Analisi novelle del Decameron
Maria Elena Lavarini, Noemi Cecchini
Il Decameron è l'opera più importante di Giovanni Boccaccio, personalità influente della letteratura italiana del XIV secolo. Esso raccoglie cento novelle divise in dieci parti che rappresentano ognuna una giornata con un tema differente. Noi ci occuperemo della sesta giornata che ha come tema i MOTTI.
Chichibio e una gru
Periodo: 1349-51 Genere: novella di carattere comico, VI giornata Novellatrice: Neifile
Sequenze
1. Introduzione ai personaggi (rr.1-14)2. Schermaglia amorosa tra Chichibio e Brunetta (rr.15-26) 3. Inizio delle disavventure dovute alla risposta di Chichibio (rr. 26-44) 4. Esito imprevedibile e conclusione della vicenda (rr. 45-67)
Trama
Un giorno, Currado Gianfigliazzi, ricco e nobile signore fiorentino, dopo una spedizione di caccia nella quale era riuscito a catturare una gru giovane e grassa, affida il suo bottino al suo cuoco veneziano Chichibio. Quest’ultimo era piuttosto abile nel cucinare, ma aveva il difetto di essere un gran chiacchierone, e, messa sul fuoco la gru, il buon odore attirò in cucina una giovane di nome Brunetta, di cui Chichibio era innamorato. Senza tanti sforzi e con qualche minima esitazione, la ragazza riuscì a ottenere dal cuoco una coscia della gru. Sfortuna vuole, che proprio quel giorno Currado avesse invitato ospiti, e, una volta servita la gru la domanda riguardo al perché ci fosse una sola coscia sorse spontanea.
Chichibio rispose prontamente che quel tipo di animale aveva di natura un sola coscia e che quindi non c’era niente di strano e, come si può facilmente immaginare, scatenò l’ira del padrone, che lo minacciò. Per verificare la falsità delle parole di Chichibio, Currado organizzò una cavalcata in modo che egli potesse dimostrargli ciò che sosteneva. Così, il mattino seguente, preparati i cavalli, i due giunsero al fiume dove le gru erano solite stare. Videro dodici gru in piedi su una sola zampa a conferma della teoria del cuoco, ma, il padrone emettendo un grido spaventò le gru che si levarono mostrando entrambe le zampe. A questo punto Chichibio era spacciato e preso dalla paura, spontaneamente rispose con un motto che piacque talmente tanto a Currado da trasformare la sua ira in risate ed egli risparmiò il cuoco, che quindi, con un po’ di fortuna e di simpatia era riuscito a salvarsi.
Chichibio
Nome: Chichibio Ruolo nella storia: Protagonista Fascia sociale: Inferiore rispetto a Currado, cuoco, frequenta popolane, di origini straniere Veridicità storica: Personaggio inventato Caratteristiche particolari:
Currado Gianfigliazzi
Nome: Currado di Vanni di Cafaggio Gianfigliazzi Ruolo nella storia: Antagonista Fascia sociale: Alta, ricco e nobile signore fiorentino Veridicità storica: Personaggio realmente esistito, vissuto tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo Caratteristiche particolari:
Brunetta
Nome: BrunettaRuolo nella storia: Personaggio secondario Fascia sociale: Bassa, popolana, "femminetta della contrada" (r.17) Veridicità storica: Personaggio storico
Spazio
Il paesaggio descritto dall'autore è preciso, si parla del contado di Firenze, spazio caro a Boccaccio. L'ambientazione varia da sequenza a sequenza, da spazi chiusi come la cucina e la sala da pranzo, a spazi aperti, come la campagna e il fiume. Inoltre, l'autore fa riferimento alla Peretola (r.12), una località fiorentina dove i Gianfigliazzi, e soprattutto Currado, possedevano numerose terre.
Tempo
La stesura della novella è avvenuta tra il 1349 e il 1351. La storia si svolge nel corso di due giorni, dei quali non è precisata la datazione, ma, per la presenza di Currado Gianfigliazi, si presume sia contemporanea all'epoca di Boccaccio.
