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Scuole di etica normativa

Anita Cadavid

Created on September 30, 2025

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Scuole di etica normativa

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Quali?

-Consequenzalismo: J.S.Mill e J. Bentham -Contrattualismo: Rousseau e Hobbes -Deontologia: Immanuel Kant

CONSEQUENZIALISMO

Aumento di beneifici non solo personali ma sociali

RICEVE ALTRI NOMI: ETICA TELEOLOGICA E ETICA UTILITARISTA

JOHN STUART MILL E JEREMY BENTHAM

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Tesi Principali

C. Le conseguenze più benefiche sono quelle che ottimizzano (BNR) i beni naturali rilevanti

'A. Colui che agisce (agente) deve scegliere ciò che in modo impersonale porterà più beneƱci, complessivamente superiori alle alternative a disposizione (principio conseguenzialista).

B. Il valore degli atti moralmente buoni è strumentale di carattere. Questa è la teoria del valore. Componente metaetico.
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Considerazioni

Le varie sotto teorie conseguenzialiste condividono la tesi A. Da questo ne escono due visioni: - Conseguenzialismo estremo/diretto/ degli atti: le conseguenze sono da valutare caso per caso. Atto per atto. - Conseguenzialismo limitato/indiretto/delle regole: gli atti si valutano alla luce di leggi generali che garantiscono le conseguenze maggiormente beneficiali. Il calcolo di queste conseguenze si deve universalizzare.

Come si fa questo calcolo? Regole giustificate in modo conseguenzialista. Bisogna chiarire che: -La teoria del valore suppone che solo i beni naturali hanno un valore intrinseco. Questo attribuisce valore dell’agente non in se, ma sulla base dei benefici. Conseguenze? - Il valore degli atti moralmente buoni è di carattere strumentale: questo deriva dal valore intrinseco di certi beni. Gli atti moralmente buoni non hanno un valore intrinseco,ma soltanto strumentale e derivato.

Esistono divergenze su quali potrebbero essere i beni naturali rilevanti. I BNR costituiscono una variabile. Il nocciolo del conseguenzialismo si trova in C. Il fatto che non ci siano accordi su quali sono i BNR comincia ad aprire una lacuna nella giustificazione del conseguenzialismo. Il successo o fallimento di questa scuola dipende dalla teoria del valore. .

Parte del problema è che la loro teoria del valore si presuppone, non si esamina.
L'utilitarismo: John Stuart Mill

Sostiene che la moralità deve basarsi su principi generali derivati dall’esperienza. Secondo lui, il principio di utilità (o della massima felicità) ha influenzato tacitamente molte dottrine morali, anche quelle che lo rifiutano esplicitamente.

L’opera El utilitarismo fu scritta da John Stuart Mill nel 1863. Mill, influenzato da Jeremy Bentham, definisce l’utilitarismo come la dottrina che mira alla massima felicità possibile per il maggior numero di persone, evitando dolore e sofferenza. Mill cerca di superare Bentham, sottolineando che la felicità non è solo un fine individuale, ma sociale.

l’utilitarismo non oppone utilità e piacere, ma considera il piacere (e l’assenza di dolore) come l’unico fine desiderabile. Distingue tra piaceri superiori (intellettuali, morali) e inferiori (sensuali), sostenendo che i piaceri superiori sono qualitativamente migliori. Il principio utilitarista mira alla felicità generale, non solo a quella dell’agente.

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L'utilitarismo

Mill distingue tra motivi e criteri morali. Il principio utilitarista non richiede che ogni azione sia motivata dalla ricerca della felicità generale, ma che sia conforme alle regole che la promuovono.

Mill risponde alle critiche secondo cui la felicità sarebbe irraggiungibile o indegna come fine della vita. Sostiene che una vita felice è fatta di momenti di gioia, pochi dolori e molti piaceri vari. La tranquillità e lo stimolo sono gli elementi principali della felicità. L’educazione e la cultura intellettuale sono fondamentali per raggiungerla.

