Annibale Carracci, Rinaldo e Armida, 1601 ca. Napoli, Museo di Capodimonte
Info
ISPIRAZIONI MITOLOGICHE
Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1483-1484, National Gallery di Londra
Armida e Rinaldo sembrano incarnare Venere e Marte del De rerum naturae di Lucrezio. Il giovane posa il capo sul grembo della maga e le è quindi sottomesso, proprio come il dio della guerra lo era alla dea amore nella tradizione classica , anche se qui ovviamente l’azione è condannata dall’autore. Armida è descritta come seduttrice superba che attraverso ll suo fascino tiene legato a sè il soldato, sia utilizzando la sua bellezza sia mescolando atteggiamenti svenevoli con una certa non curanza verso l’amante facendogli aumentare il desiderio. Carlo e Ubaldo che spiano gli atti amorosi sono la condanna morale della relazione , che infatti poi dopo cesserà. Il cinto di Armida che porta alla vita richiama il cinto di Afrodite-Venere che aveva la proprietà di rendere irresistibile chiunque lo indossasse. Tuttavia, a differenza di quello divino, il cinto di Armida è il prodotto di arti magiche ed è stato creato con l‘unione di elementi immateriali ossia gli atteggiamenti con cui la donna opera la seduzione su Rinaldo. Il discorso di rimprovero che Ubaldo fa a Rinaldo riprende quello di Mercurio ad Enea :il crociato si è sottratto ai suoi doveri militari abbandonandosi colpevolmente alla passione proprio come Enea era rimasto a Cartagine perchè innamorato di Didone.
Pagani VS cristiani
Il conflitto tra i codici culturali pagani e rinascimentali e quelli cristiani diventa per Rinaldo un conflitto interno: egli è designato come eroe cristiano, ma è sopraffatto dagli impulsi edonistici. In un primo momento prevalgono questi ultimi, ma, dopo la liberazione, Rinaldo afferma definitivamente il codice cristiano, compiendo una vera purificazione morale.
Si percepisce una forte contraddizione: da un lato, Tasso condanna l’edonismo; dall’altro, emerge una certa attrazione implicita nei suoi confronti. L’opera rappresenta così sia valori pagani, sia rinascimentali, espressione di una civiltà che si differenzia profondamente dai principi dell’età controriformistica.
TRAMA
Rinaldo viene ingannato dalle seduzioni della maga Armida, la quale ha il compito di sottrarre ai crociati le loro migliori forze. Egli viene così imprigionato da lei in un giardino incantato, che richiama le descrizioni dei giardini di Boiardo e Ariosto, situato nelle Isole Fortunate (probabilmente le Canarie). In questo luogo meraviglioso la natura produce suoni soavi, tra cui il garrito di un pappagallo che sembra parlare. Questo uccello osserva sbocciare una rosa e la paragona a una ragazza che più è ammirata, più si nasconde. I suoi petali vengono invece paragonati al petto di una donna Nel frattempo, due crociati, Ubaldo e Carlo, vengono inviati da Goffredo alla ricerca di Rinaldo. Con l’aiuto del mago cristiano di Ascalona, scoprono dove si trova l’eroe e salpano, guidati dalla Fortuna. Navigano nel Mediterraneo, varcano le Colonne d’Ercole e raggiungono la loro meta dopo aver vinto i mostri e dopo aver resistito alle seduzioni di due fanciulle.
Alla fine arrivati alla dimora della maga grazie a un libro ricevuto dal mago di Ascalona (mappa del labirinto) riescono a oltrepassare il labirinto che circonda il giardino nel quale Rinaldo è rinchiuso. Quando entrano si accorgono dei due e li osservano: Rinaldo è sdraiato sul grembo di Armida che indossa un velo e porta i capelli sciolti ma disordinati e mossi dal vento. Armida si ammira attraverso uno specchio e attraverso gli occhi della maga egli contempla l’immagine di Armida stessa. Tuttavia successivamente Rinaldo si specchia anche nello scudo dei cavalieri e osserva la sua trasformazione da eroe valoroso ad un essere femmineo. Questo specchio è motivo di vergogna. Al termine del canto Rinaldo esce dal giardino-labirinto nel quale si trovava.
Il Labirinto
Tasso concepisce il labirinto in senso negativo, poiché in esso l’uomo si smarrisce e perde la propria direzione morale e spirituale. Il poeta vorrebbe restare nel giardino in eterno, simbolo dei piaceri terreni, ma riconosce che esso rappresenta una tentazione da cui bisogna distaccarsi per ritrovare la via del dovere e della fede.Il labirinto compare anche in Ariosto, ma con un significato diverso: nell’Orlando Furioso i cavalieri errano senza meta, e tale erranza non ha una connotazione del tutto negativa, poiché il labirinto ariostesco rappresenta anche il luogo della varietà del mondo e della complessità della condizione umana.