Parola
Fortuna
Potere della risata
Temi
Differenze sociali e stereotipi
Alleanza ideale tra ricchezza e cortesia
Guido Cavalcanti
Periodo:1350 Genere: novella di carattere comico, VI giornata Novellatrice: Ellissa
Sequenze
1. Elogio alla gloria passata di Firenze (rr.1-13)2. Complessità e bellezza della figura di Guido Cavalcanti (rr.14-24) 3. Beffa di Guido Cavalcanti ai danni della brigata e riflessione finale (rr.25-49)
Trama
La novella inizia con un breve elogio alla grandezza e alla gloria passata di Firenze, al quale segue la descrizione del protagonista: Guido Cavalcanti. Il personaggio è quindi presentato come un poeta-filosofo, che trascorreva il suo tempo in solitudine, filosofando; uomo elegante, acculturato e, a causa di questi valori, desiderato dalle diverse brigate della città, che ambivano a introdurlo tra i loro membri. In particolare, la brigata di Betto Brunelleschi era molto insistente a riguardo, nonostante i continui rifiuti del poeta, che non voleva farne parte. Un giorno, mentre Guido passeggiava tra le arche funebri del cimitero presso Santa Reparata (attuale Santa Maria del Fiore), venne sorpreso dalla brigata che cominciò a prendersi gioco di lui, interrogandolo sull’utilità delle domande che egli si poneva continuamente riguardo all’esistenza di Dio. Il poeta, prontamente, rispose con un motto, e la brigata rimase sbigottita, chiedendosi quale fosse il significato di tale frase. L’unico a capire ciò che il poeta intendeva dire fu Betto Brunelleschi, uomo intelligente e perspicace, che spiegò il significato del motto a tutto il resto della brigata, dimostrandone l’ingenuità ed evidenziando la netta superiorità intellettuale di Cavalcanti.
Guido Cavalcanti
Nome: Guido CavalcantiRuolo nella storia: Protagonista Fascia sociale: Poeta-Filosofo Veridicità storica: Personaggio storico realmente esistito Caratteristiche particolari:
Betto Brunelleschi
Nome: Betto BrunelleschiRuolo nella storia: Protagonista / personaggio importante Fascia sociale: Benestante capo brigata Veridicità storica: Personaggio realmente esistito
Brigata
La brigata di Betto Brunelleschi era composta da gente comune, soprattutto giovani fiorentini, che vennero equiparati da Cavalcanti a corpi privi di vita e di senno, che sprecavano la loro esistenza avendo il divertimento come unico scopo, e quindi possedevano solo in apparenza la cortesia.
Spazio
Tempo
La stesura della novella è avvenuta intorno al 1350. L'ambientazione è contemporanea a quando Cavalcanti era ancora in vita e quindi di poco antecedente a Boccaccio.
Armonia tra corpo e spirito
Parola
Temi
Fusione valori cortesi e borghesi
Celebrazione della cultura
Nostalgia passato ideale di Firenze
Lo stile di Boccaccio si distingue per l'attenzione al dettaglio realistico e per la capacità di inserire riferimenti sociali carichi di ironia e simpatia, in grado di strappare un sorriso ai personaggi ma anche ai lettori. I personaggi risultano essere realistici, con vizi e virtù che li rendono complessi ma anche vicini alla realtà e ne mettono in evidenza alcuni caratteri psicologici.
