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Cappella degli Scrovegni
Francesca Dalla Vecchia
Created on March 7, 2025
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Transcript
Cappella degli Scrovegni
PADOVA
Iniziamo la visita
La Storia
Leggi
Approfondisci
Prudenza - Stoltezza
Fortezza - Incostanza
Temperanza - Ira
Giustizia - Ingiustizia
Fede - Infedeltà
Carità-Invidia
Speranza - Disperazione
Speranza - Disperazione
La Speranza, virtù teologale che solleva l’uomo, è rappresentata da una donna alata che protende verso l'alto (il Paradiso) e leggiadra si innalza a ricevere il premio divino offertole da un angelo: la corona della vittoria e della gloria. La Speranza trova la sua fonte nella Fede in Dio e tanto maggiore è la Fede, tanto più grande è la Speranza. Anche nella vita terrena il fedele, sperando in Dio, potrà realizzare il Regno dei Cieli, sicuro di ottenere, un giorno, la felicità eterna. La Speranza sostiene e aiuta nei momenti di incertezza e insieme alla Fede e alla Carità – le altre due virtù teologali – spalanca le porte del Paradiso.
La Disperazione è rappresentata da una donna impiccata, con i pugni stretti e le braccia allargate, colta negli ultimi istanti di sofferenza prima della morte. La sua anima sta per essere afferrata con un uncino da un diavolo che sembra scendere, dall’Inferno della controfacciata, verso di lei. Il gesto estremo della donna ricorda quello di Giuda, raffigurato alla stessa maniera nell’Inferno del Giudizio Universale. La Disperazione è uno dei peccati più gravi perché nega l’onnipotenza e la misericordia di Dio. L’uomo disperato uccide il suo corpo e con esso condanna la sua anima perché privo della speranza di ottenere il perdono divino.
Il Giudizio Universale
Nella facciata frontale, in fondo alla Cappella, è rappresentato il Giudizio universale con Cristo al centro. È raffigurato con la mano destra aperta verso il paradiso e la mano sinistra chiusa all’inferno.
Questo ci fa capire che per raggiungere la beatitudine è necessario essere supportati dalle virtù teologali (tipiche e specifiche della religione cristiana) che si aggiungono a quelle cardinali. Queste ultime sono le virtù etiche e si chiamano ‘cardinali’ perché costituiscono ‘il cardine’ attorno al quale ruota una vita morale completa e matura.Le virtù teologali sono: la fede, la carità e la speranzaLe virtù cardinali sono: la temperanza, la fortezza, la sapienza e la giustizia
Per approfondire
Sulla grande parete in controfacciata, illuminata dalla grande trifora gotica, probabilmente progettata da Giotto stesso, il Giudizio Universale, una delle iconografie più ricorrenti in età medioevale. La sapienza compositiva di Giotto si esprime anche in questa scena con una geometrica definizione dello spazio. Cristo, all'interno del nimbo simboleggiante i cieli, è sorretto dai cherubini e serafini. Secondo la visione dell'Apocalisse si aprono le porte dei cieli, qui espresse in alto dai due angeli, dalle porte gemmate, dal sole e dalla luna, e Cristo Giudice, attorniato dalle schiere angeliche, dai dodici Apostoli, chiama a sè, con la mano destra rivolta in basso, la schiera dei Santi e dei Beati guidati da Maria, Regina Coelorum, e la schiera sottostante, guidata dagli Angeli, del Popolo di Dio, della Chiesa, che ha meritato il Paradiso. Per contrappasso Cristo Giudice con la mano sinistra scaccia i reprobi. Dal nimbo dei cieli entro cui siede Cristo esce un fiume di fuoco che si divide in quattro rami inglobanti i dannati secondo i tre vizi capitali: avarizia, lussuria e superbia. Infondo al baratro infernale Lucifero strazia i dannati per l'eternità mentre al lato destro i morti risorgono alla beatitudine eterna. Sotto Cristo Giudice due Angeli reggono la croce, a separare l'Inferno dal Paradiso. A destra della Croce Enrico Scrovegni, inginocchiato in atto devozionale, porge il modelletto della Cappella alla Madonna, che accoglie il dono porgendo a Enrico la mano destra. A destra di Maria è raffigurato San Giovanni, a sinistra Santa Cateriana, i due santi cui sono dedicati i due altari nella zono mediana della Cappella. Il modelletto della Cappella è sorretto da Altegrado de' Cattanei, canonico e arciprete della cattedrale, amico di Enrico Scrovegni
