IL MATRIMONIO NELL'
ANTICA ROMA
INDICE
I tipi
Introduzione
Le relazioni extraconiugali
Il vestiario
Partecipanti
Le classi sociali
Socialmente
Il divorzio
Introduzione
Nell'antica Roma il matrimonio si celebrava principalmente nella casa (domus),spesso della sposa, ma poteva anche avvenire in quella dello sposo o in un luogo scelto dalle famiglie coinvolte, era il luogo in cui avveniva il rite matrimoniale (ritus nuptialis), e dove la sposa veniva "trasferita" dal suo padre (paterfamilias) alla casa del marito. La cerimonia era di solito un evento privato, ma alcune volte veniva celebrata pubblicamente, soprattutto nei matrimoni di alto rango.
Testes
I partecipanti
Testes: I testimoni erano essenziali per validare legalmente il matrimonio romano. Senza la loro presenza, l'unione non era riconosciuta. Di solito erano amici stretti, parenti o persone rispettabili della comunità, e la loro testimonianza garantiva che il matrimonio fosse ufficiale e conforme alle leggi sociali. Familia: Nella Roma antica, il matrimonio era più un'alleanza tra famiglie che tra individui. Le famiglie degli sposi, specialmente quelle nobili, avevano un ruolo centrale, poiché il matrimonio consolidava legami politici, economici e sociali. Il paterfamilias, capo della famiglia, spesso dava il consenso, e l'unione rafforzava il potere e la posizione di entrambe le famiglie. Sacerdoti: Nei matrimoni più formali, come la confarreatio, un sacerdote (come il pontifex) presiedeva i riti religiosi. La sua presenza conferiva un carattere sacro al matrimonio, benedicendo l’unione e proteggendo la coppia e la loro discendenza. La cerimonia aveva un valore non solo legale ma anche religioso, rendendo l'unione una benedizione divina.
Sacerdoti
Familia
La celebrazione
Confarreatio: era il matrimonio più solenne e cerimonioso nell'antica Roma, riservato alle famiglie patrizie (le più alte della società). Questo matrimonio era considerato il rito matrimoniale per eccellenza e conferiva alla coppia uno status legale e religioso elevato. La cerimonia si svolgeva con un sacrificio di pane sacro (da cui prende il nome "confarreatio") e prevedeva che la sposa e lo sposo compissero atti religiosi davanti a un pontifex (un sacerdote romano), che benediva l’unione. La ritualità di questa unione aveva un forte valore simbolico, segnando non solo il matrimonio civile ma anche un impegno religioso. La discendenza derivante da questo matrimonio era considerata legittima e protetta dalla legge romana, conferendo ai figli un diritto pieno alla cittadinanza romana e a una posizione sociale stabile. Inoltre, la confarreatio era spesso vista come il matrimonio che sanciva legami di alleanza politica e sociale, consolidando il potere delle famiglie nobili. Coemptio: In questo caso, il matrimonio simboleggiava un acquisto della sposa da parte dello sposo. Era un contratto legale dove lo sposo "acquistava" la sposa, come una sorta di proprietà, ma che riconosceva la legittimità dell'unione.
Ma i matrimoni erano anche informali...
Usus: era una forma di matrimonio informale, in cui la coppia diventava sposata automaticamente dopo aver coabitato per un anno senza separarsi. Questo tipo di unione era tipico delle classi basse, che non avevano bisogno di una cerimonia ufficiale o di una dote consistente. La convivenza continuativa era l'unico requisito legale per sancire il matrimonio, riflettendo una pratica più semplice e legata alla vita quotidiana. L'Usus rappresentava un'unione pratica e affettiva, senza gli aspetti economici e politici dei matrimoni nobili.
Le differenze di classi sociali
Le differenze tra matrimoni delle classi alte e basse erano significative:
Nei matrimoni ricchi (patrizi o classi alte) la dote della sposa, che veniva chiamata dos, era di solito molto consistente e includeva beni materiali.
