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la tomba degli scudi

RAGNO ROCCO

Created on March 17, 2025

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la tomba degli scudi

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Dobbiamo dire che in realtà sono tre tombe :

  • tomba degli scudi
  • tomba delle sedie
  • tomba dei leopardi

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Tomba degli scudi

La Tomba degli Scudi si trova a Tarquinia. Fu scoperta nel 1870 in località “Primi Archi” e fu subito chiamata “Tomba Marzi”. È databile al 340 a.C., nel periodo del primo ellenismo (terzo quarto del IV sec. a.C.). Questa tomba è uno dei più grandi sepolcri di Tarquinia e un tipico esempio di ipogeo gentilizio del primo ellenismo.La pianta della tomba simula quella di una casa, con un atrio centrale su cui si aprono tre ambienti: uno sul fondo e due laterali. Solo il vano centrale e la camera di fondo sono decorati. I soffitti sono a doppio spiovente, con travi in rilievo nel vano principale, dove recenti puliture hanno rivelato una decorazione dipinta che imita le venature del legno. La tomba presenta numerose iscrizioni dipinte, riferibili principalmente alla famiglia Velcha, proprietaria del sepolcro, una "gens" tarquiniese importante e potente nota anche dalla tomba dell’Orco. Nella tomba erano sepolti anche personaggi illustri appartenenti ad altre famiglie, come quella degli Aprthna e dei Camna.Le scene più significative della camera centrale si trovano sulla parete frontale e su quella destra, dove sono raffigurate due coppie: la prima composta da un uomo semisdraiato su una kline con drappi sfarzosi e da una donna seduta ai suoi piedi, identificabili come Larth Velcha, fondatore della tomba, e Velia Seithiti, sua sposa. Accanto a loro si trovano Velthur Velcha, padre del fondatore, e la sua sposa Ravnthu Arpthnai, quest’ultima coppia raffigurata anche sulla parete sinistra in atteggiamento regale. Sulla parete d’ingresso sono presenti scene di corteo che alludono al viaggio verso l’aldilà di Larth Velcha, scortato dai littori, la cui presenza sottolinea la dignità della sua carica di magistrato. Il fregio d’armi nella camera di fondo, in cui sono raffigurati gli scudi che danno il nome alla tomba, vuole forse evidenziare il ruolo militare della famiglia aristocratica.La decorazione della tomba celebra le virtù e il rango della famiglia Velcha, immortalando il momento della partenza del defunto verso l’oltretomba e il banchetto funebre cui partecipano idealmente tutti i membri della famiglia. Durante questo banchetto, Larth Velcha e sua moglie Velia sono rappresentati mentre si scambiano un uovo, simbolo della vita che non finisce e della rigenerazione. Il banchetto è allietato da due suonatori, uno dei quali suona un aulos doppio ed è rappresentato in modo veristico mentre soffia con le gote gonfie.A causa delle particolari condizioni climatiche e della tecnica di esecuzione, i dipinti si trovano oggi in stato di avanzato degrado. L’intonaco dipinto è distaccato dal supporto e incoerente. Sulla superficie dipinta si notano leggeri depositi di nerofumo lasciati dalle lampade all’acetilene utilizzate in passato. Per questo motivo, attualmente la tomba è chiusa al pubblico.Le Tombe della necropoli di Tarquinia, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2004, rappresentano un documento eccezionale per la pittura e la cultura del mondo etrusco, fornendo informazioni sulla vita quotidiana e sul rapporto con la morte. Grazie a numerosi voti raccolti durante il censimento del 2014 nell'ambito de "I Luoghi del Cuore", la tomba ha ottenuto un intervento di restauro da parte del FAI. I restauri hanno permesso di rimuovere patine di microrganismi, salino, terra e argilla, riscoprendo una pellicola pittorica resistente dai colori brillanti e la tecnica pittorica etrusca. Nel 2014 la tomba è stata aperta al pubblico durante le Giornate FAI di Primavera, evidenziando la necessità del restauro. In seguito ai restauri, è stato pubblicato un volume di studi sulla Tomba degli Scudi. La Tomba degli Scudi è stata votata anche in altri censimenti de "I Luoghi del Cuore" negli anni successivi. La decorazione della tomba, oltre a celebrare la famiglia Velcha, ne racconta e raffigura l'importanza sociale e politica.

