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Copia di Frane del territorio italiano 2 (1).pdf

Noemi

Created on May 6, 2025

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FRANE DEL TERRITORIO ITALIANO

A cura di:-Attiani Noemi-Lo Bianco Erika-Marinelli Walter-Santomauro Alex

LA FRANA DI MONTAGUTO

La frana di Montaguto è stata una frana di colamento avvenuta fra il 2006 e il 2011 nel settore nord dell'Irpinia, in territorio comunale di montaguto, in provincia di Avellino in Campania. Montaguto sorge su un’alta collina in posizione dominante sulla valle del cervaro.

Questo evento ha avuto un impatto significativo sulla comunità locale, in quanto una massiccia frana ha causato seri danni infrastrutturali e ha reso difficile l'accesso al paese.

La frana di montaguto si verificò precisamente nel 2010, quando una grande quantità di terra, rocce e detriti si è staccata dalla montagna e ha invaso la strada statale 90, bloccando il traffico e isolando la zona. Questo evento ha richiesto un intervento rapido delle autorità locali per mettere in sicurezza la zona e ripristinare la viabilità.

Lo Bianco Erika

VARI INTERVENTI

La provincia di Avellino è infatti caratterizzata da un territorio montuoso e da una geologia che rende alcune zone vulnerabili a fenomeni di frana, specialmente dopo forti piogge o periodi di maltempo. Nel caso specifico di Montaguto, sono stati realizzati interventi per stabilizzare le aree più pericolose e migliorare la sicurezza.La frana che ha colpito Montaguto si è verificata in seguito a piogge eccezionali che hanno saturato il terreno.

Nel corso degli anni, dopo la frana del 2010, sono stati attuati interventi di messa in sicurezza per ridurre il rischio di nuovi smottamenti. Questi interventi includono: -La stabilizzazione delle pendici più pericolose attraverso la costruzione di muri di contenimento e la piantumazione di vegetazione per prevenire l'erosione del terreno; -Il monitoraggio geologico e la realizzazione di sistemi di allerta per individuare tempestivamente movimenti del terreno;-Il miglioramento della rete stradale, con lavori per rinforzare le infrastrutture esistenti e garantire la sicurezza degli utenti.

La frana di Montaguto ha portato anche a una maggiore consapevolezza riguardo al rischio frane nelle zone montuose e collinari dell'Appennino. Le autorità locali e regionali hanno investito risorse per migliorare le tecniche di monitoraggio del territorio e promuovere una cultura della prevenzione, al fine di minimizzare i rischi per la popolazione.

Lo Bianco Erika

CAUSE GEOPEDOLOGICHE

La frana di Montaguto è classificata come frana complessa di tipo rotazionale e colluviale, con movimento lento ma

progressivo. Dal punto di vista geopedologico, la frana si è sviluppata in un terreno costituito prevalentemente da argille plioceniche e limi, materiali che, a contatto con l’acqua, perdono facilmente coesione. Questo significa che, quando piove a lungo o in modo intenso, il terreno tende ad assorbire l’acqua fino a saturarsi. L’acqua infiltrandosi nel sottosuolo aumenta la pressione interna del terreno, riducendo la resistenza delle particelle che lo compongono e favorendo così lo scivolamento delle masse di terra verso valle.

Le cause principali sono:Piogge intense e prolungate (soprattutto tra 2009 e 2010), che hanno aumentato la pressione interstiziale nei suoli argillosi;Mancanza di vegetazione e abbandono dei suoli agricoli, con perdita di copertura stabilizzante;Assenza di opere di drenaggio superficiale e profondo;Interferenze antropiche, in particolare la presenza della ferrovia Roma-Bari e della SS90, che hanno alterato il bilancio idrogeologico del versante.

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Marinelli Walter

CAUSE ANTROPICHE

Oltre ai fattori naturali, la frana di Montaguto è stata favorita da importanti alterazioni del paesaggio provocate dall’uomo. Negli ultimi decenni, l’abbandono progressivo delle pratiche agricole ha portato a una perdita significativa della vegetazione superficiale. Questo ha compromesso la stabilità dei suoli, che prima erano protetti e drenati dalle radici e dalla copertura erbacea.A ciò si è aggiunta la presenza di due infrastrutture cruciali: la linea ferroviaria Roma-Bari e la Strada Statale 90 delle Puglie. Entrambe attraversano il versante in più punti, modificando la naturale circolazione delle acque superficiali e sotterranee. Questi tagli nel versante non sono stati accompagnati da adeguate opere di contenimento o drenaggio, rendendo il terreno ancora più vulnerabile.La combinazione tra cause naturali e interventi antropici mal gestiti ha quindi trasformato una fragilità latente del territorio in un evento franoso di enorme portata, la cui evoluzione è stata rapida e difficile da

contenere.

