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DECAMERON GUIDO CAVALCANTI

Jasmine Ventura

Created on March 1, 2025

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Transcript

DECAMERON GUIDO CAVALCANTI

"Novella N.9"

BIOGRAFIA DI BOCCACCIO

Giovanni Boccaccio nasce in Toscana nel 1313. Nel 1327 parte a Napoli per imparare il mestiere mercantile e da lì comincerà a frequentare ambienti della corte angioina. Grazie a ciò, Boccaccio avrà un interesse verso i classici latini e ai capolavori in volgare (soprattutto Dante). In particolare Boccaccio userà come stile (che in realtà non sarebbe un vero e proprio stile) lo sperimentalismo, che consiste nel mischiare registri linguistici e anche generi tra di loro

LA CACCIA DI DIANA

Da quel periodo a Napoli, Boccaccio compose la Caccia Di Diana (1333-1334). In questo poemetto di terzine dantesche e diviso in 18 canti, Boccaccio ci descrive una battuta di caccia, indetta dalla dea Diana, cui accorrono tutte le più belle nobildonne napoletane. Dopo aver cacciato fino a mezzogiorno, Diana ordina alle donne di fermarsi e di offrire in sacrificio le proprie prede a Giove, celebrando una scelta di castità. Ma la donna senza un nome, l’oggetto d’amore di Boccaccio, si contrappone al comando della dea, e sprona le compagne a sacrificare la cacciagione a Venere, dea dell’amore.

LA COMEDìA DELLE NINFE FIORENTINE

Prima delle opere scritte nel periodo fiorentino (1341-42), la Comedìa è un prosimetro, cioè ha una parte in prosa e un’altra in terzine dantesche. Il poema vuole essere un omaggio alle donne fiorentine. L’opera narra la storia del rozzo pastore Ameto, che un giorno incontra alcune ninfe devote a Venere e si innamora di una di loro, Lia. Nel giorno della festa di Venere le ninfe si raccolgono intorno al pastore e gli raccontano le loro storie d’amore. Alla fine dei racconti Ameto è immerso in un bagno purificatore e comprende così il significato allegorico della sua esperienza: il pastore Ameto simboleggia l’umanità ; le sette ninfe le virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) e teologiche (fede, speranza e carità) attraverso le quali l’uomo si trasforma da essere rozzo in vero uomo degno di elevarsi alla conoscenza di Dio e dell’amore divino.

NOVELLA N.9 (SESTA GIORNATA) "GUIDO CAVALCANTI"

Il poeta filosofo Guido Cavalcanti passa il suo tempo a passeggiare da solo, ragionando e filosofando. È un uomo molto ambito dalle brigate che fanno a gara per averlo nella loro compagnia. Una di queste brigate di tale Betto Brunelleschi decide di invitarlo più volte, ma Cavalcanti puntualmente rifiuta. Sempre la detta brigata, trovandosi Guido a passeggio vicino a un cimitero, lo prende di mira chiedendogli che cosa se ne fa di sapere se Dio esista o no. Al che Guido risponde: "Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace” (r. 34-35) . Dopodiché: “posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò" (r. 35-37). La brigata resta incredula chiedendosi che diavolo volesse dire; solo Betto, da uomo intelligente, comprende il significato di quel motto. Loro, pur essendo vivi, sono morti perché si dedicano a nient’altro che feste . Cavalcanti, invece, con ideale più alti, può staccarsi dal peso della terra con un balzo e oltrepassare la morte.

ANALISI DELLA NOVELLA

In questa novella Boccaccio, esaltando l’abilità di parola di Guido cavalcanti, sviluppa uno dei grandi temi del Decameron, ovvero quello dell’intelligenza umana che sa risolvere le situazioni intricate (il motto, in questo caso) che la Fortuna ci presenta (Betto e la sua brigata). In questa novella Boccaccio esalta Guido Cavalcanti come emblema dell’intellettuale che non viene compreso dalla massa, che in lui vede solo, in maniera molto superficiale, una figura originale e solitaria, presa in maniera ossessiva dai propri pensieri. La “beffa” di Guido ai danni della brigata di Betto vuole invece ribadire proprio questa distanza tra la gente comune e chi detiene il privilegio della cultura e del sapere: per questo Guido paragona i suoi avversari a dei morti, cioè a corpi ormai privi di vita e di senno. Da questo episodio traspare anche la prospettiva con cui nel Decameron si guarda al tempo passato e ai valori ch’esso incarna: Boccaccio, infatti, esclude del tutto dalla rappresentazione la questione politica. Piuttosto, alla luce dell’ideologia dell’opera e della visione del mondo del suo autore, conta la rievocazione, del passato ideale della città di Firenze, in cui ancora esistevano figure, come quella di Cavalcanti, che rappresentavano al meglio un'aristocrazia non solo dei titoli o dei possedimenti ma anche dell’intelletto e della cultura umanistica

JASMINE VENTURA 3AL