Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

BOZZA_Mobile orizzonti digitali n.3

CoReCom VdA

Created on October 6, 2025

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Practical Timeline

Timeline video mobile

Timeline Lines Mobile

Major Religions Timeline

Timeline Flipcard

Timeline video

History Timeline

Transcript

NewsletterN. 3- Novembre 2025

orizzonti digitali

Cellulari in classe tra divieti e dubbi scientifici. La grande ondata dei divieti

IN EVIDENZA:LA NOTIZIA CHE CONTA

Consenso digitale e revenge porn: nuovi confini nella tutela della privacy

Verdetti & conseguenze:le sentenze da conoscere

Condividere le immagini dei nostri figli, non è solo un gesto affettuoso...

lo spunto digitale del mese: rifletti, commenta... like

Crescere Connessi: come l'Europa e il mondo affrontano la sfida dei giovani sui social

Dal mondo:guardiamo oltre

I colloqui del CoReCom CoReCom e Scuole...

CoReCom Lab: lavori in corso

in evidenza: la notizia che conta

Cellulari in classe tra divieti e dubbi scientifici

La grande ondata dei divieti

Siamo nel pieno di una rivoluzione silenziosa sempre più governi stanno chiudendo la porta agli smartphone nelle aule scolastiche e l'Italia non fa eccezione. Nel 2024, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha tracciato una linea netta, niente telefoni cellulari durante le lezioni, dalle elementari alle superiori. Non siamo soli in questa scelta. Secondo l'UNESCO, già nel 2023 circa un terzo dei sistemi educativi mondiali (parliamo di 60 paesi) aveva implementato restrizioni simili, e il numero continua a crescere. La logica sembra cristallina: meno telefoni, meno distrazioni, più apprendimento. Ma la realtà è davvero così semplice?

in evidenzala notizia che conta

Perché questa battaglia contro i cellulari?

Le preoccupazioni che animano questi provvedimenti sono concrete e condivise da molti educatori. Il problema dell'attenzione frammentata. Ogni notifica, ogni vibrazione rappresenta un'interruzione che spezza la concentrazione. Gli insegnanti lo vedono quotidianamente. Ragazzi che faticano a mantenere il focus per più di pochi minuti, con lo sguardo che cade costantemente sullo schermo. L'aula come spazio protetto. Eliminando la tentazione digitale, si crea teoricamente uno spazio dove tornano protagonisti il confronto diretto, la discussione faccia a faccia e l'ascolto attivo.

in evidenzala notizia che conta

Una questione di equità: non tutti gli studenti hanno lo stesso rapporto con la tecnologia né le medesime risorse economiche. Ma la scienza cosa ci dice davvero? Qui le cose si fanno interessanti, perché la ricerca non conferma necessariamente le nostre aspettative. Prendiamo il caso inglese. Un'indagine recente condotta nel 2025 su 30 scuole superiori, ha confrontato istituti con regole severe sull’uso dei telefoni e altri più permissivi. Il risultato? Gli studenti delle scuole restrittive usavano effettivamente meno i telefoni durante la giornata scolastica. Fino a questo punto i risultati appaiono coerenti con le aspettative, ma emerge un dato inatteso. Nello specifico, non si sono registrati miglioramenti significativi né nel benessere psicologico degli studenti né in una riduzione complessiva del tempo trascorso sui social media.

in evidenzala notizia che conta

In definitiva, il divieto funziona nel limitare l'uso immediato, ma non si traduce automaticamente in ragazzi più sereni o meno "dipendenti" dallo schermo. Diverso il quadro che emerge dall'India, dove uno studio su larga scala, che ha coinvolto 17.000 studenti, ha documentato un miglioramento accademico misurabile, seppur modesto, quando i telefoni venivano ritirati durante le lezioni. L'effetto era particolarmente evidente per gli studenti con maggiori difficoltà e nelle materie che non richiedevano tecnologia. Due studi, due realtà diverse, due conclusioni che non coincidono perfettamente.

in evidenzala notizia che conta

Le zone d'ombra che restano. Il quadro si complica ulteriormente se consideriamo alcuni aspetti spesso trascurati poichè il problema della distrazione digitale non si risolve con un singolo divieto. Inoltre, concentrarsi solo sui danni significa ignorare le potenzialità: dalla ricerca di informazioni alla collaborazione digitale, dall'educazione alla cittadinanza online alle competenze tecnologiche sempre più richieste. I dettagli fanno sempre la differenza e ogni modalità di applicazione di nuove disposizioni produce effetti differenti. Resta da definire quale approccio risulti più efficace. Il dibattito sull’uso dei dispositivi digitali in classe è più vivo che mai. Ma, prima di prendere decisioni drastiche, è importante fermarsi a osservare e riflettere.