Mill riconosce il valore del sacrificio personale, ma solo se contribuisce alla felicità degli altri. Il sacrificio fine a sé stesso non è moralmente valido. Il vero eroismo consiste nel rinunciare alla propria felicità per aumentare quella altrui.

Mill affronta la relazione tra giustizia e utilitarismo. La giustizia è vista come una parte della moralità che protegge diritti fondamentali e genera un sentimento forte e distinto. Tuttavia, anche la giustizia si basa sull’utilità sociale. I diritti sono ciò che la società dovrebbe garantire per il bene comune.

Una morale basata nella ragione?

Obiezioni

Presunta immoralità del conseguenzialismo:mette in discussione le intuizioni morali comuni e richiederebbe la specificazione dei BNR.

Esigenza eccessiva (demandingness): il conseguenzialismo è troppo arduo e esigente per essere praticabile. Il conseguenzialismo sembrerebbe esigere che uno sistematicamente rinunciasse a quelle attività per dedicarsi a quelle che producessero più beneficio sociale come il volontariato. Allora nemmeno troviamo qui una gerarchia nelle relazioni per cui dobbiamo soccorrere per primo chi si trova accanto nostro. Ritorna il problema della giustificazione dei BNR per spiegare perché ho più doveri verso le persone estranee.

Contrattualismo

Jean Jacques Rousseau 1678-1712

Thomas Hobbes 1588-1679

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Non veritas sed auctoritas facit legem

Thomas Hobbes

La moralità consiste in quello su cui gli agenti razionali sarebbero d’accordo, in modo che un atto sarà moralmente buono sempre che conforme con gli accordi presi fra gli agenti razionali.

Etica Kantiana (deontologica)

L'agire buono è per il dovere

Autonomia della ragione pratica

La buona volontà

F/ ogg della legge

Imperativi

La buona volontà, la legge e il dovere

Il fondamento oggettivo del dovere è la legge morale accolta con rispetto e riverenza, questo atteggiamento permette che si percepisca la legge come necessaria e vincolante (dovere)

La legge è: incondizionatamente necessaria, oggettiva e universalmente valida. La legge morale consiste in comandi che si formulano in modo imperativo.

- Compiere il dovere a motivo dello stesso dovere: es una persona gentile

La buona volontà: agire per il dovere.

L'imperativi categorici kantiani: universali e necessari
Caratteristiche dell'imperativi

La natura consiste di cose determinate da leggi universali. L’imperativo categorico prescrive di agire sulla base di massime che valgano come principi di legge universale della natura.

Siccome la morale riguarda fini, deve guardare fini in sé.

Secondo Kant questo è valido perché applicabile a tutti gli uomini, non è risultato di una deduzione empirica basata sull’osservazione (comportamento degli uomini), ma indica una esigenza della ragione. La condizione suprema che limita il perseguimento dei fini soggettivi è l’umanità come fine in sé.

L'Autonomia kantiana

L'eteronomia si verifica ogni volta che la legge non è data alla volontà dalla volontà stessa, ma da un oggetto mediante suo rapporto con la volontà.

  • -E' principio della moralità
  • -una proprietà della volontà
  • Il rapporto con l'oggetto è esterno

L’autonomia è legge in se stessa e costituisce anche il principio supremo della moralità in altro senso, in quanto fonte dell’autorità dell’imperativo.

L'Autonomia kantiana

Tesi

Commenti

Tale concezione teologica della perfezione richiede un’intuizione diretta della volontà divina, noi non disponiamo di una tale intuizione, perché le nostre intuizioni si basano sugli oggetti di cui disponiamo. Una tale idea permette una visione di Dio come geloso o vendicativo.

Kant pensa a una morale che prende la volontà divina come il criterio di perfezione.

L'oggetto della volontà ha un rapporto estrinseco con essa

Ci sono casi di facoltà che hanno un rapporto intrinseco al proprio oggetto, seppure quest’ultimo sussiste al suo esterno. Da un lato, il suono, ad esempio, è l’oggetto dell’udito. Dall’altro, sussiste all’esterno dell’udito. Un suono esiste anche se non viene sentito. Questo non significa però che il vincolo fra il suono e l’udito sia estrinseco invece di intrinseco.

