GUIDO GUINIZZELLI AL COR GENTILE
2^ metà XIII secolo
LA PRIMA STROFA
Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.
Al cuore gentile ritorna abitualmente (rempaira) Amore come l’uccello ritorna abitualmente nel bosco tra la vegetazione più fitta (verzura); né la natura creò (fe’) l’amore prima della nobiltà di cuore (gentil core) né questa prima dell’amore: perché nel medesimo momento in cui (ch’adesso con) fu creato il sole, si manifestò lo splendore della luce, né lo splendore si manifestò prima della creazione del sole; e l’amore ha la sua sede naturale nella gentilezza come il calore nello splendore (clarità) del fuoco.
LA SECONDA STROFA
Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra prezïosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.
Il fuoco amoroso s’accende (s’aprende) nel cuore nobile come la virtù nella pietra preziosa, perché il valore non può essere infuso (no i discende) dalla stella nella pietra prima (anti) che il sole l’abbia purificata (la faccia gentil cosa); dopo che ne ha cacciato (tratto fore) con la sua forza quanto vi era di vile, solo allora la stella potrà infonderle il suo valore: così la donna, come (a guisa di) una stella, fa innamorare il cuore che è reso dalla natura eletto (asletto), puro e nobile
LA terza STROFA
Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
L’amore ha la sua sede (sta) nel cuore gentile per la stessa ragione per cui la fiamma (lo foco) sta in cima alla torcia (doplero) dove vi splende libera (al su diletto), luminosa (clar) e pura (sottile); né potrebbe starvi in altro modo (no li stari’ altra guisa) tanta è la sua forza (tant’è fero). Così la natura malvagia (prava) fugge (rencontra) l’amore come fa l’acqua col fuoco, per la sua natura fredda che si oppone a quella calda dell’altro. L’amore si stabilisce (prende rivera) nel cuore gentile come il luogo a lui più simile (consimel loco) come la calamita (adamas) al ferro nella miniera
LA quarta STROFA
Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»;
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.
Il sole colpisce (fere) per tutto il giorno il fango senza che questo perda la sua natura vile o che il sole veda diminuire la forza del suo calore; dice l’uomo superbo (alter): “ Io sono nobile per diritto di sangue (per sclatta)”; paragono quest’uomo al fango, al sole la gentilezza; perché non si deve credere (non dé dar om fé) che la nobiltà sia fuori dal cuore e possa risiedere nel privilegio d’erede se non si ha un cuore nobile propenso alla virtù, così come l’acqua si lascia attraversare dalla luce, mentre il cielo trattiene in sé la sorgente luminosa.
LA quinta STROFA
Splende ’n la ’ntelligenzïa del cielo
Deo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole:
ella intende suo fattor oltra ’l cielo,
e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole;
e con’ segue, al primero,
del giusto Deo beato compimento,
così dar dovria, al vero,
la bella donna, poi che [’n] gli occhi splende
del suo gentil, talento
che mai di lei obedir non si disprende.
Dio creatore splende nell’intelligenza motrice del cielo più di quanto faccia il sole davanti ai nostri occhi; l'intelligenza motrice riconosce il proprio creatore (suo fattor) oltre il cielo e nel farlo ruotare (e ‘l ciel volgiando) gli rende obbedienza ottenendo istantaneamente dalla giustizia di Dio una felicità compiuta (beato compimento); allo stesso modo la donna dovrebbe concedere una simile grazia, non appena fa risplendere negli occhi del cuore gentile che ha fatto innamorare un desiderio di assoluta obbedienza verso di lei.
LA sesta STROFA
Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,
sïando l’alma mia a lui davanti.
«Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti
e desti in vano amor Me per semblanti:
ch’a Me conven le laude
e a la reina del regname degno,
per cui cessa onne fraude».
Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianza che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’in lei posi amanza».
Donna, Dio mi dirà quando la mia anima sarà davanti a lui: “Quale ardire hai avuto! (Che presomisti) Sei passato oltre il cielo e giunto davanti a me dopo avermi abbassato a rappresentare (desti … Me per semblanti) un amore profano! Solo a me e alla regina del cielo (regname degno), grazie alla quale cessa ogni azione malvagia (onne fraude), sono dovute tutte le lodi (conven le laude)”. Allora potrò discolparmi dicendogli: “Ha l’aspetto di un angelo del paradiso, non fu dunque peccato aver riposto in lei il mio amore”
Al cor gentile
Stefano Piotti
Created on July 29, 2025
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GUIDO GUINIZZELLI AL COR GENTILE
2^ metà XIII secolo
LA PRIMA STROFA
Al cor gentil rempaira sempre amore come l’ausello in selva a la verdura; né fe’ amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor, natura: ch’adesso con’ fu ’l sole, sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti ’l sole; e prende amore in gentilezza loco così propïamente come calore in clarità di foco.
