NewsletterN. 02- Febbraio 2026
orizzonti digitali
Il bullo non suona più al campanello (ha le chiavi di casa tua)
IN EVIDENZA:LA NOTIZIA CHE CONTA
“Verba volant”? Non più. Perché il tuo vocale di sfogo potrebbe finire davanti a un giudice.
Verdetti & conseguenze:le sentenze da conoscere
"Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
lo spunto digitale del mese: rifletti, commenta... like
A scuoladi futuro...
Dal mondo:guardiamo oltre
Durante la Fiera di Sant'Orso...
CoReCom Lab: lavori in corso
in evidenza: la notizia che conta
Il bullo non suona più al campanello (ha le chiavi di casa tua)
Se siete nati prima del 2000, probabilmente ricordate il bullismo come qualcosa di "fisico". C’era il prepotente nel cortile della scuola, c’era lo spintone, la presa in giro durante l’intervallo. Ma c’era anche una salvezza: la campanella. Quando suonava, si tornava a casa, si chiudeva la porta e il mondo restava fuori. Il rifugio era sicuro.Oggi, come CoReCom Valle d’Aosta, siamo qui per dirvi una verità scomoda: quel rifugio non esiste più. Viviamo nell’era dell’Onlife, dove la distinzione tra online e offline è diventata sfumata come la nebbia in pianura padana a novembre.
in evidenzala notizia che conta
E in questo scenario, i dati che ci arrivano da fonti autorevoli e le recenti rilevazioni di ISTAT e Moige non sono solo numeri, sono un campanello d'allarme che suona ininterrottamente, anche quando abbiamo il telefono in modalità "non disturbare". I numeri dell'emergenza (e perché ci riguardano) Non giriamoci intorno, il cyberbullismo sta dilagando e i dati parlano chiaro. Si stima che circa il 23% dei ragazzi sia vittima o testimone di atti di cyberbullismo. Ma il dato che deve farci riflettere – e magari toglierci il sonno per una notte – non è solo quanti sono i "bulli", ma quanti sono gli "spettatori".
in evidenzala notizia che conta
Secondo le ultime rilevazioni, di fronte a un atto di prepotenza online, solo il 12% interviene per difendere la vittima. E gli altri? Guardano. Mettono un like. Condividono. O semplicemente scorrono il feed, normalizzando la violenza come fosse un sottofondo musicale fastidioso. Solo un misero 5% segnala l’accaduto a un adulto. Abbiamo creato una generazione tecnologicamente avanzatissima, ma che rischia l'analfabetismo emotivo.
in evidenzala notizia che conta
Il leone da tastiera e la gabbia di vetro Il cyberbullismo è più insidioso del bullismo tradizionale per tre motivi che vediamo ogni giorno: 1. L'anonimato (o presunto tale). Dietro uno schermo ci sentiamo tutti un po' supereroi o super-cattivi. Il cosiddetto "leone da tastiera" scrive cose che non avrebbe mai il coraggio di sussurrare in faccia a qualcuno 2. L'assenza di tregua. Il cyberbullismo non dorme. Arriva di notte, di domenica, a Natale. La vittima ha il persecutore in tasca, nello smartphone. 3. La platea infinita. Una presa in giro a scuola la vedevano in venti. Un video umiliante su TikTok lo possono vedere in ventimila. Il dolore non è più privato, diventa spettacolo globale.
in evidenzala notizia che conta
Siamo tutti complici? Qui serve un po' di sana ironia (amara). Ci preoccupiamo se i nostri figli non mangiano le verdure, ma non sappiamo cosa "mangiano" con gli occhi per 5 ore al giorno sui social. Ci indigniamo per la privacy violata, ma regaliamo uno smartphone a 10 anni senza spiegare che internet non dimentica nulla. È facile dare la colpa alla tecnologia. "È colpa di Instagram", "è colpa di TikTok". Ma la tecnologia è solo un amplificatore e se ci metti dentro odio, amplifica odio. Se ci metti dentro empatia, amplifica empatia. Il problema non è lo strumento ma l'uso che ne facciamo. Lo smartphone è una "Ferrari": la dareste in mano a un neopatentato senza fargli fare nemmeno una lezione di guida? Ecco, con internet facciamo esattamente questo.
in evidenzala notizia che conta
La Media Education come vaccino Come CoReCom, il nostro obiettivo non è demonizzare la rete. La rete è una risorsa straordinaria, una finestra sul mondo. Ma dobbiamo imparare a chiudere quella finestra quando entra troppa aria fredda. La soluzione non è staccare la spina, sarebbe impossibile, ma accendere il cervello. Dobbiamo diffondere una nuova "educazione civica digitale". - Ai genitori: non controllate solo la cronologia, parlate delle emozioni. Chiedete "Cosa hai visto oggi online che ti ha colpito?" invece di "Quanto tempo sei stato al telefono?". - Ai ragazzi: ricordate che dietro ogni profilo c'è una persona che respira, soffre e ride esattamente come voi. Scrivere commenti offensivi o diffondere una foto privata non è uno scherzo, è un reato e lascia cicatrici che non si vedono, ma che a volte non guariscono mai.
