Alcibiade e l'elogio a Socrate
Platone, Simposio (216a-b)
ἀλλ᾽ ὑπὸ τουτουῒ τοῦ Μαρσύου πολλάκις δὴ [216α] οὕτω διετέθην ὥστε μοι δόξαι μὴ βιωτὸν εἶναι ἔχοντι ὡς ἔχω. καὶ ταῦτα, ὦ Σώκρατες, οὐκ ἐρεῖς ὡς οὐκ ἀληθῆ. καὶ ἔτι γε νῦν σύνοιδ᾽ ἐμαυτῷ ὅτι εἰ ἐθέλοιμι παρέχειν τὰ ὦτα,
ma a causa di questo Marsia qui (ovvero socrate) spesso sono stato portato a una disposizione tale da ritenere che non posso vivere (essere che si può vivere) essendo come sono (avendo come ho). Dunque queste, o socrate, non dirai che non (sono) vere. E sono infatti tuttora consapevole a me stesso che se volessi dargli le orecchie,
οὐκ ἂν καρτερήσαιμι ἀλλὰ ταὐτὰ ἂν πάσχοιμι. ἀναγκάζει γάρ με ὁμολογεῖν ὅτι πολλοῦ ἐνδεὴς ὢν αὐτὸς ἔτι ἐμαυτοῦ μὲν ἀμελῶ, τὰ δ᾽ Ἀθηναίων πράττω. βίᾳ οὖν ὥσπερ ἀπὸ τῶν Σειρήνων ἐπισχόμενος τὰ ὦτα οἴχομαι φεύγων,
non potrei essere paziente, ma potrei subire queste cose. (Socrate) mi costringe infatti a concordare che, essendo bisognoso di molte cose, io ancora trascuro da una parte me stesso, dall’altra mi occupo delle cose degli ateniesi. Dunque con forza come ci si sposta fuggendo dalle sirene trattenendosi le orecchie,
ἵνα μὴ αὐτοῦ καθήμενος παρὰ τούτῳ καταγηράσω. πέπονθα δὲ [216β] πρὸς τοῦτον μόνον ἀνθρώπων, ὃ οὐκ ἄν τις οἴοιτο ἐν ἐμοὶ ἐνεῖναι, τὸ αἰσχύνεσθαι ὁντινοῦν: ἐγὼ δὲ τοῦτον μόνον αἰσχύνομαι.
affinché io non invecchi gettato lì su di lui. E, tra gli uomini, solo dinanzi a questo ho provato la vergogna (lett: il vergognarmi) di fronte a qualcuno, (cosa) che nessuno potrebbe pensare di trovare in me; ma io mi vergogno solo di lui.
σύνοιδα γὰρ ἐμαυτῷ ἀντιλέγειν μὲν οὐ δυναμένῳ ὡς οὐ δεῖ ποιεῖν ἃ οὗτος κελεύει, ἐπειδὰν δὲ ἀπέλθω, ἡττημένῳ τῆς τιμῆς τῆς ὑπὸ τῶν πολλῶν.
so infatti di me stesso che, pur non essendo in grado di oppormi (di contraddire) dicendo che non si deve fare ciò che costui comanda, quando poi me ne vado, sono vinto dall’onore che viene dai molti.
Alcibiade e l'elogio a Socrate
sebastiano merzi
Created on October 6, 2025
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Alcibiade e l'elogio a Socrate
Platone, Simposio (216a-b)
ἀλλ᾽ ὑπὸ τουτουῒ τοῦ Μαρσύου πολλάκις δὴ [216α] οὕτω διετέθην ὥστε μοι δόξαι μὴ βιωτὸν εἶναι ἔχοντι ὡς ἔχω. καὶ ταῦτα, ὦ Σώκρατες, οὐκ ἐρεῖς ὡς οὐκ ἀληθῆ. καὶ ἔτι γε νῦν σύνοιδ᾽ ἐμαυτῷ ὅτι εἰ ἐθέλοιμι παρέχειν τὰ ὦτα,
ma a causa di questo Marsia qui (ovvero socrate) spesso sono stato portato a una disposizione tale da ritenere che non posso vivere (essere che si può vivere) essendo come sono (avendo come ho). Dunque queste, o socrate, non dirai che non (sono) vere. E sono infatti tuttora consapevole a me stesso che se volessi dargli le orecchie,
οὐκ ἂν καρτερήσαιμι ἀλλὰ ταὐτὰ ἂν πάσχοιμι. ἀναγκάζει γάρ με ὁμολογεῖν ὅτι πολλοῦ ἐνδεὴς ὢν αὐτὸς ἔτι ἐμαυτοῦ μὲν ἀμελῶ, τὰ δ᾽ Ἀθηναίων πράττω. βίᾳ οὖν ὥσπερ ἀπὸ τῶν Σειρήνων ἐπισχόμενος τὰ ὦτα οἴχομαι φεύγων,
non potrei essere paziente, ma potrei subire queste cose. (Socrate) mi costringe infatti a concordare che, essendo bisognoso di molte cose, io ancora trascuro da una parte me stesso, dall’altra mi occupo delle cose degli ateniesi. Dunque con forza come ci si sposta fuggendo dalle sirene trattenendosi le orecchie,
ἵνα μὴ αὐτοῦ καθήμενος παρὰ τούτῳ καταγηράσω. πέπονθα δὲ [216β] πρὸς τοῦτον μόνον ἀνθρώπων, ὃ οὐκ ἄν τις οἴοιτο ἐν ἐμοὶ ἐνεῖναι, τὸ αἰσχύνεσθαι ὁντινοῦν: ἐγὼ δὲ τοῦτον μόνον αἰσχύνομαι.
affinché io non invecchi gettato lì su di lui. E, tra gli uomini, solo dinanzi a questo ho provato la vergogna (lett: il vergognarmi) di fronte a qualcuno, (cosa) che nessuno potrebbe pensare di trovare in me; ma io mi vergogno solo di lui.
σύνοιδα γὰρ ἐμαυτῷ ἀντιλέγειν μὲν οὐ δυναμένῳ ὡς οὐ δεῖ ποιεῖν ἃ οὗτος κελεύει, ἐπειδὰν δὲ ἀπέλθω, ἡττημένῳ τῆς τιμῆς τῆς ὑπὸ τῶν πολλῶν.
so infatti di me stesso che, pur non essendo in grado di oppormi (di contraddire) dicendo che non si deve fare ciò che costui comanda, quando poi me ne vado, sono vinto dall’onore che viene dai molti.