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LA VERGINE CAMILLA

LHORENS BASSO

Created on October 24, 2025

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Transcript

LA VERGINE CAMILLA

Bruna Francesco, Basso Lhorens e Adam Maarouf
IL PASSO IN GENERALE

Enea rende gli onori funebri a Pallante, il cui corpo viene riportato dai Troiani a Pallanteo, dove Evandro, distrutto dal dolore, li supplica di vendicare la morte del figlio. Si stabilisce quindi una tregua, Nel frattempo, Latino convoca un'assemblea per persuadere i Latini a fare pace con i Troiani. Mentre la riunione è in corso, giunge voce che Enea si sta apprestando ad attaccare Laurento. Turno organizza rapidamente la difesa della città latina e si prepara a combattere. A dargli man forte arriva Camilla, la vergine regina dei Volsci devota alla dea Diana, seguita dai suoi cavalieri. I due alleati concordano un piano: Turno tenderà un agguato a Enea, in marcia verso Laurento, con le sue truppe di fanteria, mentre Camilla guiderà la carica della cavalleria. L'impeto dei Volsci è devastante e Camilla infuria terribile, dando prova di grande audacia e abbattendo molti nemici con le sue frecce infallibili. La giovane e valorosa regina, tuttavia, ha le ore contate: è infatti destino che perisca nello scontro.

I PERSONAGGI

Enea: Il protagonista, l'eroe troiano. Latino: Re del Lazio, padre di Lavinia. Pallante: Giovane principe arcade, alleato di Enea. Camilla: La guerriera e vergine consacrata a Diana.

In mezzo agli eccidi Amazzone esulta, scoperto un solo lato del petto per combattere, la faretrata Camilla; e ora raccoglie nella mano flessibili dardi saettandoli, ora con la destra, instancabile, impugna la valida scure; aureo le risuona sulle spalle l'arco, e le armi di Diana. Inoltre ella, se talvolta respinta indietreggia, volgendosi scocca con l'arco frecce durante la fuga. Le sono intorno elette compagne, la fanciulla Larina e Tulla, e Tarpea che brandisce la scure di bronzo, Italidi, che la ninfa Camilla scelse, onore a sé, e valide ancelle di pace e di guerra:come le tracie Amazzoni quando percuotono le rive del Termodonte e combattono con armi dipinte, o intorno a Ippolita, o quando la marzia Pentesilea ritorna sul carro, e con grande tumulto ululante le schiere femminee esultano con gli scudi lunati".Chi abbatti per primo col dardo, o vergine fiera, chi per ultimo? o quanti corpi morti rovesci in terra? Camilla sta costringendo i nemici a ripiegare: Giove risveglia dunque l'orgo-glio di Tarconte, capo della cavalleria etrusca, il quale sprona i suoi a opporsi con maggiore decisione alla valorosa vergine guerriera. Tra tutti, è Arrunte ad accogliere la sua esortazione e ad appostarsi nell'attesa del momento più propizio per colpire Camilla.

Allora il predestinato Arrunte", con la lancia e con molta maggiore astuzia", insidia la veloce Camilla, e tenta la via più agevole della fortuna Dovunque la vergine furente si porta in mezzo alla schiera, là Arrunte s'insinua, e silenzioso ne scruta i passi; dovunque quella ritorna vittoriosa e si ritrae dal nemico, là di nascosto il giovane volge le celeri briglie, e già percorre questi e quei passaggi, e tutto l'aggirarsi delle vie d'intorno, e perfido scuote l'asta sicura. Per caso Cloreo, un tempo sacerdote consacrato al Cibelo", riluceva lontano nell'armi frigie, e spronava uno schiumante cavallo, coperto di una pelle con squame di bronzo simili a pinne e con fibbie d'oro", Splendente di esotica porpora ferrigna, egli scagliava frecce gortinie" con l'arco licio; aureo l'arco gli pendeva dalle spalle, aureo il veggente aveva l'elmo; aveva raccolto in un nodo la crocea clamide e le pieghe di mussola fruscianti di fulvo oro, aveva la tunica ricamata e barbarici schinieri alle gambe. .

