Il teatro nasce dalla parola greca théatron e indica sia il luogo degli spettacoli sia il genere teatrale. Un’opera teatrale si chiama anche “dramma” perché mostra azioni e dialoghi senza un narratore. Qualsiasi storia recitata sul palco, sia comica che tragica, è un dramma. Per questo il linguaggio teatrale si dice drammatico. Chi scrive i testi è chiamato drammaturgo.
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gli elementi
Lo spettacolo teatrale ha tre elementi principali: spazio scenico, attori e pubblico. • Lo spazio scenico è il luogo dove si svolge lo spettacolo, separato dal pubblico dalla “quarta parete”, un limite immaginario tra realtà e finzione. • Gli attori sono coloro che interpretano la storia, possono essere persone o anche marionette. • Il pubblico è essenziale perché con le sue reazioni (risate, applausi, silenzi) rende vivo lo spettacolo e ne determina il successo o il fallimento.
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la rappresentazione teatrale
Il testo teatrale è il punto di partenza dello spettacolo, che prende vita grazie alla messa in scena con attori, scenografia, luci e suoni. Il regista sceglie come interpretare il testo e curare tutti questi elementi. • Scenografia e costumi: possono essere realistici, riproducendo fedelmente l’epoca, o simbolici, usando oggetti con significati evocativi. Anche luci e suoni aiutano a creare emozioni e atmosfere. • Tempo scenico: la durata dello spettacolo non coincide con quella della storia. Si usano flashback (per raccontare eventi passati) ed ellissi (per saltare momenti non mostrati). Nel teatro moderno, le storie possono coprire mesi o anni.
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Le caratteristiche del testo drammatico
Il testo teatrale si chiama copione e ha una struttura ben definita. • Atti e scene: la storia è divisa in atti, simili ai capitoli di un libro, che raccontano i momenti principali della vicenda. Solitamente sono da tre a cinque e separati da intervalli. • Ogni atto è diviso in scene, che cambiano quando entrano o escono nuovi personaggi.
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I personaggi
I personaggi in un’opera teatrale si dividono in tre categorie: • Principali: hanno un ruolo centrale nella storia, come il protagonista e, se presente, l’antagonista. • Secondari: hanno un ruolo minore, ma la loro presenza è fondamentale per lo sviluppo dell’azione. • Comparse: non partecipano attivamente alla trama, ma servono a creare l’ambiente. Spesso non hanno un nome.
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le battute
Nel teatro, la storia viene raccontata attraverso le battute dei personaggi, senza l’intervento di un narratore. Le battute possono essere di vari tipi: • Dialogo: è lo scambio di battute tra due o più personaggi. Se le battute sono brevi, il ritmo dell’azione è veloce. Se sono lunghe, il ritmo rallenta, e i personaggi spesso riflettono o raccontano eventi passati per aiutare a comprendere la storia.
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le battute
• Monologo: è una battuta lunga pronunciata da un personaggio che, o è solo sulla scena, o è circondato da altri personaggi che restano in silenzio. Il monologo rallenta l’azione e svela la personalità del personaggio. • A parte: un personaggio si rivolge al pubblico mentre gli altri personaggi fanno finta di non sentirlo. Le parole dette a parte sono spesso scritte tra parentesi o precedute dalla dicitura a parte.
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le didascalie
Le didascalie sono le indicazioni dell'autore su come deve essere allestita la scena, su come devono essere recitate le battute da parte degli attori e sui gesti da compiere. In genere sono tra parentesi nel testo, il più delle volte sono in corsivo, e hanno lunghezza variabile.
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il linguaggio drammatico
Nel teatro, il linguaggio e lo stile dipendono dal tipo di personaggi: • Personaggi di rango elevato usano un linguaggio ricercato e solenne. • Personaggi di ceto medio (come borghesi nelle opere moderne) parlano in modo corretto, ma senza eccessiva formalità. • Personaggi umili o popolani usano un linguaggio semplice, con espressioni gergali o dialettali.
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La tragedia
La tragedia è un tipo di spettacolo teatrale nato nell’antica Grecia, che racconta storie molto tristi e drammatiche, spesso piene di dolore, violenza e morte. Anche oggi usiamo la parola “tragedia” per descrivere eventi molto gravi e tristi. Le tragedie parlano di argomenti profondi e universali, come: • la colpa e la punizione, • il destino e le scelte personali, • la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è legale.
