione, memoria collettiva e tutte le espressioni culturali che non si possono toccare ma identificano un popolo.
Beni immobili:
edifici e luoghi stabili, come musei, moschee, chiese, siti archeologici e monumenti storici.
A Gaza non si sta distruggendo solo la vita umana, ma anche l’identità culturale di un popolo. La guerra ha devastato gran parte del patrimonio artistico e storico della regione. Un rapporto di PEN America, intitolato “All That Is Lost”, documenta i danni gravissimi subiti dai beni culturali e denuncia la minaccia alla sopravvivenza della cultura palestinese
Da un monitoraggio a disposizione dell'UNESCO, a maggio 2025, viene fuori un quadro desolante della distruzione che ha colpito almeno 110 siti culturali palestinesi a partire dall’attentato di Hamas del 7 ottobre 2023: - 13 siti religiosi, - 77 edifici di interesse storico e/o artistico, - 3 depositi di beni culturali mobili, - 9 monumenti, - 3 musei, - 7 siti archeologici.
Mappa di alcuni tra i più importanti siti colpiti dai bombardamenti israeliani
Beni mobili distrutti
Reperti archeologici, statue, ceramiche, monete e mosaici provenienti da musei e siti come: - Rafah - Al-Qarara - Qasr al-Basha Questi oggetti rappresentavano la memoria materiale della cultura palestinese e sono andati perduti o dispersi durante i bombardamenti.
Rafah
Qasr al-Basha
Al-Qarara
Beni immobili distrutti
Tra le istituzioni colpite, si annoverano la quasi totale devastazione dell’Università Islamica di Gaza, che da sola ospitava una biblioteca con 130.000 volumi. - L’Università Al-Azhar è stata gravemente colpita da bombardamenti e demolizioni.Testimonianze riferiscono che anche la moschea situata nel campus è stata distrutta.
Beni immobili distrutti
- L’Università Al-Israa è stata demolita nel gennaio 2024 dopo un’occupazione di 70 giorni da parte delle forze israeliane. Con essa è andato distrutto anche il museo nazionale che custodiva oltre 3.000 preziosi reperti archeologici.
Beni immobili distrutti
- L’Hammam al-Sammara, un secolare bagno turco, situato nel centro di Gaza, è statodistrutto l’8 dicembre 2023. Provvisto di: grandi aule voltate decorate da mosaici marmoreie aperte su una grande corte interna, sale di riposo, la fontana per l’acqua fredda,un calidarium e un tepidarium riscaldati ancora in maniera tradizionale per mezzo di forni alegna e acquedotti. Rappresentava un luogo di grande valenza curativa e sociale per gliabitanti di Gaza. Le foto, prima e dopo i bombardamenti:
Beni immobili distrutti
- La Grande Moschea Omari, il più antico e importante luogo di culto di Gaza, è stata quasi completamente distrutta nel dicembre 2023.Oltre al minareto danneggiato, è andata perduta anche la sua storica biblioteca con preziosi libri e manoscritti.
Beni immobili distrutti
- La Chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, la più antica chiesa attiva di Gaza risalente al XII secolo, è stata colpita il 19 ottobre 2023. L’attacco ha ucciso almeno 18 persone che vi avevano cercato rifugio. Gli attacchi alla chiesa e alle sue istituzioni sono stati condannati dal Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme come un crimine di guerra. Anche il complesso della chiesa cattolica della Sacra Famiglia è stato colpito più volte.
Beni immobili distrutti
- La Moschea Sayyed Hashim nella Citta Vecchia di Gaza che, secondo la tradizione, ospita la tomba del nonno del profeta Maometto. Nelle foto seguenti, il prima e il dopo l’attacco israeliano:
Beni immobili distrutti
- Il Rashad El Shawa Cultural Center, luogo che ha vistonascere negli anni Novanta i primi colloqui di pace tra il leader dell’Organizzazione perla Liberazione della Palestina (OLP) Yasser Arafat e il presidente americano Bill Clinton;
Beni paesaggistici distrutti
- Il Wadi Gaza: - È un ecosistema di zona umida costiera nella Striscia di Gaza: corso d’acqua (wadi) che si estende per circa 9 km all’interno della Striscia, e che sfocia nel Mar Mediterraneo. - È stato dichiarato riserva naturale (by the Palestinian Authority nel 2000) proprio per la sua importanza ambientale e paesaggistica - Altamente rilevante per la biodiversità: corridoio di migrazione per uccelli, flora e fauna caratteristiche. - è stato gravemente degradato: scarico di acque reflue, rifiuti solidi, detriti; simbolo della perdita paesaggistica, della distruzione del legame tra popolo e territorio.
