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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Ilaria Alleva
Created on March 10, 2025
Le varie fasi e gli eventi chiave
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Transcript
LA RIVOLUZIONE FRANCESE
1789-1794
23 giugno 1789
1756-1763
17 giugno 1789
1776-1783
1788-1789
5 maggio 1789
GUERRA DEI 7 ANNI
20 giugno 1789
RIVOLUZIONE AMERICANA
CARESTIA
1786
XVIII sec.
LUIGI XVIORDINA DI SCIOGLIERE L'ASSEMBLEA
IL TERZO STATO SI PROCLAMA ASSEMBLEA NAZIONALE
CALONNE PROPONE UNA TASSA PER LA NOBILTÀ
L'ILLUMINISMO
IL RE CONVOCA GLI STATI GENERALI
GIURAMENTODELLA PALLACORDA
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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
1789-1794
4 agosto 1789
17 luglio 1789
Luglio-Agosto 1789
26 agosto 1789
ABOLIZIONE DEL SISTEMA FEUDALE
FINE DELLA MONARCHIA ASSOLUTA
14 luglio 1789
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEL CITTADINO
PRESA DELLA BASTIGLIAINIZIO FORMALE DELLA RIVOLUZIONE
LA GRANDE PAURA
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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
1789-1794
agosto-settembre 1789
Autunno 1789
giugno 1791
17 luglio 1791
novembre 1790
estate-autunno 1791
14 luglio 1790
5 ottobre 1789
LA FAYETTE
marzo 1791
IL RE TENTA LA FUGA
MARCIA DELLE DONNE A VERSAILLES
Protagonista
CONFLITTO COL CLERO
MASSACRO DI CAMPO DI MARTE
I CLUB
IL PAPA DICHIARA LA SCOMUNICA PER I PRETI RIVOLUZIONARI. I PARIGINI BRUCIANO LA SUA EFFIGIE
FESTA DELLA FEDERAZIONE
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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
1789-1794
20 giugno 1792
10 agosto 1792
L'INSURREZIONE DEL 10 AGOSTO
10-13 agosto 1792
3 agosto 1792
Aprile 1792
OCCUPAZIONE DELL'ASSEMBLEA
PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA
ULTIMATUM DI BRUNSWICK
LA FRANCIA DICHIARA GUERRA ALL'AUSTRIA
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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
1789-1794
primavera 1793
maggio 1795
16 ottobre 1793
21 settembre 1792
1793
2 giugno 1793
21 giugno 1793
marzo 1793
28 luglio 1794
settembre 1792
SOLLEVAZIONE DELLA VANDEA
CONVENZIONE
DECAPITAZIONE DI MARIA ANTONIETTA
ABOLIZIONE DELLA MONARCHIA
LA GUARDIA NAZIONALE SCONFIGGE I SANCULOTTI ALLA BASTIGLIA
MARAT L'AMICO DEL POPOLO
ISTITUZIONE DEL TRIBUNALE RIVOLUZIONARIO
DECAPITAZIONEDI ROBESPIERRE
CADUTA DI VERDUN e PRESA DI VALMY
IL RE VIENE GIUSTIZIATO
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1776-1783
TERZA CAUSA DELLA RIVOLUZIONE
La Francia aveva mandato soldati e soldi ai coloni in funzione anti-inglese con la speranza di riconquistare alcuni territori perduti durante la guerra dei 7 anni. Tra i francesi accorsi in aiuto dei rivoluzionari c'era il generale LAFAYETTE, che ottenne il riconoscimento come eroe degli Stati Uniti.
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEL CITTADINO
Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Questi naturali, inalienabili diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione. La rivoluzione popolare si è appena trasformata nella rivoluzione democratica dei cittadini. Quelli che non hanno mai contato nulla all'improvviso sentono di esistere per la prima volta. I diritti sono libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all'oppressione. È un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA. Vengono istituite 48 assemblee locali in tutti i distretti.
LUIGI XVI E GLI STATI GENERALI
LA RIVOLUZIONE ALLE PORTE
Il re Luigi XVI (nipote di Luigi XV) aveva deciso di partecipare attivamente alla Rivoluzione Americana e aveva ereditato uno Stato il cui bilancio era già disastroso. Aveva provato a far pagare una tassa anche ai nobili, ma questi ultimi si erano rifiutati. Nell'estremo tentativo di imporre nuovamente questa tassa, Luigi XVI convoca, dopo più di un secolo (l'ultima volta erano stati convocati nel 1614), gli Stati Generali: -PRIMO STATO=NOBILTÀ (esentata da tasse e con molti privilegi) -SECONDO STATO=CLERO (esentati da tasse e al controllo delle terre) -TERZO STATO=BORGHESIA (operai, borghesi, contadini che pagano le tasse) Tuttavia, il Re commette un errore di valutazione: aumenta i delegati del Terzo Stato creando, di fatto per la prima volta, la maggioranza di rappresentanti per la borghesia.