Stile
Le novelle sono racconti brevi, caratterizzati da uno stile umile, vivace, fluido e popolare, con qualche parola dialettale, come nel caso del dialetto veneziano di Chichibio, che evidenzia la provenienza dei protagonisti, diversi termini tecnici di alcune professioni e talvolta espressioni più elevate, a seconda del cotesto; si accostano quindi registri linguistici differenti e l'opera risulta essere pluristilistica. kkkk
Lezioni americane - Italo Calvino (1988)
Le lezioni americane di Italo Calvino raccolgono cinque delle sei lezioni, purtroppo incomplete, che egli avrebbe dovuto tenere presso l'università di Harvard. Sono una raccolta di insegnamenti, volti ad indicare dei valori per affrontare la modernità, pensati per il 2000, millennio che Calvino non vide iniziare, ma che si immaginò. I temi principali delle lezioni sono:
Consistenza /coerenza
leggerezza
Molteplicità
Rapidità
Esattezza
Visibilità
La "leggerezza" di Cavalcanti
Nel passo riguardo alla leggerezza, Calvino ci offre una rilettura di Cavalcanti a partire dal profilo fornito da Boccaccio proprio nella novella che prende il titolo dall'autore al quale è ispirata. Secondo Calvino, la prontezza fisica di Guido rende pienamente visibile e realizza l'agilità del suo intelletto e la sua "leggerenza pensosa", in grado di superare la morte, intesa come morte del pensiero, tipica di coloro che non si curano delle questioni più profonde e si concentrano solo sul superfluo e sulla "leggerezza frivola". Calvino utilizza tale immagine per riassumere il senso dell'intera lezione: una vita senza pensiero è un ostacolo che ci fa affondare nell'ignoranza e solo l'esercizio della cultura ci permette di contrastare questo fenomeno.
- "In questa conferenza cercherò di spiegare perchè sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anzichè un difetto;[...]"
- "Esiste una leggerenza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la leggerezza come pesante e opaca [...]"
- "se volessimo scegliere un simbolo augurale per l'affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza [...]"
Grazie per l'attenzione
“Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace. Cioè qui, nel cimitero, siete padroni." Dopodiché: posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò.”(rr. 34-37)
"Messer sì ,ma voi non gridaste <<ho ho>> a quella d'iersera; chè se così gridato aveste ella avrebbe così l'altra coscia e l'altro piè fuor mandata ,come hanno fatto queste"
Il Decameron è l'opera più importante di Giovanni Boccaccio, personalità influente della letteratura italiana del XIV secolo. Esso raccoglie
mariaelena lavarini
Created on March 1, 2025
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Analisi novelle del Decameron
Maria Elena Lavarini, Noemi Cecchini
Il Decameron è l'opera più importante di Giovanni Boccaccio, personalità influente della letteratura italiana del XIV secolo. Esso raccoglie cento novelle divise in dieci parti che rappresentano ognuna una giornata con un tema differente. Noi ci occuperemo della sesta giornata che ha come tema i MOTTI.
Chichibio e una gru
Periodo: 1349-51 Genere: novella di carattere comico, VI giornata Novellatrice: Neifile
Sequenze
1. Introduzione ai personaggi (rr.1-14)2. Schermaglia amorosa tra Chichibio e Brunetta (rr.15-26) 3. Inizio delle disavventure dovute alla risposta di Chichibio (rr. 26-44) 4. Esito imprevedibile e conclusione della vicenda (rr. 45-67)
Trama
Un giorno, Currado Gianfigliazzi, ricco e nobile signore fiorentino, dopo una spedizione di caccia nella quale era riuscito a catturare una gru giovane e grassa, affida il suo bottino al suo cuoco veneziano Chichibio. Quest’ultimo era piuttosto abile nel cucinare, ma aveva il difetto di essere un gran chiacchierone, e, messa sul fuoco la gru, il buon odore attirò in cucina una giovane di nome Brunetta, di cui Chichibio era innamorato. Senza tanti sforzi e con qualche minima esitazione, la ragazza riuscì a ottenere dal cuoco una coscia della gru. Sfortuna vuole, che proprio quel giorno Currado avesse invitato ospiti, e, una volta servita la gru la domanda riguardo al perché ci fosse una sola coscia sorse spontanea.