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La tragedia: i personaggi
I personaggi sono spesso re, regine, principi, eroi o altri personaggi importanti, pieni di emozioni forti come rabbia, amore, odio, vendetta. Questi sentimenti li spingono a fare scelte che li portano a una fine tragica, come la morte o l’esilio. Il linguaggio delle tragedie è elegante, solenne e poetico, adatto alla grandezza delle storie e dei personaggi messi in scena.
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La tragedia: origine
In Grecia l’origine della tragedia è strettamente connessa alle feste religiose celebrate in onore di Dioniso (dio greco del vino, della festa, del teatro e della follia.)
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La tragedia: il declino
Durante il Medioevo, la tragedia conobbe un declino poiché era condannata dalla Chiesa per i suoi temi violenti e pagani. La Chiesa considerava la tragedia: • moralmente pericolosa • legata a culti antichi (come Dioniso) • inadatta a un’epoca dominata da valori religiosi e spirituali
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La tragedia: il declino
Nel corso del tempo, la tragedia ha progressivamente lasciato il posto alla commedia, un nuovo genere teatrale.
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La commedia
La commedia è un genere teatrale che mette in scena in modo leggero e divertente la realtà quotidiana, con lo scopo di suscitare il riso del pubblico. Le commedie hanno sempre un lieto fine e ritmi veloci e movimentati. La Commedia antica ha il suo principale esponente in Aristofane (commediografo greco), che per le sue trame si ispirava all’attualità politica e sociale.
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La funzione della tragedia: la catarsi
Aristotele, nel suo trattato Poetica (IV sec. a.C.), analizzò la tragedia e i suoi effetti sul pubblico. Secondo il filosofo, la tragedia suscita terrore e pietà nello spettatore, producendo una catarsi (dal greco katharsis = purificazione). La catarsi è una liberazione interiore: il pubblico prova emozioni forti senza viverle direttamente e riflette in modo più lucido e distaccato. Le tragedie mostrano le conseguenze di una colpa antica (umana o divina), da cui derivano rovina e dolore.
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La commedia
I personaggi della commedia sono uomini e donne comuni, che si esprimono con un linguaggio semplice e sono rappresentati in modo stereotipato, con poche e ricorrenti caratteristiche
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La commedia
Nel IV secolo a.C. la Commedia nuova, di cui Menandro fu il principale rappresentante, privilegiò vicende quotidiane e personaggi dalla psicologia e dai comportamenti prevedibili e ricorrenti. A Roma la commedia di derivazione greca era chiamata “Fabula palliata”. I suoi principali esponenti, Plauto e Terenzio, si ispirarono a vicende e temi tipici della commedia nuova di Menandro. Dopo un forte declino durante il Medioevo, si assiste a una rinascita della commedia nel Rinascimento, quando l’interesse per la cultura classica portò alla riscoperta delle commedie di Plauto e Terenzio.
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La commedia
Nel Settecento il genere comico introdusse personaggi più complessi e interamente scritti.
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il dramma moderno
Il dramma moderno è un tipo di teatro che nasce alla fine del XVIII secolo e si sviluppa nel XIX secolo, superando la separazione tra tragedia e commedia. Questo nuovo genere si concentra sulle vicende quotidiane e i problemi psicologici delle persone comuni, in particolare della borghesia. I principali autori del dramma borghese ottocentesco sono Ibsen e Strindberg
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il dramma moderno: caratteristiche
Temi principali: • La famiglia e i conflitti tra coniugi o genitori e figli. • Il denaro e le ambizioni legate al successo sociale e professionale. • Temi come l’adulterio, la solitudine, e l’ipocrisia. • Stile: Il dramma moderno racconta relazioni personali e difficoltà psicologiche con un linguaggio accessibile e realistico, così che il pubblico si possa facilmente riconoscere nelle storie. Nel Novecento, il dramma si evolve in nuove forme di teatro che esplorano ancora più varianti e sperimentazioni, dando vita al teatro contemporaneo.