in evidenzala notizia che conta
La vera sfida oggi non è avere più connessione, ma più connessione umana. Perché, alla fine, nessun algoritmo potrà mai sostituire l'empatia. Rendiamo la rete un posto dove vale la pena stare. Spunto per un'azione immediata Questa sera a cena, provate a fare un esperimento mettendo tutti i telefoni in una scatola per un'ora. Parlate di cosa significa per voi la parola "reputazione". Potreste scoprire che i vostri figli ne sanno più di voi, o che hanno un disperato bisogno che ne parliate.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
“Verba volant”? Non più. Perché il tuo vocale di sfogo potrebbe finire davanti a un giudice
Quante volte vi è capitato? Una giornata storta in ufficio, una lite con il partner, o quel vicino di casa che parcheggia sempre dove non dovrebbe. La reazione è automatica, quasi pavloviana: si prende lo smartphone, si apre WhatsApp, si preme l’icona del microfono e… via. Parte un monologo di tre minuti, colorito, appassionato, magari condito da qualche epiteto poco lusinghiero.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Oppure, lo scenario classico del "Bar Sport 2.0": la chat di gruppo. Quella dei genitori della scuola, quella del calcetto, o quella delle amiche del venerdì sera. Qualcuno lancia un pettegolezzo, un altro risponde con una critica feroce, un terzo fa lo screenshot e lo gira all’interessato. Fino a qualche anno fa, tutto questo svaniva nell’aria insieme al fumo del caffè. Oggi, come CoReCom Valle d'Aosta, dobbiamo darvi una notizia che potrebbe cambiarvi la giornata (e speriamo l’uso dello smartphone): il bar digitale non chiude mai e, soprattutto, tiene i verbali.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Lo screenshot è una prova: la Cassazione n. 87/2022 Partiamo da un mito da sfatare: "tanto lo screenshot si può falsificare, non vale niente". Sbagliato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 87 del 2022, ha messo un punto fermo che ha fatto tremare molti polsi. La Corte ha stabilito che le chat di WhatsApp (e per estensione di altre app) e i relativi screenshot hanno pieno valore probatorio come "riproduzioni informatiche" ai sensi dell'articolo 2712 del Codice Civile.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Cosa significa per noi cittadini? Significa che quella schermata che avete salvato non è solo un file immagine, è un documento. A meno che la controparte non riesca a dimostrare tecnicamente che è stata manomessa (cosa molto costosa e difficile), quello screenshot vale quanto un pezzo di carta firmato. Le vostre parole scritte, anche se cancellate dal vostro telefono, potrebbero sopravvivere eternamente nella galleria foto di qualcun altro.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Il vocale che ti licenzia: il Tribunale di Ravenna (sentenza lavoro n. 28/2020)Se lo scritto preoccupa, la voce tradisce. Spesso ci affidiamo ai messaggi vocali perché sono più veloci e ci sembrano più "volatili", meno formali. Il Tribunale di Ravenna, con la sentenza n. 28 del 2020, ci ha ricordato quanto questo sia falso. Il caso riguardava un contesto lavorativo, dove dei messaggi vocali inviati su WhatsApp sono stati ammessi come prova legittima per giustificare un licenziamento. Il contesto è tutto, il giudice ha infatti chiarito che non serve essere "intercettati" dalla polizia per finire nei guai.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Se inviate un vocale a un collega o a un capo, state volontariamente creando una registrazione della vostra voce. Non c'è violazione della privacy se il destinatario decide di usare quel vocale per difendersi o per far valere un suo diritto (come dimostrare un'insubordinazione o un insulto). Il tono, le parole, le pause: tutto finisce agli atti. La piazza virtuale e la diffamazione: Cassazione Penale n. 5313/2016 Arriviamo al tasto più dolente ovvero i gruppi WhatsApp. Spesso ci sentiamo protetti dal fatto che il gruppo è "chiuso", accessibile solo a noi e ai nostri amici.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
La V Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 5313/2016) ha però stabilito un principio che ogni utente dovrebbe stamparsi in mente: l'invio di messaggi offensivi all'interno di una chat di gruppo configura il reato di diffamazione aggravata. Perché "aggravata"? Perché, secondo i giudici, il mezzo internet e la natura del gruppo permettono al messaggio di raggiungere "più persone" contemporaneamente e, potenzialmente, di diffondersi a macchia d'olio. Non è una chiacchierata privata a due; giuridicamente è come salire su una cassetta della frutta in piazza Chanoux e urlare insulti col megafono. La percezione di intimità che ci dà lo schermo è, appunto, solo una percezione. La realtà legale è che state parlando in pubblico.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Come difendersi? tornando analogici (nel cervello) L’obiettivo del CoReCom non è dirvi di tornare ai segnali di fumo, né di smettere di usare le chat. La tecnologia è uno strumento meraviglioso se usata con intelligenza. Vogliamo però diffondere una nuova consapevolezza: la prudenza digitale. Prima di premere "invia" o di registrare quel vocale di fuoco, ponetevi tre domande, che potremmo definire il "test di sopravvivenza legale": 1. Lo direste in faccia a questa persona davanti a un poliziotto? 2. Come vi sentireste se questo messaggio venisse letto ad alta voce in un tribunale? 3. Siete sicuri che la persona a cui lo mandate non lo inoltrerà mai, neanche per sbaglio?
