poesia italiana del '200
La poesia religiosaRinnovamento religioso
Quale nuova esigenza spirituale si affermò nel corso del Duecento?
L’ideale che si affermò, soprattutto fra il popolo e la piccola e media borghesia, era il ritorno alla purezza del cristianesimo primitivo, al suo messaggio di fraternità, povertà e amore.
Dove si diffuse tale messaggio? Chi lo predicò tra il popolo?
Tale messaggio venne diffuso dai membri dei nuovi ordini mendicanti, soprattutto nel centro Italia. Essi non erano più monaci ma fratres o confratelli. Diversamente dai monaci, rinchiusi nello spazio separato dell’abbazia, essi non vivevano isolati, ma cercavano un contatto immediato con la massa dei fedeli, offrendo esempi concreti dei valori evangelici.
Perché la loro predicazione risultò efficace?
La loro predicazione, rivolta al pubblico, si rivelò particolarmente efficace sia perché espressa in lingua volgare, quindi comprensibile alle masse, sia perché sostenuta da una sapiente capacità di usare la parola.
Quali furono gli ordini mendicanti più rappresentativi?
Gli ordini mendicanti dei domenicani e dei francescani. I domenicani si specializzarono sul piano dottrinale e teologico, dedicarono gran parte del loro impegno alla predicazione. I francescani, guidati dal loro fondatore san Francesco d’Assisi, vivevano in rapporto più diretto con il popolo tutti i giorni e comunicavano una più sentita e partecipe religiosità.
La poesia religiosaNuove forme di preghiera e letteratura
I contenuti delle laude esprimevano il desiderio di un profondo rinnovamento religioso. Potevano essere anche musicati e cantati.
Forma di preghiera collettiva in lingua volgare
Fondamento della lauda è quello di pregare usando le stesse parole con le quali si pensava e si parlava nella vita di tutti i giorni.
LAUDA
Componimento in lode di Dio, della Madonna, di Cristo o dei Santi
Tale esigenza fu sentita e manifestata soprattutto dall’Ordine dei francescani che dall’Umbria, terra di Francesco d’Assisi, si sviluppò presto in Italia e in Europa.
Autori di laude: Francesco d’Assisi (1182 – 1226) Jacopone da Todi (1236 – 1306)
POPOLARE
STILNOVO
POESIA ITALIANA DEL '200
SICILIANA
TOSCANA
COMICO-PARODICA
seconda metà del '200 e prima metà del '300
seconda metà del '200
seconda metà del '200
ultimi decenni del '200
1230-66
PERIODO
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Italia ed Europa: piazze, fiere, corti signorili
Sicilia - Corte di Federico II di Svevia
Comuni in Italia centrale (Bologna e Firenze)
Toscana
AREA GEOGRAFICA
Firenze
Cecco Angiolieri - Folgore da San Gimignano
L'AGGETTIVO
Cielo d'Alcamo
Guinizzelli - Cavalcanti
Guittone d'Arezzo
Iacopo da Lentini
AUTORI
Volgare toscano
Volgare toscano
Volgare toscano
Volgare siciliano - depur ato e nobilitato
Volgare toscano
LINGUA
limpido e piano: no suoni aspri e rime difficili, termini rari e inversioni sintattiche
linguaggio popolaresco - ritmi rapidi
Mescolanza di registri alti e popolari
arduo e complesso
ripresa dei procedimenti stilistici provenzali
STILE
ribaltamento dei modelli della poesia elevata: temi legati alla realtà quotidiana
amoroso con visione più spiritualizzata della donna; analisi più attenta dell'interiorità dell'amante
Amore - temi politici
amor cortese; temi politici e morali
TEMI
amor cortese
le diverse correnti poetiche che si affermano in Italia nel Duecento: - la poesia religiosa si sviluppa in Umbria e ha in Francesco d’Assisi uno dei principali rappresentati: il suo Cantico delle Creature è l’esempio più antico di lauda; - la Scuola Siciliana nasce alla corte di Federico II sul modello della lirica provenzale: l’autore più importante è Jacopo da Lentini, inventore del sonetto; - la poesia siculo-toscana prosegue sulla scia della Scuola Siciliana, ma utilizzando il volgare toscano e ha in Guittone d’Arezzo il suo maggior esponente. - lo Stilnovo nasce a Bologna con Guido Guinizzelli, ma si diffonde a Firenze con Dante Alighieri e Guido Cavalcanti: celebra la gentilezza come nobiltà d’animo e la donna come figura angelica. - la poesia comica e realistica si afferma in Toscana e ha come principale rappresentante Cecco Angiolieri. Il volgare viene usato anche nella prosa, in diversi generi: - la novella, che troverà nel Decameron di Boccaccio la sua massima espressione; - i libri di viaggio, come Il Milione di Marco Polo. Non mancano però le opere in latino, come il trattato sulla città di Milano scritto da Bonvesin de la Riva.
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La scuola poetica sicilianaIl modello provenzale
Che cos’è la “poesia provenzale”?
La poesia provenzale è la più antica forma di lirica d’arte in volgare. Si sviluppò tra la fine del secolo XI e la fine del secolo XIII presso le corti feudali della Francia meridionale.
Chi erano gli autori?
Gli autori erano poeti detti “trovatori” (da trobar, “comporre”), cantori professionisti che intrattenevano i nobili delle corti. Scrivevano parole e musica di componimenti generalmente eseguiti con l’accompagnamento di uno strumento a corde.
Quale tema trattavano nelle loro poesie?
Tema centrale delle liriche era l’amore. L’esperienza d’amore è rappresentata come l’omaggio a una donna difficilmente raggiungibile, talvolta sposata; tale esperienza può essere sensuale, gioiosa, malinconica o anche irrealizzabile.
In quale lingua si esprimevano?
I trovatori si esprimevano in lingua d’oc (così detta dalla parola che significa “sì”, per distinguerla dalla lingua d’oil, usata nella Francia settentrionale).
La scuola poetica sicilianaFederico II imperatore del Regno di Sicilia
Federico II (Imperatore nel 1220)
Diede nuovo impulso alla Magna Curia, ossia all’amministrazione della finanza e della giustizia. Scelse personalmente nuovi funzionari tra notai e giuristi che si fossero distinti per meriti culturali e fedeltà all’imperatore.
Favorì la nascita di un movimento poetico in lingua volgare. In sostanza fu adottato un bilinguismo: in volgare furono scritti i testi letterari, mentre tutta la documentazione di argomento politico e amministrativo fu redatta in latino.
Fu uomo molto colto che parlava il tedesco e il francese, conosceva il greco, il latino, l’arabo, il volgare siciliano e l’ebraico, tanto da essere nominato stupor mundi, ovvero “stupore del mondo”.
Fondò l’Università di Napoli, che divenne il polo di attrazione culturale del Regno di Sicilia.Attirò dotti e docenti da ogni parte dell’Impero. Riordinò anche la Scuola Medica Salernitana, dove fu istituita la prima cattedra di anatomia.
La scuola poetica sicilianaI poeti siciliani
Chi erano i poeti siciliani?
Erano funzionari della corte di Federico II. I protagonisti più eminenti furono personalità con incarichi politici: il segretario Pier delle Vigne, il notaio Giacomo da Lentini.
A quali temi e modelli si ispirarono tali poeti?
I poeti della scuola siciliana si ispirarono ai temi e ai modelli già elaborati dai trovatori provenzali.
Quali differenze c’erano tra la produzione poetica dei siciliani e quella dei trovatori?
