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UN PONTENEL TEMPO

Stefano Pasetto

Created on August 21, 2025

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Corso di latino 2025/2026

UNPONTENEL TEMPO

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Il giorno seguente, Lucius condusse Tommaso per le strade vivaci di Roma.Videro acquedotti imponenti e mercati affollati. In una piazza incrociarono un gruppo di legionari romani, nelle loro armature, che pattugliavano le strade della città. - Romani milites, Rei Publicae defensores! - esclamò Lucius. Poi, passando vicino al Circo Massimo, Tommaso si ricordò delle corse delle bighe, dei giochi gladiatori che tanto appassionavano i romani e anche lui, soprattutto dopo aver visto "Il Gladiatore" con Russel Crowe.

Nessuna giornata inizia sapendo che cambierà tutto.Tommaso, 15 anni, era solo nella biblioteca della scuola. Cercava ispirazione per un compito di storia, ma più che ispirazione, trovava solo noia. "Il Foro, le terme, le toghe..." mormorava, scorrendo distrattamente il feed sul suo smartphone. "Magari un giorno potessi vedere la vera Roma, non solo sui libri!". Un lampo improvviso, accecante, partì proprio dal suo telefono, avvolgendolo.

La casa di Lucius era elegante ma viva. Schiavi andavano e venivano, una serva lavava le tuniche nel cortile. Tommaso notò i dettagli: i mosaici con scene mitologiche, le pareti affrescate con colori accesi, i letti rialzati, le lucerne d’argilla. — Hoc triclinium est. Ibi cenamus. — Illic culina est. — disse Lucius indicandogli la cucina. — Et ibi... latrina. — rise. Tommaso ridacchiò. Mentre Tommaso e Lucius proseguivano nella visita della casa, cominciò a diffondersi un delizioso profumo di pane appena sfornato. Solo allora Tommaso si ricordò che, in effetti, da quando era stato catapultato in quella realtà non aveva ancora mangiato nulla e ora iniziava ad avere un certo languorino.

Dopo aver camminato tra le vie del centro, arrivarono ad una struttura che aveva tutta l'aria di essere una scuola. Sulla porta, il magister, un uomo anziano dalla barba sottile, li fece entrare in una sala dove c'erano altri ragazzi seduti su panche grezze, ognuno con la sua tavoletta di cera. — Discipuli, parati estis? Hodie sententias Catonis legemus. Tommaso ascoltò attento, anche se non capiva ogni parola. Il maestro si avvicinò e chiese: — Novus es? Quid dicere potes? Tommaso arrossì. Poi disse, con coraggio: — Verba volant, scripta manent. Il maestro lo fissò, sorpreso. Poi sorrise appena. — Bonum initium. Bene, discipule. Per la prima volta, Tommaso si sentì parte di qualcosa di più grande.

"Mecum domum veni!" disse Lucius, facendo cenno a Tommaso di seguirlo. Lucius condusse Tommaso attraverso vicoli stretti fino a una grande casa. "Haec domus nostra est. Hic atrium est, illic impluvium" spiegò Lucius, indicando un cortile aperto al centro della casa, con una vasca sottostante per raccogliere l'acqua piovana. Tommaso era sbalordito. Era esattamente come l'aveva studiata sui libri, ma infinitamente più reale.

All’interno una matrona venne loro incontro. — Lucie, quis est iste puer? — Mater, hic amicus novus est: Tommasus... — Salve, Tommasus - disse la donna con un sorriso gentile. — Nomen Romanum habes? — chiese Lucius. — In realtà no… in Italia oggi abbiamo solo nome e cognome. Lucius spiegò pazientemente: — Nos praenomen, nomen et cognomen habemus. Ego Lucius Cornelius Scipio sum. — Wow. Tre nomi. Quindi... io potrei essere… Tommasus Rossius…Fortunatus, visto che sono sopravvissuto a un salto nel tempo! Lucius annuì sorridendo.

Il ragazzo si ritrovò seduto al suo banco, il libro di storia ancora aperto. Ma ora Roma non era più solo un insieme di date e nomi. Era viva, vibrante, un'esperienza indelebile che aveva cambiato per sempre il suo modo di guardare il passato.

Un vortice di colori e suoni lo risucchiò. Quando riaprì gli occhi, il mondo era cambiato. La prima cosa che colpì Tommaso fu l’odore: polvere calda, sudore, pane cotto. La seconda, il rumore: carri, zoccoli, voci concitate. Si guardò intorno. Le case erano basse, in pietra. Le strade, lastricate. Anche le persone erano vestite in modo strano. Era Roma, ma non quella delle cartoline…

Poi gli chiese: - Quis es? Unde venis? Lucius sum -. Tommaso lo guardò, completamente nel panico. Le parole all’inizio gli sembravano suoni incomprensibili, ma il tono era chiaro: si chiamava Lucius e voleva sapere chi lui fosse e da dove venisse.Tommaso provò a rispondere, balbettando: - Io... Italia... futuro! - Il ragazzo romano scoppiò in una risata, ma poi vide la disperazione negli occhi di Tommaso. - Futuro? - ripeté, scuotendo la testa. Sembrava divertito e allo stesso tempo incuriosito, ma, ciò che più contava, appariva sincero e desideroso di diventare suo amico.

Si accorse che un ragazzo in tunica lo fissava da lontano. Doveva avere all’incirca la sua età.— Ave! — disse, avvicinandosi. Aveva occhi scuri e vivaci, i capelli corti e scomposti sulla tempia destra. Ai piedi portava un paio di sandali con infradito molto simili a quelli che Tommaso indossava al mare. Tommaso balbettò. — Io... ehm... Gli occhi del giovane si posarono sugli strani vestiti di Tommaso. Un misto di curiosità e sospetto gli attraversò il viso.

Ma la nostalgia subentrò all'entusiasmo. Tommaso ripensava alla sua famiglia, ai suoi compagni, alla sua epoca. — Lucie... domum ire volo - Lucius non disse nulla. Poi annuì. Il cellulare di Tommaso, misteriosamente, aveva ripreso a funzionare. Quando Tommaso lo sbloccò di nuovo, il vento si alzò e una luce abbagliante lo avvolse, lasciandogli comunque il tempo per salutare il suo nuovo e, allo stesso tempo, "vecchio" amico. Si abbracciarono. — Vale, Lucie. — Vale, Tommase - Poi, con un ultimo lampo, Tommaso svanì.

Tutto quella che sapeva sul modo di alimentarsi dei Romani l’aveva letto su un trafiletto del libro di storia e ne aveva ricavato un’impressione negativa. Vi si parlava, ad esempio, del garum o liquamen con cui i Romani avrebbero insaporito ogni cibo. Decise comunque che avrebbe assaggiato tutto e, se il suo stomaco si fosse ribellato, avrebbe fatto capire che ne aveva abbastanza. Contro ogni sua aspettativa dovette ricredersi. La madre offrì ai ragazzi un piatto con olivae, panis, puls (una sorta di polenta d'orzo). Tommaso, affamato, non esitò. — Gustus bonus est. — disse. — Bene dixisti! — rise l’amico. — Latine loqueris melius! (Parli latino meglio!)

Dopo il pasto, Tommaso tentò di spiegare la sua incredibile storia. Con gesti, disegni sulla terra e le poche parole latine che ricordava, cercò di far capire che veniva da un tempo molto lontano, il “futuro”. - Ex futuro venio - disse, indicando il cielo e poi se stesso. Lucius e la madre si scambiarono un’occhiata e, lentamente, un barlume di comprensione apparve nei loro occhi.