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il dramma moderno: i personaggi
Il dramma borghese mette in scena personaggi appartenenti al ceto borghese, che vivono situazioni con cui il pubblico può facilmente identificarsi. Si prediligono ambientazioni domestiche e un linguaggio di registro medio
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il teatro pirallendiano
All'inizio del Novecento il dramma borghese venne fortemente rinnovato da Luigi Pirandello (1867-1936), scrittore, autore e regista, insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1934. Pirandello trasforma intrecci tipicamente drammatici - contrasti familiari, adultèri, difficoltà economiche, maldicenze e rivalità
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il teatro pirallendiano
Per Pirandello, la verità oggettiva non esiste, ma ci sono molteplici “verità” soggettive che dipendono dalle esperienze individuali delle persone. Questo punto di vista rende difficile definire una verità assoluta o universale. Il suo approccio contribuisce a creare un effetto di disorientamento sul pubblico, che si trova a confrontarsi con la relatività delle percezioni e delle realtà rappresentate.
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il teatro contemporaneo
Il teatro del Novecento adotta forme nuove, che comportano spesso l’abbattimento delle convenzioni tradizionali; ma enfatizza la riflessione sugli aspetti contraddittori, paradossali e assurdi del reale.
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la paura
La paura è un’emozione che si prova quando ci si sente in pericolo o minacciati, anche solo immaginando qualcosa di brutto che potrebbe accadere. Serve a farci reagire e proteggerci. La parola paura deriva dal latino pavor, che significa “spavento, tremore”. È collegata anche al verbo pavere, cioè “temere”. Ci sono diversi tipi di paura: Reale: ad esempio, se un cane ti corre incontro ringhiando. Irrazionale: quando hai paura di qualcosa che non è davvero pericoloso (es. paura del buio). Fobia: una paura molto intensa e duratura verso qualcosa di specifico (es. fobia dei ragni = aracnofobia). Ansia: una forma di paura verso qualcosa che potrebbe accadere in futuro. Dal punto di vista psicologico, la paura è una difesa naturale: attiva il corpo per reagire rapidamente. Fa battere il cuore più forte, ti fa sudare, e può farti scappare o combattere
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maschera
Quando si dice che una persona indossa una maschera, si intende che nasconde il suo vero carattere o i suoi sentimenti. In pratica, finge di essere diversa da com'è davvero. •ESEMPI• “Con tutti è gentile, ma è solo una maschera.” “Dietro la maschera del sorriso, era molto triste.” “A scuola fa il duro, ma è solo una maschera per nascondere la timidezza.” • SINONIMI Falsità Finzione Apparenza Facciata
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rabbia
La parola rabbia indica un'emozione forte e negativa che si prova quando si è frustrati, offesi, trattati ingiustamente o quando qualcosa non va come si vorrebbe. Rabbia è un sentimento di ira, irritazione o furia, che può portare a parole o azioni impulsive. È una reazione emotiva naturale, ma se non viene controllata può creare problemi. La parola viene dal latino rabies, che significa “furore, pazzia”, ed è collegata al verbo rabere, cioè “essere fuori di sé, impazzire”. •ESEMPI DI USO• “Ho provato una grande rabbia quando mi hanno accusato ingiustamente.” “Contò fino a dieci per calmare la rabbia.” “La sua rabbia esplose all’improvviso.”
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solitudine
La parola solitudine indica lo stato di chi è solo, cioè senza compagnia, ma può avere due significati diversi, uno positivo e uno negativo, a seconda del contesto. Deriva dal latino solitudo, -inis, che significa “isolamento, stato di essere solo”. •ESEMPIO• “Ogni tanto ho bisogno di un po’ di solitudine per pensare.”
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Ascolto
La parola ascolto indica l’azione di prestare attenzione a suoni o parole, usando l’udito e anche la concentrazione. Ma ha anche un significato più profondo, legato al capire e al dare importanza a chi parla. •ETIMOLOGIA• Deriva dal verbo ascoltare, dal latino auscultare, che significa “prestare orecchio, porre attenzione”. •SINONIMI• Udire (più fisico) Sentire Prestare attenzione Dare retta Comprensione (in senso profondo)
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Ascolto
La parola ascolto indica l’azione di prestare attenzione a suoni o parole, usando l’udito e anche la concentrazione. Ma ha anche un significato più profondo, legato al capire e al dare importanza a chi parla. •ETIMOLOGIA• Deriva dal verbo ascoltare, dal latino auscultare, che significa “prestare orecchio, porre attenzione”. •SINONIMI• Udire (più fisico) Sentire Prestare attenzione Dare retta Comprensione (in senso profondo)
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Cura
La parola cura ha diversi significati, ma in generale indica l’attenzione, l’impegno o l’intervento per aiutare qualcuno o qualcosa a stare meglio. •SIGNIFICATI PRINCIPALI DELLA PAROLA "CURA"• 1. In ambito medico È il trattamento per guarire una malattia o migliorare la salute. Esempio: “Sta facendo una cura per l’influenza.” 2. Attenzione verso una persona o un oggetto Vuol dire occuparsi con impegno di qualcuno o qualcosa. Esempio: “Si prende cura del suo cane con amore.” 3. Preoccupazione o interesse verso qualcosa Come sinonimo di “scrupolo” o “precisione”. Esempio: “Ha fatto il lavoro con grande cura.”