Al contrario delle liriche provenzali, composte da professionisti e destinate a essere recitate pubblicamente con accompagnamento musicale, i versi dei siciliani erano riservati alla lettura individuale, del tutto priva di sottofondo musicale. Le canzoni e i sonetti siciliani costituivano uno “svago”, un raffinato divertimento che distraeva i colti dignitari dalle loro occupazioni quotidiane.
La scuola poetica sicilianaLe caratteristiche della lirica siciliana
La poesia comico realistica
DOVE E QUANDO
Temi (nettamente contrapposti a quelli spirituali del Dolce stil novo) – l’amore ardente, appassionato e sensuale; – la donna come creatura terrena, anche imperfetta moralmente e fisicamente (e non la donna angelo degli stilnovisti); – l’esaltazione del denaro, del gioco d’azzardo, del divertimento, del piacere; – l’amore per il cibo e per il vino; – litigi, battibecchi tra innamorati, gelosie; – il lamento contro la povertà, le ingiustizie e i fastidi della vita; – la descrizione del mondo plebeo e popolare; – non mancano la polemica politica, l’ingiuria verso gli avversari, il pesante sarcasmo contro parenti e amici, fino all’anticleralismo insofferente dei privilegi ecclesiastici.
'200Toscana in particolare a Siena contemporaneamente al Dolce stil novo, al quale si contrappone per una visione più concreta e materiale dell’amore e della donna e per l’uso di un linguaggio più popolare.
Rappresenta con efficace realismo gli aspetti e i sentimenti più comuni, talvolta anche volgari, della vita
La poesia comico realistica
LINGUAGGIO E STILE
sonetti e ballate
- fanno frequente ricorso al discorso diretto, composto di frasi brevi «a botta e risposta», che lo rende vivace e vigoroso;
- utilizzano un linguaggio «comico» (cioè medio, vicino a quello popolare, con l’uso di termini concreti, riferiti al quotidiano, del tutto assenti nella tradizione della lirica illustre);
- sono anche ricchi di figure retoriche, tra le quali predominano l’iperbole, le similitudini audaci e metafore spesso volgari; obbediscono a precise scelte stilistiche come l’uso dell’ingiuria e il gusto per la parola forte e violenta, per l’aggressività verbale.
DESTINATARIpubblico più vasto ed eterogeneo della ristretta cerchia di intellettuali a cui si rivolgevano gli stilnovisti. AUTORI - i poeti della poesia comico realistica non sono privi di cultura o antiletterati - spesso gli autori sono poeti provenienti da famiglie nobili o borghesi, che conoscono bene la poesia d’amore. - nell’eleggere questo tipo di poesia, sono spinti da vari motivi: gioco intellettuale; volontà di sperimentare nuove forme artistiche; ricorrere alla satira sociale per dare sfogo alla propria irrequietezza morale.
La poesia comico realistica
AUTORI
L’iniziatore della poesia comico-realistica, riconosciuto come tale anche dai contemporanei, è Rustico di Filippo detto il «Barbuto», fiorentino, vissuto nella seconda metà del Duecento. Il suo canzoniere si divide simmetricamente in due parti: ventinove sonetti d’amore in stile aulico; ventinove sonetti di stile e di argomento comico-realistico, ai quali affida la sua fama.
Altre figure di rilievo sono - il senese Meo de’ Tolomei (nato attorno al 1260); - il giullare aretino Cenne Da La Chitarra (per lo strumento che usava nella sua professione);
- Folgore da San Gimignano (nato intorno al 1280, il suo vero nome è Giacomo di Michele: Folgore, cioè fulgore, magnificenza, è il soprannome; muore nel 1332) - Ma il maggior rappresentante è Cecco Angiolieri.
Tre cose solamente mi so 'n grado, le quali posso non ben men fornire: ciò è la donna, la taverna e 'l dado; queste mi fanno 'l cuor lieto sentire. Cecco Angiolieri, Rime, LXXXVII, 1-3
La poesia comico realistica
CECCO ANGIOLIERI
Partecipò alla battaglia di Campaldino Cecco Angiolieri e, come racconta in uno dei suoi componimenti, qui incontrò anche Dante Alighieri, combattente insieme a Cecco per l’esercito guelfo. Con Dante, Cecco intrattiene in seguito un rapporto interessante e comune per i letterati del tempo: i due si scambiano poesie, spesso in forma di tenzoni, un tipo particolare di componimento attraverso il quale due poeti portano avanti quasi uno scambio epistolare e ingiurioso in versi. Per cause che non conosciamo dopo pochi anni l’amicizia con Dante si rompe.
Nasce nel 1260, a Siena, in una famiglia più che benestante, agganciata agli ambienti illustri e politicamente determinanti del tempo: suo padre è il banchiere di papa Gregorio IX, è guelfo, cavaliere e priore della città .
Della sua infanzia sappiamo poco, ma probabilmente passò quegli anni a Siena e cominciò poi, in gioventù, a combattere nell’esercito guelfo nelle numerose battaglie contro i ghibellini, senza mai distinguersi, però, come soldato e anzi procurandosi diverse multe e accuse come disertore.
Nel 1289, Angiolieri è costretto ad allontanarsi da Siena, perché messo al bando e negli anni successivi, di cui si sa pochissimo, il poeta si trova spesso a soggiornare fra Roma e Verona. Le pochissime notizie che possediamo di questi anni vengono dalle sue poesie e da fonti indirette: ebbe sicuramente cinque figli; a Roma lavorò sotto la protezione del cardinale Petroni nel 1312 poté tornare a Siena. Non sappiamo altro.
Muore a Siena fra il 1312 e il 1313.
Il periodo in cui compone di più è quello delle battaglie contro i ghibellini Ma molti componimenti sono andati perduti, altri gli sono stati attribuiti per errore negli anni Settanta dell’Ottocento da Alessandro D’Ancona
POETICA: aderisce alla vita di tutti i giorni nei suoi aspetti più bassi e aspri. Parla di donne, anche in modo erotico o in modo canzonatorio, attaccando in particolare le vecchie brutte e sfiorite senza preoccuparsi di utilizzare toni offensivi e crudi. Parla del bere, della taverna e dei piaceri del vino e dei vizi di gola. Si concentra molto sul gioco d’azzardo e quindi sugli ambienti anche malavitosi del suo tempo.
Nonostante la grande ricchezza in cui versava la sua famiglia, pare che al tempo della sua morte Cecco fosse ricoperto di debiti, tanto che i suoi figli non vollero accettare la sua eredità: avrebbe comportato il pagamento di grandi tasse.
STILNOVO
PRIMO MOVIMENTO LETTERARIO ITALIANO
1280-1310
Gunizzelli
rappresenta
a Bologna, ma si sviluppa a Firenze
novità
Cavalcanti
scuola poetica che utilizza una dolce lingua, cioè gentile, elegante, armoniosa e chiara
momento storicamente essenziale di quel processo della poesia lirica italiana che dominerà tutta la tradizione lirica posteriore
Dante
trattare di un amore diverso dall'amore sensuale
conia il termine in un canto del purgatorio, per bocca di Bonagiunta da Lucca
dottrinale
stilistica
temi
inteso come PERFEZIONE: può nascere in un CUORE GENTILE, nobile, virtuoso
UOMO/DONNA
amore
UOMO, illuminato dalla DONNA amata, tende a raggiungere la perfezione morale. DONNA angelicata e oggetto di un amore platonico. Donna angelo: una creatura perfetta
dolcezzza del suono
dimensione spirituale
essenza filosofica sui suoi effetti morali e psicologici
i poeti danno forma a un VOLGARE ILLUSTRE fiorentino, depurato dal dialetto, dal latino e dal provenzale
completamente spiritualizzato diventa elevazione aDio
sentimento profondo
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GUINIZZELLI
IL PADRE INCONSAPEVOLE DELLO STILNOVO
Al cor gentil rempaira sempre amore
DANTE costruisce sia l'ideologia che la storia dello STILNOVO. e individua in Guinizzelli (poeta appartenente alla generazione precedente e ormai morto) il PADRE del nuovo stile. Immagina di incontrarlo nel Purgatorio nella cornice dei lussuriosi.
