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Sophiana
Ilary Guarneri
Created on February 26, 2025
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Transcript
Sophiana
Dov'è situato e quando è statoo scavato?
L'area archeologica di Sophiana detta anche Sofiana o Philosophiana, è un sito archeologico romano sposto a Sud della strada provinciale di Mazzarino,In Sicilia. Sophiana è stato scavato tra il 1986 e il 1990
Che rouolo aveva prima Sophiana?
Sophiana aveva il ruolo di probabile centro di svolgimento di attività produttive e commerciali, nonché la funzione di stazione di sosta lungo la via Catania-Agrigento per viaggiatori alla ricerca di un riparo per la notte e di un cambio per i cavalli.
Il Complesso Termale
A Nord Est dell’abitato un grande impianto termale costituito da una ventina di ambienti, alcuni dei quali pavimentati a mosaico, si sovrappose, nel IV secolo d.C., a un più modesto complesso di analoga destinazione sorto in età protoimperiale (I –II sec. d.C.). Numerose furono le aggiunte e le trasformazioni che il complesso subì nel corso del tempo, giungendo ad ospitare un piccolo edificio di culto cristiano nel calidarium sul finire del IV secolo, e tre piccole fornaci bizantine per la produzione di coppi e ceramiche nel VI.
La necropoli nord
E’ posta a Nord dell’abitato e rappresenta la più antica area cimiteriale di Sophiana, databile tra il II e il III sec. d.C e dunque ricollegabile alla fase medio-imperiale dell’insediamento, antecedente la distruzione di fine secolo. Il rituale prevalente prevedeva deposizioni singole entro fosse con accompagnamento di vasi per bere, piatti, monete, lucerne in ceramica sigillata, molte delle quali con iscrizioni relative alle rispettive officine di produzione localizzabili in Sicilia, in Africa , in Campania.
La Basilica con l’annessa Necropoli
L’aspetto attuale della basilica è quello di una chiesa cristiana a tre navate, preceduta da un nartece (o vestibolo) e conclusa da un abside semicircolare. Posta su una collinetta a SO dell’abitato, essa è il prodotto di quattro diverse fasi costruttive, ben scandite dalle diverse tecniche murarie adoperate per la loro realizzazione. Il nucleo più antico era una cella sepolcrale rettangolare dotata di abside, databile al IV secolo e probabilmente ispirata al tipo architettonico delle memoriae marthyrum, certo la sepoltura di un personaggio ragguardevole per meriti religiosi. Proprio la santità del defunto dovette rappresentare l’incentivo per la successiva monumentalizzazione della tomba e per la conseguente aggregazione del lembo di necropoli con tombe a fossa trapezoidali che venne successivamente a estendersi a ridosso e alle spalle della cella originaria. Nel VI secolo, infatti la cella venne ampliata con l’aggiunta di un’aula rettangolare (corrispondente all’attuale navata centrale) al di sotto del cui angolo SO venne ricavata una cripta divisa in due ambienti. Al VII secolo risale l’aggiunta delle due navate laterali che inglobarono sia la cripta che due tombe preesistenti, mentre ad età medievale risale la costruzione del nartece.
Le Necropoli Ovest ed Est
Altre due aree funerarie sono state esplorate rispettivamente ad Ovest e a Est di Sophiana negli anni tra il 1954 e il 1961. Una ripresa delle indagini ha recentemente interessato la necropoli Est negli anni 1993- 1995. Si tratta per lo più di tombe a fossa rettangolare con rivestimenti vari di lastrine in pietra o con pareti in muratura talora intonacate. Molte le sepolture di bambini e neonati per i quali veniva ancora utilizzato il seppellimento entro anfore o piccoli vasi già noto dall’età arcaica. Le tombe cristiane erano ben individuabili dal ricorrente orientamento ad Ovest dei crani e dalla posizione delle braccia incrociate sul petto dei defunti. Notevole per la tipologia architettonica una tomba in muratura a doppia fossa rettangolare, con deposizioni plurime, rinvenuta nella necropoli Est e contenente al proprio interno ricchissimi corredi con ceramiche pregiate e con una coppia di orecchini in oro a pendente semilunato decorati a traforo e a punzone. Per la pregevolezza della tecnica e dei motivi decorativi (coppie di pavoni contrapposti) gli orecchini sono stati ritenuti il prodotto di officine costantinopolitane attive tra VI e VII secolo d.C. , importati in Sicilia da membri della corte bizantina.