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•ETIMOLOGIA• Deriva dal latino cura, che significa proprio “preoccupazione, attenzione, sollecitudine”. •SINONIMI• Trattamento Assistenza Attenzione Premura Sollecitudine
Cura
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fragilità
La parola fragilità indica la debolezza o la facilità con cui qualcosa può rompersi, danneggiarsi o cedere. Può riferirsi sia a oggetti che a persone (fisicamente o emotivamente). •ETIMOLOGIA• Deriva dal latino fragilitas, da fragilis, che significa “che si può rompere”. •SINONIMI• Debolezza Delicatezza Instabilità Vulnerabilità Solidità Resistenza
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diversità
La parola diversità indica la presenza di differenze tra persone, cose, idee, culture o caratteristiche. Si riferisce al fatto che ogni individuo, gruppo o cosa è unico e distinto da altri. •ETIMOLOGIA• Deriva dal latino diversitas, che significa "differenza, varietà", da diversus, che significa “diverso, opposto”. •SINONIMI• Varietà Differenza Disparità Pluralità Unicità
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diversità
•ESEMPI DI USO• “La diversità è una risorsa fondamentale per la crescita sociale.” “Apprezzare la diversità di opinioni è essenziale in una democrazia.” “La diversità tra i vari gruppi di animali è impressionante.”
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inclusione
La parola inclusione indica l’azione di rendere parte di un gruppo o di una comunità tutte le persone, senza discriminazioni, garantendo a tutti le stesse opportunità di partecipazione e accesso. È un concetto che promuove l’accoglienza e il rispetto delle diversità. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal latino inclusio, che significa “atto di chiudere dentro, contenere”, dal verbo includere, che significa “includere, comprendere”. •SINONIMI• Accoglienza Partecipazione Integrazione
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empatia
La parola empatia indica la capacità di comprendere e condividere i sentimenti e le emozioni degli altri, mettendosi nei loro panni. Non significa solo comprendere ciò che gli altri provano, ma anche sentire in qualche modo ciò che stanno vivendo. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal greco empatheia, dove em significa "dentro" e pathos significa "sentimento" o "passione". Quindi, letteralmente, vuol dire "sentire dentro", cioè sentire ciò che l'altro sente. •SINONIMI• Comprensione Compassione Solidarietà
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empatia
•ESEMPI DI USO• “L’empatia ti permette di aiutare davvero gli altri, perché capisci cosa stanno passando.” “Un buon leader deve avere empatia per comprendere le necessità del suo team.” “Non si tratta solo di ascoltare, ma di sentire davvero ciò che l’altro prova.”
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tolleranza
La parola tolleranza indica la capacità di accettare e rispettare le opinioni, comportamenti o caratteristiche degli altri, anche se sono differenti dalle proprie. È una forma di rispetto verso le differenze e la coesistenza pacifica. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal latino tolerantia, che significa “pazienza, resistenza, sopportazione”. È legata al verbo tolerare, che significa “sopportare, sostenere”. •SINONIMI• Accettazione Rispetto Pazienza Permissività Considerazione
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tolleranza
•ESEMPI DI USO• “La tolleranza è essenziale in una società dove convivono diverse culture.” “Non bisogna mai perdere la tolleranza verso chi ha opinioni diverse dalle nostre.” “Un segno di maturità è la tolleranza verso le diversità degli altri.”
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tolleranza
•ESEMPI DI USO• “La tolleranza è essenziale in una società dove convivono diverse culture.” “Non bisogna mai perdere la tolleranza verso chi ha opinioni diverse dalle nostre.” “Un segno di maturità è la tolleranza verso le diversità degli altri.”
IL TEATRO
Gabriele Meloni
Created on March 27, 2025
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IL TEATRO
OLIAS, MELONI , ZILIANI, SERRA
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che cosa è?