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Se la risposta a una di queste domande vi crea disagio, posate il telefono. Contate fino a dieci. O meglio ancora, se dovete dire qualcosa di delicato, fatelo di persona, guardandovi negli occhi. Perché scripta manent (le cose scritte rimangono), ma i "data manent" (i dati digitali rimangono) molto, molto più a lungo. E non c'è gomma che tenga. Usiamo la rete per connetterci, non per incastrarci.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Di solito, in questa newsletter, vi parliamo di articoli di legge, di regolamenti, di spunte blu e di privacy policy. Usiamo il linguaggio della burocrazia e della tecnica. In questa sezione abbiamo deciso di toglierci la cravatta e di farvi ascoltare qualcosa che vale più di mille convegni sul cyberbullismo e il revenge porn. A volte, per capire davvero la violenza digitale, non serve un sociologo. Serve un poeta urbano. O, in questo caso, un rapper. Vi invitiamo a fermarvi tre minuti e cliccare sul video che vi proponiamo come spunto digitale del mese. Alzate il volume, o meglio, mettete le cuffie per isolarvi dal mondo, proprio come fanno i vostri figli. Ascoltate "Tutto andrà bene" di Fabri Fibra
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Perché vi chiediamo di ascoltare un pezzo rap? Perché Fabri Fibra, con una lucidità chirurgica, ha descritto in pochi versi le due facce più terribili della medaglia digitale: la violazione dell'intimità (il cosiddetto revenge porn) e la persecuzione del branco (il cyberbullismo omofobo o legato all'isolamento sociale). Il testo ci presenta due protagonisti, Anna e Marco. Non sono "profili utenti", non sono statistiche ISTAT. Sono ragazzi che potremmo incontrare in Piazza Chanoux o alla fermata del pullman.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
La storia di Anna: quando "condividi" diventa un'arma. Anna è la ragazza che "va d'accordo con la sua famiglia", gioca a pallavolo, ha una vita piena. Rappresenta la normalità rassicurante. Poi arriva la notifica. Un ex fidanzato che usa la manipolazione emotiva "se non mi rispondi faccio un casino", mascherata da scherzo "scherzavo, ci vediamo in giro". Sappiamo bene che la frase "stavo scherzando" è l'alibi preferito dei cyberbulli. Ma la tecnologia non scherza. Il dramma di Anna esplode quando "viene condiviso un video". La sua intimità violata diventa di dominio pubblico. Qui la canzone tocca un nervo scoperto: la disperazione di non vedere via d'uscita. Anna non è debole, Anna è accerchiata dalla rete. La sua casa, che dovrebbe essere un rifugio, diventa una prigione perché lo sguardo degli altri entra dalle finestre digitali dello smartphone.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
La storia di Marco: l'esilio dai gruppi WhatsApp Poi c'è Marco, un ragazzo timido e sensibile. Marco "non ci prova" con le ragazze e per questo viene giudicato da un tribunale spietato: quello dei commenti sotto le foto. Fibra descrive una dinamica che noi del CoReCom osserviamo con preoccupazione crescente: l'esclusione digitale. "Su WhatsApp, Marco esce dai gruppi". Sembra un gesto da nulla, vero? Invece, per un adolescente oggi, uscire dal gruppo della classe o degli amici equivale all'esilio sociale. Significa sparire. Marco mette le cuffie "per non sentire gli insulti", cerca di spegnere il rumore, ma il dolore digitale è silenzioso e costante. La pressione di dover avere "già una risposta" a quindici anni su chi si è o chi si ama, amplificata dalla cassa di risonanza dei social, diventa insostenibile.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Promettimi che tutto andrà bene Il ritornello della canzone è un pugno nello stomaco. "Promettimi che tutto quanto poi andrà bene". È una preghiera, un desiderio di futuro che si scontra con una realtà brutale. Il titolo è amaramente ironico. Nella canzone, per Anna e Marco, non va tutto bene. Ed è qui che entriamo in gioco noi. Noi adulti, noi genitori, noi educatori, noi Istituzioni. Non possiamo permettere che la rete sia un luogo dove "il mondo sembra non volerci qui".La tecnologia deve essere un ponte, non un patibolo. Questo brano ci insegna che: 1. un video condiviso senza consenso è un crimine, non un gossip; 2. un commento cattivo su un social pesa come un macigno; 3. il silenzio di chi guarda (e non interviene) è assordante.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Lo spunto di riflessione Ascoltate questa canzone con i vostri figli. Non serve fare prediche. Ascoltate questa canzone con i vostri figli. Non serve fare prediche. Chiedete loro: "Secondo te, cosa avrebbero potuto fare gli amici di Anna e Marco per cambiare il finale?". La risposta a questa domanda è il primo passo verso una vera cittadinanza digitale. Perché, affinché "tutto vada bene" davvero, non bastano le promesse. Serve la presenza. Il CoReCom Valle d'Aosta è qui per darvi gli strumenti per capire, prevenire e, se serve, intervenire. Ma il primo strumento, oggi, è l'empatia. Buon ascolto.
Tutto andrà bene - Fabri fibra
Dal Mondo: Guardiamo oltre
A scuola di Futuro: mentre noi ne parliamo, il resto del mondo ha già aperto i libri (digitali)
Spesso, quando parliamo di Intelligenza Artificiale (AI) al bar o in famiglia, la conversazione oscilla tra il timore "ci ruberà il lavoro?" e la curiosità per l'ultimo trucco di ChatGPT. Ma c'è un terzo luogo, fondamentale, dove la partita si sta già giocando a ritmi vertiginosi: la scuola.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
Come CoReCom Valle d'Aosta, monitoriamo costantemente l'evoluzione delle tech policy globali perché capire cosa succede fuori dai nostri confini è il primo passo per proteggere e preparare i nostri ragazzi. E credeteci: mentre noi stiamo ancora cercando di capire se ha avuto senso vietare lo smartphone in classe, in altre parti del mondo l'AI è già seduta al banco accanto agli studenti. Abbiamo fatto un "giro del mondo" virtuale per vedere come le altre nazioni stanno educando le nuove generazioni. Spoiler: non è fantascienza, è già realtà (spesso obbligatoria).
