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Presidi slow food Puglia

Alex Lac0

Created on March 12, 2025

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Presidi slow food Puglia

Logo

L'immagine che vi è rappresentata sulla destra è il logo di questa associazione che rappresenta proprio una lumaca.

Chi Sono?

La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus è stata fondata da Slow Food Internazionale e da Slow Food Italia ed è l’organismo operativo per la tutela della biodiversità alimentare. Nata a Firenze nel 2003 con il contributo della Regione Toscana, coordina e promuove i progetti di Slow Food a tutela della biodiversità alimentare in tutto il mondo: Presìdi, Arca del Gusto, orti in Africa, Alleanza Slow Food dei cuochi e Mercati della Terra. Attiva in oltre 100 Paesi, la Fondazione coinvolge con i suoi progetti migliaia di piccoli produttori, garantendo loro assistenza tecnica, formazione e comunicazione. Inoltre predispone gli strumenti tecnici dei vari progetti, approfondisce le tematiche legate a questi progetti, divulga temi e attività relative alla biodiversità presso l’associazione attraverso attività di formazione e comunicazione.

PRESIDI IN PUGLIA

Secondo questa associazione la Puglia conta 35 presidi slow food a partire dal Salento fino ad arrivare al Gargano e questi sono alcuni dei presidi che la puglia conta fino ad oggi:

Pomodorino di Manduria Ceci lisci di Cassano delle Murge Piccola pesca di Torre Guaceto Confetto riccio di Francavilla Fontana Capra Jonica Sospiro di Bisceglie Cozza nera di Taranto Pecora altamurana Cece nero della Murgia Carsica

Carote di Polignano Agrumi del Gargano Pane tradizionale dell’alta Murgia Vacca podolica del Gargano Pomodoro giallorosso di Crispiano Colombino di Manduria Cipolla rossa di Acquaviva

MENù ETICO

Il menù viene definito Etico in quanto:

  • Utilizza prodotti territoriali
  • Utilizza prodotti stagionali
  • Sostiene i piccoli produttori
  • Garantisce la sostenibilità

MENù

Con questi prodotti con presidio slow food abbiamo realizzato un vero e proprio menù Etico e sostenibile.

Buffet D'apertura:
  • Piccola pesca di Torre Guaceto;
  • Focaccia a libro di Sammichele Di Bari
  • Capocollo di Martina Franca
  • Caciocavallo podolico del Gargano;
Antipasto:
  • Tocchetti di pecora altamurana accompagnata da carote di Polignano alla julienne e Pomodoro giallorosso di Crispiano farcito con ricotta

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Primo:
  • Riso, Patate, cozze nere di Taranto e pomodorino di Manduria
Secondo:
  • Frittura di pesce della pesca tradizionale delle secche di Ugento
  • Capra Jonica accompagnata da una salsa di caciocavallo podolico del Gargano e pezzi di pallone di Gravina

Dolce:

  • Torta di Carote di Polignano con base di torrone di mandorla di Toritto

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Focaccia a libro di Sammichele di Bari

Focaccia circolare di diametro di circa 30-35 cm e spessore di circa 3-4 cm. Croccante all'esterno e morbida all'interno. Il nome deriva dalla chiusura a libro della sfoglia. Questa focaccia ottiene il presidio Slow food il 6 settembre 2022.

Capra Jonica

La jonica è di taglia medio-grande con la testa piccola e leggera; gli arti sono lunghi e leggeri con gli unghielli chiari e solidi. Il vello bianco a volte può essere leggermente rosato, con picchiettature o macchie fulve su testa e collo. Nei maschi è presente un ciuffo di peli arruffati sulla parte più alta del capo. È una razza molto prolifica, prevalentemente da latte, con il quale si producono ricotta fresca, ricotta forte, ricotta marzotica, in primavera, cacioricotta nei mesi estivi e, il resto dell’anno, formaggi di varie forme e pezzature da consumare freschi oppure da grattugiare. La capra jonica ha svolto per molti anni un ruolo economico di primo piano per le famiglie salentine, ma la progressiva scomparsa della pastorizia nell’arco jonico ha portato all’abbandono del suo allevamento che oggi è grave rischio di scomparsa. I capi rimasti sono infatti solo un centinaio.