Il teatro nasce dalla parola greca théatron e indica sia il luogo degli spettacoli sia il genere teatrale. Un’opera teatrale si chiama anche “dramma” perché mostra azioni e dialoghi senza un narratore. Qualsiasi storia recitata sul palco, sia comica che tragica, è un dramma. Per questo il linguaggio teatrale si dice drammatico. Chi scrive i testi è chiamato drammaturgo.
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gli elementi
Lo spettacolo teatrale ha tre elementi principali: spazio scenico, attori e pubblico. • Lo spazio scenico è il luogo dove si svolge lo spettacolo, separato dal pubblico dalla “quarta parete”, un limite immaginario tra realtà e finzione. • Gli attori sono coloro che interpretano la storia, possono essere persone o anche marionette. • Il pubblico è essenziale perché con le sue reazioni (risate, applausi, silenzi) rende vivo lo spettacolo e ne determina il successo o il fallimento.
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la rappresentazione teatrale
Il testo teatrale è il punto di partenza dello spettacolo, che prende vita grazie alla messa in scena con attori, scenografia, luci e suoni. Il regista sceglie come interpretare il testo e curare tutti questi elementi. • Scenografia e costumi: possono essere realistici, riproducendo fedelmente l’epoca, o simbolici, usando oggetti con significati evocativi. Anche luci e suoni aiutano a creare emozioni e atmosfere. • Tempo scenico: la durata dello spettacolo non coincide con quella della storia. Si usano flashback (per raccontare eventi passati) ed ellissi (per saltare momenti non mostrati). Nel teatro moderno, le storie possono coprire mesi o anni.
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Le caratteristiche del testo drammatico
Il testo teatrale si chiama copione e ha una struttura ben definita. • Atti e scene: la storia è divisa in atti, simili ai capitoli di un libro, che raccontano i momenti principali della vicenda. Solitamente sono da tre a cinque e separati da intervalli. • Ogni atto è diviso in scene, che cambiano quando entrano o escono nuovi personaggi.
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I personaggi
I personaggi in un’opera teatrale si dividono in tre categorie: • Principali: hanno un ruolo centrale nella storia, come il protagonista e, se presente, l’antagonista. • Secondari: hanno un ruolo minore, ma la loro presenza è fondamentale per lo sviluppo dell’azione. • Comparse: non partecipano attivamente alla trama, ma servono a creare l’ambiente. Spesso non hanno un nome.
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le battute
Nel teatro, la storia viene raccontata attraverso le battute dei personaggi, senza l’intervento di un narratore. Le battute possono essere di vari tipi: • Dialogo: è lo scambio di battute tra due o più personaggi. Se le battute sono brevi, il ritmo dell’azione è veloce. Se sono lunghe, il ritmo rallenta, e i personaggi spesso riflettono o raccontano eventi passati per aiutare a comprendere la storia.
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le battute
• Monologo: è una battuta lunga pronunciata da un personaggio che, o è solo sulla scena, o è circondato da altri personaggi che restano in silenzio. Il monologo rallenta l’azione e svela la personalità del personaggio. • A parte: un personaggio si rivolge al pubblico mentre gli altri personaggi fanno finta di non sentirlo. Le parole dette a parte sono spesso scritte tra parentesi o precedute dalla dicitura a parte.
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le didascalie
Le didascalie sono le indicazioni dell'autore su come deve essere allestita la scena, su come devono essere recitate le battute da parte degli attori e sui gesti da compiere. In genere sono tra parentesi nel testo, il più delle volte sono in corsivo, e hanno lunghezza variabile.
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il linguaggio drammatico
Nel teatro, il linguaggio e lo stile dipendono dal tipo di personaggi: • Personaggi di rango elevato usano un linguaggio ricercato e solenne. • Personaggi di ceto medio (come borghesi nelle opere moderne) parlano in modo corretto, ma senza eccessiva formalità. • Personaggi umili o popolani usano un linguaggio semplice, con espressioni gergali o dialettali.
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La tragedia
La tragedia è un tipo di spettacolo teatrale nato nell’antica Grecia, che racconta storie molto tristi e drammatiche, spesso piene di dolore, violenza e morte. Anche oggi usiamo la parola “tragedia” per descrivere eventi molto gravi e tristi. Le tragedie parlano di argomenti profondi e universali, come: • la colpa e la punizione, • il destino e le scelte personali, • la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è legale.