CANZONE manifesto dell'ideologia stilnovista, incentrata sull'identificiazione fra amore e "cor gentile"
l'amore è il principio di una nuova aristocrazia, tutta spirituale e interiore, in contrasto con l'aristocrazia del sangue e della ricchezza
Al cor gentil rempaira sempre amore
canzone
La canzone rivendica un nuovo, rivoluzionario concetto di "gentilezza": gentile, cioè nobile, non è più chi può vantare una "sclatta" (stirpe) illustre, ma chi ha un cuore capace di amare. l'identificazione fra amore e "cor gentile" avviene attraverso una catena di comparazioni ispirate alle leggi della scienza naturale con cui si assimila il meccanismo dell'innamoramento a una vera e propria legge di natura. Nelle ultime due strofe la comparazione assume toni teologici, chiamando in causa la potenza divina.
- prima del 1276
- metro: 6 stanze + congedo; tutte di 10 versi, endecasillabi e settenari; schema: AB AB cDcEdE
- Argomento:identificazione tra amore e "cor gentil"
- nuovo contesto borghese: lega la nobiltà al valore personale e alle qualità morali e non alla stirpe
La portata rivoluzionaria di questa canzone è contenuta oltre la metà della composizione: il centro tematico del testo si può identificare nella 4a strofa IN CUI OPPONE polemicamente la gentilezza che viene dal "gentil core" a quella che viene dalla "sclatta"; non ci sono compromessi: la vera nobiltà è quella di chi possiede gentilezza d'animo. CAPOVOLGIMENTO CLAMOROSO IN UNA SOCIETA' COME QUELLA MEDIEVALE. Il messaggio rivoluzionario della canzone è circoscritto all'esperienza amorosa (v. prima strofa)
struttura della canzone
- 6 strofe
- serrata catena di comparazioni (nelle prime 4 strofe)
- con il segnale formale dell'avverbio COME, ma anche con formule diverse, che serve a ribadire l'inseparabilità tra "cor gentile" e amore
- non tutte le comparazioni sono in positivo (es. nella 4a strofa)
- per la sua comparazione, Guinizzelli attinge alla scienza lapidaria medievale (si credeva che ogni pietra possedesse una virtù)
- ultime 2 strofe: interrompono la serie comparativa e si svolta verso un finale imprevedibile; la 5a si lega alla precedente in cerca di una comparazione e G.
la trova attingendo al dominio della teologia: nella sesta strofa Dio rimprovera G. per averlo usato per la comparazione e il poeta cerca di cavarsela con una battuta "Tenne d'angel sembianza...", dando così anche origine alla tematica della donna-angelo.
Canzone
- componimento introdotto dai trovatori provenzali- in origine è accompagnata dalla musica - in Italia viene usata da poeti siciliani, da Guittone, dagli stilnovisti, da Dante - assume la sua forma definitiva con Petrarca
- numero variabile di strofe - composte da endecasillabi o endecasillabi misti a settenari - si divide in 2 parti, fronte e sirma a cui spesso al termine si aggiunge una strofa più breve, autonoma nello schema: il congedo, perché cone essa il poeta si congeda dalla canzone, rivolgendosi al componimento stesso
Io voglio del ver la mia donna laudare
sonetto incentrato sul tema della lode della donna e sulla descrizione della sua bellezza
1. Io voglio del ver la mia donna laudare2. Ed asembrarli la rosa e lo giglio:3. più che stella diana splende e pare,4. e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.5. Verde river’ a lei rasembro a l’are,6. tutti color di fior’, giano e vermiglio,7. oro ed azzurro e ricche gioi per dare:8. medesmo Amor per lei rafina meglio.9. Passa per via adorna, e sì gentile10. ch’abassa orgoglio a cui dona salute,11. e fa ‘l de nostra fé se non la crede:12. e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;13. ancor ve dirò c’ha maggior vertute:14. null’om po’ mal pensar fin che la vede.
la lode della donna è un tema caro agli stilnovisti e su cui Dante farà perno
qui la lode è svolta in 2 tempi e secondo 2 diverse modalità, che corrispondono alle 2 unità metriche del sonetto
- prima del 1276
- sonetto, schema ABAB CDE CDE
- rime B irregolari, probabilmente lette diversamente nel bolognese dell'epoca
- argomento: lode della donna ed effetti miracolosi del suo incedere
il motivo dell'incedere di madonna, del saluto e dei miracoli che ne conseguono avrà un grande futuro, fino al sonetto di Dante "Tanto gentile tanto onesta pare"
Analisi
- nelle quartine, la lode è svolta secondo una catena comparativa - G dichiara di voler comparare la donna a una serie di splendidi oggetti... lode esteriore
- nelle terzine, invece, la donna è presentata nel suo incedere tra la gente, potere salvifico
- qui la lode è negli effetti miracolosi indotti dall'apparire di lei; i presenti si mutano in persone migliori...
- il sonetto racchiude, semplificati, molti dei temi della canzone "al cor gentil...":
- potenza che emana dalla figura della donna
- tematica del cor gentile (v12), distinzione fra gentilezza e villania
nasce nel 1259 circa a Firenze da una delle più antiche e potenti famiglie della borghesia mercantile; schierata con i GUELFI, poi guelfi bianchi, contro i Donati (di parte nera). Nel 1288 è garante della pace fra guelfi e ghibellini.. in quegli anni nasce una terribile inimicizia fra lui e il capo dei guelfi neri (Corso Donati), che nel 1292 ordisce un attentato nei confronti di C, che la scampa ma iniziano rivalse. Il consiglio del comune esilia i rappresentanti più significativi delle due fazioni.
Cavalcanti
il più grande poeta delle nostre origini, prima di Dante
anche a lui Dante assegna un ruolo preciso nella ricostruzione dei primi decenni della nostra letteratura: fratello maggiore (Guinizzelli era il "padre"), molto amato ma destinato a essere superato (da Dante stesso) (Purgatorio XI - 97-99)
POESIA: si incentra su concezione assolutamente NEGATIVA del sentimento amoroso
Calvino afferma: un tema niente affatto leggero come la sofferenza d'amore, viene dissolto da Cavalcanti in entità impalpabili che si spostano tra anima sensitiva e anima intellettiva, tra cuore e mente, tra occhi e voce. Insomma, si tratta sempre di qualcosa che è contraddistinto da 3 caratteristiche 1. è leggerissimo 2. è in movimento 3. è un vettore d'informazione
nella poesia cortese l'amore è sempre doloroso (lontananza, frustrazione del desiderio...) ma in Cavalcanti l'esperienza diventa DISTRUTTIVA, devastante, espressa in modalità tragiche di MORTE, PARALISI, ANNIENTAMENTO DELL'ANIMA. C. era interessato anche a questioni teoretiche e dottrinali nella canzone "Donna me prega" c'è il vero e proprio manifesto della sua ideologia amorosa - l'amore nasce sotto il segno della guerra (Marte), del dissidio interiore. Amore mette l'innamorato di fronte ai limiti della sua capacità di conoscenza: il valore sublime della donna amata diventa per C la prova della pochezza del nostro intelletto, incapace di penetrare e di rendere vera ragione di quel valore. AMORE è ESPERIENZA DI NON CONOSCENZA, DI IMPOTENZA, DI IRRAZIONALITA'
C. è autore di 52 componimenti (36 sonetti e 11 ballate) - al centro vi è la donna, che ispira 2 filoni poetici opposti - quello della lode (paragona la donna a quanto di più bello e perfetto vi sia in natura; donna che però risulta distante e inaccessibile) - prevale l'angoscia, l'amore è vissuto come minaccia per l'uomo, un dolore tanto profondo che può condurre alla morte
scambia sonetti polemici con poeti contemporanei
1. tema della DONNA ANGELO
incontro casuale e accenti che rinviano al miracolo inesprimibile senso di stupore la donna è solo oggetto di di incondizionata ammirazione, una figura eterea, lontana, irraggiungibile, con la quale non è possibile instaurare un rapporto di affetto STILE: linguaggio DOLCE, lessico quotidiano e non colto; come la lirica stilnovistica suggeriva, non ci sono similitudini; il discorso diventa via via più astratto, come in un climax
chi è questa che ven...