Beni immateriali compromessi
- Lingua e dialetti: l’arabo palestinese con espressioni e proverbi locali, elementi chiave della comunicazione e della cultura orale.- Tradizioni e celebrazioni: Dabke: danza folcloristica di gruppo eseguita durante matrimoni e feste. Festività religiose e comunitarie come Eid e Ramadan, con rituali tipici locali.
- Cucina tradizionale: piatti tipici come maqluba, musakhan, knafeh, hummus e falafel.
- Musica e poesia: canzoni tradizionali (zajal), musica popolare e strumenti tipici come il oud.
- Artigianato e tessuti: ricami tradizionali (tatreez) sulle tuniche e sugli abiti femminili, ceramiche, lavori in legno e in rame tipici delle botteghe locali, produzione di candele, lampade e oggetti decorativi artigianali.
- Pratiche agricole tradizionali: come la coltivazione di ulivi e la raccolta manuale delle olive.
Guerra religiosa o politica?
Alla domanda “Guerra religiosa o no?”, la risposta più equilibrata è: non esclusivamente, ma con una dimensione religiosa significativa. Il conflitto è fondamentalmente un conflitto nazionale/territoriale — due popoli che rivendicano lo stesso territorio, con diritti, nazionalismi, rifugiati, colonizzazione, occupazione.
Allo stesso tempo, la religione amplifica, simbolizza e complica il conflitto — conferisce significato identitario, sacro, legittimante a certe posizioni, e contribuisce alla mobilitazione. Quando la politica si inceppa, la dimensione religiosa tende a diventare più prominente. Dire che è “solo una guerra religiosa” sarebbe fuorviante, perché oscurerebbe le cause politiche, storiche, territoriali.
opinioni e testimonianze
Lee Mordechai Storico e cittadino israeliano, ha raccolto nel 2024 un dossier intitolato “Bearing Witness to the Israel–Gaza War”, contenente testimonianze, fotografie, dati ufficiali e articoli sulla guerra nella Striscia di Gaza. Il suo obiettivo è creare un archivio storico per documentare ciò che è accaduto e impedire future negazioni.Secondo Mordechai, la distruzione inflitta alla popolazione palestinese va ben oltre la legittima autodifesa: ospedali, scuole, campi profughi e infrastrutture civili sono stati colpiti sistematicamente, milioni di civili sfollati e privati di cibo e acqua. Per lui, questi eventi non si limitano a una guerra contro Hamas, ma mostrano elementi che potrebbero configurare una pulizia etnica o addirittura un genocidioTuttavia, la sua lettura ha suscitato controversie: alcuni analisti contestano la definizione di “genocidio”, sottolineando che molte testimonianze sono difficili da verificare.
opinioni e testimonianze
Marco Travaglio Giornalista e saggista italiano, ha pubblicato nel 2023 "il libro Israele e i palestinesi in poche parole", con l’obiettivo di offrire una lettura divulgativa e priva di tifoserie del conflitto. Nel libro ripercorre le radici storiche del conflitto, dalla diaspora ebraica alla nascita dello Stato di Israele, passando per il sionismo, la Shoah e la Nakba palestinese. Sottolinea che la pace è ostacolata da estremismi, rancore accumulato, responsabilità delle classi dirigenti e condizioni internazionali sfavorevoli, e invita a conoscere eventi, guerre e accordi falliti per evitare semplificazioni. Respinge però definizioni “forti” come quella di “pulizia etnica” e alcune critiche lo accusano di avere una visione meno radicale verso Israele rispetto ad altri autori.