RIVOLTA
I SUDDITI DISOBBEDISCONO AL RE
Il re rifiuta di riconoscere l'assemblea nazionale e ordina che i delegati si disperdano, ma quando lascia la sala non succede nulla. Al delegato che manda a dare l'ordine una seconda volta, viene risposto: "Dite a chi vi ha mandato che siamo qui per volontà del popolo e che lasceremo questo posto solo costretti dalle baglionette". Pochi giorni dopo Luigi XVI sembra accettare l'Assemblea, ma è solo una strategia per preparare il contrattacco: all'inizio di luglio fa schierare 20mila soldati intorno a Versailles, pronti a uccidere i delegati. La misura è colma: il Terzo Stato decide di imbracciare le armi.
ABOLIZIONE SISTEMA FEUDALE
A Versailles i delegati dei tre ordini, inclusa la nobiltà, formano la nuova assemblea nazionale, incaricata di gestire il paese. Un deputato della nobiltà dice che "Quando si vuole restabilire l'ordine, bisogna distruggere la causa del disordine, e quella causa è il sistema fiscale". In una notte vengono aboliti tutti i privilegi.
FINE DELLA MONARCHIA ASSOLUTA
La Bastiglia è presa. Il governatore che ha fatto sparare i militari sulla folla viene linciato e decapitato. La sua testa viene simbolicamente portata su una picca per dimostrare che ora il popolo di Parigi è padrone della città e che non si farà derubare della neonata rivoluzione Questa volta Luigi XVI è costretto a cedere Il 17 luglio 1789 il re arriva all'hotel de Ville per ricevere simbolicamente dalle mani del nuovo sindaco le chiavi della capitale È la fine della monarchia assoluta Il re dovrà condividere il suo potere.
GIURAMENTO DELLA PALLACORDA
Gli Stati Generali si riuniscono nella sala della pallacorda a Versailles, infischiandosene delle richieste del re. Munier, uno dei delegati, chiedeva a tutti di fare un giuramento: Non separarsi mai e restare in seduta finché la costituzione del regno fosse stata stabilita. L'immagine di fianco è del pittore rivoluzionario David.
L'ASSEMBLEA NAZIONALE
IL TERZO STATO VUOLE LA COSTITUZIONE
Quando il Terzo Stato si rende conto di avere la possibilità di avere la maggioranza, se solo si votasse per DELEGATO (un voto a testa) e non per ORDINE (un voto per il clero, uno per la nobiltà, uno per la borghesia), chiede al Re di rivedere il sistema elettorale. Inoltre, il Terzo Stato si era fatto carico dei CARRIERS DE DOLÈANS, cioè i 'libretti di lagnanze' contenenti tutte le lamentele del popolo francese. Il Re, però, nega al Terzo Stato di poter votare per delegato. Il Terzo Stato, con l'appoggio del Clero, si ribella e si riunisce nella SALA della PALLACORDA, autoproclamandosi ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE.
L'ILLUMINISMO
SECONDA CAUSA DELLA RIVOLUZIONE
Nel corso del '700 si erano andate affermando le idee illuministe: la politica circolava ormai anche tra il popolo, grazie allo sviluppo dei giornali e non solo. In particolare le idee di uguaglianza, libertà e separazione degli Stati mettevano in discussione l'Assolutismo.
PRESA DELLA BASTIGLIA
Se da un lato il Terzo Stato imbraccia le baglionette per difendersi dal re, dall'altro i reggimenti francesi di Parigi, invece di difendere il proprio re insieme ai soldati tedeschi, si ribellano e passano dalla parte del popolo. Ormai la folla è inferocita e pronta a difendersi in qualunque modo: per impossessarsi della polvere da asparo da mettere nei cannoni, i cittadini assaltano la Fortezza della Bastiglia, simbolo del potere regio.
