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La figura della donna

kjmanjot

Created on March 23, 2025

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Transcript

La figura della donna

Il contesto storico

Donne e fascismo:tra mito e realtà

Il fascismo impone un modello di donna madre e moglie, funzionale alla crescita demografica e al controllo sociale. La donna è vista come custode della famiglia e della razza, non come individuo autonomo. Apparenti concessioni:
  • Il diritto di voto alle donne fu solo amministrativo (1925), e mai applicato nelle elezioni politiche (abolite);
  • le donne potevano partecipare ad organizzazioni fasciste femminili, ma solo in ruoli subordinati e educativi.

Nonostante la repressione, molte donne riuscirono a trovare spazi di autonomia:
  • Continuarono a studiare e lavorare;
  • alcune si impegnarono nell’antifascismo e, successivamente, nella Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale;
  • la storica Victoria de Grazia sottolinea come le donne italiane, pur vivendo sotto un regime autoritario e repressivo, abbiano cercato di difendere la loro dignità e i loro diritti.

Oggi alcuni sostengono che il fascismo abbia valorizzato le donne, dando loro più diritti e visibilità.

Il mito diffuso

La realtà storica

La resistenza femminile

Prima del fascismo: la condizione femminile in Italia

Società patriarcale e diseguaglianze

Accesso all’istruzione e al lavoro

Primi movimenti femminili

1915

Durante la Prima Guerra Mondiale

1918

Le politiche fasciste nei confronti delle donne

Le politiche fasciste nei confronti delle donne

La madre italiana

Limitazioni politiche

Manipolazione demografica e matrimonio riparatore

Discriminazione economica e lavorativa

Discriminazione economica e lavorativa

Legge sulle posizioni lavorative

Esclusione dalle professioni

1938

1925

Conseguenze a lungo termine

Provvedimento per i concorsi pubblici

1933

L'opera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia

O.N.M.I

CHE COS'è?

OBBIETTIVI PRINCIPALI

ATTIVITA' E INIZIATIVE

CONTRADDIZIONI E LIMITI

La reazione delle donne

Resistenza, compromesso e strategie di autonomia

Durante il regime fascista, le donne non subirono passivamente le restrizioni imposte, ma cercarono spazi di libertà. Le ex suffragiste, pur non potendo più battersi per il voto, si dedicarono all’istruzione e al lavoro femminile attraverso il volontariato.

Alcune donne accettarono il modello imposto dal regime, altre lo aggirarono. Creando reti di supporto e lavorando in modo informale, riuscirono a mantenere una certa indipendenza, nonostante la propaganda che le voleva solo madri e mogli.

Con la fine della guerra, le donne non vollero più tornare ai vecchi ruoli. Forti di nuove esperienze, si impegnarono per i loro diritti, chiedendo più libertà nel lavoro e nella società, avviando così un cambiamento irreversibile.

Il fascismo ha relegato le donne a un ruolo marginale, esaltandole come madri e custodi dei valori tradizionali, ma privandole di diritti fondamentali. Il regime ha limitato la loro presenza nella vita politica e professionale, impedendo ogni forma di emancipazione. Tuttavia, molte donne hanno trovato strategie per aggirare queste restrizioni e affermare la propria indipendenza.

Nonostante la repressione, le donne hanno partecipato attivamente alla resistenza, contribuendo alla caduta del regime. Dopo il fascismo, il loro impegno ha portato a conquiste fondamentali, come il diritto di voto nel 1946. La loro lotta è stata essenziale per costruire una società più giusta e paritaria.

Grazie dell'attenzione

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Le limitazione politiche

Maggio 1923 --> Durante il IX Congresso della Federazione Internazionale Pro Suffragio, Mussolini annuncia l'intenzione del governo fascista di concedere il diritto di voto alle donne, inizialmente per il suffragio amministrativo. 1925 --> Il regime fascista concede alle donne il voto amministrativo, ma con forti limitazioni: elettorato ristretto a donne di 25 anni e con criteri selettivi (madri e mogli di caduti, laureate, donne con reddito). 1926 --> Una riforma amministrativa abolisce le elezioni locali, rendendo il voto femminile del tutto inutile. 1945 --> Solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del fascismo, le donne italiane ottengono il pieno diritto di voto. 2 giugno 1946 - -> Le donne esercitano per la prima volta il diritto di voto durante il referendum del 2 giugno 1946, segnando l'inizio di un lungo processo di emancipazione.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si registrano i primi segnali di cambiamento. Alcune donne accedono all’istruzione superiore e universitaria, anche se in numero limitato. Riuscirono a laurearsi e a entrare in professioni come l’insegnamento e la medicina, ma la maggior parte era ancora impiegata in lavori poco qualificati e mal retribuiti, come l’industria tessile o la servitù domestica.

Nonostante le donne fossero formalmente riconosciute come cittadine, il regime le considerava principalmente per il loro ruolo di madri, senza un pieno riconoscimento della loro individualità o dei loro diritti civili. Per il fascismo, le donne facevano parte della famiglia, vista come un pilastro della stabilità dello Stato, e venivano confinate esclusivamente alla sfera domestica. La figura della "madre italiana" veniva celebrata, ma solo in quanto strumento per generare nuovi cittadini, destinati a essere forti e pronti a servire la patria.

Alla fine del XIX secolo, la società italiana era profondamente patriarcale. Le donne erano sottomesse al marito, secondo il Codice Civile del 1865, che le poneva sotto la sua tutela legale, impedendo loro di prendere decisioni autonome. Il loro ruolo era confinato alla sfera domestica, come mogli e madri, senza alcun diritto politico.

OMNI e matrimonio riparatore

Il regime fascista adottò una politica demografica mirata ad aumentare la popolazione, incentivando le donne a procreare per rafforzare la nazione. Le famiglie numerose erano premiate come esempio di virtù fascista, e l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia sosteneva le madri, ma sempre per favorire la natalità a beneficio dello Stato. In questo contesto, il corpo femminile veniva visto come uno strumento per la propagazione della razza e della forza lavoro. In questo contesto di controllo e manipolazione, una pratica legale che influenzò profondamente la società italiana fino alla metà del XX secolo fu il matrimonio riparatore. Questa norma permetteva all’autore di uno stupro di evitare la condanna sposando la vittima, legandola così a lui per sempre.

In questo contesto emergono i primi movimenti femministi:

  • L’Unione Femminile Nazionale (1899) e il Comitato Pro-Voto (1906) si battono per l’emancipazione e il diritto di voto.
  • Nel 1912, la legge estese il suffragio agli uomini analfabeti, ma le donne rimasero escluse.
Nonostante le difficoltà, i movimenti femministi continuarono la loro battaglia, ponendo le basi per rivendicazioni future.