La prima grande rivoluzione compiuta da Giotto a Padova è nella rappresentazione dello spazio: si possono ammirare esempi di "prospettiva" e di resa della terza dimensione che anticipano di cent'anni le teorie rinascimentali. La seconda è l'attenzione rivolta alla rappresentazione dell'uomo, nella sua fisicità ed emotività: ciò viene ben espresso da Giotto nelle Storie della Vita della Vergine e di Cristo in cui emergono con intensità le gioie e i dolori umani, di cui restano significativi e celebri esempi la tenerezza del bacio di Gioacchino ed Anna ne L'incontro alla Porta Aurea e la disperazione delle madri in lacrime ne La strage degli innocenti. Il soffitto voltato è un manto azzurro di stelle e presenta dei tondi le figure di Maria, di Cristo e dei Profeti. Nel presbiterio si conserva ancora il gruppo scultoreo Madonna con il Bambino tra due angeli realizzato dal grande scultore Giovanni Pisano all'inizio del Trecento. Il ciclo affrescato della Cappella degli Scrovegni è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021 all'interno del sito seriale "I cicli affrescati del XIV secolo di Padova".
La Storia
La Cappella degli Scrovegni, conosciuta da tutti con il cognome del suo committente Enrico, è situata a Padova ed è intitolata a Santa Maria della Carità e nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto. L'opera costituisce il massimo capolavoro ad affresco dell'artista e testimonia la profonda rivoluzione che il pittore toscano portò nell'arte occidentale. Il ciclo affrescato da Giotto in soli due anni, tra il 1303 e il 1305, si dispiega sull’intera superficie interna della Cappella narrando la Storia della Salvezza in due percorsi differenti: il primo con le Storie della Vita della Vergine e di Cristo dipinto lungo le navate e sull'arco trionfale; il secondo inizia con i Vizi e le Virtù, affrontate nella pozione inferiore delle pareti maggiori, e si conclude con il maestoso Giudizio Universale in controfacciata.
La Fede, ovvero la fiducia incrollabile nei confronti di Dio, è raffigurata come una donna coronata con un bastone che culmina con una croce e una pergamena dove è possibile leggere le prime parole del Credo. La croce poggia sui cocci di una statuetta in frantumi, probabilmente un idolo pagano. La Fede tiene legata al cinto una chiave, forse un richiamo alla chiave del Regno dei Cieli affidata da Gesù a Pietro. La veste della Fede presenta però dei tagli, che sembrano buchi causati da spade; questi segni simboleggiano presumibilmente le eresie e gli scismi che si sono susseguiti nel corso dei secoli e che hanno minacciato – e continuano a minacciare – l’integrità della fede. Negli angoli della cornice, due angeli si affacciano devotamente verso di essa. La Fede calpesta dei fogli sopra cui si scorgono segni che rimandano alla cabala e allo zodiaco: sono le false credenze degli uomini, schiacciate sotto i piedi dalla Fede che trionfa maestosamente.
Fede - Infedeltà
L'Infedeltà, è rappresentata come una figura cieca e sorda, che si ritrae dalle fiamme che simboleggiano l'Inferno. Indossa un elmo che le chiude le orecchie, simbolo dell'incapacità di ascoltare la parola divina, che un profeta dall'alto cerca di comunicare, attraverso il rotolo della Parola di Dio che tirene in mano. L’Infedeltà si presenta dunque come l’incapacità di vedere il bene e di ascoltare la Parola rivelata. Questo conduce l’infedele ad essere legato, con una corda stretta al collo, ad una statuetta che rappresenta i falsi idoli e le false credenze; per questo sarà destinato alle fiamme dell’Inferno.
