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Transcript

semiotica

Prima lezione di semiotica

start

Prof. GIORGIO CIPOLLETTA
TESTI ADOTTATI
TESTI ADOTTATI (8 CFU - NON FREQUENTANTI + UNO A SCELTA TRA I CONSIGLIATI)
TESTI CONSIGLIATI (6 CFU - FREQUENTANTI )
TESTI CONSIGLIATI (6 CFU - NON FREQUENTANTI)
TESTI CONSIGLIATI (4 CFU - FREQUENTANTI )
TESTI CONSIGLIATI (4 CFU - NON. FREQUENTANTI )
János S. Petöfi (1931-2013) testologia semiotica

COME COMUNICHI è PARTE DI COSA COMUNICHI

DAVVERO è LA COMUNICAZIONE IL PROBLEMA?

AI MODELLI DI COMUNICAZIONE

DALL'ATTO COMUNICATIVO

dire qualcosa è anche sempre fare qualcosa

un enunciato non si possa solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un particolare influsso sul mondo circostante.

Locuzione (struttura ed enunciato) Illocuzione (obiettivo, intenzione comunicativa) Perlocuzione (effetto dell'atto linguistico sull'interlocutore)

ATTO LINGUISTICO

enunciati performativi che sembrano descrivere un’azione ma invece la compiono enunciati constativi che secondo la tradizione filosofica dicono qualcosa di vero o falso, e non sono azioni

contrapposizione tra dire e fare nel linguaggio

  • La semplice intenzione di constatare qualcosa a titolo di informazione.
  • L'intenzione di invitare qualcuno a sbrigarsi.
  • L'intenzione di invitare qualcuno a non sforzarsi più.
  • L'intenzione di comunicare che è giunto il momento di congedarsi.
L'effetto dell'atto linguistico può a sua volta essere diverso a seconda del contesto (risposta o meno da parte dell'interlocutore, azione non verbale o meno sempre da parte di chi ascolta, magari con suo dispiacere o con sua approvazione)

ATTO LOCUTORIO

DIRE QUALCOSA è FARE QUALCOSA

EMMETERE CERTI SUONI (FONETICO) PRONUNCIARE CERTE PAROLE IN UNA CERTA SEQUENZA (FATICO) PRONUNCIARE CERTE PAROLE CON UN CERTO SENSO (RETICO)
Speech Acts - Searle John R., 1969
stesso contenuto proposizionale

FORZA ILLOCUTIVA

L’atto perlocutorio non è convenzionale
L'atto perlocutorio non è un gesto in più da parte del parlante ma consiste nel suo essersi reso responsabile delle conseguenze del proprio atto locutorio/ illocutorio

ATTO PERLOCUTORIO

produce un effetto sull’ascoltatore in termini di emozioni, pensieri o comportamenti. Si verifica come conseguenza dell’enunciato, non è immediato. Influenza l’interlocutore emotivamente o comportamentalmente.
Un atto linguistico può essere diretto o indiretto. In un atto linguistico indiretto non si dice direttamente ciò che si intende dire. Così il parlante formula una domanda anche se intende ottenere una performance.
Un enunciato che compie un’azione nel momento stesso in cui viene pronunciato. Realizza immediatamente l’azione dichiarata. L’azione è compiuta tramite l’atto linguistico stesso.

ATTI PERFOMATIVI

LA STANZA CINESE
Minds, Brains and Programs (Menti, cervelli e programmi), 1980
Si immagina di essere chiusi n una piccola stanza (la stanza cinese) Dentro la stanza hai un grande libro di istruzioni in italiano e una pila di fogli pieni di strani simboli cinesi. - Ricevi dei fogli da sotto la porta, con simboli cinesi scritti sopra. - Segui le istruzioni nel libro (che è in italiano) per capire come combinare e rispondere ai simboli cinesi ricevuti. - Scrivi la risposta con altri simboli cinesi e rimandala fuori dalla stanza.
LA STANZA CINESE
Minds, Brains and Programs (Menti, cervelli e programmi), 1980
Tu non capisci affatto il cinese. Stai solo seguendo le istruzioni per combinare i simboli in un certo modo. Da fuori, però, chi riceve la risposta pensa che tu capisca perfettamente il cinese, perché la risposta ha senso e sembra corretta. La stanza cinese dimostra che un computer, anche se riesce a rispondere perfettamente in una lingua, non "comprende" realmente ciò che sta facendo.
LA STANZA CINESE
Minds, Brains and Programs (Menti, cervelli e programmi), 1980
Sta solo eseguendo istruzioni (come fai tu nella stanza) senza avere coscienza, significato o comprensione.In altre parole, l’IA simula l’intelligenza ma non la possiede veramente. La stanza cinese serve a dimostrare che l’intelligenza artificiale non pensa o comprende come un essere umano. Anche se sembra che un computer capisca il cinese (o qualsiasi altro linguaggio), in realtà sta solo manipolando simboli senza attribuire loro un significato.

