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Gli stati per Gaza

Sharon Mineo

Created on October 13, 2025

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Transcript

Gli stati per Gaza

ecco alcuni stati che stanno contribuendo a questa guerra:

spagna

FRANCIA

russia

italia

stati uniti

svezia

germANIA

brasile

Svezia 🇸🇪

La Svezia ha assunto diverse posizioni e fatto contributi concreti nei confronti della situazione a Gaza, specialmente da quando è esploso il conflitto : -Aiuti umanitari -Condanne ed espressioni politiche -Azioni diplomatiche -Modifiche nell’aiuto attraverso canali specifici

La Svezia ha assunto diverse posizioni e fatto contributi concreti nei confronti della situazione a Gaza, specialmente da quando è esploso il conflitto nel 2023. Numerose organizzazioni internazionali denunciano carenze di cibo, medicinali, acqua, accesso alle cure, e al contempo accuse di violazioni del diritto internazionale umanitario.

AIUTI UMANITARII

La Svezia ha stanziato somme rilevanti per aiutare la popolazione civile di Gaza: ad esempio un pacchetto di SEK 300 milioni per bisogni primari (cibo, salute, abitazioni di emergenza, salute) . Complessivamente da ottobre 2023 il contributo umanitario supera il miliardo di corone svedesi. Svezia ha anche destinato risorse per evacuazioni mediche dalla Striscia tramite la Croce Rossa Egiziana, e per la logistica dell’ingresso dei beni essenziali.

AZIONI DIPLOMATICHE

Svezia ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi detenuti da Hamas. Nell’ambito dell’Unione Europea, Svezia spinge per azioni più incisive: possibili sanzioni contro ministri israeliani che promuovono politiche di insediamento illegale, esame se Israele stia rispettando gli impegni derivanti dagli accordi UE-Israele. Ha convocato l’ambasciatore israeliano a Stoccolma in segno di protesta per il limitato accesso umanitario a Gaza.

CONDANNE ED ESPRESSIONI POLITICHE

Il governo svedese, tramite la Ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard, ha condannato i piani di Israele che prevedono di “prendere il controllo” di Gaza. Il governo svedese afferma che se ciò significa annessione, sarebbe contro il diritto internazionale. Svezia insiste che il territorio di Gaza non venga alterato o ridotto.

Richiesta che venga garantito accesso umanitario non ostacolato ("unhindered humanitarian access") affinché cibo, medicinali, acqua raggiungano la popolazione civile. Il governo svedevera anche che Israele abbia obblighi secondo il diritto internazionale umanitario, che le operazioni militari rispettino la protezione dei civili, operatori umanitari, del personale medico, ecc. .

MODIFICHE NELL AIUTOATTRAVERSO CANALI SPECIFICI

La Svezia ha deciso di sospendere il “core support” a UNRWA (l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) come canale diretto, citando difficoltà operative legate agli sviluppi sul campo (es. restrizioni israelo-legali) .

In compenso, ha aumentato l’aiuto umanitario tramite altre organizzazioni (WFP, UNFPA, ICRC, ecc.).