Pallone di Gravina

Terminata questa, il Pallone può stagionare in cantine naturali, dove assume aromi sempre più pronunciati, un tempo venivano appesi nelle grotte di tufo in cui stagionavano mesi: dopo tre mesi il piccante si fa sentire, la pasta assume colorazioni che virano sul dorato intenso e i profumi danno note di caramello che si assommano all’erbaceo tipico dei formaggi di quest’area. Il suo peso va da 1 a 10 chili.

La lavorazione di questo formaggio vaccino a pasta dura filata risale all’epoca della transumanza, quando lungo i tratturi pugliesi transitavano armenti e greggi di migliaia di capi. Si ottiene coagulando il latte crudo intero vaccino con caglio liquido di vitello o di capretto; quindi la cagliata, dopo la rottura in grani della misura di una nocciola, si lascia depositare. Successivamente si raccoglie la massa e la si deposita su un piano di lavoro dove avviene la fase della acidificazione, la più delicata del processo, che dura circa 12 ore, al termine della quale la pasta è affettata e scaldata con acqua bollente per consentire la filatura. Conseguita la forma sferica con un lento processo di manipolazione, il formaggio passa in salamoia, dove resta per 24-36 ore a seconda del peso e quindi va in asciugatura.

Mandorla di Toritto

Il mandorlo è una pianta robusta e rustica; non ha bisogno di concimi chimici o trattamenti fitosanitari e cresce bene anche su terreni poveri, poco profondi e aridi. Per questo rappresenta una risorsa preziosa e insostituibile per alcune zone del meridione d’Italia. E non solo per i preziosi semi, oleaginosi e ricchi in vitamine e proteine: le foglie costituiscono un ottimo mangime, apprezzato soprattutto dagli ovini; malli e gusci si prestano alla produzione tradizionale di carbonella, mentre le ceneri dei gusci, ricche di potassio, sono un ottimo fertilizzante naturale.

Con la denominazione di mandorla di Toritto è riconosciuto un prodotto tipico pugliese, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf).Inoltre è un presidio Slow Food.

Caciocavallo podolico del Gargano

Per produrli si caglia il latte e si rompe la cagliata in grani della misura di un chicco di riso. La pasta matura nel siero in una tinozza, poi è posta a sgrondare su un tavolo di legno inclinato per un tempo variabile. Quindi si taglia a fette, si fila con acqua bollente e si modella il formaggio sino a quando non raggiunge la forma di un fiasco panciuto con una testina: un’operazione delicata, che richiede pratica e abilità. Quando la forma è perfetta e la testina è stata chiusa e modellata, il caciocavallo è immerso in acqua fredda e quindi passa in salamoia. Infine stagiona, da 3 mesi a 3 anni (in alcuni casi anche 8 o 10).

Una mandria di vacche Podoliche al pascolo sul Gargano è uno spettacolo che non si dimentica. Con il loro profilo rettilineo, lo sguardo acceso, le larghe corna solenni, il mantello grigio che brilla sullo sfondo di boschi e macchia mediterranea, ispirano una sorta di sacrale tranquillità. Ma ammirarle è un conto, allevarle tutto un altro.

Carote di Polignano

I contadini scelgono ogni anno le piante migliori, le pongono a dimora in piccoli appezzamenti separati e scelgono i semi delle più floride. E le ripiantano dal 15 agosto al 15 settembre, senza badare al colore: così al raccolto si hanno carote di media lunghezza (dai 15 ai 22 centimetri) che presentano un’infinità di sfumature. Ma la straordinarietà di questa coltivazione sta nel sapore di queste carote. I campi tendenzialmente sabbiosi – 10 ettari in totale – presentano un salinità media piuttosto alta e questa salinità viene esaltata dall’irrigazione che si effettua attingendo acqua salmastra. La si pompa da un pozzo dell’Ottocento, in pietra, scavato a mano, che alla profondità di 12 metri è in comunicazione con le prime infiltrazioni marine.

Diventato presidio slow food nel...

Carote giallorosse di Crispiano

Il pomodoro giallorosso di Crispiano ha forma tondeggiante, polpa morbida e una buccia spessa di colore giallo aranciato, che sembra non arrivare mai a maturazione completa. In bocca ha una gradevole acidità e un leggero retrogusto erbaceo, di foglie di pomodoro. I semi per le nuove piantine sono recuperati dai pomodori del primo palco, ossia i frutti che si trovano alla base della pianta. Non è rampicante e questo rende più faticosa la raccolta, che inizia verso la fine di luglio e può arrivare fino all’inizio di settembre.

