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IL MITO DI ARETUSA E ALFEO

Federica Lopis

Created on October 18, 2025

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Transcript

IL MITO DI ARETUSA E ALFEO

09
LETTERATURA ITALIANA
DANTE ALIGHIERI
10
11
LUDOVICO ARIOSTO
01
12
TORQUATO TASSO
COVER
13
GABRIELE D'ANNUNZIO
INDICE
02
GEOGRAFIA
14
PERSONAGGI
03

INDICE

ICONOGRAFIA
15
TRAMA
04

16 BIAGIO POIDIMANI

OVIDIO
05

17 FILIPPO LAURI

VERSI IN LATINO
06

18 SUICIDIO SIMBOLICO

VERSI IN BREVE
07

19 LETTERATURA INGLESE

20 FINE

CURIOSITA'
08

CHI SONO I PERSONAGGI?

Aretusa è un personaggio della mitologia greca, è la ninfa figlia di Nereo e di Doride. Il nome Aretusa deriva dal greco e significa “la virtuosa”. Rappresenta la purezza e la libertà che sfuggono all'amore passionale.

Alfeo è nella mitologia greca uno dei numerosi figli del dio Oceano, personificazione del più grande fiume del Peloponneso, che scorre nei pressi della città di Olimpia in Grecia.

TRAMA

Aretusa, allevata fin dalla tenera età da Artemide, dopo una lunga corsa tra i boschi, decise di rinfrescarsi in un bellissimo corso d’acqua, si tolse le vesti e si concedette un bagno. Ad un tratto sentì dei rumori e, spaventata, uscì dall’acqua ed iniziò a correre velocemente. Una voce però le intimò di fermarsi: era Alfeo, rimasto colpito dalla sua bellezza. Alfeo iniziò ad inseguirla e lei, non avendo più le forze per correre, chiede aiuto ad Artemide. Questa avvolse in una nuvola Aretusa e soffiò forte in direzione della Sicilia per metterla a riparo. Arrivata ad Ortigia, la nuvola iniziò a far cadere Aretusa che si trasformò in un sorgente d’acqua dolce. Alfeo, innamorato di Aretusa e volendola raggiungere, chiede aiuto al padre Oceano il quale aprì le acque dello Ionio permettendogli di raggiungere la Sicilia. Aretusa, convinta da tanto amore e insistenza, cedette alle richieste di Alfeo. Artemide, per suggellare il loro amore, scavò una caverna sotto la fonte, così da far correre per l’eternità le acque di Aretusa e Alfeo.

Aretusa verso la Sicilia...

IN OVIDIO...

Il mito di Aretusa e Alfeo si trova nelle Metamorfosi di Ovidio, precisamente nel Libro V , versi 572–641 circa.

  • Voce narrativa: quasi in prima persona; Ovidio lascia parlare Aretusa indirettamente, dando molta enfasi ai suoi sentimenti
  • Stile: descrittivo e vivace, pieno di movimento (la fuga, l’inseguimento di Alfeo).
  • Tono: drammatico ma con leggerezza poetica,la metamorfosi finale ha un effetto di meraviglia più che di tragedia.
  • Caratteristiche: Forte attenzione ai dettagli della natura (fiumi, acque, piante).
  • Sospensione tra paura e salvezza: l’attenzione non è solo sulla trasformazione fisica, ma anche sul trauma e sull’astuzia di Aretusa.

Aretusa è velox, più di Alfeo; ma lui è longi patiens… laboris – è il fiume “dalla corrente infaticabile”; ed è il fiume innamorato che sarà capace di un extremus labor – come un amante elegiaco.

VERSI DA 632 A 638

VERSI DA 632 A 638

Occupat obsessos sudor mihi frigidus artus, caeruleaeque cadunt toto de corpore guttae, quaque pedem movi, manat locus, eque capillis ros cadit, et citius, quam nunc tibi facta renarro, in latices mutor. Sed enim cognoscit amatas amnis aquas positoque viri, quod sumpserat, ore vertitur in proprias, ut se mihi misceat, undas.

