Bergson e lo spiritualismo
Indice
1. Lo spiritualismo francese
2. Bergson: vita e opere
3. L'indagine sul tempo e sulla coscienza
4. Dal rapporto mente-corpo allo slancio vitale
5. Le due fonti della morale e della religione
Il dibattito fra positivisti e spiritualisti
Nella seconda metà del XIX secolo, in Francia, la corrente filosofica più diffusa era il POSITIVISMO, ma non era l'unica.Vi erano autori che rifiutavano due dogmi del positivismo: - materialismo - determinismo. Gli spiritualisti affermavano infatti che lo spirito costituisce una realtà sostanziale tanto quanto la materia, e che nell'essere umano esiste una sfera irriducibile di libertà.
Le principali correnti dello spiritualismo francese
Vi sono almeno due diverse correnti di spiritualismo, legate a due distinte concezioni della libertà:
Lo spontaneismo, intende la libertà come spontaneità, ossia come capacità del soggetto di essere causa delle proprie azioni, cioè di non essere determinato, nel proprio agire da cause esterne.
Il contingentismo, intende la libertà come contingenza, ossia come capacità di alcuni tipi di eventi di sottrarsi alla necessità da cui sembra essere regolati tutti i fenomeni naturali.
Bergson: vita e opere
1897
1881
1859
1927 e 1941
1914
ottiene
partecipa
ottiene ruolo
si laurea
Henri-Louis
in filosofia e matematica, poco dopo inizia a insegnare in licei.
il Nobel per la letteratura. Muore a Parigi nel 1941, mentre la Francia è occupata dai nazisti
in varie missioni diplomatiche in Spagna e Stati Uniti.
all'École Normale e poco dopo al Collège de France che gli dà fama.
Nasce a Parigi, da padre polacco e madre inglese, entrambi di religione ebraica
L'indagine sul tempo e sulla coscienza
Bergson è scettico rispetto al fatto che le rappresentazioni della realtà fornite da psicologia, fisica o biologia, siano complete. Dubita che esse riescano a rendere ragione della nostra esperienza quotidiana.Primo bersaglio polemico di Bergson è il determinismo, tipico della psicologia sperimentale. Secondo Bergson, gli stati mentali non sono misurabili (anche se diciamo di essere "molto felici").
Facciamo questo errore perché abbiamo la tendenza a parlare della vita della coscienza (inestesa) per mezzo dello stesso apparato concettuale che viene usato per descrivere il mondo esterno (esteso).
L'esperienza del tempo: il "flusso di coscienza"
L'esperienza dei dati immediati della coscienza è per Bergson innanzitutto un'esperienza del tempo in cui le sensazioni, le emozioni e i pensieri si susseguono nella nostra coscienza. Il flusso di coscienza è restituito come una successione temporale di unità distinte e indipendenti le une dalle altre. Questo modo di descrivere l'attività della nostra coscienza falsifica la realtà perché usiamo una concezione del tempo tipica della fisica:
Il tempo spazializzato Concepiamo il tempo come pensiamo allo spazio, cioè come una sorta di contenitore in cui si colloca una molteplicità di eventi. L'infinità divisibilità del tempo e la sua omogeneità rende il tempo misurabile per mezzo di orologi e cronometri.
Il tempo della coscienza: durata reale
Per Bergson il tempo della scienza non corrisponde al tempo reale: non esistono istanti privi di durata e tra loro omogenei.
La durata reale di un evento, cioè la durata percepita dal soggetto che lo vive, non è quantificabile con strumenti di misura
Non è quantificabile
Non esistono istanti nettamente distinti
È difficile decidere dove finisca un istante e dove ne inizi un altro.
Il metodo analitico e il metodo intuitivo
Considerare la vita della coscienza come un filo di perle o come un gomitolo di lana significa usare rispettivamente uno dei due metodi seguenti:
Per mezzo dell'analisi, noi scomponiamo in parti ciò che è unitario e facciamo astrazione da determinate proprietà. Serve per formulare leggi scientifiche e viene usata nella psicologia sperimentale.
Per cogliere la vera natura della coscienza, secondo Bergson, è necessario affidarsi all'intuizione: essa cattura l'oggetto nella sua interezza, in un solo atto. È il metodo tipico della comprensione filosofica.
Il rapporto mente-corpo
Se i nostri pensieri non sono successioni di elementi distinti, ma si sovrappongono l'uno all'altro, allora è incerta anche la distinzione tra il presente e il passato. Viene a cadere la distinzione tra percezione e memoria.L'attività percettiva non è mai istantanea, ma ha una certa estensione temporale e quindi comporta anche un certo grado di memoria. La memoria è necessaria per assicurare la continuità dell'esperienza.