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Tomba delle Sedie

La Tomba delle Cinque Sedie si trova nella necropoli del Comune di Cerveteri, precisamente nella zona della Via Sepolcrale Principale. Fu scoperta nel 1865 dalla famiglia di antiquari romani Castellani e risale al VII secolo a.C.. Questa tomba è l'unica presente in un grande tumulo di oltre venti metri di diametro. Vi si accede attraverso un breve dromos e si compone di tre camere sepolcrali distinte. Il soffitto è del tipo displuviato, caratterizzato da un largo Columen (trave centrale) e travi laterali. La tomba prende il nome dalle cinque sedie scolpite che si trovano nella camera di sinistra. Su queste sedie erano originariamente collocate le statue di cinque persone (tre uomini e due donne), abbigliate in modo quasi identico con una tunica (chitone o peplo etrusco) a rombi rossi, fissata alle spalle da due fibule, e con la mano destra protesa in avanti. Delle cinque statue originali, solo tre sono state recuperate, mentre le altre due erano distrutte. Le statue superstiti sono state divise e vendute separatamente: Una è esposta ai Musei Capitolini di Roma. Due si trovano al British Museum di Londra. Gli autori del testo esprimono una certa perplessità riguardo al fatto che le statue rappresentino effettivamente Etruschi, notando che la loro fisionomia non corrisponde esattamente a quella riscontrata in altre statue e affreschi etruschi. In particolare, la statua di sinistra presenta un grosso naso e labbra ad ellisse che ricordano tratti mediorientali, e gli occhi, privi di pupilla, appaiono insoliti. Anche il significato della mano protesa in avanti, quasi a chiedere l'elemosina, viene considerato un mistero. Il testo menziona un interessante studio su questa tomba scritto da Annalisa Burattini e Federica Pantano, invitando il lettore a consultarlo.

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Tomba dei Leopardi

La Tomba dei leopardi è una celebre tomba etrusca situata a Tarquinia. La sua costruzione risale all'ultimo quarto del V secolo a.C.. Il nome della tomba deriva dalla presenza di due leopardi raffigurati simmetricamente all'ingresso, separati da un piccolo arbusto. Questi leopardi si trovano nello spazio a forma di trapezio posto di fronte all'ingresso e immediatamente sotto la copertura. La scena principale all'interno della tomba rappresenta un banchetto conviviale all'aperto. In questa scena si vedono uomini e donne semi sdraiati su triclini, mentre vengono serviti da servitori nudi. Lateralmente, l'atmosfera è animata dalla presenza di suonatori di strumenti e danzatori. L'affresco risente dell'influenza dell'arte greca attica, in particolare dello stile "severo". Questo stile è caratterizzato da rigore e assenza di decorazioni superflue, sia nei soggetti che nella forma. La pittura, sebbene ispirata a modelli di valore superiore, presenta alcune "grossolanità" che suggeriscono un gusto sia scolastico che popolare. Un esempio è la figura del citaredo (o musico): il suonatore di tibia è raffigurato in movimento veloce, con piedi e mani enormi, tanto che sembrano più grandi del volto. Forse l'artista ha voluto accentuare il movimento abile delle dita sullo strumento con queste proporzioni. Tuttavia, questa mancanza di proporzione non è immediatamente evidente e non disturba l'insieme. Il movimento delle figure appare un po' angoloso, forse per riflettere il tipo di musica. I colori sono ben armonizzati tra loro. Ad esempio, la corona di lauro del citaredo si abbina alla banda del chitonisco (tunica leggera), e le balze degli abiti dei convitati richiamano il verde degli alberelli del giardino del simposio. L'affresco della Tomba dei leopardi fornisce anche una documentazione delle usanze dell'epoca, come le feste all'aperto con partecipazione corale e un gusto per l'abbigliamento che non nascondeva troppo il corpo.

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FINE

Questo lavoro è stato svolto da
Rocco Ragno