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Copia - GATTOPARDO ED CIVICA

Clara Bertocchi

Created on October 15, 2025

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Transcript

Lavoro di Bertocchi Clara, Definis Giorgia, Di Pietro Vittoria, Zaffanelli Simone

PERSONAGGI DI " GATTOPARDO "

TRAMA

AMBIENTAZIONE

  • Don Fabrizio assiste con rassegnazione al declino dell’aristocrazia
  • Garibaldi sbarca a Marsala e la politica nazionale cambia
  • Il principe osserva la trasformazione sociale e rifiuta i ruoli ufficiali nel nuovo ordine
  • Nonostante gli sconvolgimenti il principe si reca con la famiglia a Donnafugata, dove vi è Calogero Sedara con la figlia Angelica, che si innamora di Tancredi
  • Fabrizio ha sempre sperato di vederlo sposato con sua figlia, Concetta
  • Don Fabrizio consapevole della perdita della propria eredità, rifiuta di adattarsi
  • Si chiude con il declino della famiglia e la morte del principe, che segna il passaggio dal mondo borbonico a quello sabaudo e la trasformazione delle strutture sociali

è ambientato in Sicilia tra il 1860 e i primi anni del Novecento

nel periodo del Risorgimento e della transizione dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia

e racconta i cambiamenti sociali e politici che investono la nobiltà siciliana di fronte all’ascesa della borghesia

CHI E' FABRIZIO NEL COMPLESSO ?
  • Fabrizio, anche detto Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina
  • È un aristocratico siciliano vissuto durante il periodo del Risorgimento
    • Rifiuta la carica di senatore del nuovo Regno d’Italia
    • Il romanzo segue la sua vita e quella della sua famiglia mentre l’Italia si unifica
    • Il suo rapporto con il nipote Tancredi Falconeri è centrale: Tancredi rappresenta il futuro, l’adattamento, mentre Don Fabrizio incarna il passato che si ritira con dignità.

    FABRIZIO

    PARTE PRIMA

    Amore e ripensamento per Tancredi

    Amore verso la moglie
    Irritazione e indignazione
    Riconoscenza e iniziale indifferenza verso Garibaldi
    Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?”

    PARTE SECONDA

    “Don Fabrizio si fermò, guardò, ricordò, rimpianse”

    Felice di essere arrivato a Donnafugata

    Sentimenti per il nipote Tancredi

    Stupito per l'assenza di cambiamenti

    Abbandono emotivo e sentimento di nostalgico

    Sereno per le condizioni della casa grazie a Don 'Nofrio

    Pensieroso, malinconico e consapevole

    Agitato per la cena con il sindaco e Angelica

    PARTE TERZA

    Consapevolezza, necessita storica, rassegnazione ...

    Tormento interiore

    Senso di dignita, umiliazione, fastidio...

    Ferito ma riesce a mantiene il controllo, uomo forte

    PARTE QUINTA

    • Serio e saggio, ma parte della nobiltà. “Ho visto Don Fabrizio rabbuiarsi, lui uomo serio e saggio, per un colletto di camicia mal stirato”
    • Magnanimo. “Don Fabrizio ha protetto ed educato il nipote Tancredi, ha insomma salvato un povero orfano che altrimenti si sarebbe perduto”
    • Animo buono. “...il giuoco suo se lo gioca bene, segue le regole, non bara”

    PARTE SESTA

    • Profonda tristezza. “...sentiva che il cattivo umore lo invadeva lentamente”
    • Diverso. “...il suo interessamento alla matematica era considerato quasi come una peccaminosa perversione…”
    • Morte.“ come era possibile infierire contro chi, se ne è sicuri, dovrà morire?” “Subito dopo chiese a se stesso se la propria morte sarebbe stata simile a quella…”
    • Spensieratezza “ Per un attimo, quella notte, la morte fu di nuovo ai suoi occhi, “roba per gli altri””
    • Solitudine e astronomia. “...voleva attingere un po’ di conforto guardando le stelle.”

    INFLUENZA SUL LETTORE

    THANK YOU!

    A great closing

    il ragazzo era diventato carissimo all'irritabile Principe che scorgeva in lui un'allegria tiottosa...Senza confessarlo a se stesso, avrebbe preferito aver lui come primogenito anzichè quel buon babbeo di Paolo....." "Tancredi era giunto al punto di aver simpatie per le sette; c'era voluto del bello e del buono per evitare al ragazzo un brutto guaio..."

    " Il nome di Garibaldi lo turbò un poco. Quell’avventuriero tutto capelli e barba era un mazziniano puro. Avrebbe combinato dei guai. “Ma se il Galantuomo lo ha fatto venire quaggiù vuol dire che è sicuro di lui. Lo imbriglieranno.” Si rassicurò, si pettinò, si fece rimettere le scarpe e la redingote. Cacciò il giornale in un cassetto"

    Aprì il giornale. “Un atto di pirateria flagrante veniva consumato l’11 Maggio mercé lo sbarco di gente armatanalla marina di Marsala. Posteriori rapporti hanno chiarito esser la banda disbarcata di circa ottocento, e comandata da Garibaldi. Appena quei filibustieri ebbero preso terra evitarono con ogni cura lo scontro delle truppe reali, dirigendosi per quanto ci viene riferito a Castelvetrano, minacciando i pacifici cittadini e non risparmiando rapine edevastazioni... etc. etc...”