Il predestinato Arrunte, armato di lancia e di grande astuzia, tende un agguato alla veloce Camilla e cerca la via più facile per ottenere la vittoria. Ovunque la fanciulla furiosa si lancia in mezzo ai nemici, lì Arrunte la segue di nascosto, osservando attentamente i suoi movimenti; e ovunque lei, vittoriosa, si ritira dallo scontro, il giovane di soppiatto gira rapidamente il cavallo, percorre vari sentieri tutt’intorno, e, traditore, agita la lancia pronto a colpire. Per caso, Cloreo — un tempo sacerdote devoto a Cibele — brillava da lontano per le sue armi frigie e spronava un cavallo schiumante, coperto da una pelle di bronzo a scaglie simili a pinne e fermata con fibbie d’oro. Splendente di porpora straniera, scagliava frecce cretesi con un arco licio; aveva un arco d’oro sulle spalle, un elmo dorato, un mantello color croco fermato in un nodo e vesti leggere ricamate d’oro. Indossava una tunica ricamata e schinieri di foggia barbarica alle gambe.

La vergine cacciatrice", sia per appendere al tempio armi troiane, sia per incedere adorna d'oro predato", inseguiva cieca lui solamente di tutta la mischia della battaglia, e incauta" per tutta la schiera ardeva di femmineo amore della preda e delle spoglie: quando infine dall'agguato", colto l'istante, Arrunte scaglia la lancia, e prega cosi i celesti: Sommo degli dèi, Apollo custode del santo Soratte, tu che primi tra tutti veneriamo, a cui alimentiamo le fiamme con cataste di pino, e, fidando nella pietà, camminiamo, noi tuoi adoratori, tra il fuoco e su molta braces, concedi, o Padre, di cancellare codesta vergogna con le nostre armi, tu che puoi tutto.

. La vergine cacciatrice, desiderosa di conquistare armi troiane da offrire al tempio o di adornarsi con quel bottino d’oro, inseguiva solo lui, accecata, nel tumulto della battaglia, infiammata da un femminile desiderio di preda e di spoglie. Ma, proprio allora, Arrunte — appostato — colse il momento giusto, scagliò la lancia e pregò così gli dèi: “O sommo tra gli dèi, Apollo custode del sacro monte Soratte, tu che noi veneriamo più di ogni altro, a cui offriamo fiamme di pino e, fiduciosi nella tua protezione, camminiamo sui carboni ardenti, concedimi, o Padre, di cancellare questa vergogna con le mie armi: tu che puoi ogni cosa.”

Non chiedo le spoglie e il trofeo della vergine sconfitta; le altre imprese mi daranno fama: purché la crudele rovina cada per il mio colpo, ritornerò oscuro nella città patria" Febo udì, e diede che si avverasse una parte del voto, l'altra parte disperse nelle alate brezze: consentì al supplice di abbattere con una subitanea morte Camilla accecata; non permise che lo vedesse reduce l'altra patria, e le tempeste rapirono la voce tra i venti. Dunque, appena l'asta scagliata sibilò nell'aria, tutti i Volsci protesero i fervidi animi e posarono lo sguardo sulla regina. Ella non s'avvide di nulla, dell'aria, del sibilo, o del dardo che veniva dal cielo, finché l'asta, arrivata sotto la nuda mammella, vi rimase confitta e bevve profondamnete il virgineo sangue. Le compagne accorrono trepidanti, e sostengono la regina che cade.