Dal Mondo: Guardiamo oltre
L'Asia corre veloce: algoritmica a 6 anni Se pensate che l'informatica sia roba da scuole superiori, la Cina vi smentisce. Da settembre 2025, l'AI è materia obbligatoria fin dalla primaria. Avete letto bene: bambini di sei anni che iniziano a masticare robotica e pensiero algoritmico. Non è da meno la Corea del Sud, che da marzo 2025 ha introdotto libri di testo digitali basati sull'AI per matematica, inglese e informatica, con un investimento monstre per formare gli insegnanti. Lì il libro si adatta allo studente, non il contrario. E Hong Kong? Ha reso obbligatorio un corso di etica e AI per le medie, perché hanno capito una cosa fondamentale: non basta saper usare la tecnologia, bisogna capirne l'impatto sociale.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
USA e Australia: pragmatismo e le "Big Five" Gli Stati Uniti, patria della Silicon Valley, hanno un approccio molto strutturato basato sulle "Big Five", le cinque grandi idee dell'AI: Percezione, Ragionamento, Apprendimento, Interazione e Impatto sociale. Hanno linee guida divise per fasce d'età che partono addirittura dall'asilo (K-2). L'Australia, invece, ci piace per la sintesi: il loro documento nazionale è di sole otto pagine. Poche regole, ma chiarissime, focalizzate sulla trasparenza e l'uso responsabile.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
Europa: tra etica, "folklore" e sovranità digitale E nel nostro vecchio continente? Qui la sensibilità cambia. L'Europa si preoccupa molto, giustamente, dell'etica e della privacy. L'Estonia ci regala una perla culturale: hanno chiamato la loro strategia "KrattAI", ispirandosi a una creatura del folklore che serve il padrone ma può diventare pericolosa se non gestita bene. Una metafora perfetta per l'AI. La Finlandia punta tutto sulla consapevolezza democratica: il loro corso "Elementi di IA" ha formato l'1% della popolazione, inclusi i preadolescenti, e nel 2025 hanno aggiornato le scale di valutazione per capire quando l'uso dell'AI in un compito è "appropriato" o quando è "copiare".
Dal Mondo: Guardiamo oltre
La Germania ha fatto una scelta di campo fortissima sulla sicurezza: ha lanciato "DeutschlandGPT". Niente server americani o cinesi, ma un modello "sovrano", basato su tecnologia open source (Llama 3.3), ottimizzato per la didattica e, soprattutto, blindato. I dati degli studenti non vengono memorizzati e ci sono filtri automatici per bloccare contenuti dannosi. Perché tutto questo ci riguarda? Leggendo queste esperienze, emerge un dato fondamentale per noi genitori ed educatori: l'educazione all'AI non è solo tecnica, è emotiva.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
L'India, ad esempio, con il programma YUVAi, combina l'insegnamento tecnico con l'apprendimento socio-emotivo. Perché ve lo diciamo? Perché i pericoli della rete nascono spesso da un vuoto di consapevolezza, non da un eccesso di tecnologia. Sapere come funziona un algoritmo aiuta a capire perché un video diventa virale. Sapere che l'AI può avere dei "pregiudizi" (come insegnano in Estonia) aiuta i ragazzi a non prendere per oro colato tutto ciò che vedono online. Vedere come la Germania protegge i dati ci ricorda che la nostra privacy vale più di un'app gratuita.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
Spunto di riflessione Il mondo sta andando verso un'integrazione totale tra apprendimento umano e artificiale. Non possiamo fermare il vento con le mani, ma possiamo insegnare ai nostri ragazzi a costruire mulini a vento solidi. La prossima volta che vostro figlio usa il tablet, provate a chiedergli non solo "cosa stai guardando?", ma "secondo te, come fa l'app a sapere che ti piace quel video?". La risposta potrebbe sorprendervi. Il CoReCom Valle d'Aosta continuerà a fornirvi gli strumenti per navigare in questo mare agitato ma affascinante. Perché la tecnologia corre, ma il buon senso deve correre più veloce. Buona navigazione, consapevole.
CoReCom Lab: lavori in corso
Fiera di Sant'Orso 2026
Anche quest'anno ringraziamo i numerosissimi partecianti, dai più piccoli agli adulti, che abbiamo avuto il piacere di coinvolgere nelle diverse attività ludico\formative nell'ambito della Media Education, da noi proposte all'interno del padiglione Enogastronomico.
CoReCom Lab: lavori in corso
Ricordiamo anche l'incontro del ciclo "I Colloqui del CoReCom" intitolato "Come comunico. Ieri, oggi... e domani?" durante il quale abbiamo avuto l'onore d'ospitare all'interno del nostro stand, in qualità di relatori: Il Comandante della Polizia Postale della Valle d'Aosta Mirco Ciccarese; la Professoressa della Fondazione Turistica Beatrice Cazzanelli; lo studente nonché responsabile dei canali Social dello IAR Maurice Denarier. il Responsabile della Struttura Operativa del CoReCom in qualità di relatore Francesco Ciavattone. il Consigliere del CoReCom in qualità di moderatore Alberto Jorioz;
CoReCom Lab: lavori in corso
Spunti di riflessione e scambi di opinioni, quello che è emerso da un dinamico e stimolante momento di confronto tra diverse realta, "costrette" ad affrontare in egual modo un cambiamento sociale e culturale senza precenti. Link video dibattito:
CoReCom Lab: lavori in corso
Un particolare rigraziamento va inoltre al Presidente del Consiglio della Valle d'Aosta che, durante la mattinata di domenica 1° febbraio, ha preso parte attivamente agli eventi in programma, invitando anche la collettività a partecipare ai momenti formativi. Link
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NewsletterN. 02- Febbraio 2026
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Il bullo non suona più al campanello (ha le chiavi di casa tua)
IN EVIDENZA:LA NOTIZIA CHE CONTA
“Verba volant”? Non più. Perché il tuo vocale di sfogo potrebbe finire davanti a un giudice.