GIOCHI LINGUISTICI

Il linguaggio è costituito da un intreccio indefinito e mutevole di giochi e solo all’interno di un certo gioco un’espressione ha un significato; è compito del filosofo mostrare quando una parola si trova ad essere usata fuori dal gioco in cui si trova a casa sua.
Ludwig Wittgenstein 1889-1951

GIOCHI LINGUISTICI

Ogni gioco ha regole specifiche, e per partecipare devi conoscere quelle regole. I giochi linguistici di Wittgenstein sono un po' come questi giochi, ma applicati al linguaggio. Secondo Wittgenstein, il significato di una parola non è qualcosa di fisso e universale. Dipende da come quella parola viene usata nelle diverse situazioni. Ogni volta che usiamo una parola, stiamo partecipando a un "gioco linguistico", dove le regole sono stabilite dal contesto e dalla situazione sociale. Per esempio:La parola "banca" può significare un'istituzione finanziaria (come la "banca") o una parte di un fiume (come una "banca di sabbia"). Il significato dipende da come la usiamo e dal contesto in cui ci troviamo.
Ludwig Wittgenstein 1889-1951

SOMIGLIANZA DI FAMIGLIA

... i processi che chiamiamo «giochi». Intendo giochi da scacchiera, giochi di carte, giochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Cosa è comune a tutti questi giochi? – Non dire: «Deve esserci qualcosa di comune a tutti altrimenti non si chiamerebbero “giochi”» – ma guarda se ci sia qualcosa di comune a tutti. – Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie. Come ho detto: non pensare, ma osserva! –
Ludwig Wittgenstein 1889-1951

SOMIGLIANZA DI FAMIGLIA

infatti le varie somiglianze che sussistono tra i membri di una famiglia si sovrappongono e s’incrociano nello stesso modo: corporatura, tratti del volto, colore degli occhi, modo di camminare, temperamento, ecc. ecc. – E dirò: i “giochi” formano una famiglia.
Ludwig Wittgenstein 1889-1951
i nostri giochi linguistici sono radicati nelle reazioni originarie o istintuali: il nostro comportamento primitivo condiviso. Con ciò egli intende cose come i gesti spontanei, che, grazie all'addestramento, vengono sostituiti dalle parole.

SOMIGLIANZA DI FAMIGLIA

Immagina una famiglia: i membri hanno caratteristiche simili (come il colore dei capelli, gli occhi, o il modo di parlare), ma non sono tutti identici. Allo stesso modo, i concetti linguistici o le parole non hanno una "essenza" comune, ma si somigliano tra loro in modi diversi. Le parole "gioco", "giocattolo", "sport", "divertimento" non sono tutte la stessa cosa, ma hanno somiglianze tra di loro, come una famiglia di concetti. Possono avere delle caratteristiche in comune (ad esempio, il fatto che tutte sono legate al divertimento o all'attività), ma non c'è una definizione unica che le racchiuda tutte.
Ludwig Wittgenstein 1889-1951
I giochi linguistici si riferiscono all'idea che il significato delle parole dipenda dalle loro "regole d'uso" in diverse situazioni. Le somiglianze di famiglia spiegano che i concetti non sono identici, ma si somigliano tra loro in vari modi, senza una definizione precisa che li accomuna

Tutto ciò che può essere detto si può dire in modo del tutto chiaro; e su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1921

SEMIOLOGIA

SEMIOTICA

Ferdinand de Saussure (1857-1913) EUROPA - SVIZZERA-FRANCIA STRUTTURALISMO
Charles Sanders Peirce (1839-1914) AMERICA PRAGMATISMO
studio dei linguaggi e delle categorizzazioni segniche: la differenza fra un segno verbale, un segno visivo, un gesto o uno spezzone di film.
si interessa di più ai sistemi, ma anche ai processi del significare o di significazione.
1932-2016

TESTOLOGIA SEMIOTICA

János S. Petöfi (1931-2013)
Paradigma più potente, più ampio e complesso sia della "teoria del testo" che della "semiotica del testo", in quanto ha come scopo l'interpretazione dei comunicati multimediali con (equi) dominanza verbale prodotti o recepiti in diverse situazioni comunicative. Questa disciplina tratta i comunicati come complessi segnici e l'interpretazione come analisi e descrizione dell'architettonica formale e dell'architettonicha semantica dei comunicati.
János S. Petöfi (1931-2013) testologia semiotica

PROSSEMICA

CINESICA

è POSSIBILE RAPPRESENTARE LA COMUNICAZIONE TRAMITE UN MODELLO CHE NE SPIEGHI IL FUNZIONAMENTO?