Etiche eternonome e autonome

Universale- decide solo la ragione

Etiche eternonome: "Qualcuno" dall'esterno dice ciò che si deve fare. In più si decide perché in mezzo c'è l'interesse proprio. Bambini piccoli. Imperativi ipotetici

Ci dev'essere per forza qualcosa nella mente che possa essere una guida-- innata?

Dev'essere a priori

Etiche Autonome: Tu decidi ciò che devi fare. Maggiorenni, responsabilità propria, non si decide per un premio (il cielo), si fa perché è ciò che è giusto. IC

Spazio/tempo/categorie= giudizi apriori Struttura apriori della ragion pratica= decisione giusta

Descrive la felicità come principio della volontà fondata sulla sensibilità associando la felicità con una concezione humeana della ragione pratica

La felicità

E' l'interesse per il proprio bene

L’interesse per il proprio bene si fonda (secondo lui) su ragioni interne e non su quelle esterne, mentre la volontà autonoma risponde a ragioni esterne.

Ragione e desiderio sembrano incompatibili..

DIO

Non ne possiamo provare l'esistenza

Impegnare la vita per un postulato?

Ma...

Tuttavia la legge morale suppone che: l’uomo sia libero, l’anima immortale (periodo infinitamente lungo per raggiungere la santità esigita dalla legge), l’esistenza di Dio affinché l’uomo possa compiere la legge se il legame fra felicità e virtù è possibile.

KpV: Kant argomenta che è impossibile dimostrare teoreticamente l’esistenza di Dio, della libertà e dell’immortalità dell’anima,

Questi postulati hanno un valore pragmatico ma non di verità.

Postulati della ragion pratica

La volontà autonoma= libertà Fare ciò che devi fare, perché tu decidi, sei libero

Il mondo

L'anima è immortale Dev'essere immortale per essere presente nel momento in cui l'umanità sia libera

L'anima

Quando l'umanità sarà maggiorenne: l'essere =dover essere. Momento perfettissimo che implica carattere divino

Dios

-Esigenza eccessiva (demandingness): il conseguenzialismo è troppoarduo e esigente per essere praticabile. Per esempio: le nostre azioni sono indirizzate alla realizzazione di propri interessi/soddisfazioni delle proprie preferenze (hobbies). Il conseguenzialismo sembrerebbe esigere che uno sistematicamente rinunciasse a quelle attività per dedicarsi a quelle che producessero più beneƱcio sociale come il volontariato. Allora nemmeno troviamo qui una gerarchia nelle relazioni per cui dobbiamo soccorrere per primo chi si

trova accanto nostro. Es: ho risparmiato durante anni per inviare mio Ʊglio all’università. Il mio collega invece non ha fondi e suo Ʊglio è molto più brillante. La logica utilitarista ordinerebbe che io pagasse l’università del Ʊglio del mio collega anziché quella del mio Ʊglio. Ritorna il problema della giustiƱcazione dei BNR per spiegare perché ho più doveri verso le

persone estranee. -Presunta immoralità del conseguenzialismo: Se due amiche stanno pensando nel divorzio e io ne sono contro, dovrei divorziarmi aƯinché loro capiscano le problematiche che esso porterebbe con sé. Alcune giustiƱcazioni nei confronti della pena di morte vanno anche su questa linea. Tuttavia, ciò non smentisce il conseguenzialismo ma mette in discussione le intuizioni morali comuni e richiederebbe la speciƱcazione dei BNR. Conclusione: qualora esistano atti umani con valore intrinseco, crollerebbe la premessa

fondante del conseguenzialismo. 2. Contrattarianismo e Contrattualismo Per queste teorie, la moralità consiste in quello su cui gli agenti razionali sarebbero d’accordo in modo che un atto sia moralmente buono sempre che conforme con gli

accordi presi fra gli agenti razionali. Contrattarianismo Gli interessi degli agenti sono fondamentalmente egoistici. Tuttavia, sta nell’interesse di tutti stabilire correttezza nelle relazioni. In questo modo nasce il Etica conseguenzialista: la morale è strumentale, comunque rivendica una motivazione imparziale.

