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PEPPINO IMPASTATO
Kekka Cristiano
Created on March 25, 2025
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PEPPINO IMPASTATO
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CHI E' PEPPINO IMPASTATO
A Cinisi è un venerdì sera qualunque. È la primavera del 1978, con l’imbrunire le strade si sono svuotate e le famiglie si sono ritirate nelle rispettive case, dove la radio gracchia a volume sommesso. Al microfono, dall’altro lato dell’apparecchio, c’è un ragazzo di trent’anni. Ha lo sguardo acuto, le spalle strette, i capelli spettinati e una voce che graffia l’etere con un’ironia tagliente, sferzando duri attacchi agli “uomini d’onore” che in Sicilia detengono il potere per mano della criminalità organizzata.
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Si chiama Giuseppe Impastato,detto Peppino, nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia legata a Cosa nostra. Il padre Luigi (1905-1977) era stato inviato al confino durante il periodo fascista per la sua appartenenza alla mafia, lo zio e gli altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre, Cesare Manzella, era il capomafia del paese. Il ragazzo ruppe presto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, e avviò un'attività politico-culturale di sinistra e antimafia.
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L'ONDA PAZZA
Nel 1965 Peppino fonda il giornalino L'Idea socialista e aderisce al Partito socialista italiano di Unità proletaria, cui segue la militanza nei gruppi di Nuova sinistra e l’impegno concreto nella lotta all’esproprio delle terre per costruire la terza pista dell’aeroporto di Palermo. Nel 1975 forma il gruppo Musica e cultura, che organizza cineforum, eventi musicali e dibattiti. Due anni più tardi a Terrasini fonda Radio Aut, gestita con gli amici Andrea Bartollotta, Carlo Bommarito e Faro Di Maggio.
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Ogni venerdì sera sulla frequenza 98.000 Mhz va in onda Onda Pazza, trasmissione satiro-schizo-politica che diventa in breve tempo un vero e proprio radiogiornale di controinformazione. Racconta cosa accade in consiglio comunale e nelle stanze del potere. Fa nomi e cognomi trasformando in satira gli affari di «Tano Seduto», capo tribù di quella «cretina commedia» che ricalca la drammatica realtà in cui la sua terra è invischiata. Cinisi diventa Mafiopoli e il municipio è il «maficìpio», dove il grande capo Tano Seduto (soprannome affibbiato al boss Gaetano Badalamenti, detto Zu Tano) gestisce traffici di droga e appalti con il silenzio assenso delle istituzioni locali.
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L'ASSASSINIO
La notte tra il 9 maggio 1978, sei giorni prima delle elezioni amministrative, Peppino Impastato viene picchiato a morte e fatto saltare in aria con sei chili di tritolo. I suoi resti dilaniati dall’esplosione vengono ritrovati lungo un tratto della ferrovia che collega Palermo a Trapani. L’agghiacciante notizia viene oscurata da un’altra morte illustre, quella di Aldo Moro, ex premier e deputato della Democrazia Cristiana. Gli inquirenti liquidano la morte di Peppino con un’ipotesi di “atto terroristico” ordito dalla stessa vittima e finito male. Oppure si tratta di un suicidio? Quest'ultima ipotesi è corroborata dal ritrovamento di una lettera che annuncerebbe il desiderio del giovane di farla finita.
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Nonostante però presto si sia appurato che non si è trattato di suicidio, iniziano a scomparire documenti e ad apparire prove false, si dimentica di cercare testimoni chiave e s'ignorano i luoghi reali dell'omicidio. Sul delitto, insomma, cala ancora una volta il velo dell’omertà. Sui muri di Cinisi e Palermo, però, compaiono manifesti che gridano a lettere cubitali una verità tanto evidente quanto silenziosa: «Peppino Impastato è stato assassinato dalla mafia».
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E il 16 maggio 1978 avviene la vera rivoluzione: la madreF elicia e il fratello Giovanni presentano alla procura un esposto per chiedere che vengano svolte indagini sull'omicidio di Peppino, ucciso per mano mafiosa. Un atto di coraggio e di orgoglio, di amore per quello che Peppino Impastato era stato in vita, e che non ha mai smesso di essere nemmeno da morto: la spinta all'azione, a provare a fare in modo che le cose cambino.
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LA RIVOLUZIONE
Al suo funerale partecipano circa mille persone. Sulla sua tomba si legge «Rivoluzionario e militante comunista, assassinato dalla mafia democristiana». Il 14 maggio 1978 il suo nome viene ripetuto 260 volte, una per ogni voto ricevuto: Peppino viene eletto in consiglio comunale, con il sei per cento delle referenze. In consiglio comunale il suo seggio rimane vuoto, un’assenza che continua fare rumore e scuotere le coscienze della piccola Cinisi, con un’eco ben più ampia.
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GRAZIE PER LA VISIONE
- PAGANO DESIREE
- CRISTIANO FRACESCA
- COSTANZO GIOVANNI
- RUSSO PIER VINCENZO
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