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LA SCHIAVITÙ: DALL'ANTICHITÀ A OGGI

BADICEL SARA MARIA

Created on March 23, 2025

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LA SCHIAVITÙ: DALL'ANTICHITÀ A OGGI

BADICEL SARA MARIA

Schiavitù infantile

Schiavitù dall'Ottocento

Schiavitù nell'antichità

Costituzione italiana

Schiavitù moderna

Con l'abolizione della schiavitù legale, si potrebbe pensare che il problema sia stato risolto. Oggi esistono nuove forme di schiavitù, più subdole e meno visibili.

Se Aristotele vedeva lo schiavo come uno "strumento inanimato", Seneca cercava la libertà interiore. Ma nella storia, la schiavitù non è rimasta solo una teoria: è stata una realtà concreta dall'antica Roma fino al Novecento.

La schiavitù non è solo una questione di catene fisiche. È un concetto che si è evoluto nei secoli. Da Aristotele a Marx, il pensiero filosofico ha cercato di definire chi è veramente libero e chi è schiavo.

La schiavitù ha attraversato la storia, dalla filosofia alla realtà sociale, dall'antichità fino oggigiorno. Un passo importante è stato fatto con la Costituzione italiana, che afferma con forza il rifiuto di ogni forma di schiavitù e sfruttamento.

Le forme di schiavitù colpiscono soprattutto i più vulnerabili: i bambini. Non è un fenomeno solo contemporaneo. Anche in Italia, nel passato, molti bambini hanno vissuto situazioni di sfruttamento e privazione della libertà. La letteratura offre esempi emblematici.

RIFLESSIONI PERSONALI

La schiavitù rappresenta una delle forme più disumane che la stroria dell'essere umana abbia conosciuto e conosce tutt'oggi. A mio parere ridurre un uomo a una merce, privarlo della propria libertà e dignità, è una ferita che segna profondamente la società e l'individuo, creando divisioni persistenti. Come descritto in precedenza la schiavitù non è soltanto un fenomeno del passato, ma è anche contemporaneo. La schiavitù è un sistema che annullal'individualità e riduce l'essere umano al nulla. Quello che trovo ancora più disumano è opprimere persone vulnerabili come i bambini, i quali non hanno né la capacità né la possibilità di difendersi. Lavorare in modo forzato e in condizioni di precarie li espone a gravi rischi per la salute. Straziante è pensare come quest'ultimi siano costretti a vivere senza speranza, senza sogni e senza la possibilità di scegliere per il loro futuro. La lotta contro questo fenomeno richiede un maggiore impegno da parte di qualunque essere umano e civile e in quanto bisogna tenere fronte all'indifferenza. Troppo spesso, infatti, non si vuole vedere la sofferenza degli altri, per paura di affrontare la realtà o di sentirsi impotenti. Eppure l'ignorarla non la fa sparire. La schiavitù, anche nelle forme più subdole e meno evidenti, è una realtà per milioni di persone e bisogna attuarre un profondo cambiamento nelle coscienze di tutt.

Gli articoli della Costituzione italiana e il punto 8.7 dell'Agenda 2030

L'obiettivo 8.7 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite mira a "prendere misure immedite e efficaci per eradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù e al traffico di esseri uani e a garantire la proibizione e l'eliminazione delle forme peggiori di lavoro minorile, compreso l'utilizzo di bambini soldato, entro il 2025".

ART. 3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

ART. 37"La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. (...) La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione."