I matrimoni non erano solo un'unione di coppia, ma spesso avevano un'importante finalità politica o economica, poiché univano due famiglie influenti. Nei matrimoni delle classi alte, la dote della sposa (dos) era un aspetto fondamentale e spesso molto consistente, comprendente beni materiali come terre, denaro e altri beni preziosi. Questo non era solo un elemento economico, ma anche una mossa strategica per consolidare alleanze politiche e aumentare il potere delle famiglie coinvolte. I matrimoni nobili erano quindi anche legami di interesse, con scopi politici ed economici, spesso combinati per rafforzare il prestigio e l'influenza. Al contrario, nei matrimoni delle classi basse, la dote era spesso modesta o assente. L'unione si basava più sulla necessità di sopravvivenza e sulla creazione di una famiglia stabile, con i coniugi che si sostenevano reciprocamente, principalmente nel lavoro quotidiano. L'aspetto economico era essenziale, ma senza le implicazioni politiche o strategiche che caratterizzavano i matrimoni tra nobili. La scelta del partner era più legata alla compatibilità pratica e affettiva, che alla posizione sociale.
Gli abiti della donna
Il matrimonio romano era un rito ricco di significati simbolici, che andavano ben oltre l'unione di due persone, ma coinvolgevano anche la famiglia, la società e gli dèi. Ogni gesto, abito e rito celebrato aveva un valore profondo e comunicava precise aspettative sociali e culturali. La sposa indossava una tunica bianca, simbolo di purezza, che rappresentava la verginità e l'innocenza, ma anche l'idea che il matrimonio fosse una nuova fase della sua vita. La sposa portava anche un velo rosso (flammeum), che simboleggiava la sua dedizione e l'onore verso il marito. Il rosso, associato alla passione, era anche un simbolo di protezione e della forza della nuova unione. Le spose patizie indossavano spesso una corona di fiori o di mirto, simbolo di amore e fertilità, augurando un matrimonio prospero e duraturo.
Prima di coricarsi, la futura sposa indossava la tunica recta, che era l’abito di nozze: una lunga tunica bianca simbolo di verginità. Si trattava di un indumento molto semplice, stretto in vita con un nodo particolare, il così detto nodus Herculeus, che si posizionava sopra lo stomaco e si credeva portasse fortuna. Avrebbe protetto la sposa dal malocchio e le avrebbe portato fecondità, perché secondo la tradizione Ercole aveva generato ben settanta figli. La ragazza si raccoglieva i capelli in una cuffia arancione, il luteum, e così andava a dormire.
Gli abiti dell'uomo
Lo sposo, al contrario, indossava una tunicola semplice, ma, se di alto rango, una toga, che rappresentava la cittadinanza romana e il suo status sociale. La toga non era solo un abito cerimoniale, ma un simbolo di dignità e onore. Il suo uso durante il matrimonio sottolineava l'importanza dell'unione e il ruolo dello sposo come membro rispettato della società romana.
I prerequisiti
Il matrimonio romano non era solo un'unione tra due persone, ma un vero e proprio contratto sociale e familiare. L'obiettivo principale era quello di consolidare alleanze politiche e sociali, rafforzare la posizione delle famiglie coinvolte e garantire la continuità del patrimonio. La dote (dos) che la sposa portava con sé nel matrimonio rappresentava non solo una garanzia economica per lo sposo, ma anche un simbolo di onore e impegno per la famiglia della donna. La dote era una sorta di "pegno" che assicurava il rispetto e la protezione della sposa da parte del marito, ma anche il mantenimento dell’onore della famiglia della sposa.
Le giovani donne romane venivano educate dai genitori o da tutori per prepararsi al matrimonio, che era visto come il culmine della loro educazione. Un aspetto centrale di questa formazione era la pudicitia (modestia e verginità), poiché la donna doveva arrivare al matrimonio come vergine per mantenere l'onore della sua famiglia. In parallelo, venivano formate nella gestione della casa, in quanto una volta sposate avrebbero dovuto occuparsi della vita domestica, curare i figli e mantenere l'ordine nella casa.
Il matrimonio
Il matrimonio, quindi, era un'alleanza tra famiglie, non solo una relazione basata su sentimenti romantici. Il concetto di onore (honor) era fondamentale: se la donna veniva accusata di infedeltà, la sua famiglia poteva intervenire drasticamente, anche con punizioni severe come l'omicidio, visto come una "difesa dell'onore". Al contrario, gli uomini godevano di maggiore libertà prematrimoniale e extramatrimoniale, senza compromettere la loro reputazione.La cerimonia era accompagnata da riti religiosi e sacrifici, e la partecipazione di sacerdoti come il *pontifex* era un elemento essenziale.Non c'erano rituali religiosi particolari, a meno che non fosse presente un sacerdote per benedire l'unione e non c'era una cerimonia pubblica come per i matrimoni nobili, ma era comunque un evento legale riconosciuto.