Verdetti & conseguenze:le sentenze da conoscere
"Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
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CoReCom Lab: lavori in corso
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Il bullo non suona più al campanello (ha le chiavi di casa tua)
Se siete nati prima del 2000, probabilmente ricordate il bullismo come qualcosa di "fisico". C’era il prepotente nel cortile della scuola, c’era lo spintone, la presa in giro durante l’intervallo. Ma c’era anche una salvezza: la campanella. Quando suonava, si tornava a casa, si chiudeva la porta e il mondo restava fuori. Il rifugio era sicuro.Oggi, come CoReCom Valle d’Aosta, siamo qui per dirvi una verità scomoda: quel rifugio non esiste più. Viviamo nell’era dell’Onlife, dove la distinzione tra online e offline è diventata sfumata come la nebbia in pianura padana a novembre.
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E in questo scenario, i dati che ci arrivano da fonti autorevoli e le recenti rilevazioni di ISTAT e Moige non sono solo numeri, sono un campanello d'allarme che suona ininterrottamente, anche quando abbiamo il telefono in modalità "non disturbare". I numeri dell'emergenza (e perché ci riguardano) Non giriamoci intorno, il cyberbullismo sta dilagando e i dati parlano chiaro. Si stima che circa il 23% dei ragazzi sia vittima o testimone di atti di cyberbullismo. Ma il dato che deve farci riflettere – e magari toglierci il sonno per una notte – non è solo quanti sono i "bulli", ma quanti sono gli "spettatori".
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Secondo le ultime rilevazioni, di fronte a un atto di prepotenza online, solo il 12% interviene per difendere la vittima. E gli altri? Guardano. Mettono un like. Condividono. O semplicemente scorrono il feed, normalizzando la violenza come fosse un sottofondo musicale fastidioso. Solo un misero 5% segnala l’accaduto a un adulto. Abbiamo creato una generazione tecnologicamente avanzatissima, ma che rischia l'analfabetismo emotivo.
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Il leone da tastiera e la gabbia di vetro Il cyberbullismo è più insidioso del bullismo tradizionale per tre motivi che vediamo ogni giorno: 1. L'anonimato (o presunto tale). Dietro uno schermo ci sentiamo tutti un po' supereroi o super-cattivi. Il cosiddetto "leone da tastiera" scrive cose che non avrebbe mai il coraggio di sussurrare in faccia a qualcuno 2. L'assenza di tregua. Il cyberbullismo non dorme. Arriva di notte, di domenica, a Natale. La vittima ha il persecutore in tasca, nello smartphone. 3. La platea infinita. Una presa in giro a scuola la vedevano in venti. Un video umiliante su TikTok lo possono vedere in ventimila. Il dolore non è più privato, diventa spettacolo globale.
in evidenzala notizia che conta
Siamo tutti complici? Qui serve un po' di sana ironia (amara). Ci preoccupiamo se i nostri figli non mangiano le verdure, ma non sappiamo cosa "mangiano" con gli occhi per 5 ore al giorno sui social. Ci indigniamo per la privacy violata, ma regaliamo uno smartphone a 10 anni senza spiegare che internet non dimentica nulla. È facile dare la colpa alla tecnologia. "È colpa di Instagram", "è colpa di TikTok". Ma la tecnologia è solo un amplificatore e se ci metti dentro odio, amplifica odio. Se ci metti dentro empatia, amplifica empatia. Il problema non è lo strumento ma l'uso che ne facciamo. Lo smartphone è una "Ferrari": la dareste in mano a un neopatentato senza fargli fare nemmeno una lezione di guida? Ecco, con internet facciamo esattamente questo.
in evidenzala notizia che conta
La Media Education come vaccino Come CoReCom, il nostro obiettivo non è demonizzare la rete. La rete è una risorsa straordinaria, una finestra sul mondo. Ma dobbiamo imparare a chiudere quella finestra quando entra troppa aria fredda. La soluzione non è staccare la spina, sarebbe impossibile, ma accendere il cervello. Dobbiamo diffondere una nuova "educazione civica digitale". - Ai genitori: non controllate solo la cronologia, parlate delle emozioni. Chiedete "Cosa hai visto oggi online che ti ha colpito?" invece di "Quanto tempo sei stato al telefono?". - Ai ragazzi: ricordate che dietro ogni profilo c'è una persona che respira, soffre e ride esattamente come voi. Scrivere commenti offensivi o diffondere una foto privata non è uno scherzo, è un reato e lascia cicatrici che non si vedono, ma che a volte non guariscono mai.
