POPOLI ITALICI
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Nativi Italici
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Liguri
Dove?
La più antica popolazione del territorio Italiano
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Quella dei liguri è probabilmente la più antica popolazione del territorio italiano, la loro presenza sul territorio infatti risale a periodi antichissimi motivo per cui molti sostengono siano diretti discendenti dell'uomo di Cro-Magnon. Presidiavano un territorio molto vasto che si estendeva dall'Italia centro settentrionale fino alla penisola Iberica, ma dal 2000 a.C. si concentrarono in quell'area che include la Liguria, il Piemonte e la Toscana nei versanti occidentali. Erano tempi difficili quelli e per sopravvivere bisognava essere in grado di difendersi e di attaccare, e i liguri erano molto bravi nell'arte della guerra e non di meno in quella della pirateria: avanzavano in mare con barche modeste ma senza temere le tempeste e con grande audacia seppero crearsi la fama di coraggiosi, e forse incoscienti, navigatori.
Costruivano i loro villaggi sulle alture dell'aspro e ostile territorio: l'agricoltura era difficile, ma lavorando duramente e costruendo terrazzamenti riuscirono a creare appezzamenti di terreno da coltivare; i liguri, uomini e donne, erano considerati da tutti lavoratori instancabili. Non costituirono mai uno stato ligure, vivevano in clan sparsi sul territorio e potevano stringere alleanze o dichiarare guerre in modo autonomo; i loro re erano scelti per il coraggio dimostrato con il nemico e non per lignaggio ereditario.
Il territorio della tribù era considerato un bene comune e gli appezzamenti coltivabili venivano dati ai contadini in cambio di modesti contributi.
Erano cacciatori, pastori, contadini, boscaioli, allevatori di cavalli e naviganti, commercianti e estrattori minerari, sapevano sfruttare ogni possibilità del territorio e stringere affari con le comunità vicine. Quella ligure era una cultura estremamente emancipata: le donne lavoravano esattamente come gli uomini e nessuno imponeva loro un marito, cosa impensabile in tutte le altre culture a loro contemporanee.
Erano guerrieri molto temuti, anche se le loro armi erano poco più che preistoriche e le loro armature si limitavano a elmetti leggeri e scudi di legno. Si appostavano per tendere imboscate ai nemici ed erano abilissimi nella lotta corpo a corpo. Erano mercenari molto richiesti, e data la loro autonomia a livello di clan potevano scegliere liberamente con chi schierarsi. Temuti, caparbi, considerati con rispetto e mai sottovalutati, i liguri daranno filo da torcere ai Romani, che impararono da loro le tecniche della navigazione. I liguri arrivarono allo scontro con il grande impero conquistatore, che per assicurarsi il controllo del territorio arriverà a deportare ben 40.000 famiglie nella zona del Sannio per evitare alleanze e rivolte nel territorio Ligure.
Civiltà Nuragica
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La civiltà nuragica si sviluppò in Sardegna intorno all' XI secolo a.C.
Questa civiltà si contraddistingueva per le tipiche abitazioni, chiamate nuraghi. I nuraghi erano delle costruzioni a forma di tronco di cono realizzate in pietra. Servivano come case e come fortezze; infatti, le loro torri, venivano usate per gli appostamenti.
I nuraghi potevano essere formati da una sola torre o da più torri tra loro collegate in modo da formare una specie di villaggio fortificato. Essi erano collocati in punti strategici dell'isola.
Il modo in cui erano disposti i nuraghi fa pensare che essi servissero soprattutto a difendersi da nemici interni piuttosto che da nemici provenienti dal di fuori dell'isola. Probabilmente si trattava di avversari che lottavano per poter conquistare i pascoli migliori, i campi più fertili, le zone ricche di minerali.
La società nuragica era organizzata in tribù. Nelle epoche più antiche, le tribù praticavano la pastorizia e l'agricoltura, ed erano suddivise in due classi sociali: 1 agricoltori e pastori; 2 guerrieri. Inizialmente esse erano guidate da un re. Successivamente il governo fu affidato all'aristocrazia guerriera. Successivamente esse si dedicarono anche alla lavorazione dei metalli, e in modo particolare del bronzo e al commercio. Lo deduciamo dal fatto che per poter realizzare il bronzo occorrono sia il rame che lo stagno. Mentre il rame è presente in abbondanza in Sardegna, lo stagno manca: esso, dunque, veniva procurato altrove. Questo ci fa pensare anche che si trattasse di popolazioni che conoscevano la navigazione.
Nella civiltà nuragica il culto dei morti era diffuso, lo dimostrano le tombe ritrovate: grandi costruzioni in pietra realizzate per i personaggi più importanti. All'interno di queste tombe venivano poste delle statuine che richiamavano simboli di fertilità.
Nella civiltà nuragica vi era un forte sentimento religioso: ce lo dicono i santuari costruiti presso i villaggi. Essi erano formati da capanne circolari al cui centro, spesso, si trovava un tempio a pozzo dove si onoravano le divinità dell'acqua. Questo dimostra la grande importanza che veniva data all'acqua. I santuari non servivano solamente per scopi religiosi: essi contenevano anche zone destinate allo svolgimento dei mercati, alle assemblee politiche, ai commerci. Quello che sappiamo sulla civiltà nuragica lo dobbiamo soprattutto ai ritrovamenti archeologici.