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La tragedia: i personaggi
I personaggi sono spesso re, regine, principi, eroi o altri personaggi importanti, pieni di emozioni forti come rabbia, amore, odio, vendetta. Questi sentimenti li spingono a fare scelte che li portano a una fine tragica, come la morte o l’esilio. Il linguaggio delle tragedie è elegante, solenne e poetico, adatto alla grandezza delle storie e dei personaggi messi in scena.
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La tragedia: origine
In Grecia l’origine della tragedia è strettamente connessa alle feste religiose celebrate in onore di Dioniso (dio greco del vino, della festa, del teatro e della follia.)
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La tragedia: il declino
Durante il Medioevo, la tragedia conobbe un declino poiché era condannata dalla Chiesa per i suoi temi violenti e pagani. La Chiesa considerava la tragedia: • moralmente pericolosa • legata a culti antichi (come Dioniso) • inadatta a un’epoca dominata da valori religiosi e spirituali
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La tragedia: il declino
Nel corso del tempo, la tragedia ha progressivamente lasciato il posto alla commedia, un nuovo genere teatrale.
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La commedia
La commedia è un genere teatrale che mette in scena in modo leggero e divertente la realtà quotidiana, con lo scopo di suscitare il riso del pubblico. Le commedie hanno sempre un lieto fine e ritmi veloci e movimentati. La Commedia antica ha il suo principale esponente in Aristofane (commediografo greco), che per le sue trame si ispirava all’attualità politica e sociale.
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La funzione della tragedia: la catarsi
Aristotele, nel suo trattato Poetica (IV sec. a.C.), analizzò la tragedia e i suoi effetti sul pubblico. Secondo il filosofo, la tragedia suscita terrore e pietà nello spettatore, producendo una catarsi (dal greco katharsis = purificazione). La catarsi è una liberazione interiore: il pubblico prova emozioni forti senza viverle direttamente e riflette in modo più lucido e distaccato. Le tragedie mostrano le conseguenze di una colpa antica (umana o divina), da cui derivano rovina e dolore.
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La commedia
I personaggi della commedia sono uomini e donne comuni, che si esprimono con un linguaggio semplice e sono rappresentati in modo stereotipato, con poche e ricorrenti caratteristiche
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La commedia
Nel IV secolo a.C. la Commedia nuova, di cui Menandro fu il principale rappresentante, privilegiò vicende quotidiane e personaggi dalla psicologia e dai comportamenti prevedibili e ricorrenti. A Roma la commedia di derivazione greca era chiamata “Fabula palliata”. I suoi principali esponenti, Plauto e Terenzio, si ispirarono a vicende e temi tipici della commedia nuova di Menandro. Dopo un forte declino durante il Medioevo, si assiste a una rinascita della commedia nel Rinascimento, quando l’interesse per la cultura classica portò alla riscoperta delle commedie di Plauto e Terenzio.
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La commedia
Nel Settecento il genere comico introdusse personaggi più complessi e interamente scritti.
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il dramma moderno
Il dramma moderno è un tipo di teatro che nasce alla fine del XVIII secolo e si sviluppa nel XIX secolo, superando la separazione tra tragedia e commedia. Questo nuovo genere si concentra sulle vicende quotidiane e i problemi psicologici delle persone comuni, in particolare della borghesia. I principali autori del dramma borghese ottocentesco sono Ibsen e Strindberg
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il dramma moderno: caratteristiche
Temi principali: • La famiglia e i conflitti tra coniugi o genitori e figli. • Il denaro e le ambizioni legate al successo sociale e professionale. • Temi come l’adulterio, la solitudine, e l’ipocrisia. • Stile: Il dramma moderno racconta relazioni personali e difficoltà psicologiche con un linguaggio accessibile e realistico, così che il pubblico si possa facilmente riconoscere nelle storie. Nel Novecento, il dramma si evolve in nuove forme di teatro che esplorano ancora più varianti e sperimentazioni, dando vita al teatro contemporaneo.