La Temperanza è rappresentata con delle briglie di cavallo sulla bocca della donna; ciò rappresenta la capacità di trattenere la parola quando non c’è necessità di parlare. Allo stesso modo, la spada, che ricorda la forma della croce, viene resa innocua con delle bende che la avvolgono e rappresenta la capacità di trattenere l'azione. Questi simboli quindi rappresentano la capacità di controllare le parole e le azioni, frenando le passioni. L'abbigliamento raccolto e l'acconciatura ordinata della figura, in contrasto con la rappresentazione dell'Ira, sottolineano l'autocontrollo e la serenità. La Temperanza, quindi, è la virtù che permette di dominare la volontà sulle passioni, promuovendo l'indulgenza e la benevolenza.
Temperanza - Ira
L'Ira, raffigurata da Giotto, è una figura femminile dai tratti distorti e i capelli scompigliati, che si strappa le vesti in un gesto di furia. Questa rappresentazione simboleggia l'incapacità di controllare le passioni, che offuscano la ragione e portano ad azioni sconsiderate. L'Ira è una forza distruttiva che impedisce di compiere scelte sagge, spingendo l'individuo a gesti impulsivi e irrazionali. È la personificazione dell'incapacità di trattenersi, lasciandosi sopraffare dalle pulsioni più oscure.
La Prudenza, è la capacità di discernere tra bene e male e traduce il termine greco phrónesis che indica l’intelligenza etica ovvero la saggezza. Giotto la raffigura come una donna con tre volti: uno frontale (presente), uno sulla nuca (passato) e uno riflesso nello specchio (futuro), simboli della necessità di conoscere passato, presente e futuro per prendere decisioni sagge. Lo specchio, nello specifico, rappresenta il guardarsi dentro per conoscersi meglio. La donna, rappresentata con un compasso (simbolo della scienza) e un libro aperto, simboleggia una persona che studia e legge quindi sa discernere il bene dal male. La Prudenza è quindi la cura della Stoltezza, fondata su saggezza, memoria e introspezione.
Prudenza - Stoltezza
La Stoltezza, raffigurata da Giotto con un uomo dal ventre gonfio, abbigliato da buffone con piume e coda di pavone, simboleggia l'incapacità di distinguere il bene dal male. Questa figura, che tiene in mano un bastone come simbolo di condizione primitiva e di rozzezza, guarda verso l'alto con la bocca aperta; ciò rappresenta l'ignoranza e l'arretratezza. Sant'Agostino, nel De libero arbitrio afferma che la Stoltezza è il "Maximum Vitium", il vizio più grande, sottolineando la sua rilevanza morale.
La Carità, la più alta virtù teologale, è rappresentata da Giotto come una giovane donna che offre, porgendolo con la mano sinistra, il suo cuore a Dio, simbolo dell'amore divino e umano. Con un cesto pieno di doni simbolici, come spighe di grano e melograni, offre se stessa agli altri. Infatti, i fiori e i frutti sono tutti simboli cristologici che ricordano la passione di Gesù. La Carità è l’unica delle virtù dipinta con l’aureola infuocata: sono le fiamme d’amore verso gli altri che ardono in lei, esattamente contrarie rispetto alle fiamme che bruciano nell’Invidia. Ai suoi piedi, sacchi di monete calpestati simboleggiano la superiorità dell'amore sui beni materiali. Il denaro infatti non può condurre a Dio; soltanto l’amore riesce nell’impresa. La Carità, raffigurata in questo modo, incarna l'essenza del messaggio cristiano: "Dio è Amore".