    “ ...chinò il capo e desiderò, angosciato, che la terra si aprisse sotto i suoi piedi. Il Principe era diventato paonazzo, financo le orecchie, financo i globi degli occhi sembravano sangue. Strinse i magli dei suoi pugni e fece un passo verso don Ciccio … “

    "Mai era stato tanto contento di andare a passare tre mesi a Donnafugata quanto lo era adesso in questa fine di Agosto 1860. Non soltanto perché di Donnafugata amasse la casa, la gente, il senso di possesso feudale che in essa era sopravvissuto, ma anche perché, a differenza di altre volte, non aveva alcun rimpianto per le pacifiche serate in osservatorio..."

    "Don Fabrizio e l’amministratore fecero il giro del grande appartamento. Tutto era in perfetto ordine: i quadri nelle loro cornici pesanti erano spolverati, le dorature delle rilegature antiche emettevano il loro fuoco discreto, l’alto sole faceva brillare i marmi grigi attorno ad ogni porta. Ogni cosa era nello stato in cui si trovava da cinquant’anni. Uscito dal turbine rumoroso dei dissidi civili, don Fabrizio si sentì rinfrancato, pieno di serena sicurezza e guardò quasi teneramente don Onofrio che gli trotterellava al fianco. “Don ‘Nofrio, voi siete veramente uno di quei gnomi che custodiscono i tesori; la riconoscenza che vi dobbiamo è grande.”

    Quando si trovò nella camera matrimoniale, il vedere la povera Stella con i capelli ben ravviati sotto la cuffietta, dormire sospirando nel grandissimo, altissimo letto di rame, lo commosse e intenerì. “Sette figli mi ha dato, ed è stata mia soltanto.” Un odore di valeriana vagava per la camera, ultima vestigie della crisi isterica. “Povera Stelluccia mia” si rammaricava scalando il letto. Le ore passarono e non poteva dormire: Dio, con la mano possente mescolava nei suoi pensieri.... Verso l’alba però, la Principessa ebbe occasione di farsi il segno della croce.

    il Principe si era lamentato del fatto che la moglie era cambiata dal punto di vista religioso

    Il Principe taceva: la figlia, sì, quell’Angelica che sarebbe venuta a pranzo stasera; era curioso di rivedere quella pastorella agghindata; non era vero che nulla era mutato; don Calogero ricco quanto lui! Ma queste cose, in fondo, erano previste, erano il prezzo da pagare...

    “...Don Fabrizio ne aveva avuto parecchi di fastidi… Alcuni erano spuntati fuori dai crepacci della situazione politica; altri gli dalle passioni altrui; altri ancora erano dal suo proprio interno, ... e questi fastidî se li passava in rivista ogni giorno...”

    “...Don Fabrizio, benché rapito nella contemplazione di Angelica che gli stava di fronte...”

    "...Il frack di don Calogero, gli amori di Concetta,l’infatuazione evidente di Tancredi, la propria pusillanimità, financo la minacciosa bellezza di quell’Angelica. Brutte cose, pietruzze in corsa che precedono la frana…"

    “... Zione, vieni a guardare le pesche forestiere. Sono venute benissimo; e lascia stare queste indecenze che non sono fatte per uomini della tua età...”

    "... Fine tutti questi pensieri furono travolti da un grande senso di umiliazione per trovarsi costretto a trattare con Don Calogero di argomenti tanto intimi e anche da un fastidio per dovere l’indomani intavolare trattative delicate..."

    "Il Principe che aveva trovato il paese immutato venne invece trovato molto mutato lui che mai prima avrebbe adoperato parole tanto cordiali; e da quel momento, invisibile, cominciò il declino del suo prestigio..."

    “Volevo chiederti, papà, come dovremo comportarci con Tancredi quando lo rivedremo.” Il padre capì subito e cominciò ad irritarsi. “Che intendi dire? cosa c’è di cambiato?” “Ma, papà, certo tu non puoi approvare: è andato a unirsi a quei farabutti che tengono la Sicilia in subbuglio; queste sono cose che non si fanno.” La gelosia personale, il risentimento del bigotto contro il cugino spregiudicato, del tonto contro il ragazzo di spirito si erano travestiti in argomentazione politica. Don Fabrizio ne fu tanto indignato che non fece neppure sedere il figlio: “Meglio far sciocchezze che star tutto il giorno a guardare la cacca dei cavalli! Tancredi mi è più caro di prima. E poi non sono sciocchezze..."

    "... non concepiva neppure come si potesse fare altrimenti, sia di fronte al fatto compiuto come rispetto alla teatrale banalità dell’atto, così di fronte alla necessità storica come anche in considerazione dei guai nei quali quelle umili persone sarebbero forse capitate quando il loro atteggiamento negativo fosse stato scoperto..."

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