in evidenzala notizia che conta

Partire dall’osservazione. Ogni scuola ha una realtà diversa. Prima di stabilire regole o divieti, occorre capire come e quanto gli studenti utilizzano i dispositivi. Un divieto imposto dall’alto rischia di apparire arbitrario e poco efficace. Investire sulla preparazione. Gli insegnanti sono in prima linea. Per gestire la classe nell’era digitale servono strumenti concreti, formazione e strategie, indipendentemente dal fatto che si scelga di vietare o integrare i dispositivi nella didattica. Costruire regole condivise. Coinvolgere studenti e famiglie nella proposta di soluzioni da adottare aumenta la consapevolezza e favorisce il rispetto delle regole stesse. Misurare gli effetti. Implementare un divieto senza poi verificarne l'impatto reale su rendimento, partecipazione e benessere, ovvero senza dati oggettivi, è come navigare a vista. Pensare oltre il divieto. L’obiettivo non è “togliere” la tecnologia, ma insegnare a usarla in modo consapevole. A volte, questo significa prevedere momenti di utilizzo guidato, non una semplice eliminazione.

in evidenzala notizia che conta

Riflessioni conclusive Il cellulare a scuola non è semplicemente un problema da risolvere con un sì o un no. È una questione complessa che ci obbliga a ripensare il modo in cui educhiamo nell'era digitale. I divieti possono avere senso in determinati contesti e per specifici obiettivi, ma non sono bacchette magiche. La ricerca ci invita alla prudenza: togliere uno smartphone dalla tasca di uno studente non significa automaticamente aggiungere conoscenza nella sua mente. Forse la domanda giusta non è "vietare o permettere?", ma piuttosto "Come vogliamo preparare i ragazzi a vivere in un mondo dove la tecnologia è ovunque?". La risposta a questa domanda richiede molto più di una "semplice" circolare ministeriale.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

Consenso digitale e revenge porn: nuovi confini nella tutela della privacyUna sentenza che ridefinisce i limiti della condivisione online

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha tracciato un confine netto tra pubblicazione autorizzata e diffusione non consensuale di contenuti intimi. Al centro della vicenda: un video erotico inizialmente condiviso su una piattaforma in abbonamento e successivamente inoltrato attraverso messaggistica privata senza autorizzazione.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

La questione solleva interrogativi cruciali per chiunque operi nell'ecosistema digitale: fino a dove si estende il consenso prestato per la pubblicazione di contenuti sensibili? E soprattutto, cosa accade quando questi contenuti vengono estratti dal loro contesto originario? La storia dietro la sentenza. Durante il periodo pandemico, una giovane donna aveva scelto di monetizzare contenuti per adulti attraverso una piattaforma ad accesso riservato. I video erano destinati esclusivamente agli abbonati paganti, un pubblico selezionato e consapevole del tipo di contenuto accessibile.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

Un utente della piattaforma, tuttavia, ha deciso di condividere uno di questi video al di fuori del circuito autorizzato, inoltrandolo tramite app di messaggistica. Questa azione ha innescato un percorso giudiziario complesso, con esiti inizialmente contrastanti tra i diversi gradi di giudizio. Il tribunale di primo grado aveva riconosciuto la condotta come illecita. La Corte d'Appello aveva invece ribaltato la decisione, argomentando che la pubblicazione sulla piattaforma costituisse già di per sé una forma di diffusione pubblica, rendendo quindi irrilevante il successivo inoltro.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

La Cassazione ha smentito questa lettura, chiarendo un principio fondamentale: pubblicare un contenuto in un ambiente controllato e riservato non equivale a rinunciare al controllo sulla sua circolazione futura. Il quadro normativo di riferimento. Il reato coinvolto è quello previsto dall'articolo 612-ter del Codice Penale, introdotto nel panorama legislativo italiano nel 2019. Questa norma sanziona specificamente la diffusione illecita di immagini o video con contenuto sessualmente esplicito, realizzata senza il consenso delle persone rappresentate.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

L'elemento qualificante non è semplicemente la natura intima del materiale, ma la violazione del diritto all'autodeterminazione informativa: ogni persona deve poter decidere come, dove e a chi rendere accessibili rappresentazioni della propria intimità. La sentenza della Cassazione rafforza questo principio, stabilendo che il consenso non può essere interpretato in modo estensivo. Chi autorizza la pubblicazione in un contesto specifico non autorizza implicitamente qualsiasi forma di ridistribuzione successiva.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

Consenso specifico: un pilastro della privacy moderna. Uno degli aspetti più rilevanti della pronuncia riguarda proprio la natura del consenso. Nel diritto della protezione dei dati personali, il consenso deve essere informato, specifico e limitato alla finalità dichiarata. Questo principio, codificato nel GDPR per i dati personali comuni, trova applicazione ancor più stringente quando si tratta di contenuti intimi.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

