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Buset, Ongaro, Palmieri, Paolatto, Tesolin - Le Odi di Orazio
Carlotta Ongaro
Created on March 2, 2025
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Transcript
Le Odi di Orazio
Iniziamo!
Anna Buset, Carlotta Ongaro, Ludovia Palmieri, Letizia Paolatto, Veronica Tesolin
I modelli delle Odi
Nelle Odi è evidente l'influsso della poesia lirica greca. Orazio si ispira a Saffo e Alceo poeti dell'isola di Lesbo, riprendendone i temi e la forma metrica della stanza alcaica. Inoltre si nota l'influenza di Anacreaonte e Pindaro, soprattutto nel tono solenne del IV libro. Infine Orazio è debitore alla poesia greca di età ellenistica per l'eleganza e la perfezione formale degli ultimi volumi.
Sappho and Alcaeus, Lawrence Alma-Tadema, 1881
Pindaro
Anacreonte
La formazione della raccolta
17 a.C.pubblicazione del Carmen Seculare
17 a.C.pubblicazione del quarto libro
17 a.C.Orazio diventa poeta-vates
23 a.C.pubblicazione dei primi tre libri
I temi
A parte i canti d’amore, le invocazioni, gli inni a varie divinità e la tematica civile, i temi che caratterizzano le Odi sono molto simili a quelli delle Satire e degli Epodi. La differenza rispetto alle altre opere sta nella forma: nelle Odi, lo stile è più raffinato e solenne, con una metrica più curata. Orazio spesso parte dalla citazione di un celebre brano della lirica greca, che serve a dare implso a uno sviluppo del tutto originale. Questo accade, ad esempio, nell'Ode I, 37 (T18).
I temi
I temi all'interno dei libri delle Odi si differenziano leggermente; quindi possiamo dividerli in tre gruppi.
LIBRO
LIBRO
LIBRO
L' amore nelle Odi
L'amore nelle Odi di Orazio è un tema importante, ma trattato in modo molto diverso rispetto al solito. Orazio ha un approccio più distaccato e riflessivo. Per lui, l'amore è principalmente legato alla giovinezza e alle sue gioie, ma anche alla consapevolezza della sua fugacità perciò egli crede di non poterlo più vivere con la stessa intensità. Queste poesie mostrano una sorta di maturità e consapevolezza, in cui Orazio si distacca dalle passioni giovanili e le guarda con uno sguardo più sereno e riflessivo.
Ode I, 5
La preghiera nelle Odi
Nelle Odi di Orazio, una struttura compositiva ricorrente è l'inno d'invocazione rivolto a una divinità, un tipo di poesia che si ispira alla tradizione della lirica religiosa greca. Tuttavia, rispetto ai modelli greci, Orazio sfuma l'atmosfera sacrale, rendendo l'invocazione meno solenne e più personale. Gli dèi non vengono invocati solo per motivi legati alla vita pubblica e alla comunità, ma anche per esigenze private e individuali.
La precarietà dell'esistenza
Orazio, infatti, riflette sulla precarietà dell'esistenza e sul fatto che l'affannarsi degli uomini per raggiungere obiettivi ambiziosi perde spesso di significato di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo. Nonostante questo, non perde mai il tono sereno e distaccato, indicando le vie per sfuggire all’affanno delle ambizioni e alla paura della morte. Per Orazio un uomo saggio accetta il flusso del tempo, mantiene il controllo su se stesso e sui propri desideri.
La persistenza della memoria, Salvador Dalì, 1931
L'equilibrio
Di fronte alla precarietà della condizione umana e alle leggi inflessibili della vita, Orazio suggerisce di mantenere un atteggiamento di costanza e di equilibrio. Questo atteggiamento è descritto con l'espressione "aequa mens" (Ode II, 3, 1-2), che significa una mente equilibrata e serena, capace di affrontare i cambiamenti del destino senza farsi travolgere da essi. Per Orazio, la vita più felice è quella che si colloca a metà strada. Questo concetto si riassume nella formula "aurea mediocritas" (Ode II, 10, 5), che Orazio usa per esprimere l'idea che la moderazione e l'equilibrio tra gli estremi siano la chiave della felicità e della serenità.