Sicani
I primi abitanti della Sicilia
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l popolo che abitò la Sicilia nella notte dei tempi fu quello dei Sicani. Si sono trovate tracce di questi primi abitanti in numerose grotte sparse per tutta l’isola e, in particolar modo, lungo le coste. Quelle notevolmente più interessanti per le pitture e le incisioni di figure di esseri umani e di animali sono le grotte dell’Addaura e quelle dell’isola di Levanzo, ancora unita, in quel periodo, alla Sicilia. Dalle ricerche degli archeologi è risultato che diciottomila anni fa, in Sicilia, vi furono insediamenti appartenuti ad una razza Mediterranea. Prima che la Sicilia subisse le varie colonizzazioni che nel tempo si succedettero, esistevano numerosi centri abitati, costruiti sia in muratura che in legno.
Il nome di Sicano derivi dalla parola sika, che significava selce. Proprio con la selce, i sicani costruivano dei pugnali ricurvi detti sike. Oltre alla sike che allacciavano alla cintura, i sicani usavano altre armi: erano formidabili costruttori di archi. Le corde degli archi si ottenevano dalla lavorazione dei tendini di grossi animali, le frecce si ottenevano, invece, tagliando sottili canne d’india su cui veniva conficcato un triangolo di selce. Quando la punta penetrava nella carne non poteva più essere estratta, perché tirando la canna essa fuoriusciva e rimaneva nel corpo: molti nemici morivano più per le infezioni che per i danni diretti. Lo stesso sistema delle frecce era usato per la fabbricazione dei giavellotti, le punte venivano fissate però, questa volta alle aste molto saldamente.
Usavano anche un’enorme ascia di pietra molto tagliente, in grado, anche perché maneggiata dalle loro corpulente braccia, di spaccare in due una corazza. Erano soliti combattere nudi, a piedi o su cavalli che montavano senza uso di selle o parature. I Sicani non seppellivano i loro morti, li sdraiavano su delle piattaforme rialzate e li lasciavano in pasto ad uccelli ed insetti dopo averli ricoperti d’ocra rossa tranne che sul viso e sui genitali, per permettere all’anima che doveva reincarnarsi di scegliere l’aspetto ed il sesso.
Popoli ITALICI di origine INDOEUROPEA
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Palafitticoli
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Per civiltà palafitticola intendiamo la civiltà caratterizzata dalle palafitte come abitazione. Le palafitte erano abitazioni costruite su pali conficcati nell'acqua. Esse avevano lo scopo di difendere le popolazioni dai nemici e dagli animali.
Le palafitte comparvero nella penisola italica all'inizio del II millennio a.C, durante l'Età del Bronzo. In questo periodo delle popolazioni provenienti dal nord Europa si stabilirono nelle zone settentrionali dell'attuale Italia tra le terre che corrispondono oggi alla Lombardia, al Trentino e al Veneto.
Le palafitte venivano costruite lungo le rive di fiumi o di laghi. Queste abitazioni erano realizzate su piattaforme di legno sorrette da pali conficcati nell'acqua. Esse erano collegate tra loro, e alla terraferma, mediante passerelle realizzate anch'esse in legno. Le abitazioni venivano costruite nell'acqua per potersi difendere dai nemici e dagli animali feroci. Questa civiltà ha preso il nome di civiltà palafitticola. .
Terramare
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Le terramare erano villaggi fortificati formati da palafitte costruite sulla terraferma. Erano diffuse nella zona della Pianura Padana. Tali villaggi venivano circondati da argini e larghi fossati. Questi villaggi avevano una forma rettangolare. Le case venivano costruite lungo strade che si incontravano perpendicolarmente e che seguivano un preciso progetto. Il nome terramare deriva dal dialetto emiliano terra marna, cioè terra grassa, morbida. Il nome stava ad indicare la fertilità dei terreni di queste zone che si presentavano sotto forma di basse collinette formatesi dai resti di villaggi incendiati o abbandonati. La fertilità del suolo era dovuto proprio ai resti organici in esso presenti. Le terramare si diffusero nella zona dell'attuale Emilia.
Villanoviani
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Per civiltà villanoviana si intende una cultura sorta intorno al X secolo a.C. soprattutto in Emilia e Toscana, nella zona compresa tra il bacino del Po fino al Tirreno. Alcuni insediamenti di tale cultura sono stati ritrovati anche in Campania. Queste popolazioni furono dette villanoviane dalla località di Villanova, situata a pochi chilometri da Bologna, dove sono state ritrovate alcune tombe.
I Villanoviani vivevano in capanne circolari o rettangolari. Le pareti erano costruite con mattoni di argilla cruda, mentre il tetto era fatto con travi di legno e canne di palude.
In un primo momento i Villanoviani costruivano i loro villaggi su degli altopiani: essi erano più sicuri perché difficilmente raggiungibili dai nemici. Successivamente i villaggi furono costruiti in pianura per la maggiore disponibilità di campi fertili, pascoli, zone ricche di minerali e per la vicinanza delle coste.