Al cuore gentile ritorna abitualmente (rempaira) Amore come l’uccello ritorna abitualmente nel bosco tra la vegetazione più fitta (verzura); né la natura creò (fe’) l’amore prima della nobiltà di cuore (gentil core) né questa prima dell’amore: perché nel medesimo momento in cui (ch’adesso con) fu creato il sole, si manifestò lo splendore della luce, né lo splendore si manifestò prima della creazione del sole; e l’amore ha la sua sede naturale nella gentilezza come il calore nello splendore (clarità) del fuoco.
LA SECONDA STROFA
Foco d’amore in gentil cor s’aprende come vertute in petra prezïosa, che da la stella valor no i discende anti che ’l sol la faccia gentil cosa; poi che n’ha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: così lo cor ch’è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo ’nnamora.
Il fuoco amoroso s’accende (s’aprende) nel cuore nobile come la virtù nella pietra preziosa, perché il valore non può essere infuso (no i discende) dalla stella nella pietra prima (anti) che il sole l’abbia purificata (la faccia gentil cosa); dopo che ne ha cacciato (tratto fore) con la sua forza quanto vi era di vile, solo allora la stella potrà infonderle il suo valore: così la donna, come (a guisa di) una stella, fa innamorare il cuore che è reso dalla natura eletto (asletto), puro e nobile
LA terza STROFA
Amor per tal ragion sta ’n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su’ diletto, clar, sottile; no li stari’ altra guisa, tant’è fero. Così prava natura recontra amor come fa l’aigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco
L’amore ha la sua sede (sta) nel cuore gentile per la stessa ragione per cui la fiamma (lo foco) sta in cima alla torcia (doplero) dove vi splende libera (al su diletto), luminosa (clar) e pura (sottile); né potrebbe starvi in altro modo (no li stari’ altra guisa) tanta è la sua forza (tant’è fero). Così la natura malvagia (prava) fugge (rencontra) l’amore come fa l’acqua col fuoco, per la sua natura fredda che si oppone a quella calda dell’altro. L’amore si stabilisce (prende rivera) nel cuore gentile come il luogo a lui più simile (consimel loco) come la calamita (adamas) al ferro nella miniera
LA quarta STROFA
Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno: vile reman, né ’l sol perde calore; dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d’ere’ sed a vertute non ha gentil core, com’aigua porta raggio e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.
Il sole colpisce (fere) per tutto il giorno il fango senza che questo perda la sua natura vile o che il sole veda diminuire la forza del suo calore; dice l’uomo superbo (alter): “ Io sono nobile per diritto di sangue (per sclatta)”; paragono quest’uomo al fango, al sole la gentilezza; perché non si deve credere (non dé dar om fé) che la nobiltà sia fuori dal cuore e possa risiedere nel privilegio d’erede se non si ha un cuore nobile propenso alla virtù, così come l’acqua si lascia attraversare dalla luce, mentre il cielo trattiene in sé la sorgente luminosa.
LA quinta STROFA
Splende ’n la ’ntelligenzïa del cielo Deo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole: ella intende suo fattor oltra ’l cielo, e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con’ segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che [’n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende.
Dio creatore splende nell’intelligenza motrice del cielo più di quanto faccia il sole davanti ai nostri occhi; l'intelligenza motrice riconosce il proprio creatore (suo fattor) oltre il cielo e nel farlo ruotare (e ‘l ciel volgiando) gli rende obbedienza ottenendo istantaneamente dalla giustizia di Dio una felicità compiuta (beato compimento); allo stesso modo la donna dovrebbe concedere una simile grazia, non appena fa risplendere negli occhi del cuore gentile che ha fatto innamorare un desiderio di assoluta obbedienza verso di lei.
LA sesta STROFA
Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?», sïando l’alma mia a lui davanti. «Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch’a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude». Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s’in lei posi amanza».
Donna, Dio mi dirà quando la mia anima sarà davanti a lui: “Quale ardire hai avuto! (Che presomisti) Sei passato oltre il cielo e giunto davanti a me dopo avermi abbassato a rappresentare (desti … Me per semblanti) un amore profano! Solo a me e alla regina del cielo (regname degno), grazie alla quale cessa ogni azione malvagia (onne fraude), sono dovute tutte le lodi (conven le laude)”. Allora potrò discolparmi dicendogli: “Ha l’aspetto di un angelo del paradiso, non fu dunque peccato aver riposto in lei il mio amore”