Chichibio rispose prontamente che quel tipo di animale aveva di natura un sola coscia e che quindi non c’era niente di strano e, come si può facilmente immaginare, scatenò l’ira del padrone, che lo minacciò. Per verificare la falsità delle parole di Chichibio, Currado organizzò una cavalcata in modo che egli potesse dimostrargli ciò che sosteneva. Così, il mattino seguente, preparati i cavalli, i due giunsero al fiume dove le gru erano solite stare. Videro dodici gru in piedi su una sola zampa a conferma della teoria del cuoco, ma, il padrone emettendo un grido spaventò le gru che si levarono mostrando entrambe le zampe. A questo punto Chichibio era spacciato e preso dalla paura, spontaneamente rispose con un motto che piacque talmente tanto a Currado da trasformare la sua ira in risate ed egli risparmiò il cuoco, che quindi, con un po’ di fortuna e di simpatia era riuscito a salvarsi.
Chichibio
Nome: Chichibio Ruolo nella storia: Protagonista Fascia sociale: Inferiore rispetto a Currado, cuoco, frequenta popolane, di origini straniere Veridicità storica: Personaggio inventato Caratteristiche particolari:
Currado Gianfigliazzi
Nome: Currado di Vanni di Cafaggio Gianfigliazzi Ruolo nella storia: Antagonista Fascia sociale: Alta, ricco e nobile signore fiorentino Veridicità storica: Personaggio realmente esistito, vissuto tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo Caratteristiche particolari:
Brunetta
Nome: BrunettaRuolo nella storia: Personaggio secondario Fascia sociale: Bassa, popolana, "femminetta della contrada" (r.17) Veridicità storica: Personaggio storico
Spazio
Il paesaggio descritto dall'autore è preciso, si parla del contado di Firenze, spazio caro a Boccaccio. L'ambientazione varia da sequenza a sequenza, da spazi chiusi come la cucina e la sala da pranzo, a spazi aperti, come la campagna e il fiume. Inoltre, l'autore fa riferimento alla Peretola (r.12), una località fiorentina dove i Gianfigliazzi, e soprattutto Currado, possedevano numerose terre.
Tempo
La stesura della novella è avvenuta tra il 1349 e il 1351. La storia si svolge nel corso di due giorni, dei quali non è precisata la datazione, ma, per la presenza di Currado Gianfigliazi, si presume sia contemporanea all'epoca di Boccaccio.
Parola
Fortuna
Potere della risata
Temi
Differenze sociali e stereotipi
Alleanza ideale tra ricchezza e cortesia
Guido Cavalcanti
Periodo:1350 Genere: novella di carattere comico, VI giornata Novellatrice: Ellissa
Sequenze
1. Elogio alla gloria passata di Firenze (rr.1-13)2. Complessità e bellezza della figura di Guido Cavalcanti (rr.14-24) 3. Beffa di Guido Cavalcanti ai danni della brigata e riflessione finale (rr.25-49)
Trama
La novella inizia con un breve elogio alla grandezza e alla gloria passata di Firenze, al quale segue la descrizione del protagonista: Guido Cavalcanti. Il personaggio è quindi presentato come un poeta-filosofo, che trascorreva il suo tempo in solitudine, filosofando; uomo elegante, acculturato e, a causa di questi valori, desiderato dalle diverse brigate della città, che ambivano a introdurlo tra i loro membri. In particolare, la brigata di Betto Brunelleschi era molto insistente a riguardo, nonostante i continui rifiuti del poeta, che non voleva farne parte. Un giorno, mentre Guido passeggiava tra le arche funebri del cimitero presso Santa Reparata (attuale Santa Maria del Fiore), venne sorpreso dalla brigata che cominciò a prendersi gioco di lui, interrogandolo sull’utilità delle domande che egli si poneva continuamente riguardo all’esistenza di Dio. Il poeta, prontamente, rispose con un motto, e la brigata rimase sbigottita, chiedendosi quale fosse il significato di tale frase. L’unico a capire ciò che il poeta intendeva dire fu Betto Brunelleschi, uomo intelligente e perspicace, che spiegò il significato del motto a tutto il resto della brigata, dimostrandone l’ingenuità ed evidenziando la netta superiorità intellettuale di Cavalcanti.