tema del sonetto "chi è questa che ven" è l'apparizione della donna, il suo incedere come un miracolo terreno in mezzo all'umanità piena di ammirazione; ma, a differenza di quanto descritto da Guinizzelli, la donna di C. mette il poeta di fronte alla sua pochezza e trasforma l'amore in un'esperienza negativa, di frustrazione e di NON-conoscenza. Infatti, l'altissima perfezione della donna non può essere compresa nè per via umana, nè per via divina: l'amore non conduce a Dio, ma si ritorce sul poeta, incapace di penetrare, nè di esprimere, il mistero di tanta bellezza
2. PAROLE: mirare, nella poesia stilnovistica, il processo di innamoramento avviene attraverso gli OCCHI, attarverso la contemplazione della DONNA; mirare = guardare fissamente, con profonda partecipazione emotiva
Voi che per li occhi mi passaste 'l core
PARAFRASI
Voi che, attraverso gli occhi, mi trafiggeste il cuore,e svegliaste la mente addormentata,guardate la mia vita angosciosa,che Amore distrugge facendomi sospirare.L’Amore va ferendo con tanta forzache gli spiritelli deboli vanno via:rimane solo l’aspetto esteriore in suo potere/in balia di amore,e un po’ di voce che esprime dolore.Questa potenza d’amore che mi ha distruttopartì veloce dai vostri occhi gentili:mi scagliò una freccia nel fianco.Il colpo giunse a segno al primo lancio,tanto che l’anima tremando si svegliòvedendo morto il cuore nel fianco sinistro
Voi che per li occhi mi passaste ‘l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia che sospirando la distrugge Amore. 4 E’ vèn tagliando di sì gran valore che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. 8 Questa vertù d’amor che m’ha disfatto da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. 11 Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ‘l cor nel lato manco. 14
PERIODO: seconda metà del XIII secolo METRO: sonetto - schema ABBA ABBA CDE CDE ARGOMENTO: l'effetto devastante della visione della donna amata TEMA: amore come distruzione, alienazione, morte; e si descrive nei particolari il processo di questa morte d'amore
L'amore conduce il poeta sull'orlo della morte, mette in subbuglio la sua interiorità: l'anima, i sospiri, il cuore dolente, i deboletti spiriti appaiono qui personificati
Analisi
NOTE: OCCHI:(v. 1) sono il passaggio privilegiato per Amore, che così si insinua nelle più profonde fibre vitali dell'amante; l'uso del VOI rende il tono distaccato, introduce una sfumatura di preghiera, additando quasi alla donna, responsabile di tanta devastazione, tutti i passaggi di quel processo v.2: il riferimento è allo stato INERTE della mente non sollecitata da Amore (prima dormiva, poi si desta) v4: Amore distrugge la vita del poeta a forza di sospiri il verbo TAGLIARE (v. 5) implica l'uso di una "spada", di un'arma da taglio, inusuale per l'immagine tradizionale di Amore arciere, qui trasformato in una sorta di guerriero violento e senza pietà v 6: spiriti - quelli vitali che Amore indebolisce (espressione tratta dalla filosofia naturale del tempo; facoltà fisiche e psichiche dell'uomo) vv7-8: rimane in suo potere solo l'aspetto esteriore e poca voce che esprime dolore; verbo parla usato, in modo transitivo. v.9: disfatto - riprende "distrugge" del v 4 v 13: "si riscosse" è l'equivalente di "destaste"
La struttura del sonetto è circolare, i due ultimi versi infatti riprendono i due versi iniziali: l’anima … si riscosse (v.13) corrisponde a destaste la mente (v.2) e morto’l cor (v.14) a passaste ‘l core (v.1).
Ruolo di AMORE
- presente nei vv 4-6
- personaggio sempre attivo nella poesia di Cavalcanti
- si comporta come un vero e propio personaggio e nelle varie poesie di atteggia in modo diverso, vivo e attivo, che interviene nella vita interiore del poeta e interagisce dinamicamente con lui
- in questo sonetto è rappresentato mentre distrugge la vita del poeta a forza di sospiri
- sembra un nemico che muovea un assalto senza pietà
- lontano dal Cupido classico, è un Amore adulto, un signore guerriero e temibile
Sonetto di 14 versi endecasillabi, rime con schema: ABBA ABBA CDE CDE.
Assonanze tra vv.9 e 11, e tra vv.12 e 14.
Vi sono anche alcune rime interne come: passaste / destaste / guardate (vv.1-3), sospirando / tagliando (vv.4-5), ecc.
Voi – la donna amata - apostrofe (quando un personaggio o la voce narrante si rivolge a un uditore ideale diverso da quello reale al fine di persuadere meglio quest'ultimo) passaste - metonimia Amore - personificazione van via - allitterazione vertù - metonimia (nome della causa per quello dell'effetto ...) dardo - metafora Anastrofi (inversione)– angosciosa vita mia (v. 3); sospirando la distrugge Amore (v. 4); presta si mosse (v. 9). mente =anima - sineddoche (parte per il tutto...)
Prevalgono i termini che trasmettono la drammaticità derivante dal sentimento amoroso:
angosciosa vita, dolore
m’ha disfatto, morto l’ cor.
termini tipici dello stilnovo: amore, valore, vertù, gentil.
Analisi
Fin dall'inizio qui C. si rivolge alla sua POESIA. Il colloquio con lei e l'invito a raggiungere l'amata, qui diventano tutta la poesia, e costituiscono l'intero corpo del testo. Il congedo, che solitamente è riservato all'ultima strofa, assume, così, un valore esistenziale: una poesia di addio alla vita e alla poesia.
- personificazioni: BALLATETTA*, ANIMA del poeta (che si staccherà da lui per accompagnare la ballatetta) e la VOCE (che si aggrega alla compagnia) a tutte loro si rivolge il VOI del finale. La ballata ha gli stessi comportamenti e atteggiamenti propri dell'essere umano.
- Anastrofe: vv. 3-4, 7-8, 27-28.
- Enjambements: vv. 17-18, 33-34, 45-46
- Parallelismo: "la morte mi stringe... vita m’abbandona" (vv. 17-18);
- Anafore: senti (vv. 17, 19), deh (vv. 27-31), ballatetta (vv. 2, 17, 27, 31)
- Antitesi: vita-morte (vv. 17-18).
*BALLATETTA: più che una indicazione metrica è una designazione affettiva: il testo è un messaggio di amore fra il poeta e la donna lontana, e la ballatetta assume la funzione sentimentale, intima di un vero e proprio intermediario d'amore
La rima a «voi» : «colui», ai vv. 34-35, è rima siciliana.
