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Il mito della caverna
Pasquale D'Angelo
Created on March 14, 2025
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Transcript
Il mito della caverna
dal Libro VII della Repubblica di Platone
INIZIA
INDICE
8. Breve introduzione alla Repubblica di Platone
9. Quiz
10. Bibliografia e fonti
1. Titolo
2. Indice
3. Introduzione al mito
4-5. Spiegazione del mito
6. "L'idea del bene"
7. Teoria delle idee
Platone
INTRODUZIONE AL MITO
All’inizio del settimo libro della Repubblica Platone narra il mito della caverna, uno dei piú famosi ed affascinanti. In esso si ritrova – espressa nel linguaggio accessibile del mito – tutta la teoria platonica della conoscenza, ma anche si ribadisce il rapporto tra filosofia e impegno di vita: conoscere il Bene significa anche praticarlo; il filosofo che ha contemplato la Verità del Mondo delle Idee non può chiudersi nella sua torre d’avorio: deve tornare – a rischio della propria vita – fra gli uomini, per liberarli dalle catene della conoscenza illusoria del mondo sensibile.Socrate parla in prima persona; il suo interlocutore è Glaucone.
INTRODUZIONE AL MITO
All’inizio del settimo libro della Repubblica Platone narra il mito della caverna, uno dei piú famosi ed affascinanti. In esso si ritrova – espressa nel linguaggio accessibile del mito – tutta la teoria platonica della conoscenza, ma anche si ribadisce il rapporto tra filosofia e impegno di vita: conoscere il Bene significa anche praticarlo; il filosofo che ha contemplato la Verità del Mondo delle Idee non può chiudersi nella sua torre d’avorio: deve tornare – a rischio della propria vita – fra gli uomini, per liberarli dalle catene della conoscenza illusoria del mondo sensibile.Socrate parla in prima persona; il suo interlocutore è Glaucone.
SPIEGAZIONE DEL MITO
Il racconto inizia con un gruppo di prigionieri incatenati fin dalla nascita all’interno di una caverna buia. Le loro catene non permettono loro di muoversi o girarsi: possono guardare solo la parete davanti a loro. Alle loro spalle, brucia un fuoco che proietta delle ombre sulla parete della caverna. Tra il fuoco e i prigionieri c’è un muro, dietro il quale alcune persone muovono degli oggetti, le cui ombre vengono proiettate sulla parete che i prigionieri vedono. Essi non possono vedere nulla se non queste ombre e, avendo vissuto in questo stato per tutta la loro vita, sono convinti che queste ombre siano la realtà. Per i prigionieri, le ombre rappresentano tutto ciò che conoscono. Non possono immaginare che esista un’altra dimensione della realtà oltre a ciò che vedono proiettato sulla parete. Le voci delle persone dietro il muro che si mescolano ai movimenti delle ombre fanno credere ai prigionieri che queste ombre siano vive e parlanti. In questo contesto di assoluta ignoranza, i prigionieri vivono in una sorta di illusione permanente.
SPIEGAZIONE DEL MITO
Platone immagina poi che uno dei prigionieri venga liberato dalle catene. All’inizio, quest’uomo prova dolore e disorientamento, poiché i suoi occhi, abituati all’oscurità, sono accecati dalla luce del fuoco. Ma, una volta che si abitua a questa nuova condizione, inizia a comprendere che le ombre che vedeva non erano la realtà, ma solo delle illusioni. Viene poi costretto a uscire dalla caverna, e qui la luce del sole lo acceca ulteriormente. Questo momento rappresenta il confronto con la verità e la conoscenza autentica. Fuori dalla caverna, il prigioniero vede il mondo vero, fatto di oggetti reali e non di semplici ombre. Osserva per la prima volta i colori, i dettagli, e infine scopre il sole, che è la fonte di ogni cosa visibile. Capisce che il sole non è solo la causa della vita, ma anche della conoscenza: senza il sole, non ci sarebbe luce e, quindi, nessuna percezione del mondo reale. Il prigioniero liberato, però, non può limitarsi a godere di questa scoperta. Decide di tornare nella caverna per liberare gli altri prigionieri, desideroso di condividere con loro la verità. Ma il suo ritorno nella caverna è doloroso, i suoi occhi faticano ad abituarsi di nuovo all’oscurità, e i prigionieri che non hanno mai conosciuto la luce lo deridono, incapaci di comprendere ciò che lui ha visto. Rifiutano di essere liberati dalle catene, preferendo restare nella loro illusione confortevole piuttosto che affrontare la realtà dolorosa e disorientante della conoscenza.