Ode II, 10 Aurea mediocritas
« Carpe diem »
Orazio, nelle Odi, esorta frequentemente a godere del presente e a non farsi paralizzare da tutto ciò di cui non si può avere garanzia, perché il tempo fugge via; suggerisce di accontentarsi del poco che è veramente necessario e di apprezzare le occasioni che la vita offre, finché durano, specialmente dei piaceri della giovinezza e dell’amore . Il "carpe diem" è uno dei concetti più celebri e ricorrenti nella poesia di Orazio, che invita a sfruttare al massimo il presente, senza rimandare a un futuro incerto. È dunque necessario avere una visione equilibrata e senza affanni per godere del presente, senza lasciarsi sopraffare dalle ambizioni irrealistiche o dalla paura della morte.
Ode I, 11 Carpe diem
Il concetto di Carpe diem
Il concetto del "cogli l'attimo" è diventato un tema che attraversa secoli di letteratura e pensiero, trovando eco anche nei grandi scrittori del Novecento, come Primo Levi e Franco Fortini.
Primo Levi
Franco Fontini
Nel caso di Levi il riferimento al futuro è un modo per interrogarsi sul significato del tempo, sull’etica e sulla politica che si aprono con il nuovo secolo. Lo utilizza in un contesto diverso ma pur sempre legato alla stessa incertezza e consapevolezza della fragilità dell’esistenza.
Fortini si appropria del carpe diem oraziano in modo radicale e lo trasforma in un gioco letterario che non solo celebra il vivere nel presente, ma lo fa attraverso una critica alla società e al modo in cui l’individuo si rapporta alla vita e al destino.
La campagna
Il banchetto
La campagna nelle Odi di Orazio è rappresentata come un rifugio ideale lontano dalle tensioni e dalle preoccupazioni della vita cittadina, luogo di pace, armonia e di tranquillità, dove si può vivere in modo più semplice e sereno, con moderazione ed equilibrio.
Il tema del banchetto e del vino è spesso utilizzato come metafora per esprimere un atteggiamento positivo e equilibrato verso la vita, perchè visto come un momento di serenità e di condivisione con gli amici, capace di allontanare gli affanni e di favorire la gioia.
Casa di Campagna in Provenza, Vincent Van Gogh, 1888
Nozze di Cana, Paolo Veronese, 1563
Lo stile delle Odi
Nelle Odi di Orazio, la poesia è essenziale e molto concentrata. Ogni quadro che Orazio dipinge è breve e privo di dettagli inutili, mirando a esprimere il pensiero in modo chiaro e diretto. Anche i suggerimenti morali che offre sono semplici da comprendere, orientati soprattutto a un'etica pratica, legata al "saper vivere", per affrontare la vita quotidiana. A differenza delle Satire, che sono più argomentative e ricche di esempi e ragionamenti complessi, nelle Odi Orazio preferisce esprimere le sue riflessioni in modo rapido e incisivo, come una massima o un esortazione.
Confronto tra Catullo e Orazio
Tanto Orazio quanto Catullo, nelle loro opere, sottolineano l'inesorabile contrasto tra il ritmo ciclico della natura, basato sull'eterno ritorno dell'identico, e quello lineare della vita umana, che conosce un solo inizio e una sola fine. La nox perpetua evocata nel carme 5 di Catullo esprime un'idea analoga a quella di Orazio sulla morte; è proprio il comprendere la fugacità della vita che porta i due poeti latini ad apprezzarne e goderne pienamente le gioie: mentre Orazio esprime questo concetto con il suo ammonimento «carpe diem», Catullo lo fa chiedendo alla donna un'infinità di baci. Entrambi gli autori abbracciavano la filosofia epicurea, perciò non credevano in nessuna forma di vita dopo la morte; forse proprio questo li portò a comprendere la fugacità dell'esistenza e dunque la necesità di godere appieno della sua effimera bellezza.