opinioni e testimonianze
Nour Swerki Giornalista palestinese, racconta in prima persona l’esperienza di lavorare nella Striscia di Gaza durante il conflitto. La guerra le ha stravolto la vita: ha perso la casa e la città, i figli sono stati mandati in Egitto per sicurezza e lei e il marito sono rimasti per continuare il lavoro giornalistico. Swerki sottolinea come i giornalisti siano bersagliati e vulnerabili, e descrive il costo personale dello sfollamento ripetuto, che comporta la perdita del proprio contesto familiare e abitativo. Il suo desiderio principale è la fine della guerra e la possibilità di ricongiungersi con la famiglia e ricostruire la propria casa.
Come si può risolvere il conflitto israelo-palestinese
Ecco perché per ora non si è arrivati a una pace duratura:1. Insediamenti: espansione israeliana limita Stato palestinese.2. Sicurezza: sfiducia reciproca e mancanza di garanzie.3. Divisione palestinese: spaccatura tra Hamas e Autorità Palestinese.4. Gerusalemme e rifugiati: nodi emotivi e legali irrisolti.5. Influenze esterne: interessi globali divergenti ostacolano la pace.Piano di soluzione: propone cessate il fuoco, negoziati con mandato chiaro, una soluzione territoriale basata sui confini del 1967, garanzie di sicurezza internazionali, accordi su Gerusalemme e rifugiati, e la costruzione di uno Stato palestinese sostenibile, sostenuto da aiuti e incentivi regionali. La comunità internazionale deve offrire garanzie politiche, finanziarie e monitoraggio imparziale.
Solidarietà: “Siamo tutti Gaza”
Di fronte alla devastazione della Striscia di Gaza, con decine di migliaia di vittime tra cui oltre 20.000 bambini, crescono le richieste di un intervento immediato. Due documenti recenti propongono azioni concrete: uno rivolto alle istituzioni italiane, l’altro ai cittadini. La Fondazione PerugiAssisi e il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova chiedono al governo italiano di passare all’azione contro quella che definiscono una situazione simile a un genocidio: invio di aiuti umanitari, sanzioni contro Israele, revoca di accordi militari, concessione di visti umanitari ai palestinesi in fuga e ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, tra le altre misure. L’obiettivo è trasformare l’indifferenza in intervento per riaffermare uguaglianza, giustizia e dignità.Il vademecum de L’Indipendente indica invece sette azioni concrete per i cittadini: boicottaggio di aziende legate all’occupazione, scelta di banche etiche, diffusione di informazioni e campagne di pressione, attivismo locale, partecipazione a manifestazioni e donazioni a organizzazioni umanitarie affidabili.Entrambi i documenti condividono un messaggio chiaro: l’inerzia equivale a complicità, e la solidarietà — politica, economica, culturale o personale — è fondamentale per difendere i diritti umani e la dignità del popolo palestinese.
Riferimenti bibliografici:
- Finestre sull’arte - www.dailymail.co.uk, Heritage for Peace - https://share.google/xa6kSjfK69kIw1TOQ - https://share.google/azQd6qQkkBFhx5TfQ - font.Wikipedia.it-Wikipedia.com-Wikipedia.en-crisisgroup.org-Nazioni Unite-Encyclopedia Brittanica - Al Jazeera / Middle East Eye - WAFA News Agency / The Art Newspaper - Gaza Archaeological Museum Archive - Wikimedia Commons / Palestine Exploration Fund - UNESCO / Palestinian Ministry of Tourism and Antiquities
1920–1923 — Mandato britannico sulla Palestina
Evento politico: dopo la Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni assegna alla Gran Bretagna il “Mandato sulla Palestina”. Cambiamenti geografici: - La Palestina mandataria viene definita come territorio sotto amministrazione britannica, comprendente l’area tra il Mediterraneo e il fiume Giordano.- Nel 1922 la Transgiordania (oggi Giordania) viene separata amministrativamente dalla Palestina.- Inizia la crescita delle migrazioni ebraiche e la creazione di nuove colonie agricole e città.