Lo stile dolce
la BALLATETTA rappresenta forse l'esempio più suggestivo dello Sti Novo di Cavalcanti STILE - è tra le sue composizioni più dolci: metrica, lessico, sintassi - si intonano al tono intimistico della poesia METRICA: ricca presenza di rime baciate, o alternate - produce ricorrenze sonore semplici ed evidenti - linea musicale particolarmente orecchiabile. settenari, versi più brevi e svelti rispetto agli endecasillabi (più ampi e solenni) alleggerisce il ritmo lessico: sospiri, dogli, paura, angoscia, morte, dolore, pietate, voce sbigottita e deboletta, cor dolente... Vocabolario drammatico ma alleggerito dal fatto che il poeta non se ne serve per descrivere direttamente la sua devastazione interiore, che è invece affidata alla ballatetta. sintassi: C fa coincidere l'articolazione del discorso sintattico con la misura dei versi; tranne in occasioni: in cui 2 enjambements sottolineano momenti particolarmente emotivi (vv 27-28 e 45-46) tutti artifici formali che mirano a un effetto di leggerezza e delicatezza espressiva
L'uso dell’apostrofe insieme ai molto pronomi usati in seconda persona rendono il carattere della ballata più colloquiale. Ci sono molte allitterazioni e molti richiami ai termini tipici del linguaggio cortese e provenzale
poesia italiana del 200
incerpimarchi1819
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Transcript
poesia italiana del '200
La poesia religiosaRinnovamento religioso
Quale nuova esigenza spirituale si affermò nel corso del Duecento?
L’ideale che si affermò, soprattutto fra il popolo e la piccola e media borghesia, era il ritorno alla purezza del cristianesimo primitivo, al suo messaggio di fraternità, povertà e amore.
Dove si diffuse tale messaggio? Chi lo predicò tra il popolo?
Tale messaggio venne diffuso dai membri dei nuovi ordini mendicanti, soprattutto nel centro Italia. Essi non erano più monaci ma fratres o confratelli. Diversamente dai monaci, rinchiusi nello spazio separato dell’abbazia, essi non vivevano isolati, ma cercavano un contatto immediato con la massa dei fedeli, offrendo esempi concreti dei valori evangelici.
Perché la loro predicazione risultò efficace?
La loro predicazione, rivolta al pubblico, si rivelò particolarmente efficace sia perché espressa in lingua volgare, quindi comprensibile alle masse, sia perché sostenuta da una sapiente capacità di usare la parola.
Quali furono gli ordini mendicanti più rappresentativi?
Gli ordini mendicanti dei domenicani e dei francescani. I domenicani si specializzarono sul piano dottrinale e teologico, dedicarono gran parte del loro impegno alla predicazione. I francescani, guidati dal loro fondatore san Francesco d’Assisi, vivevano in rapporto più diretto con il popolo tutti i giorni e comunicavano una più sentita e partecipe religiosità.
La poesia religiosaNuove forme di preghiera e letteratura
I contenuti delle laude esprimevano il desiderio di un profondo rinnovamento religioso. Potevano essere anche musicati e cantati.
Forma di preghiera collettiva in lingua volgare
Fondamento della lauda è quello di pregare usando le stesse parole con le quali si pensava e si parlava nella vita di tutti i giorni.
LAUDA
Componimento in lode di Dio, della Madonna, di Cristo o dei Santi
Tale esigenza fu sentita e manifestata soprattutto dall’Ordine dei francescani che dall’Umbria, terra di Francesco d’Assisi, si sviluppò presto in Italia e in Europa.
Autori di laude: Francesco d’Assisi (1182 – 1226) Jacopone da Todi (1236 – 1306)
POPOLARE
STILNOVO
POESIA ITALIANA DEL '200
SICILIANA
TOSCANA
COMICO-PARODICA
seconda metà del '200 e prima metà del '300
seconda metà del '200
seconda metà del '200
ultimi decenni del '200
1230-66
PERIODO
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Italia ed Europa: piazze, fiere, corti signorili
Sicilia - Corte di Federico II di Svevia
Comuni in Italia centrale (Bologna e Firenze)
Toscana
AREA GEOGRAFICA
Firenze
Cecco Angiolieri - Folgore da San Gimignano
L'AGGETTIVO
Cielo d'Alcamo
Guinizzelli - Cavalcanti
Guittone d'Arezzo
Iacopo da Lentini
AUTORI
Volgare toscano
Volgare toscano
Volgare toscano
Volgare siciliano - depur ato e nobilitato
Volgare toscano
LINGUA
limpido e piano: no suoni aspri e rime difficili, termini rari e inversioni sintattiche
linguaggio popolaresco - ritmi rapidi
Mescolanza di registri alti e popolari
arduo e complesso
ripresa dei procedimenti stilistici provenzali
STILE
ribaltamento dei modelli della poesia elevata: temi legati alla realtà quotidiana
amoroso con visione più spiritualizzata della donna; analisi più attenta dell'interiorità dell'amante
Amore - temi politici
amor cortese; temi politici e morali
TEMI
amor cortese
le diverse correnti poetiche che si affermano in Italia nel Duecento: - la poesia religiosa si sviluppa in Umbria e ha in Francesco d’Assisi uno dei principali rappresentati: il suo Cantico delle Creature è l’esempio più antico di lauda; - la Scuola Siciliana nasce alla corte di Federico II sul modello della lirica provenzale: l’autore più importante è Jacopo da Lentini, inventore del sonetto; - la poesia siculo-toscana prosegue sulla scia della Scuola Siciliana, ma utilizzando il volgare toscano e ha in Guittone d’Arezzo il suo maggior esponente. - lo Stilnovo nasce a Bologna con Guido Guinizzelli, ma si diffonde a Firenze con Dante Alighieri e Guido Cavalcanti: celebra la gentilezza come nobiltà d’animo e la donna come figura angelica. - la poesia comica e realistica si afferma in Toscana e ha come principale rappresentante Cecco Angiolieri. Il volgare viene usato anche nella prosa, in diversi generi: - la novella, che troverà nel Decameron di Boccaccio la sua massima espressione; - i libri di viaggio, come Il Milione di Marco Polo. Non mancano però le opere in latino, come il trattato sulla città di Milano scritto da Bonvesin de la Riva.
https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/storia-del-trecento/letteratura-italia-duecento-trecento
La scuola poetica sicilianaIl modello provenzale
Che cos’è la “poesia provenzale”?
La poesia provenzale è la più antica forma di lirica d’arte in volgare. Si sviluppò tra la fine del secolo XI e la fine del secolo XIII presso le corti feudali della Francia meridionale.
Chi erano gli autori?
Gli autori erano poeti detti “trovatori” (da trobar, “comporre”), cantori professionisti che intrattenevano i nobili delle corti. Scrivevano parole e musica di componimenti generalmente eseguiti con l’accompagnamento di uno strumento a corde.
Quale tema trattavano nelle loro poesie?
Tema centrale delle liriche era l’amore. L’esperienza d’amore è rappresentata come l’omaggio a una donna difficilmente raggiungibile, talvolta sposata; tale esperienza può essere sensuale, gioiosa, malinconica o anche irrealizzabile.
In quale lingua si esprimevano?
I trovatori si esprimevano in lingua d’oc (così detta dalla parola che significa “sì”, per distinguerla dalla lingua d’oil, usata nella Francia settentrionale).
La scuola poetica sicilianaFederico II imperatore del Regno di Sicilia
Federico II (Imperatore nel 1220)
Diede nuovo impulso alla Magna Curia, ossia all’amministrazione della finanza e della giustizia. Scelse personalmente nuovi funzionari tra notai e giuristi che si fossero distinti per meriti culturali e fedeltà all’imperatore.
Favorì la nascita di un movimento poetico in lingua volgare. In sostanza fu adottato un bilinguismo: in volgare furono scritti i testi letterari, mentre tutta la documentazione di argomento politico e amministrativo fu redatta in latino.