LA GRANDE PAURA
La gente dei paesi e delle campagne, che non contava nulla nell'ordine politico della monarchia, all'improvviso trova la propria vendetta. A Parigi il popolo ha deciso di farsi giustizia da solo. L'amministratore della città, che incarna agli abusi del vecchio sistema, viene impiccato a un lampione di Place de Greve e il suo corpo viene smembrato. Chi può scappa.
CARESTIA
QUARTA CAUSA DELLA RIVOLUZIONE
Nel biennio 1788-1789 la Francia fu colpita da una gravissima carestia di grano. I raccolti andarono malissimo, e ciò contribuì a peggiorare le condizioni del popolo francese, in particolare di quello parigino, che vedeva aumentare le tasse e i prezzi e diminuire i propri salari.
1756-1763
PRIMA CAUSA DELLA RIVOLUZIONE
Durante la Guerra dei 7 anni la Francia aveva perso una quantità incredibile di territori, oltreché di denaro, indebitandosi fino al collo. Gli Stati Generali non erano più stati convocati in nome dell'ASSOLUTISMO, e la monarchia continuava a spolpare il popolo aggravando le tasse del Terzo Stato per rientrare dei costi della Guerra.
UNA DEMOCRAZIA DIFFICILE
Per i parigini la democrazia è un difficile apprendistato. Chi decide? Chi ha il diritto di portare armi? I dibattiti sono accesi e le deliberazioni vengono riportate all'Assemblea nazionale, cui spetta la decisione finale. Non si chiedeva il permesso a nessuno per parlare, bastava salire su una sedia. Se si era applauditi, il discorso veniva pubblicato, altrimenti ci si allontanava. Tuttavia, c'era il VETO di Luigi XVI: il re non voleva firmare l'abolizione dei privilegi né la dichiarazione dei diritti dell'uomo. E a settembre le tensioni giunsero al limite. Quando il 1° ottobre 1789 si tiene un grande banchetto a Versailles per celebrare le truppe appena arrivate dalle Fiandre, il giornalista Gorsas, sbalordito da quello che ha visto, pubblica il suo racconto il giorno dopo. Un articolo che si propaga per la città come un incendio.
LA FAYETTE
Uno dei protagonisti di questa fase rivoluzionaria è il Marchese de la Fayette: eroe degli Stati Uniti, aveva combattuto per i coloni a soli 19 anni. Ora è capo della guardia nazionale. Si tratta di un delegato della nobiltà che difende la Rivoluzione pur rimanendo fedele al re.
IL TERZO STATO SI SPACCA
Nella Salle du Manège l'Assemblea adotta un sistema di voto limitato ai lavoratori e agli uomini che pagano le tasse, nonostante la lotta di alcuni progressisti, come MAXIMILIEN ROBESPIERRE. La maggioranza resta così sottomessa. Per difendersi dalla rabbia del popolo, ormai fuori controllo, l'Assemblea Nazionale dichiara la LEGGE MARZIALE: A nessuno sarà consentito portare armi e soprattutto una bandiera rossa sul municipio indicherà che ogni riunione è proibita, pena la morte immediata. Il Terzo Stato si sta spaccando.
MASSACRO DI CAMPO DI MARTE
Mentre i parigini stanno firmando la petizione per la Repubblica, il 17 luglio a Campo di Marte, improvvisamente viene issata la bandiera rossa. Lafayette arriva con la guardia nazionale e inizia a sparare sulla folla. È un massacro. 52 persone tra cui una donna e un bambino vengono uccise dalla Guardia Nazionale per ordine del generale Lafayette. Centinaia di parigini vengono feriti da chi avrebbe dovuto proteggerli. Nelle sezioni parigine lo shock è immenso. La data del 17 luglio 1791 è un punto di svolta. Molti parigini vorrebbero sbarazzarsi di questa monarchia costituzionale che gli viene imposta con la minaccia delle armi. Il re è temporaneamente sospeso dalle sue funzioni, ma ora i tiranni sono molti.
FESTA DELLA FEDERAZIONE
Sul campo di Marte, a Parigi, si sta preparando una grande cerimonia per celebrare la concordia. La concordia, l'accordo tra gli ordini, tra l'assemblea e il re, tra il popolo e i suoi nuovi rappresentanti. E il 14 luglio, centomila spettatori si accalcano intorno all'Hôtel de la Patrie, l'altare della patria, per onorare la nuova monarchia costituzionale al suono di un tedeum che segna l'unione tra la chiesa cattolica, la rivoluzione e il re. La prima festa nazionale del 14 luglio si conclude con incredibili spettacoli di luce sul lungo viale, noto come Champs-Élysées. Ma i mesi seguenti rivelano che l'accordo del luglio 1790 non è altro che una facciata.