1917 — Dichiarazione Balfour
Evento politico: il governo britannico dichiara il proprio sostegno alla creazione di una “casa nazionale ebraica” in Palestina. Contesto geografico: la Palestina è ancora parte dell’Impero Ottomano; nessuno Stato di Israele esiste. La regione è abitata in larga maggioranza da popolazione araba (musulmana e cristiana) e in minoranza ebraica, concentrata soprattutto a Gerusalemme e dintorni.
1947 — Piano di Partizione dell’ONU (Risoluzione 181)
Evento politico: l’ONU propone la divisione della Palestina in due stati: uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. Geografia: - Lo Stato ebraico avrebbe il 55% del territorio, comprendendo le zone costiere, la Galilea e parte del Negev.- Lo Stato arabo avrebbe il 45%, comprendendo la Cisgiordania, Gaza e la maggior parte delle aree centrali e meridionali.- Gerusalemme e Betlemme sarebbero “corpus separatum” internazionale.- Il piano non viene applicato: gli arabi lo rifiutano e inizia la guerra.
1956 — Crisi di Suez
Evento politico: Israele, Francia e Regno Unito attaccano l’Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez. Geografia: Israele occupa temporaneamente il Sinai e Gaza, ma li restituisce in pochi mesi. I confini restano quelli del 1949. .
1967 — Guerra dei Sei Giorni
Evento politico: Israele combatte contro Egitto, Siria e Giordania. Cambiamenti geografici enormi: - Israele conquista Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est), Striscia di Gaza, Sinai e Alture del Golan.- Da allora, la Cisgiordania e Gaza sono considerate territori occupati.- Gerusalemme viene annessa e dichiarata “capitale indivisa” da Israele (decisione non riconosciuta dall’ONU).- Si avvia l’espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati, modificando la geografia e la demografia.
1936–1939 — Rivolta araba in Palestina
Evento politico: proteste e scontri contro l’immigrazione ebraica e la presenza britannica. Geografia: i britannici rispondono con misure di sicurezza e infrastrutture (strade militari, divisioni territoriali). La geografia del potere si frammenta: alcune aree rurali passano temporaneamente sotto controllo ribelle.
1964 — Nascita dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
Evento politico: creazione dell’OLP per rappresentare il popolo palestinese e la lotta per la liberazione. Geografia: nessun cambiamento territoriale diretto, ma l’OLP inizia a operare dai paesi confinanti (Giordania, poi Libano).
1948–1949 — Nascita di Israele e Prima guerra arabo-israeliana
Evento politico: Israele dichiara l’indipendenza il 14 maggio 1948; scoppia la guerra con i paesi arabi vicini. Geografia: - Israele occupa più territorio di quanto previsto dal piano ONU (circa il 78% della Palestina mandataria).- La Cisgiordania viene annessa dalla Giordania.- La Striscia di Gaza passa sotto amministrazione egiziana.- Circa 750.000 palestinesi fuggono o vengono espulsi (Nakba), modificando la demografia della regione.- Le “linee verdi” del 1949 definiscono i confini de facto (non riconosciuti ufficialmente) tra Israele e i territori arabi.
1973 — Guerra dello Yom Kippur
Evento politico: Egitto e Siria tentano di riconquistare i territori persi nel 1967. Geografia: nessuna variazione duratura, ma dopo la guerra iniziano trattative di pace che porteranno a Camp David.
1979 — Accordi di Camp David
Evento politico: trattato di pace tra Israele ed Egitto. Geografia: Israele restituisce il Sinai all’Egitto, ma mantiene l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania.
2008–2020 — Conflitti ricorrenti e espansione degli insediamenti
Evento politico: guerre tra Israele e Hamas (2008–09, 2012, 2014) e continua espansione israeliana in Cisgiordania. Geografia: - Gaza è isolata da un blocco terrestre e marittimo.- Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania aumentano, riducendo la continuità territoriale palestinese. .
2000–2005 — Seconda Intifada
Evento politico: nuova ondata di violenza e repressione. Geografia: Israele costruisce la barriera di separazione in Cisgiordania, creando confini di fatto diversi da quelli del 1967 e frammentando ulteriormente i territori palestinesi.