Nell’episodio tassiano si può inoltre cogliere un richiamo al sonetto proemiale del Canzoniere di Petrarca, in cui l’amore e i piaceri mondani sono definiti “ornamenti” indegni di un uomo serio o di un cavaliere, poiché allontanano dal vero bene.Infine, vi è un rimando al II canto dell’inferno dantesco : in Dante tutti andavano a dormire mentre lui compiva il faticoso viaggio; qui è il contrario, mentre tutti si affaticano per sconfiggere gli infedeli, Rinaldo si sottrae al compito
Il simbolo della rosa
Quando la rosa sfiorisce, non sembra più quella di un tempo: in un istante, la giovinezza e la vita passano. Si crea così una contrapposizione tra il tempo ciclico della natura, che ogni primavera rifiorisce, e la vita dell’uomo, che una volta sfiorita non può rinascere.Il passo contiene anche un invito edonistico: cogliere la rosa al mattino, nel pieno della sua fioritura, significa cedere all’amore e godere dei piaceri della vita.
Commento
Rinaldo è un vero e proprio schiavo d’amore di armida , ed è vittima di un incantesimo che lo tiene soggiogato e del tutto privo di propria volontà: il giovane non indossa l’armatura ma vani fregi che lo rendono effemminato, i capelli sono profumati e la spada che ha a fianco sembra essere semplicemente uno strumento di decoro. Quando la maga si allontana solo lui non può farlo , infatti la sua condizione è quella di strumento di piacere ed è sottolineata in modo è paradossale quando regge lo specchio in cui Armida narcisisticamente si sta specchiando e si agghinda tra l’altro pregandola di volgere lui lo sguardo poichè la sua passione è la migliore immagine del fascino della donna . Qui si richiama Petrarca perchè Rinaldo rimprovera Armida di essere vanitosa come la Laura del canzoniere, oltretutto ignorato dalla maga che ride per la situazione e si compiace. Se lo specchio tenuto da Rinaldo strumento di seduzione infernale e vanità lo scudo in ci si rispecchia è strumento di verità che lo farà tornare l’eroe di prima
Armida e Rinaldo
Courtney Lavain Lazatin
Created on October 17, 2025
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Annibale Carracci, Rinaldo e Armida, 1601 ca. Napoli, Museo di Capodimonte
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ISPIRAZIONI MITOLOGICHE
Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1483-1484, National Gallery di Londra
Armida e Rinaldo sembrano incarnare Venere e Marte del De rerum naturae di Lucrezio. Il giovane posa il capo sul grembo della maga e le è quindi sottomesso, proprio come il dio della guerra lo era alla dea amore nella tradizione classica , anche se qui ovviamente l’azione è condannata dall’autore. Armida è descritta come seduttrice superba che attraverso ll suo fascino tiene legato a sè il soldato, sia utilizzando la sua bellezza sia mescolando atteggiamenti svenevoli con una certa non curanza verso l’amante facendogli aumentare il desiderio. Carlo e Ubaldo che spiano gli atti amorosi sono la condanna morale della relazione , che infatti poi dopo cesserà. Il cinto di Armida che porta alla vita richiama il cinto di Afrodite-Venere che aveva la proprietà di rendere irresistibile chiunque lo indossasse. Tuttavia, a differenza di quello divino, il cinto di Armida è il prodotto di arti magiche ed è stato creato con l‘unione di elementi immateriali ossia gli atteggiamenti con cui la donna opera la seduzione su Rinaldo. Il discorso di rimprovero che Ubaldo fa a Rinaldo riprende quello di Mercurio ad Enea :il crociato si è sottratto ai suoi doveri militari abbandonandosi colpevolmente alla passione proprio come Enea era rimasto a Cartagine perchè innamorato di Didone.
Pagani VS cristiani
Il conflitto tra i codici culturali pagani e rinascimentali e quelli cristiani diventa per Rinaldo un conflitto interno: egli è designato come eroe cristiano, ma è sopraffatto dagli impulsi edonistici. In un primo momento prevalgono questi ultimi, ma, dopo la liberazione, Rinaldo afferma definitivamente il codice cristiano, compiendo una vera purificazione morale.
Si percepisce una forte contraddizione: da un lato, Tasso condanna l’edonismo; dall’altro, emerge una certa attrazione implicita nei suoi confronti. L’opera rappresenta così sia valori pagani, sia rinascimentali, espressione di una civiltà che si differenzia profondamente dai principi dell’età controriformistica.
