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Copia - ROBERT CHILDAN

Aldo Mariotti

Created on March 15, 2025

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Transcript

ALLORA

Giovanni Pascoli

FIGURE RETORICHE E SCHEMA METRICO

Figure retoriche principali - **Anastrofe:** - "felice fui molto" (v.2) invece di "fui molto felice". - "Un giorno fu quello" (v.9) per enfatizzare l'unicità del giorno. - "bello così" (v.15) e "molto ero" (v.15) per ribaltare l'ordine consueto e dare enfasi. - **Antitesi:** - "felice fui molto; non ora" (v.2), che mette in chiaro il contrasto tra passato e presente. - **Allitterazione:** - **Della L:** "Allora... in un tempo assai lunge" (v.1); "ma bello così, che molto ero felice, felice, quel punto" (vv. 15-16). - **Della N:** "Quell’anno! per anni che poi fuggirono, che fuggiranno" (vv. 5-6); "che in vero passò non raggiunto" (v. 14). - **Della P:** "non puoi, mio pensiero, non puoi" (v.7). - **Anadiplosi:** - La ripetizione "felice, felice" (v.16), che intensifica l'emozione espressa.

CONTESTO E SIGNIFICATO GENERALE

Giovanni Pascoli ebbe una vita segnata da numerosi affanni e tragedie: da un lato l'uccisione del padre, dall'altro i problemi economici familiari che lo accompagnarono per molti anni. In questo clima di dolore e delusione, la poesia *Allora* appare come un tentativo di richiamare alla mente un ricordo di felicità passata, vissuta in un attimo così fuggevole da sembrare quasi un'illusione. Il poeta ricorda quel periodo sereno come un punto luminoso in mezzo al buio della sofferenza e del rimpianto, pur ammettendo che quella felicità potrebbe non essere mai stata pienamente reale.

PRIMA STROFA

Il poeta inizia evocando un tempo lontano, quasi mitico, in cui la sua felicità era intensa. Con "Allora" richiama quel passato ideale, contrapponendolo al presente (espressa nella frase "non ora"), segnando così il netto contrasto tra un'epoca di gioia e il momento attuale. Nonostante il presente sia segnato da tristezza, il ricordo di quei momenti felici continua a donargli una dolcezza interiore.

”Allora... in un tempo assai lunge... felice fui molto; non ora: ma quanta dolcezza mi giunge da tanta dolcezza d’allora!”

SECONDA STROFA

In questa parte il poeta si focalizza su un anno particolare, simbolo di quella felicità irripetibile. Con il ripetersi di "fuggirono, che fuggiranno", egli sottolinea l’incessante scorrere del tempo, il quale, inevitabilmente, porta via ogni attimo felice. Rivolgendosi direttamente al proprio pensiero ("non puoi, mio pensiero, non puoi"), evidenzia l'impossibilità di trattenere o riportare indietro quel tempo, affermando che quel momento appartiene solo a quell’anno ormai perduto.

”Quell’anno!... per anni che poi fuggirono, che fuggiranno, non puoi, mio pensiero, non puoi portare con te, che quell’anno!”

TERZA STROFA

Qui l'attenzione si concentra su un giorno davvero speciale, unico e irripetibile, definito "senza compagno" e "senza ritorno". Il poeta afferma che, in confronto a quel giorno, la vita – sia prima che dopo – appare priva di quella stessa intensità e profondità. Ogni altro evento o esperienza, per quanto possa sembrare importante, perde valore se confrontato con l'unicità di quel giorno.

”Un giorno fu quello, ch’è senza compagno, ch’è senza ritorno; la vita fu vana parvenza sì prima sì dopo quel giorno!”

QUARTA STROFA

Il componimento si conclude con la descrizione di quella felicità come un "punto": un attimo così breve da sembrare quasi sfuggente, che però brilla di una bellezza intensa. Pur essendo stato così passeggero da sembrare quasi irraggiungibile, quell’istante ha infuso nel poeta una felicità profonda e indimenticabile, enfatizzata dalla ripetizione "felice, felice", che ne sottolinea l'intensità emotiva.

”Un punto!... così passeggero, che in vero passò non raggiunto; ma bello così, che molto ero felice, felice, quel punto!”