Contrattualismo Tutti hanno la stessa dignità e la moralità deve essere ugualmente giustiƱcabile a tutti. (accettato da tutti- Rawls) (Non riƱutato razionalmente- Scanlon)

diritto e la morale.

Si tratta di una moralità dell’accordo. La realtà non è necessariamente normativa, lo è però l’accordo. Quindi entrambi condividono la stessa tesi basilare. Si parla di un contratto sociale. Si tratta di un accordo ipotetico che regge nelle condizioni ideali. (Rousseau/Hobbes). Hobbes, per esempio, aƯerma la necessità di superare lo stato premorale di guerra. Stato di guerra si riferisce a una società non retta dai principi della ragione/leggi civili, per lui la costante tensione fra gli Stati ne è prova. La procedura contrattuale non fa riferimento ad un quadro metaƱsico. In questo modo sembrerebbe di

sciogliere alcuni nodi di dispute morali.

L’accordo non è basato sul qualsiasi emergere emotivo, ma invece sulle ragioni. L’accordo risulta dalla razionalità (verità) e non la verità dell’accordo. Potremmo associarlo al

cognitivismo debole di taglio costruttivista. Il contrattarianismo non nega la verità dei ragionamenti (limitati a ragionamenti di tipo strumentale), ma nega il cognitivismo, per quanto riguarda i Ʊni che guidano i ragionamenti pratici. Non c’è necessità di seguire un Ʊne razionale, la razionalità si limita alla scelta dei mezzi. Bisogna raggiungere la convivenza paciƱca e allora bisogna stabilire regole su cui tutti siano d’accordo. La morale (verità morali) hanno valore solo nella misura in cui l’interesse degli agenti entrino in questo accordo. Questa teoria si espone

agli stessi problemi del non-cognitivismo. 3. Kant: l’etica della volontà autonoma (Introduzione storica da Duns Scoto). Autonomia della ragione pratica. La si esercita pienamente quando la razionalità prende se stessa come fonte di determinazione della volontà. Questo farebbe sì che la volontà agisca secondo le regole che si da a se stessa (autonomia) e non dalle norme esterne (eteronomia). La riconoscenza dell’autonomia della ragione fonda la dignità della

persona. Questo tipo di etica si riferisce sia a Kant che alle forme che trovano in lui la loro ispirazione. La tesi basilare è l’autonomia della ragione. Per Farrell le posizioni di Kant potrebbero essere fondate in modo più coerente dal realismo che dall’idealismo. Fondazione della metaƱsica dei costumi. Per autonomia si intende: proprietà della

volontà di essere legge per se stessa. La conoscenza empirica è incerta, perciò, l’unica prospettiva scientiƱca è quella aprioristica (certa e oggettiva). Induzione e intuizione non sono metodi appropriati. Il modo come le persone si comportano non vuol dire che così si debbano comportare. Il carattere aprioristico suppone analizzare i presupposti delle nostre convinzioni e dei nostri concetti morali comuni. I giudizi morali girano sul concetto di dovere. L’analisi dovrebbe essere: quali sono le condizioni per cui siamo soggetti a doveri. Prima condizione: Buona volontà. Condizione basica degli atti morali. Solo la volontà retta

è buona in modo incondizionato: Compiere il dovere: a motivo dello stesso dovere (altrimenti sarebbe egoistico). Un padrone di un negozio tratta con gentilezza un suo cliente perché consone con il suo carattere, quello è sbagliato. Lo deve trattare bene, perché è buono trattare bene alle persone. Il dovere è la massima dell’agire, cioè il motivo e l’intenzione. Il fondamento oggettivo del dovere è la legge morale accolta con rispetto e riverenza, questo atteggiamento permette che si percepisca la legge come necessaria e vincolante (dovere). La legge è: incondizionatamente necessaria, oggettiva e universalmente valida. La legge morale consiste in comandi che si formulano in modo imperativo. Ci sono 3 tipi di

imperativi: - - -

Di perizia (ipotetici): se vuoi causare x fai y! Prudenziali riguardano il benessere personale: se vuoi essere/avere y fai x!