Un freddo sudore mi invade il corpo assediato, da tutto il corpo mi scendono gocce azzurre; dove mi sposto, il luogo stilla, e dai capelli cade la rugiada e, prima del tempo che impiego a raccontartelo, mi cambio in acqua. Ma l’acqua amata il fiume la riconosce, e, deposto l’aspetto umano che aveva assunto, torna per mescolarsi a me nelle proprie acque.

I VERSI IN BREVE...

Aretusa descrive la sua giovinezza come una ninfa che evitava le attenzioni, trovando imbarazzo nella sua bellezza e considerando il piacere un peccato (Libro V, versi 583-586).Racconta di essersi trovata stanca e accaldata dopo una battuta di caccia, trovando sollievo in un fiume dalle acque limpide e silenziose (Libro V, versi 586-593). Descrive poi la sua fuga precipitosa dopo aver udito la voce di Alfeo che la chiamava, paragonando l'inseguimento a quello di uno sparviero che insegue le colombe (Libro V, versi 600-605). Riferisce di aver corso attraverso diverse regioni dell'Elide, riuscendo a mantenere la distanza da Alfeo (Libro V, versi 606-609).
LE CURIOSITA' DEL MITO

Le antiche monete di Siracusa (soprattutto quelle del V-IV secolo a.C.) portavano incisa la testa della ninfa Aretusa coronata di delfini. Sono considerate tra le più belle monete dell’antichità greca, e oggi sono esposte nei musei di tutto il mondo.

Per via del mito, la Fonte Aretusa è divenuta simbolo di buon augurio agli innamorati, che per tradizione dovrebbero toccare insieme le acque della fonte.

Secondo una leggenda popolare siciliana, durante la notte di San Giovanni (23 giugno), si dice che si possa sentire il sussurro dell’acqua della Fonte Aretusa parlare con le onde del mare, come se Aretusa e Alfeo si parlassero ancora.

In epoca moderna sono stati fatti esperimenti scientifici sulle acque della Fonte Aretusa, per vedere se ci fosse una connessione sotterranea con il Peloponneso. Non è mai stato trovato un collegamento fisico, ma il fascino del mito resta intatto.

IL MITO NELLA LETTERATURA ITALIANA

QUALI TEMATICHE RIPRENDE IL MITO?
Simboleggia un amore che supera ogni barriera fisica e spaziale, trovando una risoluzione, seppur in forma diversa, nella fusione.

Le trasformazioni non sono una perdita, ma un modo per raggiungere una forma di immortalità, un'idea che risuona in molti autori italiani che riflettono sul rapporto tra vita, morte e arte.

Il mito ha rafforzato l'identità letteraria e culturale della Sicilia, che diventa un luogo di eterna suggestione mitologica.

La ripresa del mito da parte di autori come Pascoli e D'Annunzio dimostra come la tradizione classica non sia mai stata un semplice esercizio accademico, ma una fonte di ispirazione vitale per affrontare temi moderni e contemporanei.

DANTE ALIGHIERI

Fa riferimento a questo mito nel Canto XXV del Purgatorio, all'interno della cornice dei lussuriosi, per spiegare la natura dei nuovi corpi immateriali che le anime assumono dopo la morte. Dante fa un appello diretto ad Alfeo, pregandolo di non far più caso alle vicende amorose legate alla sua amata Aretusa. "S’io posso, o dolcissimo e santo Alfeo, / far che più non ti canti omai il mio verso, / e far che ’l mio verso non ti dica più..." Dante spiega che la capacità di creare questi corpi eterei è simile al modo in cui i fluidi (come le acque di Alfeo) si uniscono e formano qualcosa di nuovo. Con ciò, il poeta si ricollega al mito in cui le acque del fiume Alfeo si uniscono a quelle della fonte Aretusa. Fonte: È evidente che Dante abbia tratto questa immagine direttamente da Ovidio, il suo principale modello di riferimento per la mitologia classica. Interpretazione e significato Metafora poetica: Il fenomeno della fusione delle acque tra Alfeo e Aretusa diventa per Dante una metafora per spiegare un concetto teologico e scientifico complesso, cioè la formazione dei corpi spirituali. Amore e trasformazione: Il mito ovidiano, che parla di amore, inseguimento e trasformazione, si sposa perfettamente con il tema principale del Purgatorio: il cambiamento e la purificazione delle anime, anche in un contesto ultraterreno.