QUALI ELEMENTI SONO NECESSARI AFFINCHè SI POSSA PARLARE PROPRIAMENTE DI COMUNICAZIONE TRA ESSERE UMANI (E NON SOLO)?

come si colloca il linguaggio umano all'interno del grande insieme dei comportamenti comunicativi?

La teoria matematica della comunicazione Claude Shannon e Warren Weaver, 1948
1. EMITTENTE, colui che invia il messaggio e dà dunque origine all’atto comunicativo. Nella striscia dei Peanuts a lato, Snoopy scrive una lettera di reclamo alla ditta da cui ha comprato la racchetta. Snoopy è, pertanto, l’emittente. 2. DESTINATARIO, colui che riceve il messaggio. La casa produttrice della racchetta da tennis è il destinatario, che può essere anche un’entità collettiva o un gruppo di persone. 3. CODICE, il sistema di regole per trasformare i segni in significati e trasferire un messaggio. Il codice è dunque il linguaggio, verbale (parole) e non verbale (immagini e gesti), con cui ci si esprime. Ogni comunicazione è inevitabilmente un “messaggio in codice” e richiede di conseguenza la condivisione, da parte dell’emittente e del destinatario, dell’insieme di segni e di regole che lo ordinano. Questa comune conoscenza rende possibile al mittente la “codifica” e al destinatario la “decodifica” corretta del messaggio, senza cui non esiste una comunicazione perché non avviene passaggio di senso. Snoopy, in questo fumetto, per scrivere la sua lettera si serve della lingua italiana, che è dunque il codice da lui utilizzato.
REFERENTE l’oggetto o argomento della comunicazione. Con referente si intende “il COSA” viene detto e il contesto a cui ci si riferisce, ovvero la situazione e il quadro d’insieme delle conoscenze condivise da emittente e destinatario. MESSAGGIO, ovvero il testo o corpo della comunicazione. Il messaggio è “il COME” viene trasmesso il flusso di informazioni che passa dall’emittente al destinatario. Esso può consistere in frasi orali o scritte, immagini e disegni, gesti e suoni. La frase, così come è formulata nella lettera, costituisce il messaggio in senso stretto della comunicazione di Snoopy.
CANALE il mezzo fisico e psicologico per trasportare il messaggio dall’emittente al ricevente. RUMORE ovvero tutto ciò che disturba e ostacola la comunicazione. La natura del rumore può essere varia, imputabile a un’interferenza o distorsione del segnale, legata a un difetto del canale (ad esempio, un locale troppo rumoroso) o dell’emittente (ad esempio, un errore di pronuncia) o del destinatario (non conoscenza della situazione) ecc. RIDONDANZA: la ripetizione della stessa informazione .
La teoria matematica della comunicazione Claude Shannon e Warren Weaver, 1948
Gli elementi costitutivi della comunicazione Lo schema di Lasswell (1948)
Chi ? Dice che cosa ? Attraverso quale canale ? A chi ? Con quale effetto ?
La funzione ESPRESSIVA, che mira a far emozionare il DESTINATARIO, è assicurata dallo spettacolo di capolavori dell’arte vivi e vicini. la funzione fàtica, quella di mantenere il contatto con il destinatario, è dunque molto presente. Ma è salda anche la funzione poetica/estetica, che è espressa dalle componenti qualitative dell’immagine, dal suo equilibrio compositivo, dall’armonia delle forme e dei colori. La funzione conativa è implicita nei messaggi pubblicitari e riguarda il destinatario