Categorici: fai x!

Il principio basilare della legge è l’imperativo categorico. Nella Fondazione della MetaƱsica dei costumi, Kant dettaglia la sostanza dell’imperativo categorico.

Legge universale della Natura

“Agisci come se la massima della tua azione dovesse diventare per mezzo della tua volontà una legge universale della natura” (GMS. 421) Agisci in modo di trattare l’umanità così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre insieme come un Ʊne e mai come un mero mezzo (GMS IV. L’idea della volontà di ogni essere razionale come volontà universalmente legislatrice (GMS IV 432) Agisci secondo le massime di un membro universalmente legislatore di un regno dei Ʊni semplicemente possibile (GMS IV 439)

Umanità

429)

Formula dell’autonomia

Formula regno dei Ʊni

La natura consiste di cose determinate da leggi universali. L’imperativo categorico prescrive di agire sulla base di massime che valgano come principi di legge universale della natura. Siccome la morale riguarda Ʊni, deve guardare Ʊni in sé. Le persone devono essere trattate con riverenza, quindi come Ʊni in sé, così come la legge morale. Secondo Kant questo è valido perché applicabile a tutti gli uomini, non è risultato di una deduzione empirica basata sull’osservazione (comportamento degli uomini), ma indica una esigenza della ragione. La condizione suprema che limita il perseguimento dei Ʊni soggettivi è l’umanità come Ʊne in sé. La volontà è un legislatore nei confronti della legge morale. Un legislatore non è soggetto a una legge più alta, ma progetta le leggi in modo disinteressato cercando il bene del regno. Questa è la legge di un regno dei Ʊni semplicemente possibile. Questa formula uniƱca le precedenti. Tutte le versioni dell’imperativo riguardano uno stesso principio mettendo in rilievo elementi concreti quali la legge (universalità), contenuto (aspetto materiale) cioè i Ʊni, la piena determinazione di qualsiasi massima dentro di

un sistema. L’autonomia si intende in tre modi: -è principio della moralità -una formazione dell’imperativo categorico -una proprietà della volontà L’autonomia costituisce il principio della moralità, l’autonomia è legge in se stessa e costituisce anche il principio supremo della moralità in altro senso, in quanto fonte dell’autorità dell’imperativo. Secondo Kant, l’eteronomia si veriƱca ogni volta che la legge non è data alla volontà dalla volontà stessa, ma da un oggetto mediante suo rapporto con la volontà. Gli oggetti della volontà sono riconducibili a uno dei due

principi esterni:

- -

Empirico della felicità: basato su sentimenti Ʊsici o morali Razionale della perfezione: è superiore e preferibile a quello della felicità perché non riposa sulla sensibilità ma sulla ragione. Tuttavia, il perfezionismo morale non fonda la moralità, perché lo stesso concetto di perfezione suppone la moralità. Kant pensa a una morale che prende la volontà divina come il criterio di perfezione. Una tale concezione teologica della perfezione richiede un’intuizione diretta della volontà divina, noi non disponiamo di una tale intuizione, perché le nostre intuizioni si basano sugli oggetti di cui disponiamo. Una tale idea permette una visione di Dio come geloso o vendicativo. Per Kant le etiche alternative sono tutte eteronome e girano intorno a imperativi ipotetici (si fa una cosa in vista di un’altra). La legge morale non è da cercare negli oggetti della sensibilità perché appartengono alla natura. La natura è contingente e conosciuta attraverso l’esperienza, mentre la legge apriori è necessaria.