La Spagna🇪🇸

Nell’ultimo anno e mezzo, parlando della politica estera del suo paese, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha usato in più di una occasione una frase forte: «Siamo dal lato giusto della storia» Da quando è cominciata la guerra nella Striscia di Gaza, la Spagna è il paese occidentale che ha mantenuto la posizione più critica nei confronti di Israele e più solidale verso la causa palestinese. Per mesi il governo spagnolo di Sánchez è rimasto abbastanza isolato in queste posizioni, ma nelle ultime settimane le cose sono cambiate, e la Spagna si è trovata a fare da precursore quando più o meno tutti i governi occidentali hanno adottato posizioni più dure contro Israele. Negli ultimi mesi il governo spagnolo ha riconosciuto lo stato palestinese e sostenuto la causa per genocidio contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia. Ha recentemente annunciato l’interruzione di tutti i commerci di armi con lo stato israeliano (benché al momento ci siano ancora contratti attivi e discrepanze), e Sánchez ha detto che il suo paese non fa affari con uno «stato genocidario»: è stata la prima e unica volta che un leader occidentale ha accusato Israele di genocidio per quello che sta accadendo a Gaza. Soprattutto, la Spagna ha messo in atto un’intensa attività diplomatica per cercare di isolare Israele, spingerlo a un cessate il fuoco e convincere l’Unione Europea a espandere le sanzioni contro le persone israeliane maggiormente responsabili dei massacri e dei gravi crimini commessi a Gaza. La scorsa settimana il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha riunito il cosiddetto Gruppo Madrid+, formato da vari paesi europei e mediorientali che hanno l’obiettivo di raggiungere la pace in Medio Oriente e di fare pressioni su Israele tramite sanzioni economiche. La politica estera spagnola attribuisce un’importanza al diritto internazionale e al rispetto dei diritti umani superiore a quella di moltissimi altri paesi del mondo: è una specificità spagnola, legata alla storia nazionale. Nel caso della questione israelo-palestinese, l’idea è che Israele stia violando il diritto internazionale con l’occupazione militare dei territori palestinesi. Durante la guerra a Gaza, inoltre, Israele ha commesso gravi crimini di guerra e contro l’umanità. La Spagna sostiene quindi che sia necessario intervenire facendo pressioni su Israele per difendere un ordine internazionale basato sul diritto.

LE PROTESTE DEI CITTADINI SPAGNOLIGiovedì 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, si sono tenute manifestazioni di protesta in numerose città del mondo in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e per chiedere la fine del genocidio contro il popolo palestinese. A Barcellona la giornata è stata particolarmente intensa. Al mattino, più di 6.000 studenti, convocati dal Sindacato degli Studenti, hanno marciato fino alla piazza del Municipio e alla sede della Generalitat in una manifestazione caratterizzata da striscioni, bandiere palestinesi e slogan contro il blocco e l’occupazione, mostrando solidarietà alla popolazione civile colpita e chiedendo l’accesso immediato degli aiuti umanitari a Gaza. In altri punti della città, come piazza Università, si sono svolte anche altre manifestazioni in cui sono stati intonati slogan contro l’occupazione israeliana e in difesa della Palestina.Lorem ipsum dolor sit amet consecter

LA SPAGNA HA CONTRIBUITO AD AIUTARE LA PALESTINA? Madrid, 28 lug. (askanews) - ll presidente del Governo spagnolo, Pedro Sànchez, annuncia il lancio di "migliaia di chili" di aiuti alimentari con il paracadute sulla Striscia di Gaza entro la fine di questa settimana, dichiarando: "La carestia a Gaza è una vergogna per tutta l'umanità, e fermarla, quindi, è un imperativo morale, un imperativo umanitario e un imperativo politico." Il lancio "se le circostanze non cambieranno" cioè se Israele non revocherà il permesso, avverrà con aerei e paracaduti spagnoli in partenza dalla Giordania.

Gli Stati Uniti 🇺🇸

Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale nel conflitto tra Israeliani e Palestinesi. Hanno dato un grande contributo sia a livello diplomatico che militare ed economico, essendo il principale alleato di Israele, gli USA hanno fornito loro oltre 3 miliardi di dollari l'anno. Inoltre gli Stati Uniti hanno sempre difeso Israele nelle sedi internazionali. L'America ha inviato all'esercito israeliano sistemi di difesa avanzata come l' "Iron Dome" che intercetta razzi inviati da Gaza. Gli USA hanno anche tentato di bloccare escalation militari o facilitare tregue nei momenti di conflitto aperto (es. le guerre a Gaza nel 2009, 2014, 2021, e 2023).

Rivolte negli USA

Dpo l'attacco del 7 ottobre 2023 anche negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, ci sono state diverse manifestazioni e proteste. Teatro di queste proteste sono state le città e le università americane, infatti numerosi studenti hanno partecipato alle diverse manifestazioni per chiedere la fine dei bombardamenti su Gaza o per sostenere gli israeliani. Numerose sono state anche gli scontri con la polizia che a loro volta hanno sedato i manifestanti esageratamente violenti con arresti e repressioni. I cittadini americani sono divisi in due pensieri diversi: • I Democratici tendono a essere più critici verso le azioni israeliane, più favorevoli a restrizioni sull’aiuto militare, e più preoccupati per i civili palestinesi. • I Repubblicani invece sono più propensi a sostenere l’aiuto militare a Israele, a vedere il ruolo di Israele come difensore legittimo, e a vedere l’azione statunitense come appropriata.

