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IL CARNEVALE NELL'ARTE
ISABELLA CHIESA
Created on February 27, 2025
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Transcript
IL CARNEVALE NELL'ARTE
Dal ‘700 iniziano a vedersi le prime tele raffiguranti questo coloratissimo mondo, ma è dal ‘900 in poi, che le maschere diventano parte vera del repertorio iconografico degli artisti europei.
Arlecchino e Colombina_Degas
Lotta tra Carnevale e Quaresima_Bruegel
Il carnevale al boulevard des capucines_Monet
Arlecchino pensoso_Picasso
Entrata di Cristo a Bruxelles_Ensor
Arlecchino con Chitarra_Gris
Carnevale di Arlecchino_Mirò
La prima opera risale alla metà del ‘500. “Lotta tra Carnevale e Quaresima” di Pieter Bruegel esprime al massimo il dualismo di questo periodo. Il pittore è tra i primi a dipingere un tema carnevalesco. La tela, datata 1559, ritrae in un’affollata piazza una moltitudine di persone che mangia, si azzuffa, fa baldoria e gioca con i dadi o fa il girotondo. Si tratta di una battaglia simbolica. A sinistra del quadro i personaggi del Carnevale e sul lato destro quelli della Quaresima. Il Carnevale, simbolo di bagordi ed esagerazioni, è impersonato da un uomo grasso che mangia golosamente a cavallo di un barile, spinto da uomini mascherati mentre la sua rivale, la Quaresima, è raffigurata come una donna smunta e pallida seduta su una sedia, trainata da due donne e da alcuni fedeli in preghiera.
Ensor era conosciuto proprio per l’uso ossessivo delle maschere e degli scheletri nella sua arte. Quest’opera, realizzata nel 1889, è la più rappresentativa. Le maschere ritratte, demoniache, spettrali e folli, sono simbolicamente il lato più brutto e deformato dell’umanità. Ensor era ossessionato dai costumi carnevaleschi e li dipingeva con pennellate furiose fino a ridurli a teschi grotteschi. Nella tela vuole mettere in luce il peggio degli uomini contrapponendoli alla figura di Cristo, l’unico senza maschera, che viene completamente ignorato dalla gente, rappresentata in modo anonimo e grottesco sotto maschere di Carnevale.
Juan Gris è uno dei più rappresentativi artisti cubisti del primo Novecento, con uno stile personale realizzando una ricerca geometrica di angoli e curve e raffigura un Arlecchino molto poco realistico.
La maschera più rappresentata e forse quella più conosciuta al mondo è senza dubbio Arlecchino. La famosa maschera bergamasca della commedia dell’arte è identificata dal suo inconfondibile costume colorato. Il suo ruolo è di solito quello di un servitore spensierato. Tantissimi gli artisti che si sono cimentati nel dipingerla. Uno di questi è Degas. Fra i primi a sceglierlo come protagonista delle proprie opere d’arte, s’interessa al tema in seguito alla messa in scena di un balletto incentrato sulle avventure di Arlecchino, appunto. “Arlecchino e Colombina”, realizzato nel 1886, vede protagonista la maschera italiana più famosa insieme alla sua immagine speculare al femminile.
Ispirandosi alla festa, l’artista surrealista, realizza una delle sue opere più note. Spinge l’immaginazione a perdersi in visioni fantastiche utilizzando sogni e incubi.Si riconoscono elementi reali come il gatto, il tavolo e la scala, che si uniscono a elementi simbolici, frutto di visioni, come il triangolo nero che emerge dalla finestra per simboleggiare la Tour Eiffel, omaggio alla città in cui risiedeva. O il cerchio verde trafitto da una freccia che ricorda un mappamondo. Tutti gli oggetti sono fluttuanti per sottolineare il loro status di fantasia, di inconscio. La scala a pioli, sempre presente nelle opere di Mirò, indica la fuga dal mondo e rappresenta un passaggio dalla realtà alla fantasia. Proprio come fa il carnevale.
Ed arriviamo così al ‘900, periodo di massima espressione per le maschere italiane. Particolarissimo ed insolito è l’ “Arlecchino pensoso” di Picasso. Dipinto nel 1901, nel pieno del suo periodo blu, rappresenta Arlecchino con un costume tutto blu a scacchi che, seduto ad un tavolo, assume la posa tipica del pensatore. Qui la maschera ha perso tutta la sua goliardia e tutta la tela è investita da malinconia.
Di tutt’altro genere è “Il carnevale al boulevard des capucines” di Monet. In questo dipinto, del 1873, l’artista impressionista ha ritratto, come in una fotografia, un momento del carnevale in un famoso viale parigino. A sinistra i toni gialli dei palazzi e le chiome degli alberi spogli, a destra il viale affollato da una moltitudine di persone che passeggiano. Sul bordo destro della tela sono raffigurati due uomini con il cilindro che osservano lo spettacolo della folla affacciati a un balcone, come se anche noi fossimo affacciati da un balcone.