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Tra sgomento e paura
La peste di Noja si sviluppò sullo sfondo di una serie di insorgenze epidemiche registrate dapprima nel Mediterraneo orientale, poi nell’Adriatico, nonché nello Jonio e nell’Egeo. Dopo aver colpito Costantinopoli nel 1812, l’isola di Malta e varie città bosniache nel 1813-14, la peste era riapparsa in Dalmazia nel giugno del 1815 e, contestualmente, diversi focolai si registrarono a Corfù, in Istria, nell’Epiro e in Turchia. Tutta la costa adriatica della Penisola italiana, e quindi anche la costa pugliese, era esposta al pericolo di contagio proveniente da vari fronti. Quando a Noja si verificarono i primi casi letali per peste, le magistrature centrali e le autorità locali, il corpo sanitario e l’intera popolazione si interrogavano sull’origine del morbo, senza riuscire a trovare risposte convincenti e certe. In tale clima di sgomento e di paura, nel corso del quale la cittadina viveva un vero e proprio assedio militare, con l’istituzione dei cordoni terrestri e marittimi, l’Intendente di Terra di Bari, il principe Capece Zurlo, fece stampare e divulgare in tutti i comuni della provincia un manifesto in cui si impegnava a offrire un premio di mille ducati in contanti a chi avrebbe fornito delle prove evidenti sull’origine del contagio.
Lo spurgo
Il 20 giugno 1816, la Soprintendenza Generale di Salute di Napoli emanò il Regolamento per lo spurgo generale della città di Noja, articolato in cinque capitoli, con i seguenti titoli: Operazioni che devono precedere lo spurgo; Epoca in cui si deve cominciare lo spurgo, e suoi diversi ordini (spurgo de’ luoghi contagiati, precauzioni particolari per le sepolture, spurgo de’ luoghi non contagiati); Operazioni che debbono seguire lo spurgo; Riabilitazione a pratica della città espurgata; Disposizioni generali. Le operazioni di spurgo iniziarono al termine di un rigoroso periodo di contumacia di quaranta giorni, preceduto dalla visita generale di tutti gli abitanti della cittadina, al fine di escludere qualsiasi sospetto di contagio ancora in corso. Una volta conclusa la contumacia di osservazione, iniziò lo spurgo vero e proprio a cui seguì la contumacia di contatto. Il 1° novembre 1816, giorno della festa di Ognissanti, la città fu dichiarata libera dal flagello della peste. Ma il morbo, con il suo bagaglio di morte, disperazione e povertà, lascerà un’eredità materiale e immateriale sulla collettività e sulle vite dei singoli ben oltre il suo passaggio.
4_Peste_Noja_definitivo
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Created on October 23, 2025
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Tra sgomento e paura
La peste di Noja si sviluppò sullo sfondo di una serie di insorgenze epidemiche registrate dapprima nel Mediterraneo orientale, poi nell’Adriatico, nonché nello Jonio e nell’Egeo. Dopo aver colpito Costantinopoli nel 1812, l’isola di Malta e varie città bosniache nel 1813-14, la peste era riapparsa in Dalmazia nel giugno del 1815 e, contestualmente, diversi focolai si registrarono a Corfù, in Istria, nell’Epiro e in Turchia. Tutta la costa adriatica della Penisola italiana, e quindi anche la costa pugliese, era esposta al pericolo di contagio proveniente da vari fronti. Quando a Noja si verificarono i primi casi letali per peste, le magistrature centrali e le autorità locali, il corpo sanitario e l’intera popolazione si interrogavano sull’origine del morbo, senza riuscire a trovare risposte convincenti e certe. In tale clima di sgomento e di paura, nel corso del quale la cittadina viveva un vero e proprio assedio militare, con l’istituzione dei cordoni terrestri e marittimi, l’Intendente di Terra di Bari, il principe Capece Zurlo, fece stampare e divulgare in tutti i comuni della provincia un manifesto in cui si impegnava a offrire un premio di mille ducati in contanti a chi avrebbe fornito delle prove evidenti sull’origine del contagio.
Lo spurgo
Il 20 giugno 1816, la Soprintendenza Generale di Salute di Napoli emanò il Regolamento per lo spurgo generale della città di Noja, articolato in cinque capitoli, con i seguenti titoli: Operazioni che devono precedere lo spurgo; Epoca in cui si deve cominciare lo spurgo, e suoi diversi ordini (spurgo de’ luoghi contagiati, precauzioni particolari per le sepolture, spurgo de’ luoghi non contagiati); Operazioni che debbono seguire lo spurgo; Riabilitazione a pratica della città espurgata; Disposizioni generali. Le operazioni di spurgo iniziarono al termine di un rigoroso periodo di contumacia di quaranta giorni, preceduto dalla visita generale di tutti gli abitanti della cittadina, al fine di escludere qualsiasi sospetto di contagio ancora in corso. Una volta conclusa la contumacia di osservazione, iniziò lo spurgo vero e proprio a cui seguì la contumacia di contatto. Il 1° novembre 1816, giorno della festa di Ognissanti, la città fu dichiarata libera dal flagello della peste. Ma il morbo, con il suo bagaglio di morte, disperazione e povertà, lascerà un’eredità materiale e immateriale sulla collettività e sulle vite dei singoli ben oltre il suo passaggio.