Aiuti umanitari USA
Gli USA hanno contribuito agli aiuti umanitari nel conflitto israeliano-palestinese con una varietà di strumenti o finanziamenti, interventi diretti, cooperazione con organizzazioni internazionali, logistica, ma ci sono anche stati limiti e controversie. Ecco una panoramica aggiornata basata sulle fonti recenti: Modi principali del contributo USA 1. Finanziamenti all’UNRWA e altre organizzazioni internazionali • Gli Stati Uniti sono stati tra i maggiori donatori dell’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi). Dal 1950 ad oggi, hanno fornito miliardi di dollari per sostenere le attività dell’agenzia. • Questo tipo di aiuto è destinato a sanità, educazione, assistenza alimentare, rifugi per sfollati, etc.

Il Brasile🇧🇷

Il Brasile, ha assunto una posizione chiara e critica nei confronti del conflitto tra Israele e Palestina. Lula ha condannato duramente le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, accusando Israele di commettere un genocidio contro il popolo palestinese, con particolare riferimento all’alto numero di vittime civili e alla distruzione di infrastrutture umanitarie. Sul piano diplomatico, il Brasile ha aderito alla causa presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia che accusa Israele di genocidio. Inoltre, ha firmato un accordo di libero scambio con l’Autorità Palestinese e ha criticato la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, chiedendo un’applicazione concreta del diritto internazionale. Queste prese di posizione hanno generato tensioni diplomatiche con Israele, soprattutto a causa di alcune dichiarazioni molto forti del presidente Lula. Tuttavia, il Brasile continua a sostenere attivamente il riconoscimento della Palestina come Stato sovrano e il rispetto dei diritti umani nel conflitto.

Il Brasile è intervenuto a riguardo?

il Brasile non è intervenuto militarmente nel conflitto tra Israele e Palestina. Le sue azioni sono di carattere diplomatico, legale e politico, non militare. Ecco cosa ha fatto: • Ha presentato una dichiarazione di intervento alla Corte Internazionale di Giustizia nel caso avviato dal Sudafrica contro Israele per presunto genocidio a Gaza. • Ha condannato pubblicamente le operazioni israeliane nei territori occupati, gli sfollamenti forzati, gli attacchi civili, e l’uso della fame come arma di guerra. • Ha ritirato il suo ambasciatore da Israele in risposta a dichiarazioni del governo israeliano e rispetto alla retorica del presidente Lula. • Ha sospeso o posticipato accordi militari o di difesa, ad esempio un contratto con un’azienda israeliana di armamenti è stato rimandato. • Ha promosso accordi diplomatici e commerciali con l’Autorità Palestinese, e incontri di consultazione politica bilaterale.

La Francia🇫🇷

Negli ultimi anni, e in particolare durante il conflitto del 2023, la Francia ha espresso una posizione più netta. Il presidente Emmanuel Macron ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre, ma ha anche criticato la risposta militare israeliana, ritenuta sproporzionata e causa di gravi perdite civili. Macron ha proposto una conferenza internazionale per rilanciare il processo di pace e ha dichiarato che la Francia potrebbe riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, se ciò potesse contribuire a una soluzione duratura
La posizione della Francia nei confronti della Striscia di Gaza si è evoluta nel tempo tra condanna della violenza e interventi umanitari. Fin dalla creazione dello Stato di Israele nel 1948, la Francia ha mantenuto una linea di equilibrio dal riconoscimento del diritto israeliano alla sicurezza e la difesa dei diritti del popolo palestinese. Questo approccio ha reso Parigi uno degli attori europei più attivi nel tentativo di mediazione del conflitto israelo-palestinese.

infatti...

come sta aiutando?