Carità - Invidia
L'Invidia, è rappresentata da una figura mostruosa con fauci e artigli, che osserva gli altri con il desiderio di fare loro del male. Presenta delle orecchie sproporzionate, simbolo del desiderio distorto di percepire il bene altrui. Un serpente, che nasce dal suo cervello, si avvolge attorno a lei e attacca i suoi occhi, simboleggiando come l'invidia accechi e si ritorca contro chi la prova. La figura tiene avidamente nel pugno sinistro un sacchetto di denari. Ai suoi piedi arde un fuoco: ella è arsa dal desiderio di far del male agli altri. Etimologicamente l’Invidia è il «vedere male gli altri», ed implica il soffrire quando essi stanno godendo – secondo gli invidiosi – immeritatamente. L’Invidia è avida e cieca, vittima di sé stessa, incapace di gioire delle felicità altrui. Il primo e più grande invidioso è Lucifero, che mal vede Dio.
La Fortezza, o Fortitudo, è la virtù che contrasta l'Incostanza, rappresentata da Giotto attraverso una donna guerriera. Indossa un mantello di pelle di leone, simbolo della forza. Sul capo si nota la testa del felino utilizzata al posto dell’elmetto. Lo stesso animale è raffigurato sul grande scudo che tiene con la mano sinistra, mentre con la destra impugna una spada. L'elmo felino e il mantello di leone sono simboli di forza e stabilità. Essa incarna la capacità di mantenere salde le scelte tra bene e male, anche di fronte alle difficoltà. Con uno scudo e una spada, la Fortezza rappresenta la resilienza, la capacità di perseverare nelle decisioni virtuose prese. È la fermezza d'animo che permette di non cedere alle influenze esterne, rimanendo coerenti con i propri principi.
Fortezza - Incostanza
L'Incostanza, nella rappresentazione di Giotto, è una figura femminile in bilico precario su una ruota, che scivola su un piano inclinato di marmo. Le braccia aperte in diagonale e la veste rialzata danno l’idea del precario equilibrio in cui si trova. Questa immagine simbolizza l'incapacità di mantenere salde le decisioni prese, specialmente quelle virtuose. La donna, con le braccia aperte e la veste sollevata, esprime la mancanza di controllo e la fragilità della volontà umana. Rappresenta il rischio di cedere alle influenze esterne, allontanandosi dal bene scelto. Il rischio dell’Incostanza è l'incapacità di mantenere l’uomo ancorato al bene a causa anche delle prove da superare nella vita di tutti i giorni.
Giustizia - Ingiustizia
La Giustizia, è rappresentata da una nobile donna con una corona sul capo, seduta su un importante trono. Tra le mani tiene la bilancia dell’equità (simbolo che storicamente rappresenta la giustizia), sui cui piatti stanno due figure alate. Una sta per punire e giustiziare un malfattore, l’altra sta per apporre una corona sul capo di un giusto . Sotto il trono della Giustizia sono dipinti episodi di vita reale, serena e gioiosa. La Giustizia è dunque condizione imprescindibile per arrivare alla pace, affinché l’umanità possa vivere serena.
L'Ingiustizia è raffigurata da Giotto come un tiranno barbuto che governa seduto su un trono crepato e instabile, simbolo di precarietà e distruzione. Se a prima vista può sembrare un elegante giudice, analizzando attentamente l’affresco notiamo dei particolari inquietanti: dalla sua bocca fuoriescono delle mostruose zanne e al posto delle unghie ha dei pericolosi artigli. Egli tiene nella mano destra un’asta alla cui estremità sono visibili degli uncini, mentre nella sinistra impugna con la pelosa mano una spada, simbolo di violenza. Le scene di guerra e torture ai suoi piedi simboleggiano la confusione, la sofferenza e l'instabilità che l'ingiustizia porta. Inoltre, la vegetazione incolta che cresce disordinatamente intorno al trono accentua l'idea di caos, disordine e mancanza di controllo. L'Ingiustizia, quindi, è un tiranno che governa con violenza e crudeltà, seminando distruzione e caos.
Ingiustizia e Giustizia è la coppia centrale, forse per Giotto il perno su cui ruota tutto il ciclo di affreschi.