Validità della tesi sull’autonomia della volontà La mente ha per Kant tre capacità:

-comprensione, -desiderio (Begehrungsvermogen): poter causare gli oggetti rappresentati per mezzo di rappresentazioni. La volontà è un aspetto di questa capacità di desiderio. Uomini e animali hanno la capacità di agire con base in elezioni (nach Wilkur). Negli animali si tratta di un arbitrum brutum, nel caso degli uomini si tratta di libero arbitrio. L’uomo comprende l’oggetto del desiderio e concettualizza il motivo delle elezioni come una massima. =agire sulla base di volontà e leggi. La volontà si distingue dalla Willkur in quanto consiste nell’agire d’accordo con leggi rappresentate dalla ragione.

-sentire piacere/dolore Aristotele non distingue fra volontà e libero arbitrio, ma fra il volere o meno d’accordo con la retta ragione. Nel parlare di volontà Kant sembra intendere questo. Proporre l’autonomia della volontà come condizione della moralità non signiƱca quindi che la propria volontà crei la legge morale in modo anti oggetivista. Kant distingue fra il legislatore e l’autore di una legge. Il legislatore è l’autore dell’obbligatorietà e il creatore della legge del contenuto. Agire con una volontà autonoma richiede che uno sia il creatore della legge: agire sulla base di una norma autoimposta perché acetta e riconosce l’obbligatorietà di essa sull’autorità della propria ragione, non perché crea la

legge. La tesi dell’autonomia presuppone fatti morali che esistono a prescindere dal soggetto. In questo senso si parlerebbe di realismo morale forte. Il problema è quello di considerare la felicità come eteronoma.

Farrell: Si tratta di una premessa infondata. Ci sono casi di poteri che hanno un rapporto intrinseco al proprio oggetto, seppure quest’ultimo sussiste al suo esterno. Da un lato, il suono, ad esempio, è l’oggetto dell’udito. Dall’altro, sussiste all’esterno dell’udito. Un suono esiste anche se non viene sentito. Questo non signiƱca però che il vincolo fra il suono e l’udito sia estrinseco invece di intrinseco. Il vincolo è intrinseco proprio

perché non si può concepire l’udito se non in rapporto al suo oggetto, cioè come la capacità di sentire suoni. Il vincolo fra il suono e la vista invece è estrinseco perché non viene percepito dalla vista e il concetto di suono non rientra in quello di vista. Risulta infondata quindi la premessa dell’argomento con cui Kant bolla il perfezionismo di essere una concezione eteronoma della moralità. Il vincolo che esiste fra un potere e il suo oggetto non è estrinseco, ma intrinseco, anche quando

l’oggetto sussiste all’esterno del potere.

Felicità Comunque, la critica all’eudemonismo sarebbe fondata qualora l’eudemonismo venga inteso di modo soggettivista. Infatti, Kant considera l’eudemonismo come l’interesse per il proprio bene. Descrive la felicità come principio della volontà fondata sulla sensibilità associando la felicità con una concezione humeana della ragine pratica. L’interesse per il proprio bene si fonda (secondo lui) su ragioni interne e non su quelle esterne, mentre la volontà autonoma risponde a ragioni esterne. Queste obiezioni valgono nei confronti di etiche che fondano esigenze morali su aspetti empirici/soggettivi. Nella tradizione aristotelica la felicità è la perfezione dell’essere razionale e appella alla natura umana per fondare esigenze morali. Kant non distingue fra eudemonismo soggettivista e quello aristotelico. Non è del tutto vero che uno non possa cercare il proprio bene in modo disinteressato. Prendere una medicina signiƱca cercare il mio bene anche se quella medicina non è piacevole al pallato. Nella tradizione aristotelica La felicità implica la virtù e la virtù la

felicità. Felicità e virtù appartengono a livelli distinti dell’agire umano. Ragione e desiderio sembrano incompatibili. La soluzione potrebbe essere: -Il concetto di felicità non è analiticamente implicito in quello di virtù e viceversa -Si tratta di un legame a priori perché la loro unione eƯettiva è condizione di possibilità