"Non c'è percezione che non sia imbevuta di ricordi" Materia e memoria (1896)
I ricordi-immagine e i ricordi puri
L'intervento della memoria nella percezione avviene in due modi differenti, a seconda del tipo di ricordo coinvolto. Il primo si basa su "meccanismi motori", il secondo è costituito da "ricordi indipendenti":
Ricordi immagine
Ricordi puri
Ricordi suscitati da uno stimolo esterno a partire da un'abitudine acquisita; sono simili a schemi d'azione, cioè a predisposizioni a reagire a un certo stimolo sempre nello stesso modo.
Ricordi che non hanno uno scopo pratico immediato, nè uno stimolo esterno che li determini; emergono spontaneamente dall'attività della coscienza. Funzione contemplativa
Entrambi intervengono nella percezione, anche se in maniera differente
Relazione tra memoria e materia
La relazione tra mente e corpo, è concretizzata da Bergson con quest'immagine: la memoria (insieme di tutti i nostri ricordi, la nostra coscienza, la "durata reale") è come un cono, la cui base è il passato, e la cui punta tocca il piano del presente, scorrendo incessantemente su di esso.Il punto di contatto fra il passato e il presente è la percezione: cioè il punto in cui la dimensione spirituale (la coscienza) tocca il piano materiale (il nostro corpo), interagendo con esso.
Teoria dello slancio vitale - "L'evoluzione creatrice" 1907
In quest'opera egli affronta temi di ambito biologico come l'origine e lo sviluppo della vita. Bergson intende andare oltre la separazione tra spirito e materia alla ricerca di un principio originario alla base di entrambi. Se proviamo a cogliere la vita attraverso il metodo dell'intuizione, arriviamo a comprendere che alla base della vita biologica vi è un unico impulso vitale che vivifica l'intera realtà.
Bergson utilizza l'espressione élan vital per indicare questa forza. La complessità degli organismi viventi è il frutto di un unico processo vitale, una forza spirituale e immateriale, libera che si evolve in ogni direzione in modo del tutto imprevedibile e inarrestabile.
Il superamento del dualismo materia/spirito
La peculiarità di questo slancio è che esso tende a dividersi, separarsi, differenziarsi. La continua separazione di queste tendenze è all'origine delle diverse linee evolutive ed è ciò che porta alla nascita delle varie specie viventi.
Secondo Bergson, essa non è un aspetto separato della realtà ma, al contrario, è l'esito estremo dello slancio vitale, ossia quando esso si cristallizza in una determinata forma vivente. Qui l'energia vitale arresta il proprio corso, dando origine a strutture biologiche fisse, che si ripetono indefinitamente.
In questo slancio vitale che ne è della materia?
Il rifiuto del meccanicismo e del finalismo
Assumendo la prospettiva della durata - vale a dire osservando la vita così come si presenta alla coscienza, alla nostra esperienza soggettiva -, il mondo e la sua evoluzione appaiono non come una molteplicità di entità separate e statiche, ma come un processo dinamico unitario. Con la sua interpretazione vitalistica della realtà, Bergson rifiuta tanto la spiegazione meccanicistica dell'evoluzione quanto quella finalistica. Per Bergson l'evoluzione della vita è contingente, nel senso che non è sottoposta a un rigido determinismo, e non è preordinata, nel senso che non risponde ad alcun piano o disegno, ma è l'esito di un'unica e indivisibile forza vitale, principio di qualunque esistenza e di qualunque mutamento.
Le due fonti della morale e della religione: la pressione sociale
La domanda da cui muove il saggio è da dove derivino le norme a cui si conforma l'agire umano. La prima è rintracciabile nella pressione sociale, ossia in quell'insieme di leggi, istituzioni e tradizioni al cui interno un individuo nasce e vive. È il corrispettivo dell'istinto per gli animali: l'abitudine nel rispetto delle norme porta condizioni di vita soddisfacenti per tutti. L'insieme delle norme acquisite per abitudine costituisce una morale chiusa e, di conseguenza, una società dove tutti si conformano in modo acritico alle regole sociali è una società chiusa, immobile e refrattaria a ogni cambiamento.
