Trasfigurazione
Dipinto di Raffaello Sanzio
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La Trasfigurazione è l’ultimo capolavoro di Raffaello Sanzio, rimasto incompiuto a causa della sua morte, realizzato tra il 1518 e il 1520, ad è oggi conservato nella Pinacoteca Vaticana. L’opera fu commissionata dal cardinale Giulio de’ Medici per la cattedrale di Narbonne, ma non vi fu mai inviata. il dipinto fu posto accanto al suo letto e successivamente completato dal suo allievo Giulio Romano.
Registro superiore
Si tratta di un dipinto a tempera grassa su tavola di grandi dimensioni (405 × 278 cm), nel quale Raffaello rappresenta due episodi evangelici contemporaneamente: la Trasfigurazione di Cristo nella parte superiore,e la guarigione del fanciullo indemoniato nella parte inferiore
Registro inferiore
Il brutto che diventa bello attraverso l’arte→ L’umanista Paolo Giovio ammira in Raffaello la capacità di rappresentare con realismo la sofferenza fisica e mentale del fanciullo. Coinvolgimento emotivo dello spettatore → L’apostolo, mosso da compassione, tende la mano verso il ragazzo: un gesto che sembra uscire dalla cornice e invita alla partecipazione emotiva. Cristo come luce divina → Nella parte superiore, Cristo non è solo illuminato, ma diventa egli stesso luce, simbolo della grazia che discende sull’umanità. Messaggio teologico → Contrapposizione tra dolore e salvezza: la fede e la speranza vincono sulla sofferenza e sul male.
la Trasfigurazione mostra un grande dinamismo, lontano dalla compostezza equilibrata tipica delle opere precedenti di Raffaello. Le luci sono distribuite secondo un progetto scenico preciso, che accentua la teatralità e l’effetto drammatico del dipinto.
I colori si differenziano nei due registri:
nel paesaggio, dominano toni scuri e freddi;
nel registro inferiore, prevalgono colori caldi e intensi, in particolare un arancio tendente al rosso;
nella parte superiore, invece, si impongono colori chiari e freddi, simbolo di purezza e divinità.
I contrasti di luce sottolineano la drammaticità dell’evento e conducono lo sguardo verso la figura di Cristo, punto culminante della composizione.
Il registro superiore, di natura divina, raffigura Cristo trasfigurato sul monte Tabor, sospeso in un’aura di luce e circondato da Mosè ed Elia. Le sue braccia aperte ricordano la forma della croce, ma la figura mantiene un’eleganza armoniosa e leggera.
Il registro inferiore, invece, rappresenta il mondo terreno, dove gli apostoli tentano invano di guarire un fanciullo posseduto dal demonio, finché Cristo, sceso dal monte, compirà il miracolo.
Trasfigurazione
VIOLA PANSERI
Created on October 16, 2025
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Trasfigurazione
Dipinto di Raffaello Sanzio
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La Trasfigurazione è l’ultimo capolavoro di Raffaello Sanzio, rimasto incompiuto a causa della sua morte, realizzato tra il 1518 e il 1520, ad è oggi conservato nella Pinacoteca Vaticana. L’opera fu commissionata dal cardinale Giulio de’ Medici per la cattedrale di Narbonne, ma non vi fu mai inviata. il dipinto fu posto accanto al suo letto e successivamente completato dal suo allievo Giulio Romano.
Registro superiore
Si tratta di un dipinto a tempera grassa su tavola di grandi dimensioni (405 × 278 cm), nel quale Raffaello rappresenta due episodi evangelici contemporaneamente: la Trasfigurazione di Cristo nella parte superiore,e la guarigione del fanciullo indemoniato nella parte inferiore
Registro inferiore
Il brutto che diventa bello attraverso l’arte→ L’umanista Paolo Giovio ammira in Raffaello la capacità di rappresentare con realismo la sofferenza fisica e mentale del fanciullo. Coinvolgimento emotivo dello spettatore → L’apostolo, mosso da compassione, tende la mano verso il ragazzo: un gesto che sembra uscire dalla cornice e invita alla partecipazione emotiva. Cristo come luce divina → Nella parte superiore, Cristo non è solo illuminato, ma diventa egli stesso luce, simbolo della grazia che discende sull’umanità. Messaggio teologico → Contrapposizione tra dolore e salvezza: la fede e la speranza vincono sulla sofferenza e sul male.
la Trasfigurazione mostra un grande dinamismo, lontano dalla compostezza equilibrata tipica delle opere precedenti di Raffaello. Le luci sono distribuite secondo un progetto scenico preciso, che accentua la teatralità e l’effetto drammatico del dipinto. I colori si differenziano nei due registri: nel paesaggio, dominano toni scuri e freddi; nel registro inferiore, prevalgono colori caldi e intensi, in particolare un arancio tendente al rosso; nella parte superiore, invece, si impongono colori chiari e freddi, simbolo di purezza e divinità. I contrasti di luce sottolineano la drammaticità dell’evento e conducono lo sguardo verso la figura di Cristo, punto culminante della composizione.
Il registro superiore, di natura divina, raffigura Cristo trasfigurato sul monte Tabor, sospeso in un’aura di luce e circondato da Mosè ed Elia. Le sue braccia aperte ricordano la forma della croce, ma la figura mantiene un’eleganza armoniosa e leggera.
Il registro inferiore, invece, rappresenta il mondo terreno, dove gli apostoli tentano invano di guarire un fanciullo posseduto dal demonio, finché Cristo, sceso dal monte, compirà il miracolo.