Fu uomo molto colto che parlava il tedesco e il francese, conosceva il greco, il latino, l’arabo, il volgare siciliano e l’ebraico, tanto da essere nominato stupor mundi, ovvero “stupore del mondo”.
Fondò l’Università di Napoli, che divenne il polo di attrazione culturale del Regno di Sicilia.Attirò dotti e docenti da ogni parte dell’Impero. Riordinò anche la Scuola Medica Salernitana, dove fu istituita la prima cattedra di anatomia.
La scuola poetica sicilianaI poeti siciliani
Chi erano i poeti siciliani?
Erano funzionari della corte di Federico II. I protagonisti più eminenti furono personalità con incarichi politici: il segretario Pier delle Vigne, il notaio Giacomo da Lentini.
A quali temi e modelli si ispirarono tali poeti?
I poeti della scuola siciliana si ispirarono ai temi e ai modelli già elaborati dai trovatori provenzali.
Quali differenze c’erano tra la produzione poetica dei siciliani e quella dei trovatori?
Al contrario delle liriche provenzali, composte da professionisti e destinate a essere recitate pubblicamente con accompagnamento musicale, i versi dei siciliani erano riservati alla lettura individuale, del tutto priva di sottofondo musicale. Le canzoni e i sonetti siciliani costituivano uno “svago”, un raffinato divertimento che distraeva i colti dignitari dalle loro occupazioni quotidiane.
La scuola poetica sicilianaLe caratteristiche della lirica siciliana
La poesia comico realistica
DOVE E QUANDO
Temi (nettamente contrapposti a quelli spirituali del Dolce stil novo) – l’amore ardente, appassionato e sensuale; – la donna come creatura terrena, anche imperfetta moralmente e fisicamente (e non la donna angelo degli stilnovisti); – l’esaltazione del denaro, del gioco d’azzardo, del divertimento, del piacere; – l’amore per il cibo e per il vino; – litigi, battibecchi tra innamorati, gelosie; – il lamento contro la povertà, le ingiustizie e i fastidi della vita; – la descrizione del mondo plebeo e popolare; – non mancano la polemica politica, l’ingiuria verso gli avversari, il pesante sarcasmo contro parenti e amici, fino all’anticleralismo insofferente dei privilegi ecclesiastici.
'200Toscana in particolare a Siena contemporaneamente al Dolce stil novo, al quale si contrappone per una visione più concreta e materiale dell’amore e della donna e per l’uso di un linguaggio più popolare.
Rappresenta con efficace realismo gli aspetti e i sentimenti più comuni, talvolta anche volgari, della vita
La poesia comico realistica
LINGUAGGIO E STILE
sonetti e ballate - fanno frequente ricorso al discorso diretto, composto di frasi brevi «a botta e risposta», che lo rende vivace e vigoroso; - utilizzano un linguaggio «comico» (cioè medio, vicino a quello popolare, con l’uso di termini concreti, riferiti al quotidiano, del tutto assenti nella tradizione della lirica illustre); - sono anche ricchi di figure retoriche, tra le quali predominano l’iperbole, le similitudini audaci e metafore spesso volgari; obbediscono a precise scelte stilistiche come l’uso dell’ingiuria e il gusto per la parola forte e violenta, per l’aggressività verbale.
DESTINATARIpubblico più vasto ed eterogeneo della ristretta cerchia di intellettuali a cui si rivolgevano gli stilnovisti. AUTORI - i poeti della poesia comico realistica non sono privi di cultura o antiletterati - spesso gli autori sono poeti provenienti da famiglie nobili o borghesi, che conoscono bene la poesia d’amore. - nell’eleggere questo tipo di poesia, sono spinti da vari motivi: gioco intellettuale; volontà di sperimentare nuove forme artistiche; ricorrere alla satira sociale per dare sfogo alla propria irrequietezza morale.
La poesia comico realistica
AUTORI
L’iniziatore della poesia comico-realistica, riconosciuto come tale anche dai contemporanei, è Rustico di Filippo detto il «Barbuto», fiorentino, vissuto nella seconda metà del Duecento. Il suo canzoniere si divide simmetricamente in due parti: ventinove sonetti d’amore in stile aulico; ventinove sonetti di stile e di argomento comico-realistico, ai quali affida la sua fama. Altre figure di rilievo sono - il senese Meo de’ Tolomei (nato attorno al 1260); - il giullare aretino Cenne Da La Chitarra (per lo strumento che usava nella sua professione); - Folgore da San Gimignano (nato intorno al 1280, il suo vero nome è Giacomo di Michele: Folgore, cioè fulgore, magnificenza, è il soprannome; muore nel 1332) - Ma il maggior rappresentante è Cecco Angiolieri.
Tre cose solamente mi so 'n grado, le quali posso non ben men fornire: ciò è la donna, la taverna e 'l dado; queste mi fanno 'l cuor lieto sentire. Cecco Angiolieri, Rime, LXXXVII, 1-3
La poesia comico realistica
CECCO ANGIOLIERI
Partecipò alla battaglia di Campaldino Cecco Angiolieri e, come racconta in uno dei suoi componimenti, qui incontrò anche Dante Alighieri, combattente insieme a Cecco per l’esercito guelfo. Con Dante, Cecco intrattiene in seguito un rapporto interessante e comune per i letterati del tempo: i due si scambiano poesie, spesso in forma di tenzoni, un tipo particolare di componimento attraverso il quale due poeti portano avanti quasi uno scambio epistolare e ingiurioso in versi. Per cause che non conosciamo dopo pochi anni l’amicizia con Dante si rompe.
Nasce nel 1260, a Siena, in una famiglia più che benestante, agganciata agli ambienti illustri e politicamente determinanti del tempo: suo padre è il banchiere di papa Gregorio IX, è guelfo, cavaliere e priore della città . Della sua infanzia sappiamo poco, ma probabilmente passò quegli anni a Siena e cominciò poi, in gioventù, a combattere nell’esercito guelfo nelle numerose battaglie contro i ghibellini, senza mai distinguersi, però, come soldato e anzi procurandosi diverse multe e accuse come disertore.
Nel 1289, Angiolieri è costretto ad allontanarsi da Siena, perché messo al bando e negli anni successivi, di cui si sa pochissimo, il poeta si trova spesso a soggiornare fra Roma e Verona. Le pochissime notizie che possediamo di questi anni vengono dalle sue poesie e da fonti indirette: ebbe sicuramente cinque figli; a Roma lavorò sotto la protezione del cardinale Petroni nel 1312 poté tornare a Siena. Non sappiamo altro. Muore a Siena fra il 1312 e il 1313.
Il periodo in cui compone di più è quello delle battaglie contro i ghibellini Ma molti componimenti sono andati perduti, altri gli sono stati attribuiti per errore negli anni Settanta dell’Ottocento da Alessandro D’Ancona
POETICA: aderisce alla vita di tutti i giorni nei suoi aspetti più bassi e aspri. Parla di donne, anche in modo erotico o in modo canzonatorio, attaccando in particolare le vecchie brutte e sfiorite senza preoccuparsi di utilizzare toni offensivi e crudi. Parla del bere, della taverna e dei piaceri del vino e dei vizi di gola. Si concentra molto sul gioco d’azzardo e quindi sugli ambienti anche malavitosi del suo tempo.
Nonostante la grande ricchezza in cui versava la sua famiglia, pare che al tempo della sua morte Cecco fosse ricoperto di debiti, tanto che i suoi figli non vollero accettare la sua eredità: avrebbe comportato il pagamento di grandi tasse.