Le due fonti della morale e della religione: l'aspirazione
La seconda fonte è l'aspirazione, che non è propria delle società ma di Dio, il quale si presume che comunichi con l'umanità per mezzi di riformatori morali (da Socrate e Gesù). Dio ha instillato in queste figure un'emozione creatrice (quindi interna a loro, non esterna) dal quale traggono valori universali. La moralità che deriva dall'aspirazione si diffonde per contagio emotivo: conquista gli animi e fa sì che si conformino a nuove regole morali. L'aspirazione è una fonta di morale aperta e di società aperte, disposte a cambiare. NB: Per Bergson non esistono società completamente chiuse o completamente aperte.
Religiosità statica
Religiosità dinamica
Caratteristica delle grandi religioni, sorge per contrastare le conseguenze negative dell'intelligenza che, da un lato ci aiuta a progredire, ma dall'altro ci angoscia, perché ci rende consapevoli della nostra finitezza. La religiosità statica ci addestra a credere e seguire le norme (pena la punizione divina) e ci promette la vita ultraterrena.
Prende origine dall'amore per il genere umano. Un'emozione interiore che nasce quando si riesce finalmente a cogliere in maniera intuitiva, e non razionale, la natura stessa di Dio. Bergson lo definisce "misticismo" quindi non come un fenomeno caratteristico delle società primitive o una patologia psichica, ma come la condizione che va oltre la semplice esperienza estatica per sfociare nell'azione (prolunga nel mondo l'azione divina).
Si snoda nel tempo ed è fatta di tempo, i cui istanti non si possono mai cogliere separatamente senza perdere il senso del tutto
Flusso come melodia
Tempo spazializzato: collana di perle
L'impossibilità di dividere il tempo in unità separate comporta: irripetibilità e irreversibilità degli istanti
Durata reale: gomitolo o palla di neve
Pubblicato dopo un dibattito sulla relatività di Einstein con altri filosofi e matematici.
In cui affronta la genesi dei valori morali
Le due fonti della morale e della religione (1932)
Durata e simultaneità (1922)
Saggio sui dati immediati della coscienza (1889)
È una della sue due tesi di dottorato, scritta in francese. Divenuta celebre anni dopo.
È un saggio, gli procura certa notorietà
Considerato da molti il suo capolavoro.
In questi anni, le sue opere vengono messe all'Indice (poiché difendono una forma di evoluzionismo
L'evoluzione creatrice (1907)
Materia e memoria (1896)
Bergson e lo spiritualismo
LICEO BERTRAND RUSSELL
Created on March 9, 2025
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Bergson e lo spiritualismo
Indice
1. Lo spiritualismo francese
2. Bergson: vita e opere
3. L'indagine sul tempo e sulla coscienza
4. Dal rapporto mente-corpo allo slancio vitale
5. Le due fonti della morale e della religione
Il dibattito fra positivisti e spiritualisti
Nella seconda metà del XIX secolo, in Francia, la corrente filosofica più diffusa era il POSITIVISMO, ma non era l'unica.Vi erano autori che rifiutavano due dogmi del positivismo: - materialismo - determinismo. Gli spiritualisti affermavano infatti che lo spirito costituisce una realtà sostanziale tanto quanto la materia, e che nell'essere umano esiste una sfera irriducibile di libertà.
Le principali correnti dello spiritualismo francese
Vi sono almeno due diverse correnti di spiritualismo, legate a due distinte concezioni della libertà:
Lo spontaneismo, intende la libertà come spontaneità, ossia come capacità del soggetto di essere causa delle proprie azioni, cioè di non essere determinato, nel proprio agire da cause esterne.
Il contingentismo, intende la libertà come contingenza, ossia come capacità di alcuni tipi di eventi di sottrarsi alla necessità da cui sembra essere regolati tutti i fenomeni naturali.
Bergson: vita e opere
1897
1881
1859
1927 e 1941
1914
ottiene
partecipa
ottiene ruolo
si laurea
Henri-Louis
in filosofia e matematica, poco dopo inizia a insegnare in licei.
il Nobel per la letteratura. Muore a Parigi nel 1941, mentre la Francia è occupata dai nazisti
in varie missioni diplomatiche in Spagna e Stati Uniti.
all'École Normale e poco dopo al Collège de France che gli dà fama.
Nasce a Parigi, da padre polacco e madre inglese, entrambi di religione ebraica
L'indagine sul tempo e sulla coscienza
Bergson è scettico rispetto al fatto che le rappresentazioni della realtà fornite da psicologia, fisica o biologia, siano complete. Dubita che esse riescano a rendere ragione della nostra esperienza quotidiana.Primo bersaglio polemico di Bergson è il determinismo, tipico della psicologia sperimentale. Secondo Bergson, gli stati mentali non sono misurabili (anche se diciamo di essere "molto felici").