Guido Cavalcanti
Nome: Guido CavalcantiRuolo nella storia: Protagonista Fascia sociale: Poeta-Filosofo Veridicità storica: Personaggio storico realmente esistito Caratteristiche particolari:
Betto Brunelleschi
Nome: Betto BrunelleschiRuolo nella storia: Protagonista / personaggio importante Fascia sociale: Benestante capo brigata Veridicità storica: Personaggio realmente esistito
Brigata
La brigata di Betto Brunelleschi era composta da gente comune, soprattutto giovani fiorentini, che vennero equiparati da Cavalcanti a corpi privi di vita e di senno, che sprecavano la loro esistenza avendo il divertimento come unico scopo, e quindi possedevano solo in apparenza la cortesia.
Spazio
Tempo
La stesura della novella è avvenuta intorno al 1350. L'ambientazione è contemporanea a quando Cavalcanti era ancora in vita e quindi di poco antecedente a Boccaccio.
Armonia tra corpo e spirito
Parola
Temi
Fusione valori cortesi e borghesi
Celebrazione della cultura
Nostalgia passato ideale di Firenze
Lo stile di Boccaccio si distingue per l'attenzione al dettaglio realistico e per la capacità di inserire riferimenti sociali carichi di ironia e simpatia, in grado di strappare un sorriso ai personaggi ma anche ai lettori. I personaggi risultano essere realistici, con vizi e virtù che li rendono complessi ma anche vicini alla realtà e ne mettono in evidenza alcuni caratteri psicologici.
Stile
Le novelle sono racconti brevi, caratterizzati da uno stile umile, vivace, fluido e popolare, con qualche parola dialettale, come nel caso del dialetto veneziano di Chichibio, che evidenzia la provenienza dei protagonisti, diversi termini tecnici di alcune professioni e talvolta espressioni più elevate, a seconda del cotesto; si accostano quindi registri linguistici differenti e l'opera risulta essere pluristilistica. kkkk
Lezioni americane - Italo Calvino (1988)
Le lezioni americane di Italo Calvino raccolgono cinque delle sei lezioni, purtroppo incomplete, che egli avrebbe dovuto tenere presso l'università di Harvard. Sono una raccolta di insegnamenti, volti ad indicare dei valori per affrontare la modernità, pensati per il 2000, millennio che Calvino non vide iniziare, ma che si immaginò. I temi principali delle lezioni sono:
Consistenza /coerenza
leggerezza
Molteplicità
Rapidità
Esattezza
Visibilità
La "leggerezza" di Cavalcanti
Nel passo riguardo alla leggerezza, Calvino ci offre una rilettura di Cavalcanti a partire dal profilo fornito da Boccaccio proprio nella novella che prende il titolo dall'autore al quale è ispirata. Secondo Calvino, la prontezza fisica di Guido rende pienamente visibile e realizza l'agilità del suo intelletto e la sua "leggerenza pensosa", in grado di superare la morte, intesa come morte del pensiero, tipica di coloro che non si curano delle questioni più profonde e si concentrano solo sul superfluo e sulla "leggerezza frivola". Calvino utilizza tale immagine per riassumere il senso dell'intera lezione: una vita senza pensiero è un ostacolo che ci fa affondare nell'ignoranza e solo l'esercizio della cultura ci permette di contrastare questo fenomeno.
Grazie per l'attenzione
“Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace. Cioè qui, nel cimitero, siete padroni." Dopodiché: posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò.”(rr. 34-37)
"Messer sì ,ma voi non gridaste <<ho ho>> a quella d'iersera; chè se così gridato aveste ella avrebbe così l'altra coscia e l'altro piè fuor mandata ,come hanno fatto queste"