La prima notte di nozze
La prima notte di nozze, nella tradizione romana, era un momento carico di ritualità ma anche di violenza implicita. Con l’arrivo a casa del marito, il finto rapimento della sposa giungeva al termine e la giovane, che secondo la tradizione doveva arrivare vergine al matrimonio, si preparava ad affrontare la sua prima notte di nozze.A occuparsi di questa preparazione era la pronuba, una donna anziana che l’aveva accompagnata all’altare e che aveva il compito di predisporre il letto nuziale, cospargendolo di fiori di croco e polvere di zafferano, considerati afrodisiaci. Oltre a tranquillizzare ed esortare la sposa, la pronuba aveva anche un altro ruolo fondamentale: sciogliere i capelli della giovane ed eliminare ogni ornamento contundente, come aghi, fermagli o gioielli pesanti. Questo gesto, apparentemente simbolico, aveva una funzione ben precisa: impedire alla sposa di difendersi. Infatti, la sposa non doveva avere nulla a disposizione per opporsi all’uomo durante il rapporto. Dopo alcuni ultimi riti benauguranti, come l’invocazione del genius—una sorta di angelo custode maschile che garantiva la fecondità—e il tocco degli attributi portafortuna del dio Priapo, la giovane veniva lasciata sola con il marito. Quello che seguiva era difficilmente un atto d’amore: molto spesso si trattava di una vera e propria violenza. A conferma di ciò, tra le divinità invocate prima del rapporto vi era anche Prema, il cui scopo era quello di far sì che la sposa non si dibattesse né si divincolasse troppo. Questo mostra come il matrimonio romano, pur avendo un’aura di sacralità, fosse profondamente segnato da una dinamica di potere squilibrata, in cui la volontà della sposa aveva ben poca importanza.
I tipi di matrimonio
Il matrimonio nell'antica Roma era un'istituzione sociale e giuridica fondamentale, regolata dal conubium, cioè il diritto legale di contrarre matrimonio tra due cittadini romani. Esistevano diverse forme di matrimonio, e il loro valore legale e sociale variava in base alla classe sociale e alle consuetudini dell’epoca. Matrimonium cum manu: la moglie entrava sotto l’autorità (manus) del marito o della sua famiglia, perdendo i legami con la famiglia d’origine.
Matrimonium sine manu: la moglie rimaneva sotto la patria potestà del padre e conservava i suoi diritti patrimoniali. Questo divenne la forma più comune in età imperiale.
Il concubinato
Il Concubinato
Il concubinatus era una relazione stabile e accettata tra un uomo e una donna, ma senza il riconoscimento legale del matrimonio. Questa pratica era diffusa soprattutto tra uomini di rango elevato e donne di status inferiore (ad esempio libertae). I figli nati da un concubinato non godevano degli stessi diritti ereditari dei figli legittimi.
Il divorzio
Il Divorzio e il Repudium Il matrimonio romano non era indissolubile. Il repudium (dichiarazione unilaterale di separazione) o il divortium (separazione consensuale) potevano sciogliere un’unione senza particolari conseguenze legali. Tuttavia, mentre per gli uomini il divorzio non comportava ripercussioni sociali, le donne potevano essere criticate se lo chiedevano più volte.
Il ruolo della donna sposata
Una volta sposata, la donna aveva il compito principale di gestire la domus (casa) e di garantire la discendenza della famiglia. L'ideale romano della moglie era legato alla pudicitia (pudicizia, virtù di castità e modestia). Le donne non potevano avere relazioni extraconiugali senza subire gravi conseguenze morali e legali. Elementi del Matrimonio Romano
Flammeum: velo rosso/arancione indossato dalla sposa durante la cerimonia. Testes: testimoni presenti al matrimonio o al divorzio .
Conubium: diritto legale di sposarsi.
Matrimonium: unione legale tra due cittadini romani. Il matrimonio era quindi non solo un’unione personale, ma anche un istituto sociale con profonde implicazioni giuridiche e culturali.