Capocollo di Martina Franca

Secondo la tecnica norcina più tradizionale, i pezzi, mondati e sagomati, sono posti a macerare sotto sale per 15-20 giorni, poi si estraggono e si lavano con una preparazione a base di vino cotto (ottenuto dall’unione di mosto cotto, vino dei vitigni autoctoni e spezie). I capocolli sono poi insaccati in budello naturale di maiale e avvolti in panni di lino o cotone. Si passa quindi all’affumicatura, che conferisce al capocollo il suo caratteristico profumo: il fragno (Quercus trojana), la quercia più diffusa nella zona, e il mallo di mandorla sono bruciati insieme per due giorni conferendo al prodotto un lieve sentore di fumo.

Il capocollo di Martina Franca, in dialetto chépcùdd, è un salume tipico della Murgia dei trulli, noto nel Regno di Napoli già a partire dal XVIII secolo ed ufficialmente prodotto IGP (Indicazione geografica protetta) dal 2025.

Pecora altamurana

Sin dai tempi antichi il territorio murgiano era ricco di greggi ovine e caprine allevati con il metodo del pascolo brado a causa della estrema rocciosità dei luoghi e della scarsa fertilità del suolo. La pecora Altamurana, conosciuta anche con il nome di pecora moscia, razza autoctona molto rustica, si è adattata a questi ambienti nel corso dei secoli. Si ritiene derivi dalla razza asiatica o siriana ed è riconoscibile grazie al vello bianco e alla testa allungata; l’Altamurana è una pecora di taglia media a triplice attitudine (latte, lana, carne) molto utilizzata in passato per le produzioni casearie mentre, è stata selezionata prevalentemente per la carne, in particolare per realizzare incroci con razze più produttive, come la comisana e la leccese.

Nel 2011 la pecora altamurana diventa presidio slow food.

Cozza nera di Taranto

La molluschicoltura nel Mar Piccolo offre preziose proteine con un impatto ambientale bassissimo, dato che: non prevede la fornitura di alimenti supplementari e le semplici tecniche di coltura non necessitano di energia. Inoltre, la mitilicoltura fornisce servizi di supporto preziosi quali il riciclo dei nutrienti in eccesso presenti nelle acque e offre habitat e rifugi ad altri organismi nei suoi anfratti e sui suoi supporti, anche di varie specie censite nella Lista Rossa dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature).

Pesca tradizionale delle secche di Ugento

La pesca in quest’area dello Ionio è praticata da pescatori artigianali che conoscono molto bene gli insidiosi fondali ugentini e che, da secoli, sono eredi di una lunga tradizione nell’arte della pesca, praticata storicamente con tecniche rispettose del mare e dei cicli biologici. Per ogni specie si usa un particolare tipo di rete, le maglie sono di diversa dimensione in modo da garantire una grande selettività e quindi la sostenibilità del pesca; si usano inoltre anche nasse, palamiti e lenze. Il pescato varia a seconda della stagione: sgombri, pesci serra, ricciole, palamite, barracuda, cefali, tombarelli e seppie (in autunno e inverno), dentici, saraghi, orate e spigole (in estate ed in autunno) e polpi e triglie (in primavera).

Piccola pesca di Torre Guaceto

La piccola pesca di torre guaceto diventa presidio Slow Food a maggio del 2017.L'area marina protetta si estende per duemila ettari di mare però, solo sulla zona C è possibile pescare. Oggi la pesca è praticata da sei pescatori che aderiscono alla cooperativa Emma. Le barche sono di 4-5 metri di lunghezza ed escono in mare entro 12 miglia dalla costa, praticando una pesca artigianale sostenibile e rispettosa dell’ecosistema.

Pomodorino di Manduria

La semina del pomodorino di Manduria inizia a fine febbraio, se i terreni sono in prossimità della fascia costiera, mentre nell’entroterra si sposta a marzo, nel periodo della tradizionale fiera Pessima, che si svolge da due secoli la seconda settimana del mese . La coltivazione è manuale, non prevede irrigazione ed esclude trattamenti chimici. La raccolta inizia nel periodo di Sant’Antonio (13 giugno) e dura fino alla fine di luglio. Con i frutti più maturi si prepara la passata.

La regione Puglia, all'interno del suo P.S.R. (Programma di Sviluppo Rurale) 2007-2013, ha inserito il pomodorino di Manduria nell'allegato 8 della Misura 214 - Azione 3 "Tutela della biodiversità" come specie a rischio di erosione genetica.