I Villanoviani erano un popolo di crematori: essi bruciavano il corpo del defunto e mettevano le ceneri in un vaso di argilla che veniva poi seppellito. Il corredo funerario era formato da bracciali, collane, fibbie, armi ed utensili. Essi dimostrano che presso queste popolazioni l'artigianato erano molto diffuso. Le necropoli si trovavano a poca distanza dal villaggio.
Le principali fonti di conoscenza della civiltà villanoviana sono i reperti archeologici ritrovati nelle tombe e, in modo particolare, i vasi contenenti le ceneri dei defunti. Gli oggetti depositati nelle tombe e le incisioni presenti sui vasi ci forniscono elementi sulla vita, la cultura e la religione di tale civiltà.
Piceni
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La civiltà dei Piceni si stabilì nella zona compresa tra le Marche e l'Abruzzo, lungo la costa e nelle vallate dei fiumi, tra il X e il IX secolo a.C.. I Piceni vivevano in piccoli villaggi ed erano divisi in tante tribù. La principale conseguenza di questa notevole divisione fu che l'arte e la cultura di questo popolo variavano molto da tribù a tribù.
I Piceni svolsero molte attività: erano pastori, agricoltori, ma anche soldati, navigatori, commercianti e artigiani.
Gli scambi commerciali erano piuttosto sviluppati. I Piceni mercanteggiavano: via mare con gli altri popoli dell'Adriatico; via terra con i popoli che abitavano la costa tirrenica e che essi raggiungevano attraverso la valle del Tevere. I Piceni importavano, dal nord Europa, l'ambra, una resina usata per realizzare gioielli. Essi raggiungevano queste terre percorrendo una strada molto lunga, che attraversava le Alpi e che era detta via dell'ambra.
Sanniti
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Il popolo dei Sanniti si stabilì nella zona centro-meridionale della penisola italiana compresa tra l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Basilicata e la Puglia. I Sanniti chiamavano il loro territorio Safinim. Il nome Sanniti deriva da Samnium, termine col quale i Romani chiamavano il territorio di questa popolazione. I Sanniti si stabilirono in questa zona nel 600 a.C. I Sanniti praticavano soprattutto la pastorizia e l'agricoltura. Il territorio nel quale erano insediati era montuoso e povero di risorse. Le donne ottenevano tessuti dalla lana delle pecore. Vi erano anche attività artigianali per la lavorazione del metallo e della ceramica. Gli scambi commerciali erano molto modesti.
I Sanniti vivevano in piccoli villaggi chiamati Pagi. I Sanniti erano divisi in quattro tribù: ognuna di esse era detta Touto. Ogni Touto era diviso in vari villaggi ed era governato dal Meddix tuticus che si occupava di amministrare la legge, era il capo dell'esercito e si prendeva cura della vita religiosa essendo considerato il tramite tra gli uomini e gli dèi. Egli veniva eletto dai cittadini e durava in carica per un anno, ma era rieleggibile. Il Meddix tuticus sedeva su un trono di pietra a simboleggiare il suo comando. La Primavera sacra era una ricorrenza celebrata in momenti particolarmente difficili, come calamità naturali, guerre, crescita eccessiva della popolazione del villaggio. In queste occasioni venivano offerti in sacrificio i primogeniti nati dal 1° marzo al 1° giugno della seguente primavera: essi, una volta divenuti adulti, dovevano migrare in modo da fondare altri villaggi. Questo rito, dunque, aveva senza dubbio lo scopo di colonizzare nuove terre per permettere di allargare il territorio occupato dalla popolazione.
I Sanniti erano anche dei validi guerrieri che spesso si scontrarono con i Romani per difendere la loro libertà. Durante le feste e i banchetti, ma anche durate i riti funebri dei personaggi più importanti, praticavano giochi di combattimento.
Un soldato sannita aveva sempre un aspetto curato. Era dotato di un elmo, una spada e uno scudo. Usava dei bracciali di bronzo e indossava una tunica di lana con sopra un cinturone di metallo o di cuoio. Questo cinturone era il segno della maggiore età raggiunta. La civiltà dei Sanniti scomparve quando venne sconfitta definitivamente dai Romani con i quali, in periodi alterni, si erano scontrati più volte e avevano anche stipulato dei patti di amicizia.
Camuni
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Il popolo dei Camuni proveniva dal Nord Europa e si stabilì nelle Alpi lombarde, nella zona della Val Camonica, una zona ricca di corsi d'acqua e di boschi, probabilmente già dal IV secolo a.C. I Camuni inizialmente vivevano in grotte. Successivamente iniziarono a vivere in villaggi formati da capanne costruite con fango, paglia e tronchi. Inizialmente i Camuni vivevano di caccia e raccoglievano i frutti che crescevano spontaneamente. Successivamente iniziarono a dedicarsi alla pastorizia e all'agricoltura. Cominciarono così, a creare strumenti utili per la coltivazione dei campi e ciò portò allo sviluppo dell'artigianato.