Nell' Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, il riferimento al mito non è un espediente narrativo per rafforzare i temi del poema. Il riferimento si trova nel canto VI, ottava 20. In questo passaggio, la ninfa Angelica, fuggendo a cavallo, arriva in riva a un fiume e ricorda la leggenda di Aretusa e Alfeo. Contesto: Angelica, stanca e impaurita per la sua fuga, si ferma sulla riva del fiume. Il rumore delle acque e il luogo solitario richiamano alla sua mente il mito delle due divinità. Significato: l'accenno alla leggenda serve a creare un momento di sospensione nel frenetico intreccio narrativo e a sottolineare la vulnerabilità di Angelica, che, come la ninfa, desidera fuggire da una situazione di pericolo, rifugiandosi in una natura che in questo caso sembra offrirle un momentaneo riparo.

TORQUATO TASSO

Riprende il mito di Alfeo e Aretusa nella sua opera più importante, la Gerusalemme Liberata. Il mito compare nel Canto XV, all'interno delle vicende che vedono protagonista l'eroe Rinaldo. Il contesto narrativo: Rinaldo è stato sedotto dalla maga Armida e portato nel suo palazzo incantato su un'isola lontana, abbandonando così il campo crociato. I suoi compagni, Carlo e Ubaldo, vengono inviati per liberarlo dall'incantesimo e riportarlo al suo dovere di guerriero cristiano. Per raggiungere l'isola di Armida, i due cavalieri devono superare una serie di prove, attraversando un fiume che ricorda la storia di Alfeo e Aretusa. La fusione delle acque di Alfeo e Aretusa, che si uniscono nonostante le distanze e le trasformazioni, diventa un simbolo dell'amore puro e duraturo che supera ogni ostacolo. Il mito si contrappone all'amore sensuale e ingannevole di Armida, che ha allontanato Rinaldo dal suo scopo. La storia di Alfeo e Aretusa rappresenta la forza della fedeltà che richiamerà Rinaldo al suo vero amore e al suo dovere cristiano.

LA DONNA PER TASSO...

Le figure femminili non sono libere come quelle ariostesche, ma risentono della profonda crisi interiore di Tasso, diviso tra l'etica cristiana e il richiamo dei sensi. La donna può spingere l'uomo alla virtù e al sacrificio,può allontanare l'eroe dal suo destino, come una sirena che canta nell'illusione del piacere o può incarnare il valore guerriero, ma il suo destino è inevitabilmente segnato dalla contraddizione

LA DONNA PER OVIDIO...

Le figure femminili sono definite quasi sempre attraverso l’amore e i loro sentimenti vengono espressi con intensità nei monologhi, che ne colgono i momenti cruciali come l’innamoramento o l’abbandono.

GABRIELE D'ANNUNZIO

Fusione panica: D'Annunzio vede nel mito la possibilità di una completa fusione tra l'essere umano e la natura. Alfeo che si fonde con le acque di Aretusa simboleggia l'unione mistica tra l'amante e l'amata, tra l'individuo e il tutto naturale. Non è più solo un amore tra un dio e una ninfa, ma una rappresentazione della tensione verso l'annullamento dei confini tra il sé e il cosmo.Sensualità e desiderio: Il mito diventa un pretesto per celebrare il potere della sensualità e del desiderio. L'inseguimento di Alfeo non è solo una caccia, ma una spinta irresistibile verso l'unione passionale. La trasformazione di Aretusa in fonte non ferma il desiderio, ma lo trasforma e lo sublima, rendendolo eterno e inseparabile dalla natura stessa. Influenze siciliane: Il mito di Aretusa ha un forte legame con la Sicilia e, in particolare, con Siracusa. D'Annunzio, affascinato dal mondo classico e dal paesaggio mediterraneo, si lascia ispirare da questi luoghi per arricchire la sua produzione poetica.

