Le recenti vicende di Gaza hanno riacceso i riflettori sul conflitto israelo-palestinese. Il conflitto, iniziato da almeno un secolo, è raccontato in maniera molto diversa dalle due parti in causa. Proviamo a ricostruirne la storia in maniera imparziale.
AVANTI
Il conflitto israelo-palestinese nasce da una questione apparentemente semplice: due popoli rivendicano il medesimo territorio. Gli israeliani ritengono di avere il diritto di controllare la Palestina perché è il luogo di nascita del popolo ebraico; i palestinesi sostengono che abitavano il territorio prima degli israeliani e ne sono stati cacciati con la forza. Il conflitto è iniziato nella prima metà del Novecento e si è inasprito dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948. L’unico tentativo serio di raggiungere la pace, avanzato negli anni ’90, è fallito.
AVANTI
L’ultima guerra partita il 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas contro Israele e la successiva offensiva israeliana su Gaza, è solol’ultimo capitolo di una lunga e sanguinosa vicenda che affonda le radici nel secolo scorso.
Per capirla, bisogna fare un passo indietro: 1948 – La nascita di Israele e la Nakba palestinese: Israele nasce dopo la Shoah come “patria” al popolo ebreo; per i palestinesi, la stessa data è la Nakba (“catastrofe”), ovvero l’espulsione o la fuga di oltre 700.000 persone.
AVANTI
Da qui nascono due memorie opposte, entrambe dolorose per l’identità dei due popoli.
1967 – Guerra dei Sei Giorni: Israele occupa Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza: nasce la questione dei “territori occupati”.
Per molti palestinesi, da allora la loro storia è quella di una vita “sotto occupazione”.
Oslo (1993): un sogno di pace e di memoria condivisa.
AVANTI
Gli accordi di pace tra Rabin e Arafat sembrano aprire la strada a due Stati.
Ma Rabin è assassinato da un estremista israeliano: anche questo fa memoria. La guerra del 2023–2025 è più di un conflitto militare: è anche una guerra di memorie.
Per gli israeliani, l’attacco del 7 ottobre 2023 (1.200 vittime civili, tra cui bambini e intere famiglie) ha riaperto la profonda ferita della Shoah e della paura di essere stati sterminati ancora una volta.
Il linguaggio delle istituzioni invoca il “mai più” e la “difesa dell’esistenza di Israele”.
Per i palestinesi, la risposta israeliana (decine di migliaia di vittime a Gaza, città rasa al suolo, sfollati) è una nuova Nakba, un tentativo di rimuovere un popolo e la sua terra.
Sui social palestinesi spopolano gli slogan di “la nostra Nakba non è mai finita”.
AVANTI
Insomma: le due memorie si scontrano.
Ognuna delle due parti vede la propria storia come una ferita ancora aperta e quella dell’altra come una minaccia.
ISRAELE E PALESTINA UNA GUERRA DI MEMORIE
Lorenzo De Vito
Created on October 15, 2025
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ISRAELE E PALESTINA UNA GUERRA DI MEMORIE
AVANTI
Le recenti vicende di Gaza hanno riacceso i riflettori sul conflitto israelo-palestinese. Il conflitto, iniziato da almeno un secolo, è raccontato in maniera molto diversa dalle due parti in causa. Proviamo a ricostruirne la storia in maniera imparziale.
AVANTI
Il conflitto israelo-palestinese nasce da una questione apparentemente semplice: due popoli rivendicano il medesimo territorio. Gli israeliani ritengono di avere il diritto di controllare la Palestina perché è il luogo di nascita del popolo ebraico; i palestinesi sostengono che abitavano il territorio prima degli israeliani e ne sono stati cacciati con la forza. Il conflitto è iniziato nella prima metà del Novecento e si è inasprito dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948. L’unico tentativo serio di raggiungere la pace, avanzato negli anni ’90, è fallito.
AVANTI
L’ultima guerra partita il 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas contro Israele e la successiva offensiva israeliana su Gaza, è solol’ultimo capitolo di una lunga e sanguinosa vicenda che affonda le radici nel secolo scorso. Per capirla, bisogna fare un passo indietro: 1948 – La nascita di Israele e la Nakba palestinese: Israele nasce dopo la Shoah come “patria” al popolo ebreo; per i palestinesi, la stessa data è la Nakba (“catastrofe”), ovvero l’espulsione o la fuga di oltre 700.000 persone.
AVANTI
Da qui nascono due memorie opposte, entrambe dolorose per l’identità dei due popoli. 1967 – Guerra dei Sei Giorni: Israele occupa Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza: nasce la questione dei “territori occupati”. Per molti palestinesi, da allora la loro storia è quella di una vita “sotto occupazione”. Oslo (1993): un sogno di pace e di memoria condivisa.
AVANTI
Gli accordi di pace tra Rabin e Arafat sembrano aprire la strada a due Stati. Ma Rabin è assassinato da un estremista israeliano: anche questo fa memoria. La guerra del 2023–2025 è più di un conflitto militare: è anche una guerra di memorie. Per gli israeliani, l’attacco del 7 ottobre 2023 (1.200 vittime civili, tra cui bambini e intere famiglie) ha riaperto la profonda ferita della Shoah e della paura di essere stati sterminati ancora una volta. Il linguaggio delle istituzioni invoca il “mai più” e la “difesa dell’esistenza di Israele”. Per i palestinesi, la risposta israeliana (decine di migliaia di vittime a Gaza, città rasa al suolo, sfollati) è una nuova Nakba, un tentativo di rimuovere un popolo e la sua terra. Sui social palestinesi spopolano gli slogan di “la nostra Nakba non è mai finita”.
AVANTI
Insomma: le due memorie si scontrano. Ognuna delle due parti vede la propria storia come una ferita ancora aperta e quella dell’altra come una minaccia.
AVANTI
grazie per l'attenzione
Fonte:Geopop