Marinelli Walter

FRANA DI COLAMENTO: COS’È ???

La frana di Montaguto è stata una frana di colamento avvenuta fra il 2006 e il 2011 nel settore nord dell'Irpinia, in territorio comunale di Montaguto.Le frane per colamento: le rocce sono costituite da materiali argillosi imbevuti di acqua. I movimenti di queste frane sono molto lenti, ma perdurano nel tempo.Le frane per percolamento sono spesso di grandi dimensioni e possono essere interi versanti.Una situazione di rischio idro-geologico per la valle del Cervaro fu attestata fin dal 1763. In quell'anno le autorità borboniche dovettero inviare sul posto una squadra di ingegneri per riuscire a risolvere le difficili condizioni lungo la strada regia delle Puglie.Dopo alcuni secoli di relativa stasi, agli inizi del 2006 si verificò in quello stesso punto.La gigantesca colata di fango scivolò da località Panizza fino a raggiungere e superare la strada statale delle Puglie.Tuttavia a marzo del 2010, a causa di una nuova fase di piogge incessanti, la frana si riaccese, annullando così tutti gli interventi posti in atto, portando alla chiusura della strada statale delle Puglie e della sottostante ferrovia Roma-Bari.

Frane da colamento o colate: sono movimenti su superfici molto estese di masse argillose imbibite d'acqua in seguito a forti piogge.Lungo i versanti si possono verificare movimenti molto lenti, ma continui, detti soliflussi, che provocano un colamento gravitativo lungo versanti, anche poco ripidi, di strati argillosi o detritici resi più mobili per l'assorbimento di grandi quantità d'acqua soprattutto in alta montagna, quando d'estate lo strato detritico si scioglie il ghiaccio mentre la parte sottostante rimane congelata. L'acqua, non potendo penetrare in profondità, fa scivolare Il soil creep (o reptazione), è un lento movimento dei detriti superficiali, però più veloce degli strati sottostanti, dovuto a contrazioni e dilatazioni per sbalzi termici, gelo e disgelo, organismi, che producono lo scivolamento gravitativo verso il basso.

Attiani Noemi

FRANA DI COLAMENTO

https://www.youtube.com/watch?v=wDOI8r2XUnk

Attiani Noemi

COME SI PUÒ EVITARE?

La stabilizzazione del terreno è una delle tecniche più utilizzate per prevenire le frane. Ciò implica la modifica del terreno o delle sue caratteristiche per

aumentare la sua resistenza al movimento. Alcuni metodi includono:

Muri di contenimento: la costruzione di muri di contenimento in calcestruzzo o pietra può aiutare a mantenere il terreno stabile e a prevenire la possibilità di scivolamenti;

Ancoraggio del terreno: L'uso di ancoraggi (come barre d'acciaio o funi) che vengono infilati nel terreno per mantenerlo stabile, in particolare il suo scivolamento;

Terrapieni: Creare terrazzamenti o costruire muri di supporto per suddividere il terreno in piccole sezioni può aiutare a ridurre l'inclinazione e nelle zone con pendii molto inclinati.

L'acqua è uno dei principali fattori che contribuiscono alla formazione di frane. Una gestione efficace delle acque piovane può ridurre significativamente il rischio di smottamenti:

Sistemi di drenaggio: creare sistemi di drenaggio efficaci (come canali, tubi e fosse) per deviare l'acqua piovana e impedire che essa si accumuli nel terreno;

Canali di scolo: Scavare canali di scolo per convogliare l'acqua in eccesso lontano dalle pendici o dalle aree a rischio; Piani di evacuazione: In caso di frane imminenti, le autorità devono avere piani di evacuazione pronti e la popolazione deve essere adeguatamente informata sui comportamenti da adottare in caso di emergenza.

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Lo Bianco Erika

IMPATTI E DINAMICHE DELLA FRANA

2010 la frana ha causato l’interruzione per oltre 2 mesi della ferrovia Roma-Bari e della Strada Statale 90 delle Puglie, rendendo evidenti le criticità infrastrutturali. Sono state evacuate circa 30 persone e 10 abitazioni risultano danneggiate o isolate. Il volume stimato del materiale franato supera i 4 milioni di m³.La frana si è sviluppata con un avanzamento a “lingua” e movimento differenziato lungo il profilo del versante, con accumuli colluviali alla base e distacchi rotazionali nella parte alta. Il monitoraggio geotecnico e satellitare ha evidenziato velocità di movimento variabili da pochi cm/mese a picchi di diversi metri in pochi giorni durante le fasi critiche.

