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Plan Obus

Anna Morlotti

Created on March 3, 2025

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planobus

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anna morlotti

una nuova algeri

Nel 1931, in occasione del centenario della dominazione coloniale, il governo francese presentò un ambizioso progetto urbanistico per Algeri. In questo contesto, Le Corbusier colse l’opportunità di proporre il suo innovativo “Plan Obus”.Questa visione si prefiggeva di trasformare il tessuto urbano in maniera radicale, anticipando una concezione di città lineare e multifunzionale.

Dall'america latina al nord africa

Nel 1929, durante un viaggio in America Latina, Le Corbusier sviluppò un progetto radicale per Rio de Janeiro, che prevedeva edifici sospesi su pilastri alti 40 metri e dominati da un’autostrada posta sul tetto, superando così le difficoltà topografiche.

una visione rivoluzionaria dell'africa

Con la convinzione che il continente africano, dalla cui urbanizzazione la storia era ancora recente e non stratificata da secoli, potesse essere più propenso ad accogliere idee rivoluzionarie, Le Corbusier mise in campo una delle sue visioni più audaci. Tra il 1931 e il 1934, il progetto raggiunse il culmine creativo con l’ideazione, di una nuova città degli affari contenuta in due enormi edifici paralleli alla costa, collegati da una passerella aerea per automobili che univa il centro direzionale alla nuova area residenziale situata oltre la città esistente, sulle scoscese colline di Forte Imperatore.

Africa, 1945

la struttura della nuova algeri

Un progetto simile a quello di San Paolo fu proposta nel 1931 con il Plan Obus, che si articolava in tre parti: - una “Marine Land” a livello del mare destinata a un quartiere commerciale caratterizzato da due torri imponenti - il “Campo di Forte dell’Imperatore”, a 200 metri s.l.m., formato da sette edifici curvilinei collegati da una passerella che attraversava la Casbah e destinati a una residenza per la classe alta - i “Sobborghi di Hussein Dey e Saint-Eugene”, collegati da un viadotto-edificio che culminava a 100 metri di altitudine su una struttura in calcestruzzo armato alta tra 60 e 90 metri, concepita per ospitare 180.000 persone. Nel 1933, in occasione dell’esposizione “La Cité Moderne” ad Algeri, Le Corbusier rivisitò l’idea su scala realistica, rettificando il percorso del boulevard Telemly, che a 100 metri di quota offriva una vista mozzafiato sulla baia.

Reinventare algeri

Il progetto, sviluppato nell’arco di undici anni tra il 1931 e il 1942, si articolò in ben sei varianti, tuttavia,nessuna delle proposte venne realizzata. Il lavoro progettuale evidenziava la volontà di reinventare Algeri: da un lato, era prevista la creazione di un nuovo distretto finanziario e commerciale attraverso la demolizione di parte della storica Casbah, mentre dall’altro si immaginava un nastro autostradale inarcato lungo la costa, al quale si collegavano piani inferiori e superiori, concepiti per ospitare le abitazioni e le funzioni quotidiane della città.

Progetto della città di Algeri

+info

la struttura

percorrere il boulevard telemly

Negli anni ’30, la difficile urbanizzazione della costa algerina e il percorso tortuoso del boulevard Telemly, costretto a deviazioni per evitare burroni, spinsero Le Corbusier a proporre l’innovativa soluzione dei ponti-viadotti, integrati da abitazioni sia sopra che sotto la struttura.

percorrere il boulevard telemly

Vent’anni dopo, sebbene il grandioso progetto non fosse stato realizzato, venne effettivamente costruito un ponte tra il 1952 e il 1955, destinato a sormontare il burrone di Burbeau dall'architetto Lucien Pierre Marie.

La struttura, incorniciata da muri di contenimento e poggiata su un solaio di 2,2 metri che fungeva da vero e proprio ponte

Gli appartamenti, tutti realizzati secondo una distribuzione razionale, prevedevano un ingresso e una cucina da un lato (a nord-ovest, con vista sul passaggio) e un soggiorno e una camera da letto, condividendo un balcone, dall’altro lato, mentre le piante degli uffici si distingueva per l’ampiezza dell’open space garantita dalla struttura in calcestruzzo armato.

Questo ponte, lungo 80 metri e largo 13, consentiva di evitare una deviazione di 350 metri e si integrava in un edificio a sette piani, di cui tre destinati agli uffici e quattro agli alloggi, con tre ingressi disposti su differenti livelli.

L'edificio presenta una facciata articolata in tre zone: una base per uffici, un corpo per gli alloggi (piani 3-6) e una sommità destinata nuovamente agli uffici.

La struttura

l'impronta del progetto

Le proposte di Le Corbusier, pur rifiutate dalle autorità e non realizzate nella loro interezza, hanno lasciato un’impronta indelebile nel pensiero urbanistico. Il Plan Obus ha alimentato il dibattito sulle modalità di abitare e di organizzare la città, ponendo al centro l’innovazione funzionale e la ricerca di soluzioni radicali per problemi strutturali. La trasformazione di Algeri, da un modello coloniale idealizzato (rappresentato dalla “bianca Kasbah”)a una realtà complessa e metropolitana, testimonia la continua tensione tra visioni utopiche e sfide pratiche.

Grazie per l'attenzione

anna morlotti

Le funzioni delle società

Le Corbusier progettò la nuova Algeri come una città lineare, studiata per soddisfare quattro funzioni fondamentali: abitare, lavorare, coltivare il corpo e lo spirito e circolare. Pur esprimendo entusiasmo per l’architettura vernacolare, i giardini e le terrazze algerine, egli privilegiava un approccio razionale. Questa scelta, mira a risolvere problemi urbanistici universali, contribuiva però a ribadire una marcata separazione tra lavoratori ed élite europee, minimizzando le tradizioni sociali e culturali algerine.

Progetto della città di Algeri

L’immagine ideale di Algeri, delineata nel 1932 come una città-porto arroccata su un promontorio mediterraneo e simbolizzata dalla “bianca Kasbah” studiata da Le Corbusier, Fernand Pouillon e Auguste Perret, si è progressivamente dissolta. La storica Kasbah, un tempo emblema di una città compatta e affascinante, oggi giace in rovina a causa di decenni di incuria, con crolli, abbandoni e occupazioni illegali, nonostante il sito sia stato inserito nel 1992 tra i patrimoni UNESCO. Al contempo, il ricordo della Battaglia di Algeri vive nella memoria collettiva e alimenta il desiderio di rigenerazione degli spazi pubblici, trasformandoli in giardini e aree per la comunità, in un centro storico profondamente trasformato dagli interventi coloniali e dall’evoluzione urbanistica.