Giornata della legalità
23 maggio
Strage di Capaci,
23 maggio 1992
Strage di Capaci,
23 maggio 1992
Strage di Capaci,
23 maggio 1992
Strage di via d'Amelio,
19 luglio 1992
Strage di Capaci,
23 maggio 1992
- Origini alla Kalsa: Nasce a Palermo (1939). Gioca a calcio all'oratorio con Paolo Borsellino e con ragazzini che anni dopo giudicherà come boss al Maxiprocesso.
- La giovinezza: Cresce con il mito della patria (il padre ha 33 schegge in testa dalla guerra). A 18 anni entra nell'Accademia Navale di Livorno, ma la lascia subito per studiare legge.
- La svolta antimafia: Inizia a Trapani tra minacce e bare disegnate. Nel 1979, stanco della burocrazia civile, entra nel pool antimafia
- Il metodo rivoluzionario: Inventa il "Follow the money" (scovare la mafia tramite gli accertamenti bancari) e crea nel blindatissimo "bunkerino" di Palermo la prima banca dati informatica sui clan.
- La curiosità: Amava scherzare e collezionava statuine di papere sulla scrivania. Borsellino una volta ne rapì una chiedendo un finto riscatto di 5.000 lire.
Giovanni Falcone
(1939-1992)
- Origini alla Kalsa: Nasce a Palermo (1940). Figlio di farmacisti.
- Il record: Studente prodigio, si laurea a 22 anni e a 24 diventa il più giovane magistrato d'Italia (1963).
- Il paradosso giovanile: Da ragazzo viene fermato per una rissa studentesca di destra. Il giudice che lo interroga e lo scagiona è Cesare Terranova, futuro eroe dell'antimafia.
- La promessa morale: Entra nel pool di Chinnici dopo l'omicidio del capitano Basile (1980): "Resto perché la gente mi muore attorno".
- La morte di Falcone: Il 23 maggio 1992 è dal barbiere quando salta l'autostrada di Capaci; corre in ospedale e Falcone gli muore tra le braccia.
- Le curiosità: Fumatore accanito e amante del caffè, usava l'ironia per tranquillizzare la scorta. Non si separava mai dall'Agenda Rossa, svanita nel nulla subito dopo la sua morte.
PAOLO BORSELLINO Origini: Nato nel 1940 alla Kalsa (Palermo). Figlio di un farmacista e cresciuto tra i vicoli storici. Vita: Studente brillante, diventa il più giovane magistrato d'Italia a soli 24 anni (1963). Carriera: Lavora fianco a fianco con Falcone nel Pool. Procuratore a Marsala e poi a Palermo. Passione: Celebre per la sua integrità morale e il legame profondo con la sua terra e la sua scorta.
Paolo Borsellino
(1940-1992)
1. Pool antimafia
16 novembre 1983
MAXI
PROCESSO
2. Legge sui pentiti (1991)
MAFIA
Non ammettere mai l'esistenza di "Cosa nostra"
Enzo Biagi
intervista
Luciano Leggio
“MU’AFAH”
forzacoraggio
protezionetutela
PIZZO
capizzu
punta, estremià
I mafiosi della Vicarìa
L'opera teatrale, scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca, che debuttò a Palermo nel 1863 (pochissimi anni dopo l'Unità d'Italia), è a tutti gli effetti l'atto di nascita della parola "mafia" nel vocabolario comune.
Diffusione della mafia
1970
1863
1900
1867
1945
Sergio Cosmai
direttore
del carcere
di Cosenza
assassinato il 12 marzo del 1985
Grazie per l'attenzione
approfondimenti
Tra il 1860 e il 1876, la mafia si diffuse come braccio armato della nobiltà feudale per la repressione dei contadini nel Meridione, in particolare in Sicilia. Il Parlamento siciliano aveva formalmente abolito il sistema feudale che, però, continuò per oltre un secolo a essere la struttura socio-economica portante della Sicilia. Questo modello aveva favorito la miseria della popolazione e la debolezza delle classi sociali meno abbienti perché basato sulla riscossione di tangenti (pizzo).