La civiltà dei Camuni scomparve quando la zona fu conquistata dai Romani. Quello che sappiamo di loro lo dobbiamo alle molte incisioni ritrovate sulle rocce: esse rappresentano scene di caccia, di guerra, di coltivazione dei campi e di preghiera. L'incisione più famosa dei Camuni è la Rosa Camuna: si tratta di un simbolo che somiglia molto ad un quadrifoglio, che gli studiosi hanno ritrovato incisa in varie rocce, ma di cui non si conosce esattamente il significato.
Celti
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Il popolo dei Celti, di origine Indoeuropea e proveniente dall'Europa Centrale, si stabilì nella zona compresa tra il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia-Romagna e parte delle Marche, dopo aver conquistato il territorio con le armi già nel IV secolo a.C. Il termine Celti deriva dal greco keltaì che significa eroi. Per i Greci, infatti, queste tribù di uomini alti e forti, erano degli eroi. I Romani chiamavano i Celti col nome di Galli.
I Celti erano organizzati in tribù. Ogni tribù era divisa in tre classi sociali diverse:
- i druidi, ovvero i sacerdoti. Erano considerati i padroni della scienza e della saggezza. Insegnavano ai giovani nei boschi sacri e nelle grotte. Ritenevano che, dopo la morte, l'anima si trasferisse in un altro corpo;
- i guerrieri. La forza e la volontà venivano loro donate dalle divinità. Ogni anno, tra i guerrieri, veniva eletto un capo e, in caso di guerra, anche un condottiero;
- i produttori. Erano contadini, allevatori e artigiani.
I Celti, pur essendo organizzati in tante tribù diverse e, a volte, in lotta tra di loro, avevano in comune la cultura e molti aspetti della religione.
I Celti adoravano la Natura e la loro religione si basava sul culto delle forze naturali. I druidi praticavano i loro riti nei boschi o in luoghi ritenuti magici data la presenza di corsi d'acqua o di pietre dalle forme particolari. Anche i pozzi erano dei luoghi di culto, e a volte vi venivano gettate le vittime dei sacrifici insieme ad altri oggetti offerti agli dèi.
Anche gli alberi (e in particolare la quercia) l'agrifoglio e il vischio erano ritenuti sacri. La quercia era considerata sacra perché, secondo una leggenda celtica, essa sarebbe stato il primo albero a spuntare sulla terra dando agli uomini sia le ghiande per nutrirsi, che la legna per fare il tetto delle capanne.
Nella società Celtica, le donne avevano una grande libertà e potevano scegliere chi sposare. Il concetto di famiglia era molto allargato e comprendeva anche parenti molto lontani: dei veri e propri CLAN. I villaggi erano costruiti in collina, per poterli meglio difendere in caso di guerre. Per maggiore protezione, erano circondati da un fossato e difesi da robuste palizzate. All'interno dei villaggi vivevano nobili, guerrieri e artigiani, mentre all'esterno contadini e pastori. In battaglia, i Celti non utilizzavano particolari strategie o schieramenti: si disponevano in ordine sparso e si lanciavano all'attacco in modo furioso.
Tomba dei Giganti di Dorgali
Villaggio Nuragico di Barumini
Armature dei guerrieri Nuragici
Castellaro o castelliere
Antico recinto fortificato, in tronchi o pietre a secco, comprendente anche abitazioni, solitamente costruito a scopi difensivi o religiosi sulla cima di un monte o di un colle. Risale all'età del ferro, tipico dei liguri montani, che vi si rifugiavano in occasione di guerre, per difendere la popolazione o le greggi. Solitamente i castellari avevano forma ellittica e sfruttavano le asperità del terreno per renderne difficoltoso l'assedio.
- Area di diffusione dei Liguri in Europa
Ritrovamento di un'urna cineraria e del corredo funebre in una tomba ligure, in Toscana
Pozzo sacro di Santa Cristina (Oristano): Veduta del sito, particolare del pozzo e scala per accedere al pozzo
Bronzetto raffigurante un re (capotribù)
Dislocazione dei principali siti nuragici: la maggior parte è lontana dalle coste, quindi a presidio dei territori interni dell'isola
Elmo e lancia di un guerriero ligure - III secolo a.C. Stele: guerriero
Statue - stele liguri, rappresentanti una donna e un guerriero, ritrovate in Lunigiana.
