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Monte Everest

RICCARDO RINALDI

Created on October 12, 2025

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Transcript

D'Amato, Moramarco, Rinaldi

EVEREST

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Indice

Conquista e record

PAGINA 4

La montagna più alta del mondo

PAGINA 1

Alpinismo

PAGINA 5

Geologia e Geografia

PAGINA 2

Curiosità

PAGINA 6

Clima e ambiente

PAGINA 3

La montagna più alta del mondo

L’Everest, alto 8.849 metri, è la montagna più alta del mondo. Scalato per la prima volta nel 1953 da Edmund Hillary e Tenzing Norgay, è diventato un simbolo di avventura ma anche di degrado ambientale: oggi è affollato e inquinato, tanto che il Nepal ha raccolto undici tonnellate di rifiuti e diversi corpi umani durante l’ultima stagione di scalate.

Geografia e Geologia

L’Everest si trova al confine tra Cina e Nepal, nella catena dell’Himalaya ed è la montagna più alta del mondo con i suoi 8.848 metri d’altezza. Si formò 55 mln di anni fa dalla collisione tra la placca indiana e quella euroasiatica, processo che continua ancora oggi. Le sue rocce un tempo erano sul fondale marino e si sono depositate 450 mln di anni fa, per questo sono spesso calcare e marmo. L’altezza è stata misurata più volte e ad oggi risulta di 8.844 per la parte rocciosa e 8.848 per quella nevosa

Clima e ambiente

Il clima, a causa dell’altezza e della presenza di altre montagne, è estremamente rigido, con temperature che scendono anche fino a -60 gradi in inverno e non superano i -19 gradi durante l’estate, con neve perenne presente dopo i 4880 m, il tutto aggravato dai venti, che sono forti ed imprevedibili. Non cresce vegetazione, eccetto muschi e licheni, oltre i 3600 m, ma sotto si possono trovare i pini bhutanesi, l’albero più resistente al freddo himalayano, e dai 2100 metri in giù foreste di querce e castagni, oltre ad allori e rododendri. Tra la fauna, da citare il gatto di Pallas, avvistato a quote molto elevate e difficile da individuare. Il corvo reale riesce a raggiungere anche quota 6000 m.

Conquista e record

2025

1978

1923

discesa in sci

Senza ossigeno

Primi tentativi

1953

1980

Prima ascensione

prima solitaria prima invernale

ALPINISMO

Everest e alpinismo sono concetti intrinsechi, l'uno ha influenzato la storia dell'altro. L'Everest non è la montagna più mortale (che è l'Annapurna, 25% del tasso di mortalità) ne tanto meno la più tecnica (che è il K2) Scalare l’Everest negli ultimi anni sta diventando un divertimento per milionari che si cimentano in una sfida superiore alle loro capacità. Perciò la via più scelta per raggiungere la cima è quella più facile, quella Sud. Il tasso di mortalità si aggira sul 2-3% con circa 330 decessi e le principali cause di morte sono mal di montagna dovuta all’altezza (emorragia celebrale, vomito, stordimento, insonnia, vertigini), sfinimento, problemi respiratori la mancanza di esperienza alpinistica, sulle file in cima all’everest e il repentino cambio delle condizioni atmosferiche.

CURIOSITÀ

Scioglimento ghiacciai

La vita del campo base

L'inquinamento e rifiuti

Gli scerpa

Il turismo di massa

LA VITA AL CAMPO BASE

Il Campo Base dell’Everest, a oltre 5.300 metri, è diventato una piccola città con tende, servizi e internet. Serve per acclimatarsi prima della salita, ma oggi è affollato, inquinato e molto commerciale. Gli elicotteri e il turismo di massa hanno fatto perdere allo spirito originario della montagna la sua autenticità e natura selvaggia.

Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sta minacciando l’Everest: i ghiacciai himalayani hanno perso circa un terzo del loro volume. Lo scioglimento riporta alla luce rifiuti e corpi, mentre le popolazioni locali soffrono la scarsità d’acqua e migrano a valle. Questi ghiacciai tendono a perdere spessore progressivamente, mantenendo l'estensione pressochè immutata per diversi anni, arrivando a perdere tutto in un anno centinaia di metri di superficie.

Carotaggio nel ghiaccio
Progressivo ritiro di un ghiacciaio Himalayano

Gli Sherpa: i veri protagonisti

Gli Sherpa, popolazione del Nepal nella regione del Khumbu, sono fondamentali per le spedizioni sull’Everest: trasportano carichi, preparano campi e guidano gli alpinisti grazie alla loro resistenza in alta quota. Pur essendo i veri eroi della montagna, spesso non ricevono il giusto riconoscimento; circa il 40% delle vittime sull’Everest sono Sherpa. Kami Rita Sherpa detiene il record di 31 ascensioni, e molti oggi chiedono migliori tutele e rispetto. Il loro villaggio più noto è Rolwaling.

Il turismo di massa

Negli ultimi decenni l’Everest è diventato una meta turistica costosa e affollata: il permesso per salire costa circa 11.000 dollari e molti scalatori sono turisti inesperti. Si formano lunghe code e spesso la scalata diventa un’esperienza di “turismo estremo”, più legata ai social che alla passione per la montagna, facendo perdere all’Everest la sua sacralità.

L’inquinamento e i rifiuti

L’Everest è diventato una discarica con oltre 200 tonnellate di rifiuti, inclusi materiali, plastica e rifiuti umani che non si decompongono. Ogni scalatore deve riportare 8 chili di spazzatura per non perdere una cauzione (che spesso viene pagata pur di non portare a valle i rifiuti), e sono state avviate campagne di pulizia e divieti sulla plastica. Tuttavia, l’inquinamento resta grave e molti esperti propongono di limitare i permessi di salita.

FINE

I CORPI DEGLI ALPINISTI

Sull’Everest restano i corpi di molti alpinisti morti, conservati dal freddo e visibili anche dopo decenni. Il più noto è “Green Boots”, morto nel 1996. Recuperarli è troppo pericoloso e costoso, quindi restano sulla montagna come tragica testimonianza della sua bellezza e pericolosità.