La mafia si afferma in campo edilizio, nel traffico di sigarette e in quello di eroina.
pizzo della montagna (la cima), il pizzo della barba (il pizzetto, che termina a punta) o del pizzo della tovaglia / del fazzoletto (l'orlo ricamato, l'estremità del tessuto). Il legame con l'estorsione: da questa idea di "estremità" o "piccola parte" nasce l'espressione tipica siciliana "bagnare il pizzo". In origine, questa frase indicava l'azione dell'uccellino che attinge l'acqua da una fontana con la punta del becco. Da qui, "bagnarsi il pizzo" ha iniziato a significare "prendere una piccola parte di qualcosa", un piccolo guadagno, una percentuale su un affare. La mafia ha fatto propria questa metafora: il pizzo non è il sequestro totale dei beni di un commerciante, ma una "frazione", una tassa (la punta) che il negoziante deve cedere per poter lavorare.
In siciliano, il capizzu è il capezzale, ovvero la parte del letto dove si appoggia la testa, il guanciale. Il legame con l'estorsione: Nel linguaggio comune, il capezzale e il cuscino richiamano immediatamente l'idea del riposo, del sonno profondo e, di conseguenza, della tranquillità e della sicurezza. Quando l'organizzazione mafiosa impone il pizzo, non lo presenta mai come una minaccia, ma usa un paradosso linguistico: lo chiama "contributo per la sicurezza" o "assicurazione per dormire sonni tranquilli". Pagare il "pizzo" significa metaforicamente pagarsi il diritto di poggiare la testa sul cuscino la notte senza il timore che il proprio negozio salti in aria o venga bruciato.
TRAMA
Nella commedia, i detenuti si organizzano sotto la guida di un capo carismatico (Gioacchino Fungiasco). Questo leader non viene percepito dal pubblico come un volgare criminale, ma come un uomo d'onore che stabilisce un ordine alternativo. All'interno del carcere, questa proto-mafia attua riti di iniziazione quasi cavallereschi e, soprattutto, si fa carico di proteggere i detenuti più deboli dalle sopraffazioni dei violenti e dalle durezze delle guardie.
"fari vagnari u pizzu"
Nel dialetto siciliano dell'Ottocento, l'espressione indicava il gesto di offrire da bere o da mangiare a qualcuno per ringraziarlo di un favore. Era un segno di riconoscenza, di ospitalità e di rispetto reciproco tra gentiluomini. L'espressione è stata progressivamente distorta dal linguaggio malavitoso, trasformando quel "brindisi di ringraziamento" in una tassa obbligatoria (il pizzo attuale).
Prima del 1863, la parola "mafia" quasi non esisteva nei documenti ufficiali del Regno d'Italia o aveva significati legati alla bellezza, alla spavalderia e all'eleganza (a Palermo, un "mafiusu" era un giovane elegante, fiero e coraggioso). L'effetto "Gomorra" dell'800: l'opera teatrale ebbe un successo planetario per l'epoca, venendo replicata a Napoli, Roma, Milano e persino all'estero. Il ribaltamento del nome: Da quel momento in poi, la popolazione e i giornali iniziarono a usare le parole "mafia" e "mafioso" per etichettare tutti quei criminali che, nella vita di tutti i giorni, si comportavano esattamente come i personaggi visti a teatro. Il teatro, ironicamente, diede alla mafia il suo nome definitivo.
Giornata della legalità
Clelia De Toma
Created on May 21, 2025
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Transcript
Giornata della legalità
23 maggio
Strage di Capaci, 23 maggio 1992
Strage di Capaci, 23 maggio 1992
Strage di Capaci, 23 maggio 1992
Strage di via d'Amelio, 19 luglio 1992
Strage di Capaci, 23 maggio 1992
Giovanni Falcone
(1939-1992)
PAOLO BORSELLINO Origini: Nato nel 1940 alla Kalsa (Palermo). Figlio di un farmacista e cresciuto tra i vicoli storici. Vita: Studente brillante, diventa il più giovane magistrato d'Italia a soli 24 anni (1963). Carriera: Lavora fianco a fianco con Falcone nel Pool. Procuratore a Marsala e poi a Palermo. Passione: Celebre per la sua integrità morale e il legame profondo con la sua terra e la sua scorta.
Paolo Borsellino
(1940-1992)
1. Pool antimafia
16 novembre 1983
MAXI
PROCESSO
2. Legge sui pentiti (1991)
MAFIA
Non ammettere mai l'esistenza di "Cosa nostra"
Enzo Biagi intervista Luciano Leggio
“MU’AFAH”
forzacoraggio
protezionetutela
PIZZO
capizzu
punta, estremià
I mafiosi della Vicarìa
L'opera teatrale, scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca, che debuttò a Palermo nel 1863 (pochissimi anni dopo l'Unità d'Italia), è a tutti gli effetti l'atto di nascita della parola "mafia" nel vocabolario comune.