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il dramma moderno: i personaggi
Il dramma borghese mette in scena personaggi appartenenti al ceto borghese, che vivono situazioni con cui il pubblico può facilmente identificarsi. Si prediligono ambientazioni domestiche e un linguaggio di registro medio
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il teatro pirallendiano
All'inizio del Novecento il dramma borghese venne fortemente rinnovato da Luigi Pirandello (1867-1936), scrittore, autore e regista, insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1934. Pirandello trasforma intrecci tipicamente drammatici - contrasti familiari, adultèri, difficoltà economiche, maldicenze e rivalità
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il teatro pirallendiano
Per Pirandello, la verità oggettiva non esiste, ma ci sono molteplici “verità” soggettive che dipendono dalle esperienze individuali delle persone. Questo punto di vista rende difficile definire una verità assoluta o universale. Il suo approccio contribuisce a creare un effetto di disorientamento sul pubblico, che si trova a confrontarsi con la relatività delle percezioni e delle realtà rappresentate.
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il teatro contemporaneo
Il teatro del Novecento adotta forme nuove, che comportano spesso l’abbattimento delle convenzioni tradizionali; ma enfatizza la riflessione sugli aspetti contraddittori, paradossali e assurdi del reale.
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la paura
La paura è un’emozione che si prova quando ci si sente in pericolo o minacciati, anche solo immaginando qualcosa di brutto che potrebbe accadere. Serve a farci reagire e proteggerci. La parola paura deriva dal latino pavor, che significa “spavento, tremore”. È collegata anche al verbo pavere, cioè “temere”. Ci sono diversi tipi di paura: Reale: ad esempio, se un cane ti corre incontro ringhiando. Irrazionale: quando hai paura di qualcosa che non è davvero pericoloso (es. paura del buio). Fobia: una paura molto intensa e duratura verso qualcosa di specifico (es. fobia dei ragni = aracnofobia). Ansia: una forma di paura verso qualcosa che potrebbe accadere in futuro. Dal punto di vista psicologico, la paura è una difesa naturale: attiva il corpo per reagire rapidamente. Fa battere il cuore più forte, ti fa sudare, e può farti scappare o combattere
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maschera
Quando si dice che una persona indossa una maschera, si intende che nasconde il suo vero carattere o i suoi sentimenti. In pratica, finge di essere diversa da com'è davvero. •ESEMPI• “Con tutti è gentile, ma è solo una maschera.” “Dietro la maschera del sorriso, era molto triste.” “A scuola fa il duro, ma è solo una maschera per nascondere la timidezza.” • SINONIMI Falsità Finzione Apparenza Facciata
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rabbia
La parola rabbia indica un'emozione forte e negativa che si prova quando si è frustrati, offesi, trattati ingiustamente o quando qualcosa non va come si vorrebbe. Rabbia è un sentimento di ira, irritazione o furia, che può portare a parole o azioni impulsive. È una reazione emotiva naturale, ma se non viene controllata può creare problemi. La parola viene dal latino rabies, che significa “furore, pazzia”, ed è collegata al verbo rabere, cioè “essere fuori di sé, impazzire”. •ESEMPI DI USO• “Ho provato una grande rabbia quando mi hanno accusato ingiustamente.” “Contò fino a dieci per calmare la rabbia.” “La sua rabbia esplose all’improvviso.”
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solitudine
La parola solitudine indica lo stato di chi è solo, cioè senza compagnia, ma può avere due significati diversi, uno positivo e uno negativo, a seconda del contesto. Deriva dal latino solitudo, -inis, che significa “isolamento, stato di essere solo”. •ESEMPIO• “Ogni tanto ho bisogno di un po’ di solitudine per pensare.”
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Ascolto
La parola ascolto indica l’azione di prestare attenzione a suoni o parole, usando l’udito e anche la concentrazione. Ma ha anche un significato più profondo, legato al capire e al dare importanza a chi parla. •ETIMOLOGIA• Deriva dal verbo ascoltare, dal latino auscultare, che significa “prestare orecchio, porre attenzione”. •SINONIMI• Udire (più fisico) Sentire Prestare attenzione Dare retta Comprensione (in senso profondo)
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Ascolto
La parola ascolto indica l’azione di prestare attenzione a suoni o parole, usando l’udito e anche la concentrazione. Ma ha anche un significato più profondo, legato al capire e al dare importanza a chi parla. •ETIMOLOGIA• Deriva dal verbo ascoltare, dal latino auscultare, che significa “prestare orecchio, porre attenzione”. •SINONIMI• Udire (più fisico) Sentire Prestare attenzione Dare retta Comprensione (in senso profondo)
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Cura
La parola cura ha diversi significati, ma in generale indica l’attenzione, l’impegno o l’intervento per aiutare qualcuno o qualcosa a stare meglio. •SIGNIFICATI PRINCIPALI DELLA PAROLA "CURA"• 1. In ambito medico È il trattamento per guarire una malattia o migliorare la salute. Esempio: “Sta facendo una cura per l’influenza.” 2. Attenzione verso una persona o un oggetto Vuol dire occuparsi con impegno di qualcuno o qualcosa. Esempio: “Si prende cura del suo cane con amore.” 3. Preoccupazione o interesse verso qualcosa Come sinonimo di “scrupolo” o “precisione”. Esempio: “Ha fatto il lavoro con grande cura.”