Grotta dell'Addaura: graffiti
Isola di Levanzo, Grotta del Genovese: Graffiti
Necropoli Sicane a Cartabellotta, provincia di Agrigento
Urna cineraria in bronzo
Tipologie di urne e loro interramento
Necropoli di Villa Bruschi Falgari (Tarquinia)
Corredo funerario
Oggetto ritrovato in una sepoltura: forse un gioco per bambini
Incisione rupestre dei Camuni: il villaggio di palafitte
Rosa Camuna: oggi simbolo della regione Lombardia
Gioiello in ambra raffigurante un leone con una leonessa
Guerriero piceno di Capestrano
Guerriero seppellito con il suo cavallo
Rappresentazione di guerriero Sannita
Guerriero celtico di Aosta: camera sepolcrale chiusa
Sepoltura del principe
POPOLI ITALICI
Ivana Rossi
Created on February 23, 2025
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POPOLI ITALICI
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Liguri
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La più antica popolazione del territorio Italiano
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Quella dei liguri è probabilmente la più antica popolazione del territorio italiano, la loro presenza sul territorio infatti risale a periodi antichissimi motivo per cui molti sostengono siano diretti discendenti dell'uomo di Cro-Magnon. Presidiavano un territorio molto vasto che si estendeva dall'Italia centro settentrionale fino alla penisola Iberica, ma dal 2000 a.C. si concentrarono in quell'area che include la Liguria, il Piemonte e la Toscana nei versanti occidentali. Erano tempi difficili quelli e per sopravvivere bisognava essere in grado di difendersi e di attaccare, e i liguri erano molto bravi nell'arte della guerra e non di meno in quella della pirateria: avanzavano in mare con barche modeste ma senza temere le tempeste e con grande audacia seppero crearsi la fama di coraggiosi, e forse incoscienti, navigatori.
Costruivano i loro villaggi sulle alture dell'aspro e ostile territorio: l'agricoltura era difficile, ma lavorando duramente e costruendo terrazzamenti riuscirono a creare appezzamenti di terreno da coltivare; i liguri, uomini e donne, erano considerati da tutti lavoratori instancabili. Non costituirono mai uno stato ligure, vivevano in clan sparsi sul territorio e potevano stringere alleanze o dichiarare guerre in modo autonomo; i loro re erano scelti per il coraggio dimostrato con il nemico e non per lignaggio ereditario.
Il territorio della tribù era considerato un bene comune e gli appezzamenti coltivabili venivano dati ai contadini in cambio di modesti contributi. Erano cacciatori, pastori, contadini, boscaioli, allevatori di cavalli e naviganti, commercianti e estrattori minerari, sapevano sfruttare ogni possibilità del territorio e stringere affari con le comunità vicine. Quella ligure era una cultura estremamente emancipata: le donne lavoravano esattamente come gli uomini e nessuno imponeva loro un marito, cosa impensabile in tutte le altre culture a loro contemporanee.
Erano guerrieri molto temuti, anche se le loro armi erano poco più che preistoriche e le loro armature si limitavano a elmetti leggeri e scudi di legno. Si appostavano per tendere imboscate ai nemici ed erano abilissimi nella lotta corpo a corpo. Erano mercenari molto richiesti, e data la loro autonomia a livello di clan potevano scegliere liberamente con chi schierarsi. Temuti, caparbi, considerati con rispetto e mai sottovalutati, i liguri daranno filo da torcere ai Romani, che impararono da loro le tecniche della navigazione. I liguri arrivarono allo scontro con il grande impero conquistatore, che per assicurarsi il controllo del territorio arriverà a deportare ben 40.000 famiglie nella zona del Sannio per evitare alleanze e rivolte nel territorio Ligure.
Civiltà Nuragica
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La civiltà nuragica si sviluppò in Sardegna intorno all' XI secolo a.C. Questa civiltà si contraddistingueva per le tipiche abitazioni, chiamate nuraghi. I nuraghi erano delle costruzioni a forma di tronco di cono realizzate in pietra. Servivano come case e come fortezze; infatti, le loro torri, venivano usate per gli appostamenti. I nuraghi potevano essere formati da una sola torre o da più torri tra loro collegate in modo da formare una specie di villaggio fortificato. Essi erano collocati in punti strategici dell'isola. Il modo in cui erano disposti i nuraghi fa pensare che essi servissero soprattutto a difendersi da nemici interni piuttosto che da nemici provenienti dal di fuori dell'isola. Probabilmente si trattava di avversari che lottavano per poter conquistare i pascoli migliori, i campi più fertili, le zone ricche di minerali.
La società nuragica era organizzata in tribù. Nelle epoche più antiche, le tribù praticavano la pastorizia e l'agricoltura, ed erano suddivise in due classi sociali: 1 agricoltori e pastori; 2 guerrieri. Inizialmente esse erano guidate da un re. Successivamente il governo fu affidato all'aristocrazia guerriera. Successivamente esse si dedicarono anche alla lavorazione dei metalli, e in modo particolare del bronzo e al commercio. Lo deduciamo dal fatto che per poter realizzare il bronzo occorrono sia il rame che lo stagno. Mentre il rame è presente in abbondanza in Sardegna, lo stagno manca: esso, dunque, veniva procurato altrove. Questo ci fa pensare anche che si trattasse di popolazioni che conoscevano la navigazione.
Nella civiltà nuragica il culto dei morti era diffuso, lo dimostrano le tombe ritrovate: grandi costruzioni in pietra realizzate per i personaggi più importanti. All'interno di queste tombe venivano poste delle statuine che richiamavano simboli di fertilità. Nella civiltà nuragica vi era un forte sentimento religioso: ce lo dicono i santuari costruiti presso i villaggi. Essi erano formati da capanne circolari al cui centro, spesso, si trovava un tempio a pozzo dove si onoravano le divinità dell'acqua. Questo dimostra la grande importanza che veniva data all'acqua. I santuari non servivano solamente per scopi religiosi: essi contenevano anche zone destinate allo svolgimento dei mercati, alle assemblee politiche, ai commerci. Quello che sappiamo sulla civiltà nuragica lo dobbiamo soprattutto ai ritrovamenti archeologici.