I CLUB
GIACOBINI: inizialmente moderati, divennero rivoluzionari radicali. Erano capeggiati da ROBESPIERRE e LAFAYETTE. CORDIGLIERI: i più radicali, capeggiati da DANTON e MARAT. Danton chiede l'abdicazione del re: vuola la REPUBBLICA. Insieme firmano una petizione per deporre il re pacificamente.
LA FUGA DEL RE
I parigini vengono informati che il re Luigi XVI e la sua famiglia hanno tentato di fuggire per unirsi ai nobili in esilio e sono stati arrestati a Varennes. La notizia sconvolge tutto il paese. La Coppia Reale viene scortata a Parigi in un silenzio glaciale. Gli abitanti della capitale non possono perdonare il tradimento del re. La fuga della famiglia reale era stata preparata da molto tempo dai traditori dell'Assemblea Nazionale, ai quali il re aveva promesso tutte le ricchezze dello Stato. In quella casta ci sono quasi tutti i rappresentanti del popolo: funzionari, impiegati pubblici cui era stata affidata la difesa dei diritti e della libertà, e che ora si rivoltano contro i loro compagni. La fuga del re ha conseguenze disastrose: i club riuniscono i leader capaci di influenzare l'Assemblea Nazionale.
RITORNO DEL RE A PARIGI
Quattro giorni dopo il banchetto di Versailles, il 5 ottobre, migliaia di donne esasperate per la carenza di pane a Parigi marciano verso Versailles chiedendo sia il cibo che la firma del re sulla costituzione. Centinaia di donne si uniscono alla marcia. La comune di Parigi manda in loro sostegno la Guardia Nazionale e obbliga il reticente generale Lafayette ad andare a Versailles. Dopo diverse ore di cammino una delegazione viene ricevuta dal re che fa promesse vaghe. Non è abbastanza: le donne di Parigi assumono il controllo dell'Assemblea Nazionale e assediano il palazzo per tutta la notte. Al mattino la folla invade gli appartamenti della regina. Diverse guardie del corpo vengono uccise e decapitate. I rivoltosi impongono una nuova condizione, la famiglia reale deve ritornare a Parigi. Il generale Lafayette persuade il re e la regina che lasciare Versailles è la loro unica scelta. Luigi XVI e Maria Antonietta si trasferiscono nell'antico palazzo reale delle Tuileries. Un edificio fatiscente che giorni dopo ospiterà l'Assemblea Nazionale nella Salle du Manège, il maneggio reale.
LO SCONTRO COL CLERO
l'assemblea richiede che ogni membro del clero presti giuramento di fedeltà alla rivoluzione e stabilisce una nuova organizzazione della chiesa di Francia che prevede l'elezione dei viscovi direttamente dal popolo. I cattolici si dividono fra quelli che accettano, come a Parigi, e quelli che rifiutano, presto noti come preti refrattari, molto numerosi nelle province meridionali e occidentali del paese. A Parigi il problema quasi non si pone, ma nelle campagne si pensava che la Rivoluzione fosse peccato e che si volesse, tramite il giuramento, controllare anche la Religione. La Francia è di nuovo funestata dalle rivolte.
La Comune dichiara che nel futuro e per la prossima convenzione ogni cittadino dai 25 anni in su e che possa vivere del proprio lavoro abbia diritto al voto in totale uguaglianza e che possa candidarsi lui medesimo. Non solo il Re viene sospeso dalle sue funzioni, ma viene sciolta l'Assemblea Nazionale per essere rimpiazzata da una convenzione nazionale eletta a suffragio universale maschile come richiesto dalle sezioni di Parigi. La Comune di Parigi, nuova entità sulla scena politica, esige ed ottiene la custodia di Luigi XVI. Il re e la sua famiglia vengono imprigionati.
INSURREZIONE DEL 10 AGOSTO
Nelle prime ore del mattino all'Hôtel de Ville, il municipio di Parigi viene rovesciato, rimpiazzato da una comune insurrezionale capeggiata da delegati delle sezioni. A Migliaia Sanculotti e volontari Bretoni e Marsigliesi assalgono il Palazzo Reale, difeso dagli Svizzeri che hanno iniziato a sparare. I nobili, decisi a difendere il Re fino all'ultimo, aprono il fuoco dai tetti e dalle finestre, falciando dozzine di dimostranti. Lo scontro è estremamente violento. I rivoluzionari chiedono vendetta. Inseguono gli Svizzeri uno a uno per tutto il Palazzo, gridando 'Vendetta!'. All'inizio della sparatoria, il Re e la sua famiglia si rifugiano negli ambienti dell'Assemblea Nazionale. E quando i Sanculotti invadono la Salle du Manège, Luigi XVI si rende conto che la partita è perduta: Parigi è in mano ai rivoluzionari. È la fine della monarchia. La RIBELLE COMUNE DI PARIGI HA VINTO.