TESTOLOGIA SEMIOTICA

I comunicati vengono trattati come complessi segnici e l’interpretazione come studio e ricostruzione dell’architettonica formale e dell’architettonica semantica dei comunicati. I complessi segnici non vengono considerati come oggetti statici fissati per sempre, ma come risultati di una interazione tra la loro manifestazione fisica e i loro possibili riceventi/interpreti.
trans-disciplina, il cui cammpo d’indagine è rappresentato dal fenomeno dell’interpretazione, le cui potenzialità applicative sono ancora quasi del tutto da esplorare
La situazione comunicativa. All’interno della disciplina testologica, il fattore dalla Situazione Comunicativa occupa una posizione strategica fondamentale, dato che le condizioni che la determinano, sebbene non riguardino il comunicato in sé, ne influenzano l’interpretazione prima ancora dei contenuti che esso diffonde e dei modi che sceglie per veicolarli. Una Situazione Comunicativa, è caratterizzata dalla presenza di una comunicazione in senso stretto (soggetti che incarnano il ruolo di produttore e ricevente della comunicazione, con una intenzione dominante), un tempo ed un spazio della produzione e un tempo ed un spazio della ricezione della stessa, un input esterno al processo e un insieme di configurazioni di basi dell’interpretazioni appartenenti al produttore e al ricevente.
Immaginando come veicolo fisico della comunicazione (il cosiddetto vehiculum ) un testo multimediale dinamico, la questione di stabilire il ruolo della Situazione Comunicativa, diventa di per sé problematica nonché determinante per lo sviluppo del processo interpretativo stesso

CIBERNETICA

La teoria matematica della comunicazione Claude Shannon e Warren Weaver, 1948
“trasmissione di segnale” da una fonte ad un ricevente, per mezzo di un canale comunicativo. Il messaggio emesso viene trasformato in segnale, trasmesso attraverso un canale, ricevuto e decodificato (interpretato) da una fonte. All’interno del processo si trovano interferenze (noise) in vari punti, soprattutto sul canale, distorsioni e degradi dell’informazione (entropia), e un meccanismo di feedback (retroazione), in cui il ricevente restituisce informazioni di ritorno alla fonte.
La teoria matematica della comunicazione Claude Shannon e Warren Weaver, 1948
Una sorgente capace di elaborare un messaggio (insieme di informazioni da trasmettere); Un apparato trasmittente (che codifica in base al mezzo di comunicazione prescelto); Un mezzo o canale di comunicazione (attraverso il quale viaggia il messaggio); Una fonte di rumore (che può modificare o deteriorare il messaggio); Un apparato ricevente (che codifica all’inverso il messaggio); Un destinatario (che riceve il messaggio decodificato).
un MITTENTE (o locutore, o parlante) che è colui che invia un MESSAGGIO che è l’oggetto dell’invio un DESTINATARIO (o interlocutore), che riceve il messaggio, il quale si riferisce a un CONTESTO (che è l’insieme della situazione generale e delle circostanze particolari in cui ogni evento comunicativo è inserito). Per poter compiere tale operazione sono necessari un CODICE che risulti comune a mittente e destinatario, e un CONTATTO (o CANALE) che è una connessione fisica e psicologica fra mittente e destinatario, che consenta loro di stabilire la comunicazione e mantenerla.
Roman Jakobson (1896-1982)
Roman Jakobson (1896-1982)
Nella nostra analisi della realtà spazio-temporale non parliamo di pura proiezione dei nostri modelli sopra un mero vuoto; vale a dire, noi rifiutiamo sia l’idealismo della «pura proiezione», sia il realismo ingenuo che vede la natura come qualcosa che semplicemente ‘impressiona’ le nostre menti, attraverso i sensi. […] Noi costruiamo il mondo naturale nella nostra scienza, ma s – t [la realtà spazio-temporale] vincola queste costruzioni attraverso feedback Giovanni Piana, Filosofia della musica, Guerini e Associati, Milano, 1991.
Il senso nasce dall’incontro di un tempo e di una struttura
il destinatore puòassumere il ruolo di destinatario e viceversa dando vita a una comunicazione bilaterale presupponendo che destinatore e destinatario sono individui diversi ma non prende in considerazione il caso in cui destinatore e destinatario coincidono. Luciano Vitacolonna, Semiotica, Editrice La Scuola, Brescia, 2008.
destinatore e destinatario coincidono

RELATIVISMO

quello che può essere considerato il principale presupposto di una prospettiva semiologica che intenda, più o meno consapevolmente, incontrarsi con lo schema empiristico nell’ambito della filosofia dell’esperienza: si tratta dell’idea che ogni formazione di senso abbia origine da una pura attività del comporre materiali che sarebbero in sé privi di articolazioni e di differenze interne . Giovanni Piana, 1991
1940-2019

RELATIVISMO

dall’impossibilità di separare la percezione dall’interpretazione, contiene in sé le premesse che ne limitano la deriva relativista. Infatti, se da una parte è senz’altro vero che non esiste una percezione ingenua, e che quindi ogni atto percettivo è allo stesso tempo, e in modo imprescindibile, anche il risultato di un processo di interpretazione, è altrettanto vero che se non si potesse, almeno a livello teorico, distinguere tra percezione e interpretazione non si saprebbe cosa è inseparabile da cosa. Giovanni Piana, 1991
1940-2019