Sicani
I primi abitanti della Sicilia
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l popolo che abitò la Sicilia nella notte dei tempi fu quello dei Sicani. Si sono trovate tracce di questi primi abitanti in numerose grotte sparse per tutta l’isola e, in particolar modo, lungo le coste. Quelle notevolmente più interessanti per le pitture e le incisioni di figure di esseri umani e di animali sono le grotte dell’Addaura e quelle dell’isola di Levanzo, ancora unita, in quel periodo, alla Sicilia. Dalle ricerche degli archeologi è risultato che diciottomila anni fa, in Sicilia, vi furono insediamenti appartenuti ad una razza Mediterranea. Prima che la Sicilia subisse le varie colonizzazioni che nel tempo si succedettero, esistevano numerosi centri abitati, costruiti sia in muratura che in legno.
Il nome di Sicano derivi dalla parola sika, che significava selce. Proprio con la selce, i sicani costruivano dei pugnali ricurvi detti sike. Oltre alla sike che allacciavano alla cintura, i sicani usavano altre armi: erano formidabili costruttori di archi. Le corde degli archi si ottenevano dalla lavorazione dei tendini di grossi animali, le frecce si ottenevano, invece, tagliando sottili canne d’india su cui veniva conficcato un triangolo di selce. Quando la punta penetrava nella carne non poteva più essere estratta, perché tirando la canna essa fuoriusciva e rimaneva nel corpo: molti nemici morivano più per le infezioni che per i danni diretti. Lo stesso sistema delle frecce era usato per la fabbricazione dei giavellotti, le punte venivano fissate però, questa volta alle aste molto saldamente.
Usavano anche un’enorme ascia di pietra molto tagliente, in grado, anche perché maneggiata dalle loro corpulente braccia, di spaccare in due una corazza. Erano soliti combattere nudi, a piedi o su cavalli che montavano senza uso di selle o parature. I Sicani non seppellivano i loro morti, li sdraiavano su delle piattaforme rialzate e li lasciavano in pasto ad uccelli ed insetti dopo averli ricoperti d’ocra rossa tranne che sul viso e sui genitali, per permettere all’anima che doveva reincarnarsi di scegliere l’aspetto ed il sesso.
Popoli ITALICI di origine INDOEUROPEA
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Per civiltà palafitticola intendiamo la civiltà caratterizzata dalle palafitte come abitazione. Le palafitte erano abitazioni costruite su pali conficcati nell'acqua. Esse avevano lo scopo di difendere le popolazioni dai nemici e dagli animali. Le palafitte comparvero nella penisola italica all'inizio del II millennio a.C, durante l'Età del Bronzo. In questo periodo delle popolazioni provenienti dal nord Europa si stabilirono nelle zone settentrionali dell'attuale Italia tra le terre che corrispondono oggi alla Lombardia, al Trentino e al Veneto.
Le palafitte venivano costruite lungo le rive di fiumi o di laghi. Queste abitazioni erano realizzate su piattaforme di legno sorrette da pali conficcati nell'acqua. Esse erano collegate tra loro, e alla terraferma, mediante passerelle realizzate anch'esse in legno. Le abitazioni venivano costruite nell'acqua per potersi difendere dai nemici e dagli animali feroci. Questa civiltà ha preso il nome di civiltà palafitticola. .
Terramare
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Le terramare erano villaggi fortificati formati da palafitte costruite sulla terraferma. Erano diffuse nella zona della Pianura Padana. Tali villaggi venivano circondati da argini e larghi fossati. Questi villaggi avevano una forma rettangolare. Le case venivano costruite lungo strade che si incontravano perpendicolarmente e che seguivano un preciso progetto. Il nome terramare deriva dal dialetto emiliano terra marna, cioè terra grassa, morbida. Il nome stava ad indicare la fertilità dei terreni di queste zone che si presentavano sotto forma di basse collinette formatesi dai resti di villaggi incendiati o abbandonati. La fertilità del suolo era dovuto proprio ai resti organici in esso presenti. Le terramare si diffusero nella zona dell'attuale Emilia.
Villanoviani
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Per civiltà villanoviana si intende una cultura sorta intorno al X secolo a.C. soprattutto in Emilia e Toscana, nella zona compresa tra il bacino del Po fino al Tirreno. Alcuni insediamenti di tale cultura sono stati ritrovati anche in Campania. Queste popolazioni furono dette villanoviane dalla località di Villanova, situata a pochi chilometri da Bologna, dove sono state ritrovate alcune tombe.
I Villanoviani vivevano in capanne circolari o rettangolari. Le pareti erano costruite con mattoni di argilla cruda, mentre il tetto era fatto con travi di legno e canne di palude. In un primo momento i Villanoviani costruivano i loro villaggi su degli altopiani: essi erano più sicuri perché difficilmente raggiungibili dai nemici. Successivamente i villaggi furono costruiti in pianura per la maggiore disponibilità di campi fertili, pascoli, zone ricche di minerali e per la vicinanza delle coste.