Grazie per l'attenzione!
Ode II, 10 versi 21 - 24
Carmen Seculare
Quest'opera fu un punto cruciale nella carriera di Orazio. È un componimento poetico rivolto ad Apollo e Diana, protettori di Roma, e vene composto per i Ludi Saeculares. Il Carmen Seculare è scirtto in strofe saffiche ed ha un carattere solenne e cerimoniale, proprio perchè avave lo scopo di invocare su Roma i doni delle due divinità
Ode I, 37
Nell'Ode I, 37 Orazio riprende un passo di Alceo che parlava della morte di un tiranno. Alceo usava queste parole per esprimere gioia per la morte del tiranno della sua città, mentre Orazio le usa per celebrare la morte di Cleopatra, ma nel contesto romano. Quindi, anche se la struttura delle parole è simile, Orazio applica un significato diverso e originale e lo inserisce nel contesto della politica romana, facendo una creativa reinterpretazione del modello greco.
I temi del I - II libro
Negli Epodi e all'inizio delle Odi Orazio condanna la guerra civile considerando però Augusto come colui che la farà terminare. Verso la fine del primo libro delle Odi e nel secondo libro, però, le guerre civili non sono più il centro della sua riflessione. L'attenzione si sposta, infatti, su temi più legati all'ideologia politica di Augusto, come la celebrazione dei suoi successi e dei personaggi che gli sono vicini, come Cleopatra.
Ode II, 10 versi 5 - 8
Ode II, 14 Lo scorrere del tempo
Il poeta - vates
Nel corso delle Odi, Orazio sviluppa una crescente consapevolezza del valore artistico della sua poesia e della sua ispirazione ed esplora maggiormente temi civili legati alla sua visione politica e sociale. In queste sezioni, la sua poesia si eleva verso un registro più alto. Orazio comincia a vedersi come un poeta vate, un poeta che non solo canta e celebra, ma che è divinamente ispirato e quasi profetico.
I primi tre libri
I primi tre libri delle Odi furono pubblicati nel 23 a.C. come un' unica raccolta. In questi componimenti, Orazio affronta una vasta gamma di temi, che vanno dal personale e intimo a quello sociale e politico, ma sempre con un tono relativamente "leggero" e riflessivo. Questi primi libri però non ebbero un grande successo a Roma inizialmente.
I temi del IV libro
Nel libro IV delle Odi, Orazio intensifica ulteriormente il suo impegno su temi civili, con una partecipazione più convinta e un tono più elevato. In questo libro, i contenuti politici e civili dominano, e Orazio si concentra sulla figura di Augusto, sulle sue vittorie, e sulla restaurazione degli antichi costumi. Inoltre Orazio inserisce anche una riflessione sul potere della poesia.
Ode II, 10 versi 1 - 4
Il quarto libro
Dopo la composizione del Carmen saeculare, Orazio elaborò una nuova serie di poesie, che costituiscono il quarto libro delle Odi, pubblicato dopo il 17 a.C. Questo libro si distingue per un tono più solenne e celebrativo rispetto ai precedenti. I temi trattati sono in gran parte di rilevanza civile, incentrati su questioni politiche, morali e sociali, riflettendo un mondo in cui l’ordine e la stabilità sotto Augusto sono visti come valori fondamentali.
I temi del III libro
All’inizio del III libro è presente un ciclo di sei ampie odi romane. Qui Orazio assume il ruolo di poeta sacerdote delle Muse, con il compito di esaltare la grandezza di Roma, celebrandone i suoi valori tradizionali e guardando con speranza al futuro sotto Augusto. Orazio si sforza di contrapporre la purezza e la morale dei tempi antichi con il degrado e la decadenza della società romana contemporanea.