TRAMA
Rinaldo viene ingannato dalle seduzioni della maga Armida, la quale ha il compito di sottrarre ai crociati le loro migliori forze. Egli viene così imprigionato da lei in un giardino incantato, che richiama le descrizioni dei giardini di Boiardo e Ariosto, situato nelle Isole Fortunate (probabilmente le Canarie). In questo luogo meraviglioso la natura produce suoni soavi, tra cui il garrito di un pappagallo che sembra parlare. Questo uccello osserva sbocciare una rosa e la paragona a una ragazza che più è ammirata, più si nasconde. I suoi petali vengono invece paragonati al petto di una donna Nel frattempo, due crociati, Ubaldo e Carlo, vengono inviati da Goffredo alla ricerca di Rinaldo. Con l’aiuto del mago cristiano di Ascalona, scoprono dove si trova l’eroe e salpano, guidati dalla Fortuna. Navigano nel Mediterraneo, varcano le Colonne d’Ercole e raggiungono la loro meta dopo aver vinto i mostri e dopo aver resistito alle seduzioni di due fanciulle.
Alla fine arrivati alla dimora della maga grazie a un libro ricevuto dal mago di Ascalona (mappa del labirinto) riescono a oltrepassare il labirinto che circonda il giardino nel quale Rinaldo è rinchiuso. Quando entrano si accorgono dei due e li osservano: Rinaldo è sdraiato sul grembo di Armida che indossa un velo e porta i capelli sciolti ma disordinati e mossi dal vento. Armida si ammira attraverso uno specchio e attraverso gli occhi della maga egli contempla l’immagine di Armida stessa. Tuttavia successivamente Rinaldo si specchia anche nello scudo dei cavalieri e osserva la sua trasformazione da eroe valoroso ad un essere femmineo. Questo specchio è motivo di vergogna. Al termine del canto Rinaldo esce dal giardino-labirinto nel quale si trovava.
Il Labirinto
Tasso concepisce il labirinto in senso negativo, poiché in esso l’uomo si smarrisce e perde la propria direzione morale e spirituale. Il poeta vorrebbe restare nel giardino in eterno, simbolo dei piaceri terreni, ma riconosce che esso rappresenta una tentazione da cui bisogna distaccarsi per ritrovare la via del dovere e della fede.Il labirinto compare anche in Ariosto, ma con un significato diverso: nell’Orlando Furioso i cavalieri errano senza meta, e tale erranza non ha una connotazione del tutto negativa, poiché il labirinto ariostesco rappresenta anche il luogo della varietà del mondo e della complessità della condizione umana.
Nell’episodio tassiano si può inoltre cogliere un richiamo al sonetto proemiale del Canzoniere di Petrarca, in cui l’amore e i piaceri mondani sono definiti “ornamenti” indegni di un uomo serio o di un cavaliere, poiché allontanano dal vero bene.Infine, vi è un rimando al II canto dell’inferno dantesco : in Dante tutti andavano a dormire mentre lui compiva il faticoso viaggio; qui è il contrario, mentre tutti si affaticano per sconfiggere gli infedeli, Rinaldo si sottrae al compito
Il simbolo della rosa
Quando la rosa sfiorisce, non sembra più quella di un tempo: in un istante, la giovinezza e la vita passano. Si crea così una contrapposizione tra il tempo ciclico della natura, che ogni primavera rifiorisce, e la vita dell’uomo, che una volta sfiorita non può rinascere.Il passo contiene anche un invito edonistico: cogliere la rosa al mattino, nel pieno della sua fioritura, significa cedere all’amore e godere dei piaceri della vita.
Commento
Rinaldo è un vero e proprio schiavo d’amore di armida , ed è vittima di un incantesimo che lo tiene soggiogato e del tutto privo di propria volontà: il giovane non indossa l’armatura ma vani fregi che lo rendono effemminato, i capelli sono profumati e la spada che ha a fianco sembra essere semplicemente uno strumento di decoro. Quando la maga si allontana solo lui non può farlo , infatti la sua condizione è quella di strumento di piacere ed è sottolineata in modo è paradossale quando regge lo specchio in cui Armida narcisisticamente si sta specchiando e si agghinda tra l’altro pregandola di volgere lui lo sguardo poichè la sua passione è la migliore immagine del fascino della donna . Qui si richiama Petrarca perchè Rinaldo rimprovera Armida di essere vanitosa come la Laura del canzoniere, oltretutto ignorato dalla maga che ride per la situazione e si compiace. Se lo specchio tenuto da Rinaldo strumento di seduzione infernale e vanità lo scudo in ci si rispecchia è strumento di verità che lo farà tornare l’eroe di prima