1987–1993 — Prima Intifada
Evento politico: rivolta palestinese nei territori occupati. Contesto geografico: Israele risponde con maggiore militarizzazione e nuove divisioni territoriali in Cisgiordania e Gaza; i confini interni tra insediamenti israeliani e villaggi palestinesi diventano sempre più complessi.
2023 — Attacco di Hamas e nuova guerra a Gaza
Evento politico: Hamas attacca Israele il 7 ottobre; Israele risponde con una guerra su larga scala nella Striscia di Gaza. Geografia: - Gaza subisce distruzioni massicce e nuovi spostamenti di popolazione.- Israele riprende controllo militare diretto su varie aree della Striscia.- Si parla di una possibile nuova ridisegnazione geografica del territorio post-bellico, ancora incerta nel 2025.
2005 — Ritiro unilaterale da Gaza
Evento politico: Israele ritira le proprie truppe e coloni dalla Striscia di Gaza. Geografia: Gaza diventa formalmente sotto controllo dell’Autorità Palestinese, ma Israele mantiene il controllo delle frontiere, del mare e dello spazio aereo — un’autonomia limitata.
1993–1995 — Accordi di Oslo
Evento politico: primo grande accordo tra Israele e OLP; riconoscimento reciproco e nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Cambiamenti geografici: -La Cisgiordania viene suddivisa in Aree A, B e C:A: controllo civile e di sicurezza palestinese.B: controllo civile palestinese ma sicurezza israeliana.C: pieno controllo israeliano (colonie e aree militari).- Gaza resta formalmente palestinese, ma con controllo israeliano delle frontiere e dello spazio aereo.
2007 — Divisione politica
Evento politico: Hamas prende il controllo di Gaza; la Cisgiordania resta sotto l’Autorità Palestinese. Geografia: si crea una divisione territoriale e amministrativa netta tra Gaza e Cisgiordania.
2012 — La Palestina ottiene lo status di “Stato osservatore” ONU
Evento politico: riconoscimento simbolico da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Geografia: nessun cambiamento effettivo sul terreno, ma rafforza le rivendicazioni palestinesi sui confini del 1967 (Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est).
2020 — Accordi di Abramo
Evento politico: Israele normalizza i rapporti con Emirati Arabi, Bahrein e altri paesi arabi. Cambiamenti geografici: nessun cambiamento diretto, ma la questione palestinese perde centralità nei negoziati regionali.
2024–2025 — Situazione attuale
Evento politico: continuità del conflitto e crisi umanitaria. Geografia: - Israele controlla circa l’80% della Palestina storica.- La Cisgiordania è frammentata da insediamenti e zone militari.- Gaza è devastata e sotto assedio.- Non esistono ancora confini definitivi per un futuro Stato palestinese.
Rafah Museum:
- principale museo per la cultura palestinese contenente manufatti dall’età del Tardo Bronzo all’epoca romana e bizantina - è stato raso al suolo per primo, distrutto in un attacco aereo l’11 ottobre 2023 - l’allestimento del museo di Rafah era costato 30 anni di lavoro scientifico - custodiva tra l’altro una collezione di monete antiche, piatti di rame e gioielli.
abiti ricamati tradizionali palestinesi
resti del museo
arte contemporanea palestinese
Al Qarara Cultural Museum:
- aperto dal 2016 - conteneva circa 3.500 oggetti archeologici e storici: ceramiche dell’età del Bronzo, mosaici bizantini, spade del periodo crociato, gioielli indossati da donne prima della Nakba - È stato distrutto da bombardamenti israeliani nell’ottobre 2023
Ceramiche antiche danneggiate dai bombardamenti
Una scultura della dea cananea Anat
Qasr al-Basha (Palazzo del Pascià):
- XIII secolo, un tempo noto per la sua eccezionale conservazione, di cui rimangono solo i resti - conteneva reperti che coprivano molte epoche: neolitico, egizio, fenicio, persiano, ellenistico, romano, bizantino e islamico - nel corso dei secoli è stato sede di potere, scuola, stazione di polizia e infine museo archeologico
interno di una sala del museo prima della distruzione
facciata del museo: prima e dopo i bombardamenti