ANTICA ROMA
Viola Aliberti
Created on March 8, 2025
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IL MATRIMONIO NELL'
ANTICA ROMA
INDICE
I tipi
Introduzione
Le relazioni extraconiugali
Il vestiario
Partecipanti
Le classi sociali
Socialmente
Il divorzio
Introduzione
Nell'antica Roma il matrimonio si celebrava principalmente nella casa (domus),spesso della sposa, ma poteva anche avvenire in quella dello sposo o in un luogo scelto dalle famiglie coinvolte, era il luogo in cui avveniva il rite matrimoniale (ritus nuptialis), e dove la sposa veniva "trasferita" dal suo padre (paterfamilias) alla casa del marito. La cerimonia era di solito un evento privato, ma alcune volte veniva celebrata pubblicamente, soprattutto nei matrimoni di alto rango.
Testes
I partecipanti
Testes: I testimoni erano essenziali per validare legalmente il matrimonio romano. Senza la loro presenza, l'unione non era riconosciuta. Di solito erano amici stretti, parenti o persone rispettabili della comunità, e la loro testimonianza garantiva che il matrimonio fosse ufficiale e conforme alle leggi sociali. Familia: Nella Roma antica, il matrimonio era più un'alleanza tra famiglie che tra individui. Le famiglie degli sposi, specialmente quelle nobili, avevano un ruolo centrale, poiché il matrimonio consolidava legami politici, economici e sociali. Il paterfamilias, capo della famiglia, spesso dava il consenso, e l'unione rafforzava il potere e la posizione di entrambe le famiglie. Sacerdoti: Nei matrimoni più formali, come la confarreatio, un sacerdote (come il pontifex) presiedeva i riti religiosi. La sua presenza conferiva un carattere sacro al matrimonio, benedicendo l’unione e proteggendo la coppia e la loro discendenza. La cerimonia aveva un valore non solo legale ma anche religioso, rendendo l'unione una benedizione divina.
Sacerdoti
Familia
La celebrazione
Confarreatio: era il matrimonio più solenne e cerimonioso nell'antica Roma, riservato alle famiglie patrizie (le più alte della società). Questo matrimonio era considerato il rito matrimoniale per eccellenza e conferiva alla coppia uno status legale e religioso elevato. La cerimonia si svolgeva con un sacrificio di pane sacro (da cui prende il nome "confarreatio") e prevedeva che la sposa e lo sposo compissero atti religiosi davanti a un pontifex (un sacerdote romano), che benediva l’unione. La ritualità di questa unione aveva un forte valore simbolico, segnando non solo il matrimonio civile ma anche un impegno religioso. La discendenza derivante da questo matrimonio era considerata legittima e protetta dalla legge romana, conferendo ai figli un diritto pieno alla cittadinanza romana e a una posizione sociale stabile. Inoltre, la confarreatio era spesso vista come il matrimonio che sanciva legami di alleanza politica e sociale, consolidando il potere delle famiglie nobili. Coemptio: In questo caso, il matrimonio simboleggiava un acquisto della sposa da parte dello sposo. Era un contratto legale dove lo sposo "acquistava" la sposa, come una sorta di proprietà, ma che riconosceva la legittimità dell'unione.
Ma i matrimoni erano anche informali...
Usus: era una forma di matrimonio informale, in cui la coppia diventava sposata automaticamente dopo aver coabitato per un anno senza separarsi. Questo tipo di unione era tipico delle classi basse, che non avevano bisogno di una cerimonia ufficiale o di una dote consistente. La convivenza continuativa era l'unico requisito legale per sancire il matrimonio, riflettendo una pratica più semplice e legata alla vita quotidiana. L'Usus rappresentava un'unione pratica e affettiva, senza gli aspetti economici e politici dei matrimoni nobili.