La distinzione è sottile ma decisiva: autorizzare la visualizzazione di un contenuto all'interno di una piattaforma protetta non equivale ad autorizzarne l'estrazione e la circolazione attraverso altri canali. Cambia il contesto, cambiano i destinatari, cambia quindi la legittimità dell'azione. Questo ragionamento ha implicazioni concrete anche sul piano temporale. I termini per sporgere querela decorrono non dal momento della pubblicazione originaria, ma dal momento in cui avviene la diffusione non autorizzata verso soggetti estranei al contesto concordato.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

Cosa significa per chi opera nel digitale. Per professionisti, creator e utenti della rete, questa sentenza porta con sé alcune considerazioni pratiche fondamentali. Innanzitutto, emerge con chiarezza che la natura commerciale o pubblica di una piattaforma non elimina automaticamente le tutele sulla riservatezza. Anche contenuti condivisi volontariamente mantengono una sfera di protezione rispetto ad usi non previsti o non autorizzati. In secondo luogo, chi gestisce contenuti digitali deve prestare particolare attenzione alle modalità di accesso e alle politiche di utilizzo.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

Non basta dichiarare genericamente che un contenuto è "privato", occorre definire chiaramente quali usi sono consentiti e quali no, e prevedere strumenti tecnici e contrattuali per far rispettare questi limiti. Verso una cultura digitale più consapevole. Al di là degli aspetti strettamente legali, questa vicenda invita a riflettere su come la società stia progressivamente ridefinendo i confini tra pubblico e privato nell'era digitale. La facilità con cui oggi si possono catturare, duplicare e redistribuire contenuti digitali crea l'illusione che tutto ciò che è accessibile online sia automaticamente "pubblico" e liberamente condivisibile.

Verdetti & conseguenze: La Decisione da Conoscere

La giurisprudenza sta invece costruendo un sistema di tutele che riconosce la complessità delle scelte individuali e la necessità di rispettare le intenzioni originarie di chi condivide. Libertà di espressione e tutela dell'intimità non sono valori contrapposti, ma dimensioni complementari di una cittadinanza digitale matura. Rispettare il consenso altrui significa riconoscere che ogni persona ha diritto a scegliere i confini della propria esposizione, anche quando decide volontariamente di rendere accessibili aspetti della propria vita privata. Fonte: Corte di Cassazione penale, Sez. V, con la sentenza 2 settembre 2025, n. 30169

Lo Spunto Digitale del Mese: Rifletti, Commenta… Like

Un video che invita alla riflessione: semplice, chiaro, diretto, preciso. Condividere le foto dei nostri figli non è soltanto un gesto affettuoso: quelle immagini intraprendono un viaggio digitale che spesso sfugge al nostro controllo. Pubblicare nel mondo digitale equivale a compiere ciò che vedrete nel video. Vi invitiamo a guardarlo con attenzione e a prendervi un momento per riflettere.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

Crescere Connessi: Come l'Europa e il Mondo Affrontano la Sfida dei Giovani sui Social

Vietare o educare? La domanda che divide genitori, esperti e legislatori Smartphone in mano già alle elementari, profili TikTok a dieci anni, chat di gruppo che diventano arena sociale prima ancora dell'adolescenza. La vita digitale dei più giovani solleva interrogativi sempre più urgenti: è giusto impedire l'accesso ai social network prima di una certa età? O è più efficace insegnare a navigare in sicurezza? Mentre in Italia il tema riaccende periodicamente il dibattito pubblico, vale la pena guardare oltre confine per capire quali strade stanno percorrendo altri Paesi nel tentativo di proteggere i ragazzi senza privarli delle opportunità del mondo digitale.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

L'approccio francese: la famiglia decide, ma con regole chiare. Parigi ha scelto una linea decisa ma non rigida. Dal 2023, chi ha meno di 15 anni può iscriversi alle piattaforme social solo con l'esplicito via libera dei genitori. Le aziende tecnologiche devono implementare sistemi di verifica dell'età certificati da enti indipendenti, pena sanzioni economiche significative. Il modello punta sulla condivisione delle responsabilità: lo Stato fissa paletti precisi, ma riconosce alla famiglia il ruolo centrale nelle scelte educative dei figli. Non una porta sbarrata, quindi, ma una soglia che richiede consapevolezza.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