in evidenzala notizia che conta
La vera sfida oggi non è avere più connessione, ma più connessione umana. Perché, alla fine, nessun algoritmo potrà mai sostituire l'empatia. Rendiamo la rete un posto dove vale la pena stare. Spunto per un'azione immediata Questa sera a cena, provate a fare un esperimento mettendo tutti i telefoni in una scatola per un'ora. Parlate di cosa significa per voi la parola "reputazione". Potreste scoprire che i vostri figli ne sanno più di voi, o che hanno un disperato bisogno che ne parliate.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
“Verba volant”? Non più. Perché il tuo vocale di sfogo potrebbe finire davanti a un giudice
Quante volte vi è capitato? Una giornata storta in ufficio, una lite con il partner, o quel vicino di casa che parcheggia sempre dove non dovrebbe. La reazione è automatica, quasi pavloviana: si prende lo smartphone, si apre WhatsApp, si preme l’icona del microfono e… via. Parte un monologo di tre minuti, colorito, appassionato, magari condito da qualche epiteto poco lusinghiero.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Oppure, lo scenario classico del "Bar Sport 2.0": la chat di gruppo. Quella dei genitori della scuola, quella del calcetto, o quella delle amiche del venerdì sera. Qualcuno lancia un pettegolezzo, un altro risponde con una critica feroce, un terzo fa lo screenshot e lo gira all’interessato. Fino a qualche anno fa, tutto questo svaniva nell’aria insieme al fumo del caffè. Oggi, come CoReCom Valle d'Aosta, dobbiamo darvi una notizia che potrebbe cambiarvi la giornata (e speriamo l’uso dello smartphone): il bar digitale non chiude mai e, soprattutto, tiene i verbali.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Lo screenshot è una prova: la Cassazione n. 87/2022 Partiamo da un mito da sfatare: "tanto lo screenshot si può falsificare, non vale niente". Sbagliato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 87 del 2022, ha messo un punto fermo che ha fatto tremare molti polsi. La Corte ha stabilito che le chat di WhatsApp (e per estensione di altre app) e i relativi screenshot hanno pieno valore probatorio come "riproduzioni informatiche" ai sensi dell'articolo 2712 del Codice Civile.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Cosa significa per noi cittadini? Significa che quella schermata che avete salvato non è solo un file immagine, è un documento. A meno che la controparte non riesca a dimostrare tecnicamente che è stata manomessa (cosa molto costosa e difficile), quello screenshot vale quanto un pezzo di carta firmato. Le vostre parole scritte, anche se cancellate dal vostro telefono, potrebbero sopravvivere eternamente nella galleria foto di qualcun altro.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Il vocale che ti licenzia: il Tribunale di Ravenna (sentenza lavoro n. 28/2020)Se lo scritto preoccupa, la voce tradisce. Spesso ci affidiamo ai messaggi vocali perché sono più veloci e ci sembrano più "volatili", meno formali. Il Tribunale di Ravenna, con la sentenza n. 28 del 2020, ci ha ricordato quanto questo sia falso. Il caso riguardava un contesto lavorativo, dove dei messaggi vocali inviati su WhatsApp sono stati ammessi come prova legittima per giustificare un licenziamento. Il contesto è tutto, il giudice ha infatti chiarito che non serve essere "intercettati" dalla polizia per finire nei guai.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Se inviate un vocale a un collega o a un capo, state volontariamente creando una registrazione della vostra voce. Non c'è violazione della privacy se il destinatario decide di usare quel vocale per difendersi o per far valere un suo diritto (come dimostrare un'insubordinazione o un insulto). Il tono, le parole, le pause: tutto finisce agli atti. La piazza virtuale e la diffamazione: Cassazione Penale n. 5313/2016 Arriviamo al tasto più dolente ovvero i gruppi WhatsApp. Spesso ci sentiamo protetti dal fatto che il gruppo è "chiuso", accessibile solo a noi e ai nostri amici.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
La V Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 5313/2016) ha però stabilito un principio che ogni utente dovrebbe stamparsi in mente: l'invio di messaggi offensivi all'interno di una chat di gruppo configura il reato di diffamazione aggravata. Perché "aggravata"? Perché, secondo i giudici, il mezzo internet e la natura del gruppo permettono al messaggio di raggiungere "più persone" contemporaneamente e, potenzialmente, di diffondersi a macchia d'olio. Non è una chiacchierata privata a due; giuridicamente è come salire su una cassetta della frutta in piazza Chanoux e urlare insulti col megafono. La percezione di intimità che ci dà lo schermo è, appunto, solo una percezione. La realtà legale è che state parlando in pubblico.
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Come difendersi? tornando analogici (nel cervello) L’obiettivo del CoReCom non è dirvi di tornare ai segnali di fumo, né di smettere di usare le chat. La tecnologia è uno strumento meraviglioso se usata con intelligenza. Vogliamo però diffondere una nuova consapevolezza: la prudenza digitale. Prima di premere "invia" o di registrare quel vocale di fuoco, ponetevi tre domande, che potremmo definire il "test di sopravvivenza legale": 1. Lo direste in faccia a questa persona davanti a un poliziotto? 2. Come vi sentireste se questo messaggio venisse letto ad alta voce in un tribunale? 3. Siete sicuri che la persona a cui lo mandate non lo inoltrerà mai, neanche per sbaglio?
Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere
Se la risposta a una di queste domande vi crea disagio, posate il telefono. Contate fino a dieci. O meglio ancora, se dovete dire qualcosa di delicato, fatelo di persona, guardandovi negli occhi. Perché scripta manent (le cose scritte rimangono), ma i "data manent" (i dati digitali rimangono) molto, molto più a lungo. E non c'è gomma che tenga. Usiamo la rete per connetterci, non per incastrarci.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Di solito, in questa newsletter, vi parliamo di articoli di legge, di regolamenti, di spunte blu e di privacy policy. Usiamo il linguaggio della burocrazia e della tecnica. In questa sezione abbiamo deciso di toglierci la cravatta e di farvi ascoltare qualcosa che vale più di mille convegni sul cyberbullismo e il revenge porn. A volte, per capire davvero la violenza digitale, non serve un sociologo. Serve un poeta urbano. O, in questo caso, un rapper. Vi invitiamo a fermarvi tre minuti e cliccare sul video che vi proponiamo come spunto digitale del mese. Alzate il volume, o meglio, mettete le cuffie per isolarvi dal mondo, proprio come fanno i vostri figli. Ascoltate "Tutto andrà bene" di Fabri Fibra
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Perché vi chiediamo di ascoltare un pezzo rap? Perché Fabri Fibra, con una lucidità chirurgica, ha descritto in pochi versi le due facce più terribili della medaglia digitale: la violazione dell'intimità (il cosiddetto revenge porn) e la persecuzione del branco (il cyberbullismo omofobo o legato all'isolamento sociale). Il testo ci presenta due protagonisti, Anna e Marco. Non sono "profili utenti", non sono statistiche ISTAT. Sono ragazzi che potremmo incontrare in Piazza Chanoux o alla fermata del pullman.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
La storia di Anna: quando "condividi" diventa un'arma. Anna è la ragazza che "va d'accordo con la sua famiglia", gioca a pallavolo, ha una vita piena. Rappresenta la normalità rassicurante. Poi arriva la notifica. Un ex fidanzato che usa la manipolazione emotiva "se non mi rispondi faccio un casino", mascherata da scherzo "scherzavo, ci vediamo in giro". Sappiamo bene che la frase "stavo scherzando" è l'alibi preferito dei cyberbulli. Ma la tecnologia non scherza. Il dramma di Anna esplode quando "viene condiviso un video". La sua intimità violata diventa di dominio pubblico. Qui la canzone tocca un nervo scoperto: la disperazione di non vedere via d'uscita. Anna non è debole, Anna è accerchiata dalla rete. La sua casa, che dovrebbe essere un rifugio, diventa una prigione perché lo sguardo degli altri entra dalle finestre digitali dello smartphone.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
La storia di Marco: l'esilio dai gruppi WhatsApp Poi c'è Marco, un ragazzo timido e sensibile. Marco "non ci prova" con le ragazze e per questo viene giudicato da un tribunale spietato: quello dei commenti sotto le foto. Fibra descrive una dinamica che noi del CoReCom osserviamo con preoccupazione crescente: l'esclusione digitale. "Su WhatsApp, Marco esce dai gruppi". Sembra un gesto da nulla, vero? Invece, per un adolescente oggi, uscire dal gruppo della classe o degli amici equivale all'esilio sociale. Significa sparire. Marco mette le cuffie "per non sentire gli insulti", cerca di spegnere il rumore, ma il dolore digitale è silenzioso e costante. La pressione di dover avere "già una risposta" a quindici anni su chi si è o chi si ama, amplificata dalla cassa di risonanza dei social, diventa insostenibile.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Promettimi che tutto andrà bene Il ritornello della canzone è un pugno nello stomaco. "Promettimi che tutto quanto poi andrà bene". È una preghiera, un desiderio di futuro che si scontra con una realtà brutale. Il titolo è amaramente ironico. Nella canzone, per Anna e Marco, non va tutto bene. Ed è qui che entriamo in gioco noi. Noi adulti, noi genitori, noi educatori, noi Istituzioni. Non possiamo permettere che la rete sia un luogo dove "il mondo sembra non volerci qui".La tecnologia deve essere un ponte, non un patibolo. Questo brano ci insegna che: 1. un video condiviso senza consenso è un crimine, non un gossip; 2. un commento cattivo su un social pesa come un macigno; 3. il silenzio di chi guarda (e non interviene) è assordante.
Tutto andrà bene"? Una bugia necessaria (e una canzone da ascoltare subito)
Lo spunto di riflessione Ascoltate questa canzone con i vostri figli. Non serve fare prediche. Ascoltate questa canzone con i vostri figli. Non serve fare prediche. Chiedete loro: "Secondo te, cosa avrebbero potuto fare gli amici di Anna e Marco per cambiare il finale?". La risposta a questa domanda è il primo passo verso una vera cittadinanza digitale. Perché, affinché "tutto vada bene" davvero, non bastano le promesse. Serve la presenza. Il CoReCom Valle d'Aosta è qui per darvi gli strumenti per capire, prevenire e, se serve, intervenire. Ma il primo strumento, oggi, è l'empatia. Buon ascolto.
Tutto andrà bene - Fabri fibra
Dal Mondo: Guardiamo oltre
A scuola di Futuro: mentre noi ne parliamo, il resto del mondo ha già aperto i libri (digitali)
Spesso, quando parliamo di Intelligenza Artificiale (AI) al bar o in famiglia, la conversazione oscilla tra il timore "ci ruberà il lavoro?" e la curiosità per l'ultimo trucco di ChatGPT. Ma c'è un terzo luogo, fondamentale, dove la partita si sta già giocando a ritmi vertiginosi: la scuola.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
Come CoReCom Valle d'Aosta, monitoriamo costantemente l'evoluzione delle tech policy globali perché capire cosa succede fuori dai nostri confini è il primo passo per proteggere e preparare i nostri ragazzi. E credeteci: mentre noi stiamo ancora cercando di capire se ha avuto senso vietare lo smartphone in classe, in altre parti del mondo l'AI è già seduta al banco accanto agli studenti. Abbiamo fatto un "giro del mondo" virtuale per vedere come le altre nazioni stanno educando le nuove generazioni. Spoiler: non è fantascienza, è già realtà (spesso obbligatoria).