"L'idea del bene"
Per Platone, il mondo delle idee, divino in quanto eterno, immutabile e trascendente, è ordinato gerarchicamente e culmina nell'idea del bene.
Platone sembra voler affermare che il mondo intelligibile è kosmos (cosmo), cioè una totalità ordinata in cui ciascuna idea si colloca là dove è bene che sia, secondo una trama di relazioni con le altre idee che si impone come necessaria alla mente dell'uomo. Conoscere le idee significa dunque conoscere l'ordine immutabile e perfetto del divino.
La teoria delle idee
Platone usa due termini diversi, idéa ed êidos. Il primo può essere tradotto appunto con «idea», mentre il secondo corrisponde a «forma». Le idee sono la forma o il modello di tutte le cose. Per ogni insieme di individui simili (ad esempio cavalli, tavoli ecc.) esiste un’unica idea, che ne rappresenta le caratteristiche essenziali.. Quindi le idee, per Platone, esistono realmente, ma in un mondo separato dalle cose, sono cioè trascendenti. Esse inoltre sono uniche per ogni classe di cose e a differenza di queste non cambiano: esistono tanti cavalli ma c’è un’unica idea di cavallo. In questo modo Platone risolve sia il problema del divenire sia quello della molteplicità. Infatti, l’idea di uomo non è soggetta al divenire, a differenza dei singoli uomini. Inoltre esiste una sola idea di uomo alla quale fanno riferimento tutti gli uomini concreti. Quindi le idee costituiscono l’essere stabile, unico e immutabile, conferendo razionalità al mondo concreto, apparentemente irrazionale in quanto molteplice e in divenire. Conoscere le idee significa dunque conoscere una realtà stabile, razionale. Le cose sensibili, per contro, sono molteplici e in divenire, per cui la loro conoscenza, che si raggiunge solo mediante i sensi, è soggettiva e mutevole.
L'iperuranio
la repubblica di platone
L’idea della Repubblica è quella di una polis fondata su un ordinamento tripartito: a capo i filosofi, che sanno agire in vista del bene comune; poi i guardiani, che si occupano di proteggere lo Stato; e infine il popolo. A ognuno di questi gruppi corrisponde una parte dell’anima: razionale, irascibile, concupiscibile; a ogni parte dell’anima corrisponde una virtù: sapienza, coraggio, temperanza. La virtù della giustizia consiste nell’equilibrio delle componenti della polis, così come la giustizia nella singola persona consiste nell’equilibrio delle componenti dell’anima. Platone cerca di separare la ricchezza dal potere, perchè individua nell’unione di ricchezza e potere uno dei mali della polis e della politica, di conseguenza, nella polis della Repubblica, i filosofi e i guardiani non possiedono nulla, nemmeno una famiglia, dato che la famiglia come istituzione è abolita; la donna viene equiparata all’uomo in quanto a capacità, e quindi può accedere a istruzione e cariche politiche. Aristotele considererà la città della Repubblica bella ma irrealizzabile. Ma probabilmente per Platone la Repubblica andrebbe piuttosto intesa come un’idea regolativa, rispetto alla quale continuare a criticare, mediante la dialettica, non solo l’esistente, ma anche ogni realizzazione del progetto, che sarà necessariamente parziale.
QUIZ
QUIZ
bibliografia e fonti
- https://assets.loescher.it/Risorse/LOE/Public/O_31610/31610/Vol_unoA__Dalle_origini_ad_Aristotele/05_01_Platone,_La_teoria_delle_idee.pdf
- https://library.weschool.com/lezione/filosofia-riassunto-online-la-repubblica-platone-spiegazione-2287.html
- https://occhidellamente.altervista.org/didattica/Classe%20terza/Filosofia/antologia_Platone_miti.pdf
- https://www.skuola.net/filosofia-antica/platone-idea-bene.html