INTEGRAZIONE
Integrazione
MARMO ITALIANO
Jago e Caravaggio: due sguardi sulla caducità della vita
IL CRISTO VELATO
IL FIGLIO VELATO
PIETÀ
Aiace e Cassandra
VENUS AETERNA “Se una donna è Venere è Venere sempre.” (Jago)
HABEMUS HOMINEN
HABEMUS PAPAM
LOOK DOWN
La statua di Jago, oggi conosciuta come Integrazione, ha avuto un percorso significativo e ha cambiato nome diverse volte, riflettendo le sue diverse tappe e il suo messaggio in evoluzione. Le origini e i primi nomi L'opera, raffigurante un giovane migrante in posizione fetale, stremato e disteso a terra, nasce con l'intento di sensibilizzare sul dramma delle migrazioni e sulla vulnerabilità di chi fugge dalla propria terra. Inizialmente, la scultura ha ricevuto i nomi di: In Flagella Paratus Sum: Questa dicitura, che significa "Sono pronto al flagello", è un'iscrizione presente su uno degli angeli di Ponte Sant'Angelo e si riferisce alla disponibilità ad affrontare le avversità. Questo nome è stato utilizzato quando la statua è stata esposta per la prima volta proprio su Ponte Sant'Angelo. Young Migrant o Giovane Profugo: questi nomi sono stati utilizzati per descrivere l'opera durante le sue prime esposizioni, sottolineando immediatamente il tema centrale del lavoro. Il viaggio e le esposizioni La scultura ha avuto un viaggio molto particolare e simbolico: A bordo dell'Ocean Viking: Una delle tappe più significative è stata la sua permanenza a bordo della nave di ricerca e salvataggio Ocean Viking, dove ha accompagnato il team di soccorso durante un mese di missione, testimoniando la realtà dei salvataggi in mare di oltre 300 migranti. Stadio Olimpico di Roma: Dopo l'esperienza in mare, la scultura è stata esposta per alcuni giorni sul prato dello Stadio Olimpico, a Roma, per promuovere i valori dell'integrazione e dell'accoglienza attraverso lo sport. Ponte Sant'Angelo, Roma: Nel 2022, l'opera è stata collocata sul selciato di Ponte Sant'Angelo, a Roma, in mezzo alle statue barocche del Bernini. Qui, l'esposizione in un luogo così iconico e aperto al pubblico ha amplificato il suo impatto. Gli atti di vandalismo e il cambio di nome in "Integrazione" Durante la sua permanenza su Ponte Sant'Angelo, la statua è stata purtroppo vandalizzata più volte. Le mani e un piede sono stati spezzati e portati via, un atto che ha generato indignazione e ha evidenziato le resistenze e le difficoltà legate al tema dell'accoglienza. A seguito di questi episodi, Jago ha scelto di non restaurare immediatamente l'opera, ma di lasciarla con le sue ferite, rendendola un simbolo ancora più potente delle "fratture" e delle difficoltà della società. Successivamente, l'opera è stata ribattezzata Integrazione e ha trovato la sua collocazione permanente all'interno dello Jago Museum. Questo nome definitivo sottolinea non solo il tema originale della migrazione, ma anche la necessità di ricomporre le divisioni sociali e accogliere la complessità dell'incontro tra culture e storie diverse. La scultura, composta da parti in marmo nero e bianco, rappresenta oggi un messaggio profondo di vulnerabilità, resilienza e trasformazione, invitando alla riflessione sul superamento delle divisioni.
JAGO
Marina sr
Created on May 25, 2025
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Jago e Caravaggio: due sguardi sulla caducità della vita
IL CRISTO VELATO
IL FIGLIO VELATO
PIETÀ
Aiace e Cassandra
VENUS AETERNA “Se una donna è Venere è Venere sempre.” (Jago)
HABEMUS HOMINEN
HABEMUS PAPAM
LOOK DOWN
La statua di Jago, oggi conosciuta come Integrazione, ha avuto un percorso significativo e ha cambiato nome diverse volte, riflettendo le sue diverse tappe e il suo messaggio in evoluzione. Le origini e i primi nomi L'opera, raffigurante un giovane migrante in posizione fetale, stremato e disteso a terra, nasce con l'intento di sensibilizzare sul dramma delle migrazioni e sulla vulnerabilità di chi fugge dalla propria terra. Inizialmente, la scultura ha ricevuto i nomi di: In Flagella Paratus Sum: Questa dicitura, che significa "Sono pronto al flagello", è un'iscrizione presente su uno degli angeli di Ponte Sant'Angelo e si riferisce alla disponibilità ad affrontare le avversità. Questo nome è stato utilizzato quando la statua è stata esposta per la prima volta proprio su Ponte Sant'Angelo. Young Migrant o Giovane Profugo: questi nomi sono stati utilizzati per descrivere l'opera durante le sue prime esposizioni, sottolineando immediatamente il tema centrale del lavoro. Il viaggio e le esposizioni La scultura ha avuto un viaggio molto particolare e simbolico: A bordo dell'Ocean Viking: Una delle tappe più significative è stata la sua permanenza a bordo della nave di ricerca e salvataggio Ocean Viking, dove ha accompagnato il team di soccorso durante un mese di missione, testimoniando la realtà dei salvataggi in mare di oltre 300 migranti. Stadio Olimpico di Roma: Dopo l'esperienza in mare, la scultura è stata esposta per alcuni giorni sul prato dello Stadio Olimpico, a Roma, per promuovere i valori dell'integrazione e dell'accoglienza attraverso lo sport. Ponte Sant'Angelo, Roma: Nel 2022, l'opera è stata collocata sul selciato di Ponte Sant'Angelo, a Roma, in mezzo alle statue barocche del Bernini. Qui, l'esposizione in un luogo così iconico e aperto al pubblico ha amplificato il suo impatto. Gli atti di vandalismo e il cambio di nome in "Integrazione" Durante la sua permanenza su Ponte Sant'Angelo, la statua è stata purtroppo vandalizzata più volte. Le mani e un piede sono stati spezzati e portati via, un atto che ha generato indignazione e ha evidenziato le resistenze e le difficoltà legate al tema dell'accoglienza. A seguito di questi episodi, Jago ha scelto di non restaurare immediatamente l'opera, ma di lasciarla con le sue ferite, rendendola un simbolo ancora più potente delle "fratture" e delle difficoltà della società. Successivamente, l'opera è stata ribattezzata Integrazione e ha trovato la sua collocazione permanente all'interno dello Jago Museum. Questo nome definitivo sottolinea non solo il tema originale della migrazione, ma anche la necessità di ricomporre le divisioni sociali e accogliere la complessità dell'incontro tra culture e storie diverse. La scultura, composta da parti in marmo nero e bianco, rappresenta oggi un messaggio profondo di vulnerabilità, resilienza e trasformazione, invitando alla riflessione sul superamento delle divisioni.