L'ASSALTO AL RE
Nella primavera del '92 ormai la sfiducia nell'autorità monarchica è massima, e inizia a vacillare anche quella nei delegati dell'Assemblea Nazionale: la gente entra nella Salle du Manège e chiede all'Assemblea la destituzione del re e di poter entrare nell'esercito. I delegati non ascoltano e la gente insorge, occupando la sala. I dimostranti riescono a sopraffare i soldati e ad arrivare fino al re. Luigi XVI è malmenato e costretto a indossare un cappello frigio, nuovo simbolo della rivoluzione. Quel giorno, nei saloni del Palais Royal, un nuovo personaggio fa la sua comparsa sulla scena politica: il sanculotto, letteralmente 'il senza braghe'. Col cappello rosso calcato in testa e un'arma in mano, è un vero personaggio che per la prima volta condiziona il suo re. Luigi XVI ancora non si rende conto che questa violenta intrusione è solo un avvertimento. Molti sono impazienti di vedere la rivoluzione spingersi oltre.
La Francia si è appena avventurata in una guerra contro l'impero austro-ungarico, destinata a durare molti anni. Luigi XVI ha appena ottenuto che la Francia dichiarasse guerra a Francesco II d'Austria, nipote della regina Maria Antonietta. La verità è che il re spera nella sconfitta della Francia rivoluzionaria per riprendere il suo potere assoluto. I deputati sono consapevoli del doppio gioco del re, ma con un calcolo politico che avrà conseguenze devastanti, i membri del Parlamento votano per la guerra, convinti nella loro ingenuità che una vittoria contro l'Austria e la Prussia non possa che rafforzare la rivoluzione. In poco tempo la paura stringe il paese in una morsa.
PRENDERE PARIGI
Durante l'estate, la tensione crebbe. Nacque la MARSIGLIESE, inno rivoluzionario che ancora oggi è l'inno francese. Il 3 agosto, il Duca di Brunswick, dichiara che se verrà fatto del male al re Luigi XVI le sue truppe raderanno al suolo Parigi. Il ricatto è la prova schiacciante del tradimento del re. «La patria è in pericolo», proclama l'Assemblea Nazionale e migliaia di volontari accorrono ad arruolarsi per difendere il loro paese. Per salvare Parigi, l'Assemblea fa appello a volontari di tutte le province del regno. Volontari che, appena giunti nella capitale, non fanno che aggiungere confusione, in particolare quelli di Marsiglia. Tuttavia, andare contro il proprio re in maniera definitiva non è una decisiona semplice. Si sviluppa un coordinamento segreto. L'obiettivo è prendersi Parigi.
Gli austriaci sono pericolosamente vicini a Parigi dopo aver preso Verdun. All'improvviso un terrore irrazionale si impadronisce dei sanculotti. Temono che i nobili e i preti refrattari detenuti nelle prigioni della capitale si possano alleare con l'Austria. Il tribunale del popolo ti accusa di aver cospirato contro la rivoluzione e di aver sfruttato l'aggressione perpetrata da potenze straniere per seminare la discordia in patria. Si improvvisa una giustizia sommaria e sbrigativa. In tre giorni nelle prigioni di Parigi vengono massacrate duemila persone. C'era paura che la rivoluzione sarebbe stata cancellata se la Prussia avesse vinto, che i controrivoluzionari avrebbero fatto saltare tutto se li avessimo lasciati fare. A Valmy, il 20 settembre del 1792, a dispetto di ogni previsione, gli eserciti rivoluzionari riescono a mettere in fuga i prussiani.
La Convenzione era divisa in tre gruppi principali: Montagnardi (Les Montagnards - in rosso, a sinistra): Erano i più radicali e sostenitori del Regime del Terrore. Guidati da Robespierre. Alleati dei sans-culottes, che sostenevano la loro politica estremista. Girondini (Les Girondins - in verde, a destra): Repubblicani moderati, favorevoli alla guerra, ma contrari al Terrore. Guidati da Brissot. Percepiti come traditori dalla popolazione parigina e dai Montagnardi.