«La Francia dichiara di riconoscere lo stato di Palestina nell'interesse della pace». Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron al vertice che ospita con l'Arabia Saudita all'Onu ricevendo un applauso scrosciante dalla sala. «Questo riconosce che i palestinesi non sono gente di troppo sulla Terra», ha aggiunto. (il messaggero)

La Francia ha effettuato operazioni di lancio aereo di aiuti umanitari su Gaza, grazie alla collaborazione con Giordania, Emirati Arabi Uniti e Germania, sganciando oltre 40 tonnellate di aiuti via aerea, tra cui cibo, acqua e medicinali. Macron ha più volte ribadito che “niente giustifica la guerra in corso a Gaza” e che “tutto ci obbliga a porvi fine definitivamente”. (il mattino)
Sì, la Francia ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025. L’annuncio è stato fatto da Emmanuel Macron all’Assemblea Generale dell’ONU. Il riconoscimento è stato confermato da fonti ufficiali francesi e riportato da testate come Le Monde, Il Post

Ci sono comunque motivazioni economiche dietro il riconoscimento francese dello Stato di Palestina che includono ad esempio l'accesso a nuovi mercati, il rafforzamento della cooperazione energetica e il consolidamento dell'influenza francese nel mondo arabo e mediterraneo.

Il governo francese sostiene la soluzione dei due Stati come unica via per una pace duratura, cercando di conciliare interessi strategici e pressioni interne.

L’opinione pubblica francese è comunque divisa. Mentre una parte della popolazione sostiene Israele per motivi storici e di sicurezza, un’altra – soprattutto tra i giovani e nelle comunità musulmane – esprime solidarietà verso i palestinesi. Le manifestazioni si sono moltiplicate, alcune vietate per motivi di ordine pubblico, alimentando un dibattito acceso nei media e tra gli intellettuali.

Inoltre la Francia sostiene la smilitarizzazione di Hamas, il rafforzamento dell’Autorità Palestinese e la creazione di uno Stato palestinese vitale, democratico e pacifico. Allo stesso tempo, riafferma però il diritto di Israele alla sicurezza e alla difesa dei propri cittadini.

La Russia🇷🇺

Il rapporto tra Russia e Israele è complesso, pragmatico e spesso influenzato da fattori storici, geopolitici e strategici. Per comprendere bene il quadro, bisogna distinguere due piani: 1. I rapporti bilaterali Russia-Israele 2. Il ruolo della Russia nel conflitto israelo-palestinese (più precisamente: nel conflitto israelo-arabo e nel dossier palestinese)RAPPORTI RUSSIA-ISRAELE: UN LEGAME PRAGMATICO Contesto storico L’URSS fu tra i primi paesi a riconoscere Israele nel 1948, sperando che il nuovo stato fosse socialista e favorevole ai sovietici. Tuttavia, dal 1950 in poi, i rapporti si deteriorarono: Mosca si schierò con i paesi arabi (soprattutto Egitto e Siria) durante le guerre arabo-israeliane (1956, 1967, 1973). Con la caduta dell’URSS (1991), i rapporti tra Russia e Israele migliorarono sensibilmente, anche grazie all’immigrazione di oltre 1 milione di ebrei russi in Israele.LA RUSSIA E IL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE

Posizione ufficiale della Russia

Sostiene la "soluzione a due stati": Israele e Palestina che coesistono in pace, con Gerusalemme Est come capitale palestinese.Riconosce il diritto di Israele all’esistenza, ma anche il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione. Sul fronte dell’opinione pubblica: Ci sono segmenti della popolazione russa che mostrano simpatia per la causa palestinese. Questo è più evidente nelle regioni a prevalenza musulmana, nei gruppi attivisti, internet e nelle reti sociali. Però è anche vero che una buona parte della popolazione non ha un’opinione chiara, o non si schiera esplicitamente da una parte piuttosto che dall’altra. Le informazioni disponibili suggeriscono che molti russi seguono il conflitto attraverso media statali o media filogovernativi, il che può influenzare percezioni, enfatizzando temi come il diritto internazionale, le cause storiche, la critica verso l’azione militare israeliana, etc.Non riconosce Hamas come gruppo terroristico (diversamente da USA e UE), ma come "attore politico".

