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Pace non trovo, et non ò da far guerra

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Created on February 28, 2025

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Transcript

Pace non trovo, et non ò da far guerra

Francesco Petrarca

Francesco Petrarca

Francesco Petrarca è uno dei più grandi esponenti della letteratura italiana. Nato ad Arezzo nel 1304. La sua opera più celebre è il Canzoniere, ovvero una raccolta di poesie dedicate a Laura. Esso è composto da 366 poesie divise in due filoni: il primo in cui parla della sua vita quando Laura è ancora viva e il secondo in cui parla della sua vita dopo la morte di Laura.

Pace non trovo, et non ò da far guerra

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Introduzione

Questo componimento è il sonetto CXXXIV del Canzoniere. Composto tra il 1336 e il 1374: anni di riflessione e turbamento interiore del poeta. Esso è caratterizzato da:

  • due quartine e due terzine
  • 14 versi endecasillabi che conferiscono ritmo e musicalità al componimento.
  • uno schema di rime: ABBA, ABBA, CDE, CDE
  • diverse figure retoriche

Parafrasi

Non trovo pace, ma non ho nemmeno mezzi o armi per combattere; e temo, e spero; e brucio di passione, e sono insensibile come il ghiaccio; e mi sento sollevato fino al cielo, e allo stesso tempo giaccio a terra; e resto a mani vuote, ma abbraccio tutto il mondo. Mi tiene imprigionato un certo carceriere, che ne mi libera ne mi rinchiude definitivamente, ne mi tiene come suo ostaggio, ne scioglie il legame che mi tiene legato a lui; ne Amore mi uccide ne mi da il colpo di grazia, ne mi vuole vivo, ne mi mette in salvo.

Parafrasi

Vedo senza avere gli occhi, eppure grido senza avere la voce; e desidero di morire, e imploro aiuto; e odio me stesso, e amo Laura. Mi cibo di dolore, piangendo e ridendo; ugualmente mi pesa la vita e la morte: mi trovo in questo stato, mia donna, a causa vostra.

Spiegazione quartine

All'interno delle due quartine Petrarca descrive il suo conflitto interiore, i suoi sentimenti contrastanti e spiega il suo senso di impotenza davanti alle due forze opposte: la pace e la guerra. Nella seconda quartina il soggetto non è più l'io lirico ma bensì l'Amore da cui il poeta non capisce se sia possibile o meno fuggire e se lui desideri veramente fuggire o no.

Spiegazione terzine

All'interno delle due terzine Petrarca affronta una riflessione più profonda e filosofica. In esse il poeta descrive il suo desiderio di libertà, il rimpianto per una vita più serena e la consapevolezza della sua condizione esistenziale. Vi è in esse quindi un contrasto tra il suo desiderio di pace e la realtà della sua vita travagliata.

Figure retoriche

Ordine: Enumerazione

Significato:

Antitesi temo-spero; pace-guerra; volo sopra 'l cielo-giaccio in terra; nulla stringo-tutto 'l mondo abbraccio; piangendo-rido; odio-amo.

Suono:

Paronomasia serra-sferra; ghiaccio-giaccio; grido-rido.
Ossimori ardo-sono un ghiaccio; morte-vita; apre-serra.
Anafora et; né; non.
Allitterazioni vuol vivo; Pascomi di dolor, piangendo rido.

Ossimori

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Antitesi

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Anafora

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Allitterazioni

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Paronomasia

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Enumerazione

Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra; né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

Temi

Incapacità di scegliere
Il conflitto tra la vita e la morte
Il tormento interiore del poeta
L'amore come prigione
L'idealizzazione della donna
L'amore per Laura

Collegamenti

Cavalcanti Petrarca, come Cavalcanti, descrive l'amore in modo tormentato e angosciante, esso è visto negativamente
"Tanto gentile e tanto onesta pare" Petrarca riprende il tormento interiore, descritto da Dante, causato dell'amore non corrisposto; in un caso da Beatrice e nell'altro da Laura
"Solo et pensoso" Petrarca, in entrambi i sonetti descrive l'esperienza amorosa come una condanna inevitabile da cui non si può sfuggire e che da vita a un contrasto interiore nel poeta