La schiavitù nell'antichità

I tempi della Roma Imperiale

Nell'antichità, la schiavitù era una realtà consolidata, in particolar modo nell'Impero Romano, e ha suscitato riflessioni filosofiche che ne giustificavano l'esistenza in base a concetti diversi. Aristotele, nella sua opera "Politica", ritiene la schiavitù come condizione naturale per coloro che sono privi di ragione, e per tale ragione sono destinati a servire come "strumenti inanimati", incapaci di autodeterminarsi. Questa visione, che legava la schiavitù a un presunto ordine naturale delle cose, influenzò profondamente il pensiero romano. Cicerone, ad esempio, nel "De Officiis", pur riconoscendo l'importanza degli schiavi nell'economia romana, giustifica la schiavitù come un prodotto del destino, senza mai mettere in discussione le fondamenta morali del sistema. Seneca, tuttavia, nelle "Epistulae Morales ad Lucilium, 47" abbandona l'approccio giustificatorio e critica apertamente la brutalità della schiavitù, pur non proponendo una sua abolizione radicale. Seneca invita i padroni a trattare gli schiavi con maggiore umanità, riconoscendo la comune dignità di tutti gli esseri umani. Durante la Roma Imperiale stoicismo e cristianesimo iniziano a condividere l'idea che la vera libertà sia interiore e promuovono l'uguaglianza e il rispetto per gli schiavi. Seneca e San Paolo di Tarso, attraverso le loro lettere, riflettono questa visione comune.

Lo sfruttamento dei bambini

Lo sfruttamento dei bambini rappresenta una delle forma più cruente di schiavitù moderna. I bambini, infatti, sono spesso costretti a subire abusi fisici, emotivi ed economici in contesti di lavoro forzato, sfruttamento sessuale e persino come soldati. Emblematica è la storia di Iqbal Masih, un bambino pakistano, che venduto dal padre a causa di debiti, fu costretto a lavorare come tappettaro fin da qaundo aveva solo 5 anni. Dopo aver acquisito consapevolezza della sua schiavitù, Iqbal divenne un attivista contro il lavoro minorile, ma fu tragicamente assassinato all'età di 12 anni.

La denuncia della letteratura

La letteratura ha svolto un ruolo cruciale nel denunciare lo sfruttamento minorile. Chiaro è l'esempio di Giovanni Verga il quale con la storia di "Rosso Malpelo" ha denunciato come i bambini fossero costretti a diventare adulti troppo presto. In Inghilterra, invece, a denunciare le atrocità di tale fenomeno fu Charles Dickens. Quest ultimo ha vissuto in prima persona l'orrore della povertà e dello sfruttamento, poiché fu costretto a lavorare per pagare i debiti familiari. Questa esperienza influenzò profondamente la sua scrittura, spingendolo a denunciare le condizioni di vita dei bambini poveri e sfruttati, come lo si può notare nel romanzo "Oliver Twist".

La schiavitù moderna

Oggigiorno si parla di schiavitù moderna perché pur avendo cambiato volto, essa continua a esistere. Quest'ultima si manifesta in modi più subdoli, attraverso: - lo sfruttamento lavorativo; - il traffico di esseri umani; - i matrimoni forzati; - lo sfruttamento sessuale; - le nuove dipendenze; La schiavitù moderna non è un problema lontano. È intorno a noi, nei prodotti che compriamo, nei lavoratori sfruttati, nei bambini senza infanzia, nelle donne private dalla loro libertà. Spesso non la vediamo perché è nascosta dietro cobtratti fasulli, pronesse ingannevoli e un sistema che ignora chi soffre. Solo riconoscendo la schiavitù moderna possiamo iniziare a combatterla.

La schiavitù dall'Ottocento

Tra filosofia e storia

Marx, successivamente, critica il sistema capitalistico, sostenendo che il lavoro salariato può diventare una forma di schiavitù, dove il lavoratore è alienato dal prodotto del suo lavoro. Nel XX secolo il regime fascista adotta lo slogan "Il lavoro rende liberi", utilizzandolo come strumento di propaganda per giustificare politiche oppressive e lo sfruttamento dei lavoratori. Così, mentre la dichiarazione del 1789 proclamava la libertà, il totalitarismo ha dimostrato come la schiavitù possa assumere nuove forme, anche dopo la sua abolizione ufficiale.

Nel XVIII secolo la schiavitù viene messa in discussione con la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" del 1789. Gli articoli 1 e 2 affermano che "gli uomini nascono e sono liberi e uguali nei diritti" e che lo scopo della società è tutelare queste libertà, segnando un passo decisivo verso l'abolizione legale della schiavitù. Questi ideali influenzano il pensiero filosofico dell'epoca, portando a una rivalutazione del ruolo del lavoro nella società.

"Il lavoro rende liberi"

Hegel, nella sua dialettica servo-padrone, descrive come il lavoro possa emancipare l'individuo, trasformando la realtà e sé stesso.