Diffusione della mafia
1970
1863
1900
1867
1945
Sergio Cosmai direttore del carcere di Cosenza
assassinato il 12 marzo del 1985
Grazie per l'attenzione
approfondimenti
Tra il 1860 e il 1876, la mafia si diffuse come braccio armato della nobiltà feudale per la repressione dei contadini nel Meridione, in particolare in Sicilia. Il Parlamento siciliano aveva formalmente abolito il sistema feudale che, però, continuò per oltre un secolo a essere la struttura socio-economica portante della Sicilia. Questo modello aveva favorito la miseria della popolazione e la debolezza delle classi sociali meno abbienti perché basato sulla riscossione di tangenti (pizzo).
La mafia si afferma in campo edilizio, nel traffico di sigarette e in quello di eroina.
pizzo della montagna (la cima), il pizzo della barba (il pizzetto, che termina a punta) o del pizzo della tovaglia / del fazzoletto (l'orlo ricamato, l'estremità del tessuto). Il legame con l'estorsione: da questa idea di "estremità" o "piccola parte" nasce l'espressione tipica siciliana "bagnare il pizzo". In origine, questa frase indicava l'azione dell'uccellino che attinge l'acqua da una fontana con la punta del becco. Da qui, "bagnarsi il pizzo" ha iniziato a significare "prendere una piccola parte di qualcosa", un piccolo guadagno, una percentuale su un affare. La mafia ha fatto propria questa metafora: il pizzo non è il sequestro totale dei beni di un commerciante, ma una "frazione", una tassa (la punta) che il negoziante deve cedere per poter lavorare.
In siciliano, il capizzu è il capezzale, ovvero la parte del letto dove si appoggia la testa, il guanciale. Il legame con l'estorsione: Nel linguaggio comune, il capezzale e il cuscino richiamano immediatamente l'idea del riposo, del sonno profondo e, di conseguenza, della tranquillità e della sicurezza. Quando l'organizzazione mafiosa impone il pizzo, non lo presenta mai come una minaccia, ma usa un paradosso linguistico: lo chiama "contributo per la sicurezza" o "assicurazione per dormire sonni tranquilli". Pagare il "pizzo" significa metaforicamente pagarsi il diritto di poggiare la testa sul cuscino la notte senza il timore che il proprio negozio salti in aria o venga bruciato.
TRAMA
Nella commedia, i detenuti si organizzano sotto la guida di un capo carismatico (Gioacchino Fungiasco). Questo leader non viene percepito dal pubblico come un volgare criminale, ma come un uomo d'onore che stabilisce un ordine alternativo. All'interno del carcere, questa proto-mafia attua riti di iniziazione quasi cavallereschi e, soprattutto, si fa carico di proteggere i detenuti più deboli dalle sopraffazioni dei violenti e dalle durezze delle guardie.
"fari vagnari u pizzu"
Nel dialetto siciliano dell'Ottocento, l'espressione indicava il gesto di offrire da bere o da mangiare a qualcuno per ringraziarlo di un favore. Era un segno di riconoscenza, di ospitalità e di rispetto reciproco tra gentiluomini. L'espressione è stata progressivamente distorta dal linguaggio malavitoso, trasformando quel "brindisi di ringraziamento" in una tassa obbligatoria (il pizzo attuale).
Prima del 1863, la parola "mafia" quasi non esisteva nei documenti ufficiali del Regno d'Italia o aveva significati legati alla bellezza, alla spavalderia e all'eleganza (a Palermo, un "mafiusu" era un giovane elegante, fiero e coraggioso). L'effetto "Gomorra" dell'800: l'opera teatrale ebbe un successo planetario per l'epoca, venendo replicata a Napoli, Roma, Milano e persino all'estero. Il ribaltamento del nome: Da quel momento in poi, la popolazione e i giornali iniziarono a usare le parole "mafia" e "mafioso" per etichettare tutti quei criminali che, nella vita di tutti i giorni, si comportavano esattamente come i personaggi visti a teatro. Il teatro, ironicamente, diede alla mafia il suo nome definitivo.