La Pianura (Les députés de la Plaine - in giallo, al centro): oscillavano tra Montagnardi e Girondini. Detenevano il voto decisivo e si spostarono verso i Montagnardi nel 1793.
IL TERRORE GIACOBINO
Nel 1793, i Girondini tentarono di eliminare il montagnardo Jean-Paul Marat, ma il sostegno dei sans-culottes ribaltò la situazione. Il 2 giugno 1793, sotto la pressione popolare e della Guardia Parigina, la Convenzione fu costretta ad arrestare 29 deputati girondini, segnando la vittoria dei Montagnardi. In questo clima rivoluzionario, venne adottata una nuova Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, che sanciva il diritto alla resistenza e garantiva istruzione e assistenza per tutti. I sans-culottes continuarono a lottare per difendere questi ideali in tutta Parigi. La parola d'ordine è libertà, uguaglianza, fraternità o morte. Ma con gran sconforto dei sanculotti, la prima vittima di questo conflitto è l'uomo che hanno soprannominato l'amico del popolo, Jean-Paul Marat. L'alfiere della rivoluzione del popolo viene assassinato nella vasca da bagno da una giovane girondina, Charlotte Corday.
19XX
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Un tribunale rivoluzionario per giudicare coloro che sfidano la rivoluzione e vengono visti come nemici dello Stato viene finalmente istituito nel marzo 1793. Questo tribunale sarà assistito in ogni sezione di Parigi e in ogni municipio del paese da un comitato di sorveglianza incaricato di controllare i cittadini. Ognuno deve rendere conto delle sue azionI.
i membri del Comitato di salute pubblica che avevano sostenuto Robespierre, gli si rivoltano contro. Al grido di «Abbasso il tiranno», una coalizione di deputati impedisce a Robespierre di prendere la parola alla Convenzione e ne decreta l'arresto immediato. Dopo un violento scontro tra Comune e Convenzione, Robespierre ha la peggio. In poche ore Parigi e le sue sezioni sono messe a tacere. La normalizzazione politica è cominciata.
IL TERRORE '93-'94
DECAPITAZIONI DI MASSA
Poco dopo, il 31 ottobre, 21 deputati girondini vengono ghigliottinati, seguiti da altri sospettati di tradimento. La Rivoluzione si divide: gli indulgenti di Danton e Desmoulins vogliono fermare il Terrore, mentre gli esagerati di Hébert chiedono ancora più repressione. Entrambi vengono eliminati nel marzo-aprile 1794. Il Tribunale Rivoluzionario accelera le esecuzioni, con oltre 1.400 morti in poche settimane. La paura paralizza i deputati e il Terrore si avvicina alla fine.
L'ESECUZIONE DEL RE
Dopo quasi un anno di discussioni, alla fine la Comune vota, con una maggioranza risicata, per giustiziare il re. Sulla antica piazza Luigi XV destinata a diventare presto piazza della Concordia viene installata una ghigliottina e lì il 21 giugno 1793 alle 10 e 22 del mattino Luigi XVI viene giustiziato. La notizia attraversa l'Europa come il rumbo di un tuono. Le monarchie di Inghilterra, Olanda, Spagna e Portogallo si uniscono all'Austria nella guerra contro la Repubblica che ha osato assassinare il suo monarca. Questi allarmanti scenari di guerra fanno acuire le tensioni all'interno della Convenzione Nazionale.
I contadini insorgono contro la Convenzione: le cause erano profonde e andavano ricercate nel loro senso di religiosità. Gli ufficiali lealisti e il clero sfruttano la rabbia contadina e scoppia una nuova frattura, un conflitto tra i bianchi e i rivoluzionari. Mentre i volontari partono in difesa della Repubblica su tutti i fronti, le sezioni di Parigi si trovano presto disorientate, sopraffatte dalla stanchezza e dal dubbio, come se i rivoluzionari stessero perdendo fiducia nel futuro. Il governo ha affermato che sarà rivoluzionario fino alla pace. Non c'è più Costituzione finché non avremo eliminato ogni nemico, esterno o interno. Pressata da ogni lato, il 6 aprile 1793, la Convenzione Nazionale costituisce un comitato di salute pubblica. 12 uomini, scelti mensilmente fra i deputati, sono incaricati di guidare il destino del paese. Il conflitto fra girondini e montagnardi si fa sempre più violento.