Facciamo questo errore perché abbiamo la tendenza a parlare della vita della coscienza (inestesa) per mezzo dello stesso apparato concettuale che viene usato per descrivere il mondo esterno (esteso).
L'esperienza del tempo: il "flusso di coscienza"
L'esperienza dei dati immediati della coscienza è per Bergson innanzitutto un'esperienza del tempo in cui le sensazioni, le emozioni e i pensieri si susseguono nella nostra coscienza. Il flusso di coscienza è restituito come una successione temporale di unità distinte e indipendenti le une dalle altre. Questo modo di descrivere l'attività della nostra coscienza falsifica la realtà perché usiamo una concezione del tempo tipica della fisica:
Il tempo spazializzato Concepiamo il tempo come pensiamo allo spazio, cioè come una sorta di contenitore in cui si colloca una molteplicità di eventi. L'infinità divisibilità del tempo e la sua omogeneità rende il tempo misurabile per mezzo di orologi e cronometri.
Il tempo della coscienza: durata reale
Per Bergson il tempo della scienza non corrisponde al tempo reale: non esistono istanti privi di durata e tra loro omogenei.
La durata reale di un evento, cioè la durata percepita dal soggetto che lo vive, non è quantificabile con strumenti di misura
Non è quantificabile
Non esistono istanti nettamente distinti
È difficile decidere dove finisca un istante e dove ne inizi un altro.
Il metodo analitico e il metodo intuitivo
Considerare la vita della coscienza come un filo di perle o come un gomitolo di lana significa usare rispettivamente uno dei due metodi seguenti:
Per mezzo dell'analisi, noi scomponiamo in parti ciò che è unitario e facciamo astrazione da determinate proprietà. Serve per formulare leggi scientifiche e viene usata nella psicologia sperimentale.
Per cogliere la vera natura della coscienza, secondo Bergson, è necessario affidarsi all'intuizione: essa cattura l'oggetto nella sua interezza, in un solo atto. È il metodo tipico della comprensione filosofica.
Il rapporto mente-corpo
Se i nostri pensieri non sono successioni di elementi distinti, ma si sovrappongono l'uno all'altro, allora è incerta anche la distinzione tra il presente e il passato. Viene a cadere la distinzione tra percezione e memoria.L'attività percettiva non è mai istantanea, ma ha una certa estensione temporale e quindi comporta anche un certo grado di memoria. La memoria è necessaria per assicurare la continuità dell'esperienza.
"Non c'è percezione che non sia imbevuta di ricordi" Materia e memoria (1896)
I ricordi-immagine e i ricordi puri
L'intervento della memoria nella percezione avviene in due modi differenti, a seconda del tipo di ricordo coinvolto. Il primo si basa su "meccanismi motori", il secondo è costituito da "ricordi indipendenti":
Ricordi immagine
Ricordi puri
Ricordi suscitati da uno stimolo esterno a partire da un'abitudine acquisita; sono simili a schemi d'azione, cioè a predisposizioni a reagire a un certo stimolo sempre nello stesso modo.
Ricordi che non hanno uno scopo pratico immediato, nè uno stimolo esterno che li determini; emergono spontaneamente dall'attività della coscienza. Funzione contemplativa
Entrambi intervengono nella percezione, anche se in maniera differente
Relazione tra memoria e materia
La relazione tra mente e corpo, è concretizzata da Bergson con quest'immagine: la memoria (insieme di tutti i nostri ricordi, la nostra coscienza, la "durata reale") è come un cono, la cui base è il passato, e la cui punta tocca il piano del presente, scorrendo incessantemente su di esso.Il punto di contatto fra il passato e il presente è la percezione: cioè il punto in cui la dimensione spirituale (la coscienza) tocca il piano materiale (il nostro corpo), interagendo con esso.
Teoria dello slancio vitale - "L'evoluzione creatrice" 1907
In quest'opera egli affronta temi di ambito biologico come l'origine e lo sviluppo della vita. Bergson intende andare oltre la separazione tra spirito e materia alla ricerca di un principio originario alla base di entrambi. Se proviamo a cogliere la vita attraverso il metodo dell'intuizione, arriviamo a comprendere che alla base della vita biologica vi è un unico impulso vitale che vivifica l'intera realtà.
Bergson utilizza l'espressione élan vital per indicare questa forza. La complessità degli organismi viventi è il frutto di un unico processo vitale, una forza spirituale e immateriale, libera che si evolve in ogni direzione in modo del tutto imprevedibile e inarrestabile.