Germania: controllare i contenuti, non le persone

Berlino ha imboccato un'altra direzione. La legislazione tedesca sulla tutela dei giovani nei media digitali privilegia il controllo su ciò che viene diffuso piuttosto che su chi vi accede. Le autorità regionali possono intervenire contro materiali dannosi o inadeguati, ma non esistono sbarramenti per età. Il ragionamento è pragmatico: meglio filtrare l'offerta che bloccare la domanda, concentrandosi su cosa vedono i ragazzi piuttosto che impedire loro di vedere. Gran Bretagna: sicurezza incorporata nel design. Londra ha optato per una soluzione innovativa con il codice di progettazione adeguata all'età, operativo dal 2021. Le piattaforme devono costruire i propri servizi pensando fin dall'inizio alla sicurezza dei più giovani: privacy protetta per impostazione predefinita, limiti alla raccolta dati personali, interfacce che scoraggiano comportamenti rischiosi.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

Nessuno vieta l'ingresso, ma si pretende che l'ambiente digitale sia costruito su misura per chi lo abita. Un cambio di prospettiva radicale: non adattare i minori alle piattaforme, ma viceversa. Stati Uniti: tra nuove norme e battaglie legali. Oltreoceano la situazione è frammentata. Stati come Utah, Arkansas e Texas hanno introdotto requisiti di autorizzazione parentale e restrizioni orarie per l'uso dei social da parte dei più giovani. Tuttavia, queste norme si scontrano spesso con la Costituzione americana: il Primo Emendamento tutela la libertà di espressione anche dei minori, rendendo complesso qualsiasi intervento restrittivo. Il risultato? Un mosaico normativo dove convivono approcci diversi e contenziosi giudiziari aperti.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

L'Unione Europea: responsabilità digitale senza barriere. Bruxelles ha scelto la via della regolamentazione sistemica. Il Digital Services Act non stabilisce soglie anagrafiche, ma obbliga le piattaforme a valutare i rischi per i minori, garantire trasparenza sugli algoritmi e adottare misure di protezione concrete. Il messaggio è chiaro. La sicurezza online si costruisce attraverso la responsabilità condivisa tra chi offre servizi, chi li usa e chi ha compiti di vigilanza. Non muri, ma argini intelligenti.

Dal Mondo: Guardiamo oltre

Una lezione comune. Osservando questo panorama internazionale emerge un filo conduttore che mostra come l’efficacia delle misure protettive non risieda nel vietare l’accesso al mondo digitale, ma nel renderlo più sicuro e accompagnare i giovani nella loro esperienza online. Che si scelga di puntare sulla corresponsabilità genitoriale, sul controllo dei contenuti, sulla progettazione consapevole o sulla regolamentazione delle piattaforme, l'obiettivo resta lo stesso - permettere alle nuove generazioni di sviluppare competenze digitali in ambienti protetti, dove educazione e tutela procedono insieme. Perché nell'era della connessione permanente, escludere non è proteggere. È solo rimandare un apprendimento che prima o poi diventerà necessario.

CoReCom Lab: lavori in corso

I colloqui del CoReCom

Attività formative/informative a favore della popolazione dei Comuni della Valle d'Aosta. In continuità con il progetto 2023/2024 denominato "Alfabetizzazione digitale e comunicazione sociale", ideato a favore della collettività valdostana, il CoReCom Valle d'Aosta, attiva la seconda fase progettuale "I colloqui del CoReCom: comprendere il presente per vivere meglio il futuro", una serie di incontri "on demand" rivolti alla popolazione tramite singoli moduli formativi della durata di circa due ore. I Comuni interessati protranno far pevenire la loro richiesta di adesione all'indirizzo di Posta Eletronica Certificata all'indirizzo: corecomvda@legalmail.it.

CoReCom Lab: lavori in corso

“Genitori - Docenti - Istituzioni”: insieme per un uso consapevole del digitale Organizzato dal CoReCom Valle d'Aosta con la partecipazione della Polizia Postale

Sono ripartiti anche quest’anno, presso le Istituzioni Scolastiche aderenti, gli incontri “Genitori - Docenti - Istituzioni”: un prezioso momento di confronto e condivisione tra scuola, famiglie e Istituzioni, in collaborazione con la Polizia Postale, Autorità competente in ambito di sicurezza cibernetica e tutela dei minori online. Gli appuntamenti rappresentano un’occasione per approfondire temi legati all’ecosistema mediatico e per riflettere su un ambiente digitale sempre più reale e immersivo.

CoReCom Lab: lavori in corso

L’obiettivo è sensibilizzare ad un uso consapevole dei nuovi media, sostenendo soprattutto le nuove generazioni nello sviluppo di comportamenti responsabili e maturi in ambito digitale. Particolare attenzione sarà dedicata ad alcuni temi centrali, come: - la tutela della privacy (cookies, datafication…); - il contrasto a cyberbullismo e hate speech. Un percorso di collaborazione e dialogo per costruire, insieme, una cultura digitale più sicura, consapevole e partecipata.