STILNOVO
PRIMO MOVIMENTO LETTERARIO ITALIANO
1280-1310
Gunizzelli
rappresenta
a Bologna, ma si sviluppa a Firenze
novità
Cavalcanti
scuola poetica che utilizza una dolce lingua, cioè gentile, elegante, armoniosa e chiara
momento storicamente essenziale di quel processo della poesia lirica italiana che dominerà tutta la tradizione lirica posteriore
Dante
trattare di un amore diverso dall'amore sensuale
conia il termine in un canto del purgatorio, per bocca di Bonagiunta da Lucca
dottrinale
stilistica
temi
inteso come PERFEZIONE: può nascere in un CUORE GENTILE, nobile, virtuoso
UOMO/DONNA
amore
UOMO, illuminato dalla DONNA amata, tende a raggiungere la perfezione morale. DONNA angelicata e oggetto di un amore platonico. Donna angelo: una creatura perfetta
dolcezzza del suono
dimensione spirituale
essenza filosofica sui suoi effetti morali e psicologici
i poeti danno forma a un VOLGARE ILLUSTRE fiorentino, depurato dal dialetto, dal latino e dal provenzale
completamente spiritualizzato diventa elevazione aDio
sentimento profondo
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GUINIZZELLI
IL PADRE INCONSAPEVOLE DELLO STILNOVO
Al cor gentil rempaira sempre amore
DANTE costruisce sia l'ideologia che la storia dello STILNOVO. e individua in Guinizzelli (poeta appartenente alla generazione precedente e ormai morto) il PADRE del nuovo stile. Immagina di incontrarlo nel Purgatorio nella cornice dei lussuriosi.
CANZONE manifesto dell'ideologia stilnovista, incentrata sull'identificiazione fra amore e "cor gentile"
l'amore è il principio di una nuova aristocrazia, tutta spirituale e interiore, in contrasto con l'aristocrazia del sangue e della ricchezza
Al cor gentil rempaira sempre amore
canzone
La canzone rivendica un nuovo, rivoluzionario concetto di "gentilezza": gentile, cioè nobile, non è più chi può vantare una "sclatta" (stirpe) illustre, ma chi ha un cuore capace di amare. l'identificazione fra amore e "cor gentile" avviene attraverso una catena di comparazioni ispirate alle leggi della scienza naturale con cui si assimila il meccanismo dell'innamoramento a una vera e propria legge di natura. Nelle ultime due strofe la comparazione assume toni teologici, chiamando in causa la potenza divina.
La portata rivoluzionaria di questa canzone è contenuta oltre la metà della composizione: il centro tematico del testo si può identificare nella 4a strofa IN CUI OPPONE polemicamente la gentilezza che viene dal "gentil core" a quella che viene dalla "sclatta"; non ci sono compromessi: la vera nobiltà è quella di chi possiede gentilezza d'animo. CAPOVOLGIMENTO CLAMOROSO IN UNA SOCIETA' COME QUELLA MEDIEVALE. Il messaggio rivoluzionario della canzone è circoscritto all'esperienza amorosa (v. prima strofa)
struttura della canzone
- 6 strofe
- serrata catena di comparazioni (nelle prime 4 strofe)
- con il segnale formale dell'avverbio COME, ma anche con formule diverse, che serve a ribadire l'inseparabilità tra "cor gentile" e amore
- non tutte le comparazioni sono in positivo (es. nella 4a strofa)
- per la sua comparazione, Guinizzelli attinge alla scienza lapidaria medievale (si credeva che ogni pietra possedesse una virtù)
- ultime 2 strofe: interrompono la serie comparativa e si svolta verso un finale imprevedibile; la 5a si lega alla precedente in cerca di una comparazione e G.
la trova attingendo al dominio della teologia: nella sesta strofa Dio rimprovera G. per averlo usato per la comparazione e il poeta cerca di cavarsela con una battuta "Tenne d'angel sembianza...", dando così anche origine alla tematica della donna-angelo.Canzone
- componimento introdotto dai trovatori provenzali- in origine è accompagnata dalla musica - in Italia viene usata da poeti siciliani, da Guittone, dagli stilnovisti, da Dante - assume la sua forma definitiva con Petrarca
- numero variabile di strofe - composte da endecasillabi o endecasillabi misti a settenari - si divide in 2 parti, fronte e sirma a cui spesso al termine si aggiunge una strofa più breve, autonoma nello schema: il congedo, perché cone essa il poeta si congeda dalla canzone, rivolgendosi al componimento stesso
Io voglio del ver la mia donna laudare
sonetto incentrato sul tema della lode della donna e sulla descrizione della sua bellezza
1. Io voglio del ver la mia donna laudare2. Ed asembrarli la rosa e lo giglio:3. più che stella diana splende e pare,4. e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.5. Verde river’ a lei rasembro a l’are,6. tutti color di fior’, giano e vermiglio,7. oro ed azzurro e ricche gioi per dare:8. medesmo Amor per lei rafina meglio.9. Passa per via adorna, e sì gentile10. ch’abassa orgoglio a cui dona salute,11. e fa ‘l de nostra fé se non la crede:12. e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;13. ancor ve dirò c’ha maggior vertute:14. null’om po’ mal pensar fin che la vede.
la lode della donna è un tema caro agli stilnovisti e su cui Dante farà perno
qui la lode è svolta in 2 tempi e secondo 2 diverse modalità, che corrispondono alle 2 unità metriche del sonetto
il motivo dell'incedere di madonna, del saluto e dei miracoli che ne conseguono avrà un grande futuro, fino al sonetto di Dante "Tanto gentile tanto onesta pare"
Analisi
nasce nel 1259 circa a Firenze da una delle più antiche e potenti famiglie della borghesia mercantile; schierata con i GUELFI, poi guelfi bianchi, contro i Donati (di parte nera). Nel 1288 è garante della pace fra guelfi e ghibellini.. in quegli anni nasce una terribile inimicizia fra lui e il capo dei guelfi neri (Corso Donati), che nel 1292 ordisce un attentato nei confronti di C, che la scampa ma iniziano rivalse. Il consiglio del comune esilia i rappresentanti più significativi delle due fazioni.
Cavalcanti
il più grande poeta delle nostre origini, prima di Dante
anche a lui Dante assegna un ruolo preciso nella ricostruzione dei primi decenni della nostra letteratura: fratello maggiore (Guinizzelli era il "padre"), molto amato ma destinato a essere superato (da Dante stesso) (Purgatorio XI - 97-99)
POESIA: si incentra su concezione assolutamente NEGATIVA del sentimento amoroso
Calvino afferma: un tema niente affatto leggero come la sofferenza d'amore, viene dissolto da Cavalcanti in entità impalpabili che si spostano tra anima sensitiva e anima intellettiva, tra cuore e mente, tra occhi e voce. Insomma, si tratta sempre di qualcosa che è contraddistinto da 3 caratteristiche 1. è leggerissimo 2. è in movimento 3. è un vettore d'informazione
nella poesia cortese l'amore è sempre doloroso (lontananza, frustrazione del desiderio...) ma in Cavalcanti l'esperienza diventa DISTRUTTIVA, devastante, espressa in modalità tragiche di MORTE, PARALISI, ANNIENTAMENTO DELL'ANIMA. C. era interessato anche a questioni teoretiche e dottrinali nella canzone "Donna me prega" c'è il vero e proprio manifesto della sua ideologia amorosa - l'amore nasce sotto il segno della guerra (Marte), del dissidio interiore. Amore mette l'innamorato di fronte ai limiti della sua capacità di conoscenza: il valore sublime della donna amata diventa per C la prova della pochezza del nostro intelletto, incapace di penetrare e di rendere vera ragione di quel valore. AMORE è ESPERIENZA DI NON CONOSCENZA, DI IMPOTENZA, DI IRRAZIONALITA'
C. è autore di 52 componimenti (36 sonetti e 11 ballate) - al centro vi è la donna, che ispira 2 filoni poetici opposti - quello della lode (paragona la donna a quanto di più bello e perfetto vi sia in natura; donna che però risulta distante e inaccessibile) - prevale l'angoscia, l'amore è vissuto come minaccia per l'uomo, un dolore tanto profondo che può condurre alla morte
scambia sonetti polemici con poeti contemporanei
1. tema della DONNA ANGELO
incontro casuale e accenti che rinviano al miracolo inesprimibile senso di stupore la donna è solo oggetto di di incondizionata ammirazione, una figura eterea, lontana, irraggiungibile, con la quale non è possibile instaurare un rapporto di affetto STILE: linguaggio DOLCE, lessico quotidiano e non colto; come la lirica stilnovistica suggeriva, non ci sono similitudini; il discorso diventa via via più astratto, come in un climax
chi è questa che ven...