Le differenze di classi sociali
Le differenze tra matrimoni delle classi alte e basse erano significative: Nei matrimoni ricchi (patrizi o classi alte) la dote della sposa, che veniva chiamata dos, era di solito molto consistente e includeva beni materiali. I matrimoni non erano solo un'unione di coppia, ma spesso avevano un'importante finalità politica o economica, poiché univano due famiglie influenti. Nei matrimoni delle classi alte, la dote della sposa (dos) era un aspetto fondamentale e spesso molto consistente, comprendente beni materiali come terre, denaro e altri beni preziosi. Questo non era solo un elemento economico, ma anche una mossa strategica per consolidare alleanze politiche e aumentare il potere delle famiglie coinvolte. I matrimoni nobili erano quindi anche legami di interesse, con scopi politici ed economici, spesso combinati per rafforzare il prestigio e l'influenza. Al contrario, nei matrimoni delle classi basse, la dote era spesso modesta o assente. L'unione si basava più sulla necessità di sopravvivenza e sulla creazione di una famiglia stabile, con i coniugi che si sostenevano reciprocamente, principalmente nel lavoro quotidiano. L'aspetto economico era essenziale, ma senza le implicazioni politiche o strategiche che caratterizzavano i matrimoni tra nobili. La scelta del partner era più legata alla compatibilità pratica e affettiva, che alla posizione sociale.
Gli abiti della donna
Il matrimonio romano era un rito ricco di significati simbolici, che andavano ben oltre l'unione di due persone, ma coinvolgevano anche la famiglia, la società e gli dèi. Ogni gesto, abito e rito celebrato aveva un valore profondo e comunicava precise aspettative sociali e culturali. La sposa indossava una tunica bianca, simbolo di purezza, che rappresentava la verginità e l'innocenza, ma anche l'idea che il matrimonio fosse una nuova fase della sua vita. La sposa portava anche un velo rosso (flammeum), che simboleggiava la sua dedizione e l'onore verso il marito. Il rosso, associato alla passione, era anche un simbolo di protezione e della forza della nuova unione. Le spose patizie indossavano spesso una corona di fiori o di mirto, simbolo di amore e fertilità, augurando un matrimonio prospero e duraturo.
Prima di coricarsi, la futura sposa indossava la tunica recta, che era l’abito di nozze: una lunga tunica bianca simbolo di verginità. Si trattava di un indumento molto semplice, stretto in vita con un nodo particolare, il così detto nodus Herculeus, che si posizionava sopra lo stomaco e si credeva portasse fortuna. Avrebbe protetto la sposa dal malocchio e le avrebbe portato fecondità, perché secondo la tradizione Ercole aveva generato ben settanta figli. La ragazza si raccoglieva i capelli in una cuffia arancione, il luteum, e così andava a dormire.
Gli abiti dell'uomo
Lo sposo, al contrario, indossava una tunicola semplice, ma, se di alto rango, una toga, che rappresentava la cittadinanza romana e il suo status sociale. La toga non era solo un abito cerimoniale, ma un simbolo di dignità e onore. Il suo uso durante il matrimonio sottolineava l'importanza dell'unione e il ruolo dello sposo come membro rispettato della società romana.
I prerequisiti
Il matrimonio romano non era solo un'unione tra due persone, ma un vero e proprio contratto sociale e familiare. L'obiettivo principale era quello di consolidare alleanze politiche e sociali, rafforzare la posizione delle famiglie coinvolte e garantire la continuità del patrimonio. La dote (dos) che la sposa portava con sé nel matrimonio rappresentava non solo una garanzia economica per lo sposo, ma anche un simbolo di onore e impegno per la famiglia della donna. La dote era una sorta di "pegno" che assicurava il rispetto e la protezione della sposa da parte del marito, ma anche il mantenimento dell’onore della famiglia della sposa. Le giovani donne romane venivano educate dai genitori o da tutori per prepararsi al matrimonio, che era visto come il culmine della loro educazione. Un aspetto centrale di questa formazione era la pudicitia (modestia e verginità), poiché la donna doveva arrivare al matrimonio come vergine per mantenere l'onore della sua famiglia. In parallelo, venivano formate nella gestione della casa, in quanto una volta sposate avrebbero dovuto occuparsi della vita domestica, curare i figli e mantenere l'ordine nella casa.
Il matrimonio
Il matrimonio, quindi, era un'alleanza tra famiglie, non solo una relazione basata su sentimenti romantici. Il concetto di onore (honor) era fondamentale: se la donna veniva accusata di infedeltà, la sua famiglia poteva intervenire drasticamente, anche con punizioni severe come l'omicidio, visto come una "difesa dell'onore". Al contrario, gli uomini godevano di maggiore libertà prematrimoniale e extramatrimoniale, senza compromettere la loro reputazione.La cerimonia era accompagnata da riti religiosi e sacrifici, e la partecipazione di sacerdoti come il *pontifex* era un elemento essenziale.Non c'erano rituali religiosi particolari, a meno che non fosse presente un sacerdote per benedire l'unione e non c'era una cerimonia pubblica come per i matrimoni nobili, ma era comunque un evento legale riconosciuto.