La Germania🇩🇪

La Germania sostiene Israele come Stato legittimo e fondamentale, anche per la propria responsabilità storica. Allo stesso tempo, difende i diritti dei palestinesi: non approva occupazioni, colonie eccessive né attacchi sproporzionati. Sostiene la “soluzione a due Stati”: uno Stato palestinese indipendente e sicuro accanto a Israele.

Ruolo della Germania e piano di Trump

È un alleato chiave di Israele, ma cerca un equilibrio diplomatico. Promuove pace e mediazione nella regione più che un intervento diretto. Si impegna a favore della convivenza e del dialogo tra le due parti. Obiettivo: fine del terrorismo e ricostruzione di Gaza. Prevede amnistia per ex membri di Hamas pacifici, rilascio di ostaggi e aiuti internazionali. Gaza smilitarizzata, Hamas escluso dal governo, ritiro graduale di Israele. Avvio di un dialogo politico futuro con garanzie di pace da Paesi arabi e forza di sicurezza internazionale

L'Italia🇮🇹

29 settembre 2025

Il Governo italiano sostiene da tempo la fine della guerra a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Accoglie con favore il piano proposto dal Presidente USA Donald Trump, che punta a una tregua permanente, alla liberazione degli ostaggi e all’aiuto umanitario per la popolazione civile. L’Italia è pronta a collaborare per la ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia di Gaza, e invita tutte le parti ad accettare il piano. In particolare, chiede a Hamas di porre fine al conflitto, disarmarsi e rinunciare a qualsiasi ruolo futuro a Gaza. L’Italia supporta il dialogo tra Israele e palestinesi per una pace duratura basata sulla coesistenza di due Stati.

Come ha agito l'Italia?

Giorgia Meloni ha richiamato il nuovo programma dei “corridoi universitari” coordinato dal Ministero degli Esteri.Il 3 ottobre sono arrivati in Italia 70 cittadini palestinesi, tra cui 39 studenti e ricercatori provenienti dalla Striscia di Gaza l’iniziativa segna l’avvio di un percorso pensato per permettere ai giovani palestinesi titolari di borse di studio in università italiane di lasciare Gaza in sicurezza e proseguire i propri studi nel nostro Paese. Ma a differenza di quanto afferma Meloni, l’Italia non è stata la prima né l’unica a promuovere un’iniziativa di questo tipo. Nei mesi precedenti anche altri Paesi europei, tra cui Francia, Irlanda e Regno Unito, avevano già avviato programmi per consentire a studenti e ricercatori palestinesi di lasciare Gaza e continuare i propri studi all’estero.

Global Sumud Flotilla

Il primo ottobre 2025 la flotilla è giunta in prossimità di Gaza, e alla sera è stata intercettata, in acque internazionali, dalle forze armate israeliane con una serie di abbordaggi armati proseguiti fino al 3 ottobre, senza feriti né vittime; tutti i passeggeri sono stati catturati e trasportati in Israele, e le imbarcazioni

IL risultato delle manifestazioni del popolo Italiano

Quando le persone a Gaza hanno visto quelle immagini e quei video, hanno percepito che qualcuno stava al loro fianco. Le conversazioni tra vicini e amici erano piene di racconti di solidarietà, e si percepiva una strana sensazione di speranza, nonostante tutto il dolore e la perdita. Non aleggiava più solo tristezza; cominciava a farsi strada la sensazione che il mondo non ci avesse dimenticati, che le nostre voci arrivassero lontano, e che non fossimo soli di fronte alla guerra e alla distruzione. Questo impatto psicologico è stato molto importante, perché ha dato alle persone la forza di andare avanti, anche solo per un momento, di fronte a una realtà così dura.

Commenti degli Italiani

Più di un terzo degli italiani (36%) dichiara, infatti, di sapere poco o nulla di quanto è successo a partire dall’attacco di Hamas del 7 ottobre; il 40% si ritiene abbastanza informato e solo un quarto circa (24%) pensa di conoscere la vicenda in maniera approfondita.il 9% dichiara di non avere un’opinione al riguardo.

Grazie dell'ascolto!

realizzato da:
Sharon Mineo Venuto Clara Ginevra Balsamo Samuele Romeo Gabriele Chiantello Gloria Guarnera Giovanni Conti Bellocchi Luciana Catania
Fonti:
Siti in lingua originale Wikipedia