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Educazione civica_latino

Marta Ferraris

Created on March 29, 2025

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EDUCAZIONE CIVICA

Lavoro di letteratura latina

Marta Ferraris

Violenza sulle donne nella Roma imperiale

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Tito Livio

Ab urbe condita

Giovenale

Satira VI

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Satira VI (vv.206-215)

Se fa per te l’accondiscendenza verso la moglie e hai il cuore per una sola donna, abbassa la testa, con il collo pronto a sopportare il giogo: non ne troverai nessuna che risparmi chi l’ama. Anche se anche lei è innamorata, gode dei tormenti e delle privazioni di chi l’ama; dunque è ancora meno utile una moglie a chiunque sia un marito perbene e desiderabile. Non farai mai più un regalo se la moglie è in disaccordo, non venderai nulla se lei si opporrà, nulla sarà comprato se non vuole; questa stabilirà gli affetti: sarà escluso quell’amico ormai anziano, di cui la tua porta ha visto la prima barba.

Si tibi simplicitas uxoria, deditus uni est animus, summitte caput cervìce parata ferre iugum: nullam invenies quae parcat amanti. Àrdeat ipsa licet, tormentis gaudet amantis èt spoliis; igitur longe minus ùtilis illi ùxor, quìsquis erìt bonus òptandùsque marìtus. Nìl unquam invita donabis coniuge, vendes hàc obstante nihil, nihil 8 haec si nolit emetur; haec dabit affectus: ille excludetur amicus iam senior, cuius barbam tua ianua vìdit.

La storia di Lucrezia

Sesto Tarquinio, figlio del re, attratto dalla belezza e dalla pudicizia della giovane Lucrezia, moglie di Tarquinio Collatino, la minacciò con un coltello ma, vedendo che la minaccia di morte non bastava per convincere la giovane a donarsi, la ricattò anche di toglierle l’onore: disse che dopo averla uccisa avrebbe ucciso anche un servo facendo sembrare il tutto una scena di adulterio. Così Lucrezia, attaccata nell’ambito del pudor, lasciò che la sua castità venisse violata e successivamente spiegò ai familiari l’accaduto facendo promettere loro che il crimine non sarebbe rimasto impunito; terminato quindi il suo discorso, si piantò un coltello nel cuore cadendo morta a terra. Si narra che questo fu l’episodio che portò al crollo della monarchia romana.

La storia di Virginia

Il nobile Appio Claudio si innamora della giovane Virginia, promessa in matrimonio dal padre a Icilio. Appio medita un turpe stratagemma: ordina a uno dei suoi 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑠, Marco Claudio, di reclamare falsamente in tribunale Virginia come sua serva. Il piano prevedeva che il 𝑝𝑟𝑎𝑒𝑡𝑜𝑟 incaricato di giudicare la causa fosse proprio Appio Claudio: una volta pronunciata la sentenza, ovviamente favorevole a Marco Claudio, Virginia gli sarebbe stata consegnata e lui avrebbe avuto modo di abusare di lei. Il giorno dell’udienza, nonostante l’opposizione dell’opinione pubblica, Appio pronuncia l’iniqua sentenza. Il padre VIrginio per salvare l’onore della famiglia uccide la figlia esclamando “Figlia mia, con l’unico mezzo che mi è consentito io ti restituisco la libertà!”.

Il ratto delle Sabine

Romolo mandò i suoi ambasciatori presso le terre delle popolazioni adiacenti alla sua città per redigere degli accordi che favorissero matrimoni in quanto a Roma mancavano donne con cui fare figli e quindi continuare la stirpe, ma nessuna di queste popolazioni però accettò il patto proposto. Quindi, Romolo e il suo popolo decisero di agire con la violenza. Il re romano organizzò i Consualia, giochi in onore di Nettuno, a cui invitò le popolazioni italiche tra cui i Sabini che si presentarono con tutta la famiglia, mogli e figli. A questo punto gli organizzatori dei giochi rapirono le donne sabine e le loro famiglie furono costrette a scappare.

Uno stupro per la nascita di Roma

La storia di Rea Silvia

L’ultimo re della città di Alba Longa fondata da Ascanio, figlio di Enea, fu Numitore. Il fratello del re, Amulio, usurpò il trono e uccise tutti i figli maschi del fratello, mentre consacrò la nipote Rea Silvia come Vestale, per evitare che avesse figli che avrebbero messo a repentaglio il suo trono. La Vestale fu però vittima di uno stupro da parte del dio Marte. Dalla violenza subita nacquero due gemelli che il re diede subito ordine di gettare nel Tevere. L’acqua bassa fece sì che la cesta dove si trovavano i due neonati si fermasse. Una lupa offrì il proprio latte ai gemelli, dopodiché arrivò il pastore Faustolo che portò Romolo e Remo dalla moglie che li accudì. Una volta cresciuti si vendicarono dello zio riportando il nonno sul trono e decisero di fondare una nuova città, Roma.

Si è conservato ed è giunto fino a noi oggi un frammento degli Annales di Ennio in cui si racconta il sogno di Rea Silvia che preannuncia ciò che sarebbe accaduto.

Secondo Giovenale non esistono più delle donne in grado di diventare delle buone mogli: la pudicizia è venuta meno nella società romana. L’infedeltà è il loro difetto maggiore, ma non l’unico: sono anche amanti del lusso, sperperano denaro, eccedono nel trucco, parlano in greco per darsi un tono. Giovenale mette quindi in allerta Postumo, e con lui tutti gli uomini che intendano sposarsi, sulle conseguenze del matrimonio: nessuna libertà sarà più concessa, né di decidere come tagliarsi la barba né di scegliere gli amici , perché tutta la vita dell’uomo sarà condizionata dai capricci della futura moglie.

Inserisce l’esempio di Messalina, la moglie dell’Imperatore Claudio, la quale si prostituiva sotto falso nome pur di soddisfare la propria lussuria. Un altro esempio portato da Giovenale è Eppia, moglie di un senatore, che ha seguito l’amante, un gladiatore, in Egitto abbandonando i figli e il marito.

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