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•ETIMOLOGIA• Deriva dal latino cura, che significa proprio “preoccupazione, attenzione, sollecitudine”. •SINONIMI• Trattamento Assistenza Attenzione Premura Sollecitudine
Cura
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fragilità
La parola fragilità indica la debolezza o la facilità con cui qualcosa può rompersi, danneggiarsi o cedere. Può riferirsi sia a oggetti che a persone (fisicamente o emotivamente). •ETIMOLOGIA• Deriva dal latino fragilitas, da fragilis, che significa “che si può rompere”. •SINONIMI• Debolezza Delicatezza Instabilità Vulnerabilità Solidità Resistenza
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diversità
La parola diversità indica la presenza di differenze tra persone, cose, idee, culture o caratteristiche. Si riferisce al fatto che ogni individuo, gruppo o cosa è unico e distinto da altri. •ETIMOLOGIA• Deriva dal latino diversitas, che significa "differenza, varietà", da diversus, che significa “diverso, opposto”. •SINONIMI• Varietà Differenza Disparità Pluralità Unicità
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diversità
•ESEMPI DI USO• “La diversità è una risorsa fondamentale per la crescita sociale.” “Apprezzare la diversità di opinioni è essenziale in una democrazia.” “La diversità tra i vari gruppi di animali è impressionante.”
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inclusione
La parola inclusione indica l’azione di rendere parte di un gruppo o di una comunità tutte le persone, senza discriminazioni, garantendo a tutti le stesse opportunità di partecipazione e accesso. È un concetto che promuove l’accoglienza e il rispetto delle diversità. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal latino inclusio, che significa “atto di chiudere dentro, contenere”, dal verbo includere, che significa “includere, comprendere”. •SINONIMI• Accoglienza Partecipazione Integrazione
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empatia
La parola empatia indica la capacità di comprendere e condividere i sentimenti e le emozioni degli altri, mettendosi nei loro panni. Non significa solo comprendere ciò che gli altri provano, ma anche sentire in qualche modo ciò che stanno vivendo. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal greco empatheia, dove em significa "dentro" e pathos significa "sentimento" o "passione". Quindi, letteralmente, vuol dire "sentire dentro", cioè sentire ciò che l'altro sente. •SINONIMI• Comprensione Compassione Solidarietà
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empatia
•ESEMPI DI USO• “L’empatia ti permette di aiutare davvero gli altri, perché capisci cosa stanno passando.” “Un buon leader deve avere empatia per comprendere le necessità del suo team.” “Non si tratta solo di ascoltare, ma di sentire davvero ciò che l’altro prova.”
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tolleranza
La parola tolleranza indica la capacità di accettare e rispettare le opinioni, comportamenti o caratteristiche degli altri, anche se sono differenti dalle proprie. È una forma di rispetto verso le differenze e la coesistenza pacifica. •ETIMOLOGIA• La parola deriva dal latino tolerantia, che significa “pazienza, resistenza, sopportazione”. È legata al verbo tolerare, che significa “sopportare, sostenere”. •SINONIMI• Accettazione Rispetto Pazienza Permissività Considerazione
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tolleranza
•ESEMPI DI USO• “La tolleranza è essenziale in una società dove convivono diverse culture.” “Non bisogna mai perdere la tolleranza verso chi ha opinioni diverse dalle nostre.” “Un segno di maturità è la tolleranza verso le diversità degli altri.”
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tolleranza
•ESEMPI DI USO• “La tolleranza è essenziale in una società dove convivono diverse culture.” “Non bisogna mai perdere la tolleranza verso chi ha opinioni diverse dalle nostre.” “Un segno di maturità è la tolleranza verso le diversità degli altri.”
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