della ragione pratica -l’unione è mediata: l’una produce l’altra non da sola ma grazie ad un terzo fattore. Non si comincia ad agire bene soltanto quando si è felice. Ci sono casi di persone

virtuose che sono sventurate. Kant aderisce a questa idea. Nel mondo reale le persone virtuose possono essere sventurate ma non nel mondo noumenale. Sul piano ideale la felicità appare come il risultato della virtù perché essa è condizione per il compimento della legge. Il dovere è il motivo della virtù (non la felicità), quindi la virtù non può produrre felicità da sola. Sul piano ideale si può aƯermare che esiste un Dio che ricompensa la virtù con la felicità. La virtù produce la felicità tramite l’intervento divino.

Dio KpV: Kant argomenta che è impossibile dimostrare teoreticamente l’esistenza di Dio, della libertà e dell’immortalità dell’anima, tuttavia la legge morale suppone che: l’uomo sia libero, l’anima immortale (periodo inƱnitamente lungo per raggiungere la santità esigita dalla legge), l’esistenza di Dio aƯinché l’uomo possa compiere la legge

se il legame fra felicità e virtù è possibile. Questi postulati hanno un valore pragmatico

ma non di verità. È poco fattibile che una persona si impegni a vivere le esigenze della virtù per un mero postulato. Anche se nella quotidianità la morale kantiana ha avuto un inƲusso grande nella morale cristiana recente, il realismo è più convincente dell’idealismo per quanto

riguarda la motivazione morale.

La ragione non realizza la felicità ma invece moltiplica desideri, bisogni e diventa causa di malessere sociale, perciò la legge politica deve disciplinare questi bisogni, desideri e passioni in modo da perseguire l'interesse generale.

Per essere efficace questa legge deve apparire come l'espressione stessa della natura umana= volontà e indipendenza propria di ciascun individuo. Questa volontà riconosce come legge solo quella legge que da a se stessa e tramite un contratto la si riconosce como volontà generale

Principio che unifica?

Tutte le versioni dell’imperativo riguardano uno stesso principio mettendo in rilievo elementi concreti quali la legge (universalità), contenuto (aspetto materiale) cioè i fini.

Imperativi

Ipotetici

Sono imperativi indirizzati a scopi concreti, quindi non universali e contingenti. Si dividono in -Regole delle abilità: se devi fare un tavolo trova il pezzo di legno! -Regole della prudenza: se vuoi una buona salute devi fare attività fisica.

Immanuel Kant

1724-1804

Il Copernico della filosofia. La filosofia passa dal centrarsi sull'oggetto a fissarsi sul soggetto che conosce. Il mondo è caotico ma l'uomo ha le categorie apriori che le permottono di dare ordine alla realtà nel pensiero. L'agire buono è basato sulla volontà buona. La volontà buona è quella facoltà che si muove per il dovere

  • Il razionalismo di Cartesio aveva portato al dogmatismo
  • L'empirismo inglese allo scetticismo
  • Che cosa possiamo conoscere e non conoscere?
Alcuni Testi più conosciuti

Critica della ragione pura 1781-1787Critica della ragion pratica 1788 Critica del Giudizio 1790 La religione entro i limiti della ragione 1793 Fondamentazione della metafisica dei costumi 1797

Lo stato di natura pura è per Rousseau la pienezza dell'autosuficenza del singolo. La perfettibilità è una disposizione passiva per lo sviluppo di caratteristiche sociali. L'uomo è tutto per se. (Protestantesimo= Natura pura=paradiso e il paradiso una aggiunta)

Uomo naturale

Cittadino/ Culturale

VS

Tutto ciò che ha origine nella ragione e nella volontà contradice la natura e la contrasta. Concetto anarchico di libertà/ relazioni snaturano l'uomo.

Quali le conseguenze di una tale affermazione?

Sistemi sociali: Stati, gruppi umani etc.Quale rapporto fra verità e Stato? Se qualcuno dice: "Solo obeddisco commandi" Come si inserirebbe la sua responsabilità?