Dal Mondo: Guardiamo oltre
L'Asia corre veloce: algoritmica a 6 anni Se pensate che l'informatica sia roba da scuole superiori, la Cina vi smentisce. Da settembre 2025, l'AI è materia obbligatoria fin dalla primaria. Avete letto bene: bambini di sei anni che iniziano a masticare robotica e pensiero algoritmico. Non è da meno la Corea del Sud, che da marzo 2025 ha introdotto libri di testo digitali basati sull'AI per matematica, inglese e informatica, con un investimento monstre per formare gli insegnanti. Lì il libro si adatta allo studente, non il contrario. E Hong Kong? Ha reso obbligatorio un corso di etica e AI per le medie, perché hanno capito una cosa fondamentale: non basta saper usare la tecnologia, bisogna capirne l'impatto sociale.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
USA e Australia: pragmatismo e le "Big Five" Gli Stati Uniti, patria della Silicon Valley, hanno un approccio molto strutturato basato sulle "Big Five", le cinque grandi idee dell'AI: Percezione, Ragionamento, Apprendimento, Interazione e Impatto sociale. Hanno linee guida divise per fasce d'età che partono addirittura dall'asilo (K-2). L'Australia, invece, ci piace per la sintesi: il loro documento nazionale è di sole otto pagine. Poche regole, ma chiarissime, focalizzate sulla trasparenza e l'uso responsabile.
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Europa: tra etica, "folklore" e sovranità digitale E nel nostro vecchio continente? Qui la sensibilità cambia. L'Europa si preoccupa molto, giustamente, dell'etica e della privacy. L'Estonia ci regala una perla culturale: hanno chiamato la loro strategia "KrattAI", ispirandosi a una creatura del folklore che serve il padrone ma può diventare pericolosa se non gestita bene. Una metafora perfetta per l'AI. La Finlandia punta tutto sulla consapevolezza democratica: il loro corso "Elementi di IA" ha formato l'1% della popolazione, inclusi i preadolescenti, e nel 2025 hanno aggiornato le scale di valutazione per capire quando l'uso dell'AI in un compito è "appropriato" o quando è "copiare".
Dal Mondo: Guardiamo oltre
La Germania ha fatto una scelta di campo fortissima sulla sicurezza: ha lanciato "DeutschlandGPT". Niente server americani o cinesi, ma un modello "sovrano", basato su tecnologia open source (Llama 3.3), ottimizzato per la didattica e, soprattutto, blindato. I dati degli studenti non vengono memorizzati e ci sono filtri automatici per bloccare contenuti dannosi. Perché tutto questo ci riguarda? Leggendo queste esperienze, emerge un dato fondamentale per noi genitori ed educatori: l'educazione all'AI non è solo tecnica, è emotiva.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
L'India, ad esempio, con il programma YUVAi, combina l'insegnamento tecnico con l'apprendimento socio-emotivo. Perché ve lo diciamo? Perché i pericoli della rete nascono spesso da un vuoto di consapevolezza, non da un eccesso di tecnologia. Sapere come funziona un algoritmo aiuta a capire perché un video diventa virale. Sapere che l'AI può avere dei "pregiudizi" (come insegnano in Estonia) aiuta i ragazzi a non prendere per oro colato tutto ciò che vedono online. Vedere come la Germania protegge i dati ci ricorda che la nostra privacy vale più di un'app gratuita.
Dal Mondo: Guardiamo oltre
Spunto di riflessione Il mondo sta andando verso un'integrazione totale tra apprendimento umano e artificiale. Non possiamo fermare il vento con le mani, ma possiamo insegnare ai nostri ragazzi a costruire mulini a vento solidi. La prossima volta che vostro figlio usa il tablet, provate a chiedergli non solo "cosa stai guardando?", ma "secondo te, come fa l'app a sapere che ti piace quel video?". La risposta potrebbe sorprendervi. Il CoReCom Valle d'Aosta continuerà a fornirvi gli strumenti per navigare in questo mare agitato ma affascinante. Perché la tecnologia corre, ma il buon senso deve correre più veloce. Buona navigazione, consapevole.
CoReCom Lab: lavori in corso
Fiera di Sant'Orso 2026
Anche quest'anno ringraziamo i numerosissimi partecianti, dai più piccoli agli adulti, che abbiamo avuto il piacere di coinvolgere nelle diverse attività ludico\formative nell'ambito della Media Education, da noi proposte all'interno del padiglione Enogastronomico.
CoReCom Lab: lavori in corso
Ricordiamo anche l'incontro del ciclo "I Colloqui del CoReCom" intitolato "Come comunico. Ieri, oggi... e domani?" durante il quale abbiamo avuto l'onore d'ospitare all'interno del nostro stand, in qualità di relatori: Il Comandante della Polizia Postale della Valle d'Aosta Mirco Ciccarese; la Professoressa della Fondazione Turistica Beatrice Cazzanelli; lo studente nonché responsabile dei canali Social dello IAR Maurice Denarier. il Responsabile della Struttura Operativa del CoReCom in qualità di relatore Francesco Ciavattone. il Consigliere del CoReCom in qualità di moderatore Alberto Jorioz;
CoReCom Lab: lavori in corso
Spunti di riflessione e scambi di opinioni, quello che è emerso da un dinamico e stimolante momento di confronto tra diverse realta, "costrette" ad affrontare in egual modo un cambiamento sociale e culturale senza precenti. Link video dibattito:
CoReCom Lab: lavori in corso
Un particolare rigraziamento va inoltre al Presidente del Consiglio della Valle d'Aosta che, durante la mattinata di domenica 1° febbraio, ha preso parte attivamente agli eventi in programma, invitando anche la collettività a partecipare ai momenti formativi. Link