tema del sonetto "chi è questa che ven" è l'apparizione della donna, il suo incedere come un miracolo terreno in mezzo all'umanità piena di ammirazione; ma, a differenza di quanto descritto da Guinizzelli, la donna di C. mette il poeta di fronte alla sua pochezza e trasforma l'amore in un'esperienza negativa, di frustrazione e di NON-conoscenza. Infatti, l'altissima perfezione della donna non può essere compresa nè per via umana, nè per via divina: l'amore non conduce a Dio, ma si ritorce sul poeta, incapace di penetrare, nè di esprimere, il mistero di tanta bellezza
2. PAROLE: mirare, nella poesia stilnovistica, il processo di innamoramento avviene attraverso gli OCCHI, attarverso la contemplazione della DONNA; mirare = guardare fissamente, con profonda partecipazione emotiva
Voi che per li occhi mi passaste 'l core
PARAFRASI
Voi che, attraverso gli occhi, mi trafiggeste il cuore,e svegliaste la mente addormentata,guardate la mia vita angosciosa,che Amore distrugge facendomi sospirare.L’Amore va ferendo con tanta forzache gli spiritelli deboli vanno via:rimane solo l’aspetto esteriore in suo potere/in balia di amore,e un po’ di voce che esprime dolore.Questa potenza d’amore che mi ha distruttopartì veloce dai vostri occhi gentili:mi scagliò una freccia nel fianco.Il colpo giunse a segno al primo lancio,tanto che l’anima tremando si svegliòvedendo morto il cuore nel fianco sinistro
Voi che per li occhi mi passaste ‘l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia che sospirando la distrugge Amore. 4 E’ vèn tagliando di sì gran valore che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. 8 Questa vertù d’amor che m’ha disfatto da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. 11 Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ‘l cor nel lato manco. 14
PERIODO: seconda metà del XIII secolo METRO: sonetto - schema ABBA ABBA CDE CDE ARGOMENTO: l'effetto devastante della visione della donna amata TEMA: amore come distruzione, alienazione, morte; e si descrive nei particolari il processo di questa morte d'amore
L'amore conduce il poeta sull'orlo della morte, mette in subbuglio la sua interiorità: l'anima, i sospiri, il cuore dolente, i deboletti spiriti appaiono qui personificati
Analisi
NOTE: OCCHI:(v. 1) sono il passaggio privilegiato per Amore, che così si insinua nelle più profonde fibre vitali dell'amante; l'uso del VOI rende il tono distaccato, introduce una sfumatura di preghiera, additando quasi alla donna, responsabile di tanta devastazione, tutti i passaggi di quel processo v.2: il riferimento è allo stato INERTE della mente non sollecitata da Amore (prima dormiva, poi si desta) v4: Amore distrugge la vita del poeta a forza di sospiri il verbo TAGLIARE (v. 5) implica l'uso di una "spada", di un'arma da taglio, inusuale per l'immagine tradizionale di Amore arciere, qui trasformato in una sorta di guerriero violento e senza pietà v 6: spiriti - quelli vitali che Amore indebolisce (espressione tratta dalla filosofia naturale del tempo; facoltà fisiche e psichiche dell'uomo) vv7-8: rimane in suo potere solo l'aspetto esteriore e poca voce che esprime dolore; verbo parla usato, in modo transitivo. v.9: disfatto - riprende "distrugge" del v 4 v 13: "si riscosse" è l'equivalente di "destaste"
La struttura del sonetto è circolare, i due ultimi versi infatti riprendono i due versi iniziali: l’anima … si riscosse (v.13) corrisponde a destaste la mente (v.2) e morto’l cor (v.14) a passaste ‘l core (v.1).
Ruolo di AMORE
Sonetto di 14 versi endecasillabi, rime con schema: ABBA ABBA CDE CDE. Assonanze tra vv.9 e 11, e tra vv.12 e 14. Vi sono anche alcune rime interne come: passaste / destaste / guardate (vv.1-3), sospirando / tagliando (vv.4-5), ecc.
Voi – la donna amata - apostrofe (quando un personaggio o la voce narrante si rivolge a un uditore ideale diverso da quello reale al fine di persuadere meglio quest'ultimo) passaste - metonimia Amore - personificazione van via - allitterazione vertù - metonimia (nome della causa per quello dell'effetto ...) dardo - metafora Anastrofi (inversione)– angosciosa vita mia (v. 3); sospirando la distrugge Amore (v. 4); presta si mosse (v. 9). mente =anima - sineddoche (parte per il tutto...)
Prevalgono i termini che trasmettono la drammaticità derivante dal sentimento amoroso: angosciosa vita, dolore m’ha disfatto, morto l’ cor.
termini tipici dello stilnovo: amore, valore, vertù, gentil.
Analisi
Fin dall'inizio qui C. si rivolge alla sua POESIA. Il colloquio con lei e l'invito a raggiungere l'amata, qui diventano tutta la poesia, e costituiscono l'intero corpo del testo. Il congedo, che solitamente è riservato all'ultima strofa, assume, così, un valore esistenziale: una poesia di addio alla vita e alla poesia.
*BALLATETTA: più che una indicazione metrica è una designazione affettiva: il testo è un messaggio di amore fra il poeta e la donna lontana, e la ballatetta assume la funzione sentimentale, intima di un vero e proprio intermediario d'amore
La rima a «voi» : «colui», ai vv. 34-35, è rima siciliana.
Lo stile dolce
la BALLATETTA rappresenta forse l'esempio più suggestivo dello Sti Novo di Cavalcanti STILE - è tra le sue composizioni più dolci: metrica, lessico, sintassi - si intonano al tono intimistico della poesia METRICA: ricca presenza di rime baciate, o alternate - produce ricorrenze sonore semplici ed evidenti - linea musicale particolarmente orecchiabile. settenari, versi più brevi e svelti rispetto agli endecasillabi (più ampi e solenni) alleggerisce il ritmo lessico: sospiri, dogli, paura, angoscia, morte, dolore, pietate, voce sbigottita e deboletta, cor dolente... Vocabolario drammatico ma alleggerito dal fatto che il poeta non se ne serve per descrivere direttamente la sua devastazione interiore, che è invece affidata alla ballatetta. sintassi: C fa coincidere l'articolazione del discorso sintattico con la misura dei versi; tranne in occasioni: in cui 2 enjambements sottolineano momenti particolarmente emotivi (vv 27-28 e 45-46) tutti artifici formali che mirano a un effetto di leggerezza e delicatezza espressiva
L'uso dell’apostrofe insieme ai molto pronomi usati in seconda persona rendono il carattere della ballata più colloquiale. Ci sono molte allitterazioni e molti richiami ai termini tipici del linguaggio cortese e provenzale