Il superamento del dualismo materia/spirito
La peculiarità di questo slancio è che esso tende a dividersi, separarsi, differenziarsi. La continua separazione di queste tendenze è all'origine delle diverse linee evolutive ed è ciò che porta alla nascita delle varie specie viventi.
Secondo Bergson, essa non è un aspetto separato della realtà ma, al contrario, è l'esito estremo dello slancio vitale, ossia quando esso si cristallizza in una determinata forma vivente. Qui l'energia vitale arresta il proprio corso, dando origine a strutture biologiche fisse, che si ripetono indefinitamente.
In questo slancio vitale che ne è della materia?
Il rifiuto del meccanicismo e del finalismo
Assumendo la prospettiva della durata - vale a dire osservando la vita così come si presenta alla coscienza, alla nostra esperienza soggettiva -, il mondo e la sua evoluzione appaiono non come una molteplicità di entità separate e statiche, ma come un processo dinamico unitario. Con la sua interpretazione vitalistica della realtà, Bergson rifiuta tanto la spiegazione meccanicistica dell'evoluzione quanto quella finalistica. Per Bergson l'evoluzione della vita è contingente, nel senso che non è sottoposta a un rigido determinismo, e non è preordinata, nel senso che non risponde ad alcun piano o disegno, ma è l'esito di un'unica e indivisibile forza vitale, principio di qualunque esistenza e di qualunque mutamento.
Le due fonti della morale e della religione: la pressione sociale
La domanda da cui muove il saggio è da dove derivino le norme a cui si conforma l'agire umano. La prima è rintracciabile nella pressione sociale, ossia in quell'insieme di leggi, istituzioni e tradizioni al cui interno un individuo nasce e vive. È il corrispettivo dell'istinto per gli animali: l'abitudine nel rispetto delle norme porta condizioni di vita soddisfacenti per tutti. L'insieme delle norme acquisite per abitudine costituisce una morale chiusa e, di conseguenza, una società dove tutti si conformano in modo acritico alle regole sociali è una società chiusa, immobile e refrattaria a ogni cambiamento.
Le due fonti della morale e della religione: l'aspirazione
La seconda fonte è l'aspirazione, che non è propria delle società ma di Dio, il quale si presume che comunichi con l'umanità per mezzi di riformatori morali (da Socrate e Gesù). Dio ha instillato in queste figure un'emozione creatrice (quindi interna a loro, non esterna) dal quale traggono valori universali. La moralità che deriva dall'aspirazione si diffonde per contagio emotivo: conquista gli animi e fa sì che si conformino a nuove regole morali. L'aspirazione è una fonta di morale aperta e di società aperte, disposte a cambiare. NB: Per Bergson non esistono società completamente chiuse o completamente aperte.
Religiosità statica
Religiosità dinamica
Caratteristica delle grandi religioni, sorge per contrastare le conseguenze negative dell'intelligenza che, da un lato ci aiuta a progredire, ma dall'altro ci angoscia, perché ci rende consapevoli della nostra finitezza. La religiosità statica ci addestra a credere e seguire le norme (pena la punizione divina) e ci promette la vita ultraterrena.
Prende origine dall'amore per il genere umano. Un'emozione interiore che nasce quando si riesce finalmente a cogliere in maniera intuitiva, e non razionale, la natura stessa di Dio. Bergson lo definisce "misticismo" quindi non come un fenomeno caratteristico delle società primitive o una patologia psichica, ma come la condizione che va oltre la semplice esperienza estatica per sfociare nell'azione (prolunga nel mondo l'azione divina).
Si snoda nel tempo ed è fatta di tempo, i cui istanti non si possono mai cogliere separatamente senza perdere il senso del tutto
Flusso come melodia
Tempo spazializzato: collana di perle
L'impossibilità di dividere il tempo in unità separate comporta: irripetibilità e irreversibilità degli istanti
Durata reale: gomitolo o palla di neve
Pubblicato dopo un dibattito sulla relatività di Einstein con altri filosofi e matematici.
In cui affronta la genesi dei valori morali
Le due fonti della morale e della religione (1932)
Durata e simultaneità (1922)
Saggio sui dati immediati della coscienza (1889)
È una della sue due tesi di dottorato, scritta in francese. Divenuta celebre anni dopo.
È un saggio, gli procura certa notorietà
Considerato da molti il suo capolavoro.
In questi anni, le sue opere vengono messe all'Indice (poiché difendono una forma di evoluzionismo
L'evoluzione creatrice (1907)
Materia e memoria (1896)