I Villanoviani erano un popolo di crematori: essi bruciavano il corpo del defunto e mettevano le ceneri in un vaso di argilla che veniva poi seppellito. Il corredo funerario era formato da bracciali, collane, fibbie, armi ed utensili. Essi dimostrano che presso queste popolazioni l'artigianato erano molto diffuso. Le necropoli si trovavano a poca distanza dal villaggio. Le principali fonti di conoscenza della civiltà villanoviana sono i reperti archeologici ritrovati nelle tombe e, in modo particolare, i vasi contenenti le ceneri dei defunti. Gli oggetti depositati nelle tombe e le incisioni presenti sui vasi ci forniscono elementi sulla vita, la cultura e la religione di tale civiltà.
Piceni
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La civiltà dei Piceni si stabilì nella zona compresa tra le Marche e l'Abruzzo, lungo la costa e nelle vallate dei fiumi, tra il X e il IX secolo a.C.. I Piceni vivevano in piccoli villaggi ed erano divisi in tante tribù. La principale conseguenza di questa notevole divisione fu che l'arte e la cultura di questo popolo variavano molto da tribù a tribù. I Piceni svolsero molte attività: erano pastori, agricoltori, ma anche soldati, navigatori, commercianti e artigiani. Gli scambi commerciali erano piuttosto sviluppati. I Piceni mercanteggiavano: via mare con gli altri popoli dell'Adriatico; via terra con i popoli che abitavano la costa tirrenica e che essi raggiungevano attraverso la valle del Tevere. I Piceni importavano, dal nord Europa, l'ambra, una resina usata per realizzare gioielli. Essi raggiungevano queste terre percorrendo una strada molto lunga, che attraversava le Alpi e che era detta via dell'ambra.
Sanniti
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Il popolo dei Sanniti si stabilì nella zona centro-meridionale della penisola italiana compresa tra l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Basilicata e la Puglia. I Sanniti chiamavano il loro territorio Safinim. Il nome Sanniti deriva da Samnium, termine col quale i Romani chiamavano il territorio di questa popolazione. I Sanniti si stabilirono in questa zona nel 600 a.C. I Sanniti praticavano soprattutto la pastorizia e l'agricoltura. Il territorio nel quale erano insediati era montuoso e povero di risorse. Le donne ottenevano tessuti dalla lana delle pecore. Vi erano anche attività artigianali per la lavorazione del metallo e della ceramica. Gli scambi commerciali erano molto modesti.
I Sanniti vivevano in piccoli villaggi chiamati Pagi. I Sanniti erano divisi in quattro tribù: ognuna di esse era detta Touto. Ogni Touto era diviso in vari villaggi ed era governato dal Meddix tuticus che si occupava di amministrare la legge, era il capo dell'esercito e si prendeva cura della vita religiosa essendo considerato il tramite tra gli uomini e gli dèi. Egli veniva eletto dai cittadini e durava in carica per un anno, ma era rieleggibile. Il Meddix tuticus sedeva su un trono di pietra a simboleggiare il suo comando. La Primavera sacra era una ricorrenza celebrata in momenti particolarmente difficili, come calamità naturali, guerre, crescita eccessiva della popolazione del villaggio. In queste occasioni venivano offerti in sacrificio i primogeniti nati dal 1° marzo al 1° giugno della seguente primavera: essi, una volta divenuti adulti, dovevano migrare in modo da fondare altri villaggi. Questo rito, dunque, aveva senza dubbio lo scopo di colonizzare nuove terre per permettere di allargare il territorio occupato dalla popolazione.
I Sanniti erano anche dei validi guerrieri che spesso si scontrarono con i Romani per difendere la loro libertà. Durante le feste e i banchetti, ma anche durate i riti funebri dei personaggi più importanti, praticavano giochi di combattimento. Un soldato sannita aveva sempre un aspetto curato. Era dotato di un elmo, una spada e uno scudo. Usava dei bracciali di bronzo e indossava una tunica di lana con sopra un cinturone di metallo o di cuoio. Questo cinturone era il segno della maggiore età raggiunta. La civiltà dei Sanniti scomparve quando venne sconfitta definitivamente dai Romani con i quali, in periodi alterni, si erano scontrati più volte e avevano anche stipulato dei patti di amicizia.
Camuni
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Il popolo dei Camuni proveniva dal Nord Europa e si stabilì nelle Alpi lombarde, nella zona della Val Camonica, una zona ricca di corsi d'acqua e di boschi, probabilmente già dal IV secolo a.C. I Camuni inizialmente vivevano in grotte. Successivamente iniziarono a vivere in villaggi formati da capanne costruite con fango, paglia e tronchi. Inizialmente i Camuni vivevano di caccia e raccoglievano i frutti che crescevano spontaneamente. Successivamente iniziarono a dedicarsi alla pastorizia e all'agricoltura. Cominciarono così, a creare strumenti utili per la coltivazione dei campi e ciò portò allo sviluppo dell'artigianato.