Arrunte, il guerriero che vuole uccidere Camilla, dice che non vuole portarsi via il suo corpo o vantarsi di aver ucciso una donna: gli basta solo che lei cada colpita da lui. Se riuscirà a farla morire, tornerà nella sua città senza cercare gloria o fama. Il dio Febo (Apollo) ascolta la sua preghiera e decide di esaudirla solo a metà: gli permette di uccidere Camilla con un colpo improvviso, ma non gli concede di tornare a casa sano e salvo. Il vento, infatti, porta via le sue ultime parole, come a dire che anche lui presto morirà. Appena lancia la lancia, questa fischia nell’aria e tutti i Volsci (i soldati di Camilla) guardano con ansia la loro regina. Lei non si accorge di niente: non sente l’aria muoversi, né il rumore del dardo che arriva dall’alto, finché l’asta non le si pianta sotto il petto nudo, bevendo il suo sangue puro di vergine. Le sue compagne accorrono spaventate, la sorreggono mentre lei cade morente.

Arrunte però non è un eroe come sembra perchè colpisce Camilla alle spalle perciò, Apollo gli concede la vitttoria ma non la vita o l'onore per il suo gesto sleale

Fugge atterrito prima di tutti Arrunte, diviso tra giubilo e timore, e non osa più affidarsi alla lancia, né esporsi ai colpi della vergine. E prima che lo raggiungano i colpi nemici, torbido arrunte si sottrasse alla vista e contento della fuga si mischiò in mezzo alle armi: come un lupo, ucciso il pastore o un grande giovenco, si cela subito sugli alti monti, lontano da ogni sentiero, consapevole dell'impresa temeraria, e ripiega strisciando la coda treamante al di sotto del ventre, e cerca le selve. Quella, morente, tenta di strappare la lancia, ma la punta di ferro sta con profonda ferita tra le ossa del costato. Cade esangue; cadono fredde di morte le palpebre; il colore prima purpureo lasciò il volto. Allora spirando parla così ad Acca, una delle coetanee, tra tutte la più fedele a Camilla, con cui divideva gli affanni, e le dice così: "Fin qui, sorella Acca, potei; ora un' acerba ferita mi spegne, e tutto mi oscura di tenebre. Corri, e rifersci a Turno questo estremo messaggio: entri in battaglia e difendi la città dai Troiani. E ora addio". Insieme con queste parole abbandonava le redini, scivolando involontariamente a terra; a gradi si sciolse fredda da tutto il corpo e posò il languido collo e il capo preso dalla morte; le armi la lasciano, e la vita con un gemito fugge dolente tra le ombre

Appena Camilla viene colpita, Arrunte fugge via spaventato, il primo tra tutti a scappare. Dentro di sé è diviso tra gioia e paura: è contento di averla colpita, ma teme per la propria vita. Non osa più usare la lancia né esporsi ai colpi della guerriera, e prima che qualcuno possa raggiungerlo, si allontana e si nasconde tra i soldati, felice solo di essere riuscito a fuggire. È come un lupo che, dopo aver ucciso un pastore o un grosso toro, si rifugia subito tra le montagne, lontano dai sentieri, consapevole dell’atto audace che ha compiuto, e scappa tremando con la coda tra le gambe, cercando rifugio nei boschi. Intanto Camilla, morente, tenta di estrarre la lancia, ma la punta di ferro è conficcata profondamente tra le ossa del petto. Poi cade a terra senza vita, gli occhi si chiudono freddi, e il volto, prima rosso vivo, perde il suo colore. Allora, mentre sta per morire, Camilla parla alla sua compagna Acca, la più fedele tra le sue amiche, con cui aveva condiviso ogni fatica. Dopo queste parole, Camilla lascia cadere le redini e scivola lentamente a terra; il suo corpo si raffredda pian piano, abbassa la testa e, mentre le armi le cadono di dosso, la vita la abbandona con un ultimo gemito, fuggendo tra le ombre della morte.

Il lupo rappresenta la paura e la colpa di Arrunte. Virgilio usa spesso gli animali per descrivere gli uomini durante la guerra, e in questo caso il paragone mostra la sua codardia e la sua natura “selvaggia”.

FINE

Bibliografia: libro di Epica

Bruna Francesco Basso Lhorens Adam Maarouf