La prima notte di nozze
La prima notte di nozze, nella tradizione romana, era un momento carico di ritualità ma anche di violenza implicita. Con l’arrivo a casa del marito, il finto rapimento della sposa giungeva al termine e la giovane, che secondo la tradizione doveva arrivare vergine al matrimonio, si preparava ad affrontare la sua prima notte di nozze.A occuparsi di questa preparazione era la pronuba, una donna anziana che l’aveva accompagnata all’altare e che aveva il compito di predisporre il letto nuziale, cospargendolo di fiori di croco e polvere di zafferano, considerati afrodisiaci. Oltre a tranquillizzare ed esortare la sposa, la pronuba aveva anche un altro ruolo fondamentale: sciogliere i capelli della giovane ed eliminare ogni ornamento contundente, come aghi, fermagli o gioielli pesanti. Questo gesto, apparentemente simbolico, aveva una funzione ben precisa: impedire alla sposa di difendersi. Infatti, la sposa non doveva avere nulla a disposizione per opporsi all’uomo durante il rapporto. Dopo alcuni ultimi riti benauguranti, come l’invocazione del genius—una sorta di angelo custode maschile che garantiva la fecondità—e il tocco degli attributi portafortuna del dio Priapo, la giovane veniva lasciata sola con il marito. Quello che seguiva era difficilmente un atto d’amore: molto spesso si trattava di una vera e propria violenza. A conferma di ciò, tra le divinità invocate prima del rapporto vi era anche Prema, il cui scopo era quello di far sì che la sposa non si dibattesse né si divincolasse troppo. Questo mostra come il matrimonio romano, pur avendo un’aura di sacralità, fosse profondamente segnato da una dinamica di potere squilibrata, in cui la volontà della sposa aveva ben poca importanza.
I tipi di matrimonio
Il matrimonio nell'antica Roma era un'istituzione sociale e giuridica fondamentale, regolata dal conubium, cioè il diritto legale di contrarre matrimonio tra due cittadini romani. Esistevano diverse forme di matrimonio, e il loro valore legale e sociale variava in base alla classe sociale e alle consuetudini dell’epoca. Matrimonium cum manu: la moglie entrava sotto l’autorità (manus) del marito o della sua famiglia, perdendo i legami con la famiglia d’origine. Matrimonium sine manu: la moglie rimaneva sotto la patria potestà del padre e conservava i suoi diritti patrimoniali. Questo divenne la forma più comune in età imperiale.
Il concubinato
Il Concubinato Il concubinatus era una relazione stabile e accettata tra un uomo e una donna, ma senza il riconoscimento legale del matrimonio. Questa pratica era diffusa soprattutto tra uomini di rango elevato e donne di status inferiore (ad esempio libertae). I figli nati da un concubinato non godevano degli stessi diritti ereditari dei figli legittimi.
Il divorzio
Il Divorzio e il Repudium Il matrimonio romano non era indissolubile. Il repudium (dichiarazione unilaterale di separazione) o il divortium (separazione consensuale) potevano sciogliere un’unione senza particolari conseguenze legali. Tuttavia, mentre per gli uomini il divorzio non comportava ripercussioni sociali, le donne potevano essere criticate se lo chiedevano più volte.
Il ruolo della donna sposata
Una volta sposata, la donna aveva il compito principale di gestire la domus (casa) e di garantire la discendenza della famiglia. L'ideale romano della moglie era legato alla pudicitia (pudicizia, virtù di castità e modestia). Le donne non potevano avere relazioni extraconiugali senza subire gravi conseguenze morali e legali. Elementi del Matrimonio Romano Flammeum: velo rosso/arancione indossato dalla sposa durante la cerimonia. Testes: testimoni presenti al matrimonio o al divorzio . Conubium: diritto legale di sposarsi. Matrimonium: unione legale tra due cittadini romani. Il matrimonio era quindi non solo un’unione personale, ma anche un istituto sociale con profonde implicazioni giuridiche e culturali.