Marinelli Walter

Intervento 1: A quota 500 m sul livello del mare le acque provenienti dal bacino del torrente Schiavone si immettono direttamente nel corpo di frana. L’intercettazione di queste acque e il loro convogliamento controllato a valle ha permesso di eliminare una parte consistente di acque sulla parte medio-terminale della frana.La scelta della tipologia di opere è stata determinata dalle condizioni di accessibilità ai luoghi, della tempistica imposta dagli eventi e soprattutto dalla necessità di evitare qualunque interferenza tra i lavori di cantiere e la calamità in atto.L’intervento è servito a mitigare gli effetti delle acque di circolazione superficiale ed epi-superficiale sul flusso di frana per ridurre il rischio sulle aree di piede, interessate da interventi di rimozione e profilatura finalizzate al ripristino delle vie di comunicazione.

Intervento 2: quota 700 m sul livello del mareÈ stata realizzata una trincea drenante in gabbioni per la captazione delle acque sorgive e di circolazione superficiale e la loro successiva deviazione verso il torrente “Tre Confini” al di fuori della frana. La trincea è stata posizionata a una profondità media di circa 5 m dal piano di campagna e dove il canale di frana, per motivi geologici, ha una sezione minore e a una quota utile per la deviazione delle acque nel bacino idrologico adiacente. L’intervento ha consentito di ripristinare in parte la circolazione idraulica prima della frana e di eliminare dalla frana una consistente quota dei flussi idrici che alimentavano i terreni in movimento nella parte medio-alta del versante.

INTERVENTI

La frana di Montaguto del 2010 ha avuto un impatto significativo sulla comunità e sul territorio. Sebbene non abbia causato perdite di vite umane come quella del 2002, ha comportato comunque gravi conseguenze a livello locale. Gli interventi sono stati finalizzati a garantire le condizioni di sicurezza nei cantieri e a migliorare le condizioni, nel complesso, del versante dissestato.Le opere sono state realizzate con il supporto dei Centri di Competenza, dell’Università del Sannio e dell’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia.Troviamo 5 tipi di interventi:

Intervento 3: pulizia e sistemazione del canale di scarico “Laghetto delle rane". I lavori hanno riguardato l’abbassamento e la riprofilatura del canale, l’ablazione dello stagno e il ripristino provvisorio del canale di scolo verso il fiume Cervaro. Sono stati inoltre effettuati interventi di pulizia forestale dell’area per permettere il libero deflusso delle acque e la rimozione della vegetazione morta.L’intervento ha consentito di deviare al di fuori del contesto di frana le acque provenienti dalle sorgive in sinistra orografica che depositandosi nel cosiddetto “Laghetto delle rane” alimentavano in maniera continua i terreni in movimento.

Intervento 5: drenaggi orizzontaliData l’impraticabilità delle aree con mezzi convenzionali, per intercettare e drenare le acque dal piede di frana, sono stati effettuati dei fori di drenaggio sub-orizzontali con il metodo “no-dig”: attraverso una sonda che partendo dalle aree indisturbate attraversa il corpo di frana per collocare uno speciale dreno.

Intervento 4: sifone lago “Maggiore”Per effettuare lo svuotamento del lago di frana, che si è formato a seguito degli eventi calamitosi nell’area di nicchia, l’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia ha realizzato un sistema di sifoni con tubazioni volanti leggere che sboccano nel torrente “Tre confini”, fuori dalla frana.

Santomauro Alex

COME SI PUÒ PREVENIRE CONSIDERANDO LE TECNICHE DI INGEGNERIA NATURALISTICA ???

Tra le soluzioni tecniche con opere di “ingegneria naturalistica” vi sono: la captazione a monte del pendio delle acque di scorrimento superficiale attraverso canalette per essere correttamente indirizzate e allontanate o il rimodellamento della superficie del pendio e/o la contestuale messa a dimora di idonee specie erbacee e/o arboree con lo scopo di stabilizzare la superficie del versante sensibilmente soggetta a erosione.

La circolazione idrica profonda corrisponde a una problematica più complesso da risolvere poiché occorre individuare la profondità della falda attraverso indagini geofisiche o sondaggi. In questi casi è necessario procedere alla realizzazione di drenaggi profondi e/o trincee drenanti in modo da raccogliere e allontanare le acque dell’area in dissesto.

Palificata a parete doppia

L’erosione al piede del pendio è generalmente connessa all’azione erosiva operata da un corso d’acqua. Le soluzioni adottabili in questi casi corrispondono alla realizzazione di un’opera di difesa spondale (scogliere o gabbionate) a seguito del rimodellamento del versante e successivo consolidamento con la messa a dimore di specie arboree, arbustive o erbacee.

Infine per i pendii molto acclivi, le soluzioni proponibili corrispondono al rimodellamento del versante attraverso scoronamenti, la successiva piantumazione e inerbimenti o la posa di materiali antierosivi quali griglie, stuoie in fibra naturale o sintetica associata alla semina di specie erbacee. La base del versante può essere stabilizzata con palificate a parete doppia o gabbionate.

Gabbionata

Attiani Noemi