  • Non c’è necessità di seguire un fine razionale, la razionalità si limita alla scelta dei mezzi.
  • Bisogna raggiungere la convivenza pacifica e allora bisogna stabilire regole su cui tutti siano d’accordo.
  • La morale (verità morali) hanno valore solo nella misura in cui l’interesse degli agenti entrino in questo accordo. Questa teoria si espone agli stessi problemi del non-cognitivismo.

La storia di Adolf Eichmann

Esempio

Es: ho risparmiato durante anni per inviare mio figlio all’università. Il mio collega invece non ha fondi e suo figlio è molto più brillante. La logica utilitarista ordinerebbe che io pagasse l’università del figlio del mio collega anziché quella del mio figlio.

  • Non è possibile individuare quali sono i BNR oggettivi che creano maggiore piacere.

Contrattarianismo e Contrattualismo

Contrattarianismo: gli interessi degli agenti sono egoistici, ma vedono necessario stabilire correttezza nei loro rapporti, dando origine alla moralità e ai diritti. Valore strumentale della moralità.-Thomas HobbesContrattualismo: tutti hanno una stessa dignità in modo che tutti i principi morali siano giustificati a tutti. Secondo Rawls, un principio morale è giustificato se accettato da tutti sotto condizioni adeguate, per Scanlon quando non si può rifiutare razionalmente. JJ Rousseau

  • Contrattarianismo oggi: Kurt Baier, Bernard Gert, David Gauthier
  • Contrattualismo:John Rawls e Thomas Scanlon

Autonomia della ragion pratica

La volontà deve agire secondo le regole che si da a se stessa (autonomia) e non dalle norme esterne (eteronomia). La riconoscenza dell’autonomia della ragione fonda la dignità della persona.

  • Per autonomia si intende: proprietà della volontà di essere legge per se stessa.

John Stuart Mill:

  • Filosofo ed economista inglese, nato a Londra il 20 maggio 1806, morto ad Avignone l'8 maggio 1873.
  • 1822, entrò nell'Examiner's Office della India House, cioè della sede centrale della Compagnia delle Indie;
  • Frattanto svolgeva su riviste e giornali un'intensa opera di discussione scientifica, e veniva compiendo la maggior parte delle sue opere, di economia politica e di filosofia,
  • 1865 fu eletto dal collegio di Westminster alla Camera dei comuni, prendendo parte attiva,ponendo per la prima volta di fronte al parlamento il problema del suffragio femminile.
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Gli oggetti della volontà sono riconducibili a uno dei due principi esterni:

  • - Empirico della felicità: basato su sentimenti fisici o morali
  • - Razionale della perfezione: è superiore e preferibile a quello della felicità perché non riposa sulla sensibilità ma sulla ragione.
.
Rapporto felicità e dovere?

Il dovere è il motivo della virtù (non la felicità), quindi la virtù non può produrre felicità da sola. Sul piano ideale si può affermare che esiste un Dio che ricompensa la virtù con la felicità. La virtù produce la felicità tramite l’intervento divino.

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È stato uno dei maggiori esponenti dell’utilitarismo filosofico («la maggiore felicità del maggior numero di individui»)Convinto sostenitore di profonde riforme, attraverso la codificazione, delle istituzioni giuridiche in tutti campi (dalla procedura civile e penale, al diritto civile, al diritto penale, al diritto costituzionale In A fragment on government (1776) criticò la teoria del contratto sociale ponendo l'origine e il fine del diritto nel principio utilitaristico, che informerà la sua opera fondamentale, la Introduction to the principles of morals and legislation (1789).

Per capire l'autore
  • Non c'è il Sommo Bene
  • Ciò che ci acommuna è la paura della morte
  • Ci sono due comandi supremi:
    • Assicurare la pace
    • Sottomettersi alle condizioni di autoconservazione cioè al potere dello Stato (controllo sulla violenza)
    • L'etica è obeddire alle leggi dello Stato.