La civiltà dei Camuni scomparve quando la zona fu conquistata dai Romani. Quello che sappiamo di loro lo dobbiamo alle molte incisioni ritrovate sulle rocce: esse rappresentano scene di caccia, di guerra, di coltivazione dei campi e di preghiera. L'incisione più famosa dei Camuni è la Rosa Camuna: si tratta di un simbolo che somiglia molto ad un quadrifoglio, che gli studiosi hanno ritrovato incisa in varie rocce, ma di cui non si conosce esattamente il significato.
Celti
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Il popolo dei Celti, di origine Indoeuropea e proveniente dall'Europa Centrale, si stabilì nella zona compresa tra il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia-Romagna e parte delle Marche, dopo aver conquistato il territorio con le armi già nel IV secolo a.C. Il termine Celti deriva dal greco keltaì che significa eroi. Per i Greci, infatti, queste tribù di uomini alti e forti, erano degli eroi. I Romani chiamavano i Celti col nome di Galli.
I Celti erano organizzati in tribù. Ogni tribù era divisa in tre classi sociali diverse: - i druidi, ovvero i sacerdoti. Erano considerati i padroni della scienza e della saggezza. Insegnavano ai giovani nei boschi sacri e nelle grotte. Ritenevano che, dopo la morte, l'anima si trasferisse in un altro corpo; - i guerrieri. La forza e la volontà venivano loro donate dalle divinità. Ogni anno, tra i guerrieri, veniva eletto un capo e, in caso di guerra, anche un condottiero; - i produttori. Erano contadini, allevatori e artigiani. I Celti, pur essendo organizzati in tante tribù diverse e, a volte, in lotta tra di loro, avevano in comune la cultura e molti aspetti della religione.
I Celti adoravano la Natura e la loro religione si basava sul culto delle forze naturali. I druidi praticavano i loro riti nei boschi o in luoghi ritenuti magici data la presenza di corsi d'acqua o di pietre dalle forme particolari. Anche i pozzi erano dei luoghi di culto, e a volte vi venivano gettate le vittime dei sacrifici insieme ad altri oggetti offerti agli dèi. Anche gli alberi (e in particolare la quercia) l'agrifoglio e il vischio erano ritenuti sacri. La quercia era considerata sacra perché, secondo una leggenda celtica, essa sarebbe stato il primo albero a spuntare sulla terra dando agli uomini sia le ghiande per nutrirsi, che la legna per fare il tetto delle capanne.
Nella società Celtica, le donne avevano una grande libertà e potevano scegliere chi sposare. Il concetto di famiglia era molto allargato e comprendeva anche parenti molto lontani: dei veri e propri CLAN. I villaggi erano costruiti in collina, per poterli meglio difendere in caso di guerre. Per maggiore protezione, erano circondati da un fossato e difesi da robuste palizzate. All'interno dei villaggi vivevano nobili, guerrieri e artigiani, mentre all'esterno contadini e pastori. In battaglia, i Celti non utilizzavano particolari strategie o schieramenti: si disponevano in ordine sparso e si lanciavano all'attacco in modo furioso.
Tomba dei Giganti di Dorgali
Villaggio Nuragico di Barumini
Armature dei guerrieri Nuragici
Castellaro o castelliere
Antico recinto fortificato, in tronchi o pietre a secco, comprendente anche abitazioni, solitamente costruito a scopi difensivi o religiosi sulla cima di un monte o di un colle. Risale all'età del ferro, tipico dei liguri montani, che vi si rifugiavano in occasione di guerre, per difendere la popolazione o le greggi. Solitamente i castellari avevano forma ellittica e sfruttavano le asperità del terreno per renderne difficoltoso l'assedio.
Ritrovamento di un'urna cineraria e del corredo funebre in una tomba ligure, in Toscana
Pozzo sacro di Santa Cristina (Oristano): Veduta del sito, particolare del pozzo e scala per accedere al pozzo
Bronzetto raffigurante un re (capotribù)
Dislocazione dei principali siti nuragici: la maggior parte è lontana dalle coste, quindi a presidio dei territori interni dell'isola
Elmo e lancia di un guerriero ligure - III secolo a.C. Stele: guerriero
Statue - stele liguri, rappresentanti una donna e un guerriero, ritrovate in Lunigiana.
Grotta dell'Addaura: graffiti
Isola di Levanzo, Grotta del Genovese: Graffiti
Necropoli Sicane a Cartabellotta, provincia di Agrigento
Urna cineraria in bronzo
Tipologie di urne e loro interramento
Necropoli di Villa Bruschi Falgari (Tarquinia)
Corredo funerario
Oggetto ritrovato in una sepoltura: forse un gioco per bambini
Incisione rupestre dei Camuni: il villaggio di palafitte
Rosa Camuna: oggi simbolo della regione Lombardia
Gioiello in ambra raffigurante un leone con una leonessa
Guerriero piceno di Capestrano
Guerriero seppellito con il suo cavallo
Rappresentazione di guerriero Sannita
Guerriero celtico di Aosta: camera sepolcrale chiusa
Sepoltura del principe