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MATTIA PICCINI

Created on October 10, 2025

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L' imperatore Kublai Khan giaceva sul suo trono d'avorio, lo sguardo fisso sulla scacchiera di città in miniatura che aveva di fronte. Accanto a lui, il giovane viaggiatore Marco Polo, appena tornato dal deserto.

"Dimmi, Marco," mormorò il Khan, "delle tue peregrinazioni. Dimmi di una città che non potrei mai immaginare, anche se la guardo da qui.

Marco Polo chiuse il suo grande libro di appunti, il cui cuoio era sporco di sabbia. "Maestà, vi parlerò di Eusapia, la città dei gemelli, che cambia ad ogni alba."

"A Eusapia, per ogni via e per ogni piazza, c'è il suo esatto rovescio. Di giorno, la città è laboriosa e rumorosa, piena di merci e di persone frettolose. Una città di specchi d'acqua e mercati vivaci."

"Ma al calar del sole, gli abitanti di Eusapia si ritirano nelle loro case. Allora, dalle fondamenta e dalle cripte, emerge la sua ombra, la sua gemella invisibile: la città della memoria, costruita solo con i ricordi."

"In questa seconda città non ci sono bancarelle né rumore, solo il silenzio delle vite vissute. È la città in cui gli antenati continuano a camminare, dove ogni pietra è un volto dimenticato, ogni ombra una storia non detta."

Il Khan tamburellò con un dito sul bracciolo del trono. "Dunque, Marco, Eusapia è due città. Una che si vede e una che si ricorda. Quale delle due è reale?"

"Maestà, la realtà non è ciò che è, ma ciò che le si attribuisce. La città di giorno esiste perché la si usa. La città della memoria esiste perché la si racconta."

"Ciò che vi ho descritto," continuò Marco Polo, "non è solo Eusapia, ma ogni città. Ogni città ha il suo rovescio, la sua ombra, la sua invisibile architettura di malinconia e speranza.".

Kublai Khan sorrise, un sorriso amaro e sapiente. "Allora, ciò che cerco, Marco, è la città che è solo racconto. L'unica che non può essere toccata dal tempo né dalla sabbia."