GEOGRAFIA

Il mito è indissolubilmente legato ad un luogo reale, una sorgente d'acqua dolce che si trova sull'isola di Ortigia, nel porto di Siracusa.

Il mito giustifica il legame, percepito nell'antichità, tra il fiume Alfeo in Grecia e la fonte siciliana, spiegando la presenza di acqua dolce.

L'acqua della fonte di Aretusa simboleggia la vita, la purezza e la continuità. La sua unione con l'acqua salata del mare rappresenta l'incontro e la coesistenza di elementi diversi.

Colonialismo greco: Il mito simboleggia anche il legame tra la madrepatria greca e le colonie in Magna Grecia, come Siracusa, attraverso il viaggio sotterraneo del fiume che unisce le due terre.

IL MITO NELL'ARTE

Alfeo e Aretusa 1655 - 1657 - Pittura - 0.96m x 0.78m Creatore: Carlo Maratta.

BIAGIO POIDIMANI

Nel suo percorso artistico Poidimani, scultore nato a Rosolini nel 1910, si dimostra abbastanza versatile: lavora materiali diversi (bronzo, marmo, granito), sia opere pubbliche che religiose, con una forte sensibilità verso il mito, l’elemento simbolico, l’identità culturale della sua terra. L’opera è stata donata alla città di Siracusa da Poidimani nel 1992. Si tratta di una scultura in bronzo. È posizionata all’interno della Fonte Aretusa, sull’isola di Ortigia, vicino al celebre specchio d’acqua dolce. Il gruppo scultoreo rappresenta Aretusa e Alfeo. L’opera mette in luce il contrasto tra la fuga di lei e la tensione verso il riavvicinamento di lui, come vuole la leggenda. La scelta del bronzo conferisce robustezza, permanenza, una qualità di monumento, ma allo stesso tempo la patina del metallo dialoga bene con l’acqua e la natura circostante.

La posa, lo sguardo, la tensione, la dinamica del corpo; tutto tende a evocare la bellezza idealizzata del mito e la struggente separazione/riunione.

FILIPPO LAURI

(XVII secolo): Queste rappresentazione raffigura i due amanti mentre si fondono in un'unica entità.

Aretusa non muore, ma perde il corpo e la sua individualità. → La metamorfosi può essere letta come “suicidio simbolico”: una rinuncia al sé per evitare la violenza o il desiderio altrui.

Ugo Foscolo (1778–1827) nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, tratta del suicidio come gesto eroico e romantico di chi non accetta il compromesso con la realtà. Jacopo si uccide. Anche Aretusa rifiuta di cedere al desiderio imposto (quello di Alfeo). Come Jacopo, preferisce “morire” (per metamorfosi) piuttosto che arrendersi. E' dunque un atto di fedeltà a sé stessa e ai propri valori. Entrambi vivono la fuga come forma estrema di coerenza e purezza

Jacopo è devastato dal tradimento della patria: la sua Venezia è stata venduta agli Austriaci da Napoleone. Per lui, la patria non è solo un luogo, ma un valore morale e ideale. Quando capisce che la libertà e la giustizia sono impossibili nel mondo reale, cade nella disperazione. “Tutto è perduto. Non ci resta che morire.”

LETTERATURA INGLESE

Alfred Tennyson ,scrive: “The Lady of Shalott” (1832 / 1842). Anche se non cita Aretusa, Tennyson riprende il tema della donna isolata, pura, condannata alla dissoluzione. La Lady vive separata dal mondo (come Aretusa nel suo regno d’acqua), e quando guarda direttamente la realtà, muore. È una metamorfosi tragica: la libertà si paga con la morte. “The mirror crack’d from side to side; 'The curse is come upon me,' cried The Lady of Shalott.”
Sylvia Plath, scrive “Lady Lazarus” (1962), Plath riprende il tema classico della rinascita nella morte. “Lady Lazarus”: la protagonista rinasce ogni volta dal suicidio → come Aretusa, muore per rinascere in altra forma.

THE END

Federica Lopis